Baudelaire Charles Pierre

1821 - 1867

Baudelaire Charles Pierre

ID: 3817

Quotazioni

A (autografo): S3 (da 501 a 1000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S4 (da 1001 a 3000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Charles Pierre Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d’arte, giornalista, filosofo, aforista, saggista e traduttore francese.

È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, affiliato del parnassianesimo e grande innovatore del genere lirico, nonché anticipatore del decadentismo. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale.

Il pensiero e la biografia di Baudelaire hanno influenzato molti autori successivi a lui (come ad esempio i “poeti maledetti” come Verlaine, Mallarmé e Rimbaud, ma anche gli scapigliati italiani come Emilio Praga, lo scrittore Marcel Proust, Edmund Wilson, Dino Campana, e, in particolar modo, Paul Valéry), appartenenti anche a correnti letterarie e vissuti in periodi storici differenti, e viene ancor oggi considerato non solo come uno dei precursori della letteratura decadente (nonché simbolo del ribelle in stile bohemien), ma anche di quella poetica e di quella filosofia nei confronti della società, dell’arte, dell’essenza dei rapporti tra esseri umani, dell’emotività, dell’amore e della vita che lui stesso aveva definito come “modernismo”.

Biografia

La giovinezza

Baudelaire , Autoritratto

Il generale Aupick, patrigno di Baudelaire

Charles Baudelaire nacque a Parigi, in Francia, il 9 aprile 1821 in una casa del quartiere latino, in rue Hautefeuille nº 13, e venne battezzato due mesi dopo nella chiesa cattolica di Saint-Sulpice. Suo padre si chiamava Joseph-François Baudelaire; si trattava di un ex-sacerdote e capo degli uffici amministrativi del Senato, amante della pittura e dell’arte in genere, e come prima moglie ebbe Jeanne Justine Rosalie Jasminla, dalla quale ebbe Claude Alphonse Baudelaire, fratellastro del poeta. La madre di Charles era la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays, sposata da Joseph-François dopo la perdita della prima moglie. All’età di sei anni Baudelaire restò orfano del padre, allora sessantenne, il quale fu sepolto nel cimitero di Montparnasse. Caroline, rimasta vedova, riversò sul figlio tutta la sua ricchezza affettiva, ma l’anno successivo decise di sposarsi con Jacques Aupick, un tenente colonnello che, a causa della sua freddezza e rigidità (nonché del perbenismo borghese di cui era intriso), si guadagnò ben presto l’odio del giovane Charles, in età adolescenziale. Baudelaire non perdonò mai alla madre questo “tradimento” e da allora il rapporto tra i due divenne sempre più tormentoso, nutrito dagli impulsi di vendetta del figlio, che non dissociava più l’amore per la madre dal bisogno di farla soffrire e dai lamenti e rimproveri di lei, che al figlio erano altrettanto necessari.

Nel 1833 Charles entrò nel Collegio reale di Lione, città dove si trasferì la famiglia a causa del lavoro del patrigno. Al gennaio 1836 risale il ritorno a Parigi, dove Aupick ricevette una promozione a colonnello; all’età di 14 anni Baudelaire iniziò a frequentare il collegio Louis-le Grand, con risultati altalenanti. Un suo compagno di classe lo descrisse così:

« Era molto più raffinato e distinto degli altri studenti del liceo […] siamo legati l’uno con l’altro […] da condivisi gusti e simpatie, il preconscio amore per le fini opere di letteratura. »

Baudelaire si rivelò incostante nello studio, a volte era diligente, altre volte era più soggetto ad oziare. Fu espulso dal liceo nel 1839, nonostante il suo buon profitto (nel 1837, infatti, ottenne il secondo premio di composizione in versi latini), per indisciplina: si era infatti rifiutato di consegnare al professore un biglietto che un compagno gli aveva passato in classe. Nonostante questo inconveniente, Baudelaire riesce pochi mesi dopo a conseguire il diploma di “baccalauréat”, al liceo Saint-Louis.

