Garibaldi Giuseppe

1807 - 1882

Garibaldi Giuseppe
Nazione: Italia
Settore: Storia

ID: 93

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Giuseppe Garibaldi (Nizza, 4 luglio 1807 – Caprera, 2 giugno 1882) è stato un generale, patriota, condottiero e scrittore italiano.

Noto anche con l’appellativo di “Eroe dei due mondi” per le sue imprese militari compiute sia in Europa sia in America Meridionale, è la figura più rilevante del Risorgimento e uno dei personaggi storici italiani più celebri al mondo.

È considerato dalla storiografia maggioritaria, anche internazionale e nella cultura popolare del XX secolo da essa influenzata, il principale eroe nazionale italiano. Iniziò i suoi spostamenti per il mondo quale ufficiale di navi mercantili e poi quale capitano di lungo corso al comando. La sua impresa militare più nota fu la spedizione dei Mille, che annetté il Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d’Italia durante l’Unità d’Italia.

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Garibaldi era inoltre massone di 33º grado del Grande Oriente d’Italia (ricoprì anche brevemente la carica di Gran Maestro) e anticlericale e fu autore di numerosi scritti e pubblicazioni, prevalentemente di memorialistica e politica, ma anche romanzi e poesie.

1807: nasce a Nizza.
1821: è iscritto nei registri dei marinai.
1824: primo viaggio in mare verso il Mediterraneo Orientale.
1833: a Taganrog entra in contatto con i mazziniani.
1834: partecipa ai moti di Genova.
1835: parte esule da Marsiglia verso il Sud America.
1839: combatte con il Rio Grande do Sul contro il Brasile centralista.
1839: incontra Anita, che sposerà nel 1842.
1841: combatte con l’Uruguay contro l’Argentina rosista.
1849: combatte per la difesa della Repubblica Romana.
1852: si reca da Lima a Canton per acquistare guano.
1859: partecipa alla Seconda guerra d’Indipendenza come generale dell’esercito piemontese, al comando dei Cacciatori delle Alpi.
1860: spedizione dei Mille.
1862: nell’intento di liberare Roma, parte dalla Sicilia con 2.000 volontari, ma è fermato sull’Aspromonte.
1864: si reca a Londra, dove è accolto trionfalmente e incontra Henry John Temple, III visconte Palmerston e Giuseppe Mazzini.
1866:
Partecipa alla Terza guerra d’Indipendenza. Comanda un corpo di volontari che combatte in Trentino. Sconfigge gli austriaci a Bezzecca.
Viene eletto alle elezioni politiche nel collegio di Lendinara-Occhiobello, anche se poi optò per il suo vecchio collegio di Ozieri, e al suo posto venne eletto Giovanni Acerbi.
1867:
A settembre partecipa a Ginevra al Congresso per la pace.
A ottobre si mette a capo dei volontari che hanno invaso il Lazio, ma viene fermato il 3 novembre a Mentana.
1870-71: partecipa alla guerra franco-prussiana a fianco dei francesi.
1874: viene eletto deputato del Regno.
1879: fonda a Roma la Lega della Democrazia.
1882: muore a Caprera il 2 giugno.

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Incontro di Teano. Garibaldi e Vittorio E. II

Non si ha certezza storica del primo incontro fra Garibaldi e Mazzini; quello descritto nella sua biografia mostra alcune lacune: si racconta che un certo Covi condusse il primo dal rivoluzionario in un incontro tenutosi a Marsiglia nel 1833,[50] ma la datazione non risulta credibile in quanto il marinaio sbarcò il 17 agosto 1833 a Villefranche-sur-Mer (all’epoca Villafranca marittima) mentre Mazzini si era già trasferito, da giugno, a Ginevra.

Inoltre lo stesso genovese affermò che aveva sentito di Garibaldi solo tempo dopo, nel 1834. A quell’epoca i marinai mercantili dovevano obbligatoriamente prestare servizio per 5 anni nella marina da guerra; venivano agevolati coloro che avessero frequentato rotte che portavano all’estero, essi infatti potevano decidere quando iniziare tale periodo, in ogni caso la scelta doveva cadere prima dei quarant’anni di età. Garibaldi presentò la domanda nel mese di dicembre del 1833 diventando marinaio di terza classe.

Giuseppe e Anita si erano conosciuti a Laguna nel 1839 si narra che, dopo averla inquadrata con il cannocchiale mentre si trovava a bordo dell’Itaparica, una volta raggiunta le disse in italiano «tu devi essere mia» Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (questo il nome completo), aveva 18 anni al momento dell’incontro con Garibaldi.

Garibaldi e Ana Maria de Jesus Ribeiro, passata alla storia – e quasi alla leggenda – del Risorgimento italiano con il vezzeggiativo di “Anita”, si sposarono il 26 marzo 1842, presso la chiesa di San Francisco d’Assisi con rito religioso. È spesso raccontato il fatto che Anita, abile cavallerizza, insegnò a cavalcare al marinaio italiano, fino ad allora del tutto inesperto di equitazione. Giuseppe a sua volta la istruì, per volontà o per necessità, ai rudimenti della vita militare.

Garibaldi rientrò in Italia nel 1848, poco dopo lo scoppio della prima guerra di indipendenza.  Tornato in Europa per partecipare alla prima guerra di indipendenza contro gli austriaci, il 25 giugno proferisce parole a favore di Carlo Alberto di Savoia;

Nel 1848 incontrò Mazzini a Milano, rimanendone in parte deluso, avendo i due pensieri molto diversi. Partecipò comunque alla guerra come volontario al servizio del governo provvisorio di Milano, con la carica di generale.

Garibaldi nel 1849 partecipò ai combattimenti in difesa della Repubblica Romana, minacciata dalle truppe francesi e napoletane che difendevano gli interessi del papa Pio IX. Luigi Napoleone fece sbarcare a Civitavecchia un corpo di spedizione francese, guidato dal generale Nicolas Oudinot. Il 25 aprile, dopo averla occupata, ne fece la sua base. Il 27 aprile giunse a Roma passando per Porta Maggiore. Contava di bloccare il nemico di 2.500 uomini e l’appoggio di altri 1.800 guidati dal colonnello Bartolomeo Galletti.

Ritornato in Europa, l’11 febbraio 1854 a Londra incontrò nuovamente Mazzini, poi viaggiando giunge prima a Genova il 6 maggio, e poi a Nizza. Compra il 29 dicembre 1855 una parte dei terreni di Caprera, (isola dell’arcipelago sardo di La Maddalena) Partendo dalla casa di un pastore costruì, insieme a 30 amici, una fattoria, in seguito l’isola divenne interamente di sua proprietà.

Dopo la Terza Guerra di Indipendenza, venne chiamato a Caprera per amministrare i beni del Generale, il colonnello e amico Giovanni Froscianti (Collescipoli, 1811 – Collescipoli, 1885) che fu al fianco di Garibaldi durante la Spedizione dei Mille.

Dopo le votazioni per il plebiscito che si tennero il 21 ottobre, Garibaldi approfittò della vittoria di Enrico Cialdini sul generale borbonico Scotti Douglas per superare il Volturno il 25 ottobre; incontrò Vittorio Emanuele II il 26 ottobre 1860, lungo la strada che portava a Teano, e gli consegnò la sovranità sul Regno delle Due Sicilie. Garibaldi accompagnò poi il re a Napoli il 7 novembre e, il 9 novembre si ritirò nell’isola di Caprera, partendo con il piroscafo americano Washington, dopo aver ringraziato l’ammiraglio George Mundy.

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La lettera è stata scritta dal segretario personale di Garibaldi, probabilmente da Giovanni Basso, nizzardo, che fu il segretario prezioso e modesto e mai lasciò il Generale dalla difesa di Roma fino alla morte. Alla Casa Bianca di Caprera era il factotum: tra l’altro, scrisse migliaia di lettere per il Generale. Lettere e plichi giungevano, infatti, a migliaia da ogni parte del mondo e Garibaldi, che a tutti voleva rispondere, fu costretto a farsi aiutare da Menotti, Basso ed altri, riservandosi però sempre la firma, come in questo caso. La lettera porta la data “Caprera 23 Agosto 1869” e questo ci consente di inquadrare esattamente il momento della vita dell’Eroe in quel giorno: Garibaldi si trovava nella sua casa di Caprera, dove era stato tradotto in “domicilio coatto” dopo la sua ultima fuga dall’isola, il fallimento della rivoluzione romana con la cocente sconfitta di Mentana e il terzo arresto avvenuto a Figline il 4 novembre 1867 con la breve prigionia nel carcere del Varignano fino al 26 novembre. Prima di essere ricondotto a Caprera, Garibaldi aveva dettato un manifesto agli italiani in cui assicurava che se la questione romana, ormai nelle mani degli eserciti italiani e francesi, non fosse stata risolta secondo il voto della nazione, lui sarebbe nuovamente intervenuto. Nella sua isola Garibaldi rimase fino all’ottobre del 1870 quando volle andare a difendere contro i Prussiani quella stessa Francia che per due volte si era opposta con le armi alle sue imprese.

 

Il 26 gennaio 1880 sposò la piemontese Francesca Armosino, sua compagna da 14 anni e dalla quale ebbe tre figli. Nel 1882 fece il suo ultimo viaggio in occasione del sesto centenario dei Vespri: per tale ricorrenza partì il 18 gennaio, prima giunse a Napoli che lascerà il 24 marzo raggiungendo Palermo il 28 marzo; durante il tragitto nella città regnò il silenzio in segno di rispetto.Ritornerà a Caprera il 17 aprile. Poco dopo il ritorno la bronchite peggiorò, e per tre giorni Garibaldi venne alimentato artificialmente. Fu assistito dal medico di una nave da guerra ancorata nell’isola vicina della Maddalena (La Cariddi) Alessandro Cappelletti e morì il 2 giugno 1882 alle 18.22, all’età di quasi 75 anni,per una paralisi della faringe che gli impedì di respirare. Nel testamento, una copia del quale è esposta nella casa-museo sull’isola di Caprera, Garibaldi chiedeva espressamente la cremazione delle proprie spoglie, desiderio disatteso. La salma giace a Caprera nel cosiddetto Compendio garibaldino, in un sepolcro chiuso da una massiccia pietra grezza di granito.

Le sue ultime parole, secondo quanto assicurato in seguito da Francesca Armosino, furono: «Muoio col dolore di non vedere redente Trento e Trieste»

 

 

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