Jeanne Duval, per lungo tempo musa ed amante di Baudelaire, ritratta da Édouard Manet.

Finito il liceo, il giovane si mostrò indeciso sul proprio futuro ed insofferente alle scelte che Aupick aveva in mente per lui; si appassionò però alla carriera letteraria, che lo portò a conoscere artisti e scrittori dediti ad uno stile di vita bohémien, che lo spinse per altro ad accumulare debiti. Durante questo periodo cominciò inoltre a frequentare prostitute e contrasse presumibilmente la gonorrea e la sifilide. Nel 1840 intrattenne una relazione con una ragazza di nome Sarah, una giovanissima prostituta ebrea. Nel 1841, a causa della frequentazione di cattivi ambienti e del suo stile di vita dissoluto, su decisione del consiglio di famiglia fu imbarcato su una nave, la Paquebot des Mers du Sud, diretta verso Calcutta, in India. Egli si ferma prima sull’isola di Bourbon, poi su quella di Maurice. Nonostante ciò, il giovane Baudelaire decise di non portare a termine il viaggio e quindi il 4 novembre si imbarcò sulla nave Alcide, facendo ritorno in Francia. Da questa esperienza tuttavia nacque la passione di Baudelaire per l’esotismo, che si rifletterà in seguito nella sua opera di maggior successo: I fiori del male.

Ritratto di Charles Baudelaire di Émile Deroy, 1844

Dieci mesi dopo la sua partenza per l’India, una volta rientrato a Parigi, ormai maggiorenne, Baudelaire comincerà a svolgere una vita da bohèmien grazie all’eredità paterna, proseguendo la sua vita all’insegna della carriera letteraria. È in questo periodo che comincia a scrivere le prime composizioni de I fiori del male, affermandosi inoltre come critico d’arte e giornalista.

Nel 1842 si avvicinò alla figura di Gautier, prendendolo a modello sia nell’ambito spirituale che in quello artistico, e nello stesso periodo incontrò Jeanne Duval, “La Venere Nera” che “lo torturava ogni giorno” (così diceva la madre di Baudelaire), una danzatrice e attrice teatrale di origini haitiane, africane e francesi, figlia illegittima di una prostituta di Nantes, con la quale Baudelaire visse un’appassionata e turbolenta storia d’amore, che diverrà per il poeta fonte di notevoli spunti letterari. Secondo la madre di Baudelaire, Duval prosciugava suo figlio di ogni avere ed opportunità. Jeanne Duval venne abbandonata dalla sua famiglia.

Il lussuoso stile di vita portò Baudelaire nel frattempo a prendere alloggio al centralissimo Hotel de Pimodan sull’isola di Saint-Louis dove, nello studio, teneva il proprio ritratto, opera di Pierre Dufay, frutto della sua repentina celebrità nei circoli artistici come dandy e spendaccione; le tende oscuravano solo la parte inferiore della finestra sulla Senna, così da lasciar vedere esclusivamente il cielo.

La carriera

La prima edizione de I fiori del male, con le note di Baudelaire

Nonostante non avesse pubblicato ancora nessuna opera, già nel 1843 Baudelaire era conosciuto nei circoli letterari Parigini come un dandy dedito a spese e lussi che spesso non poteva neppure permettersi, circondandosi di opere d’arte e libri; i generosi dispendi economici del suo tenore di vita intaccarono rapidamente la metà del patrimonio paterno costringendo la madre, dietro consiglio del patrigno, ad interdire il giovane ed affidare il suo patrimonio ad un notaio.

In questo periodo entrò a far parte del Club des Hashischins, un circolo di letterati e intellettuali dediti all’esplorazione delle esperienze e delle allucinazioni prodotte dalle droghe (prima fra tutte l’hashish), che si ritrovavano spesso all’Hôtel de Lauzun; il gruppo comprendeva personalità rinomate, oltre a Baudelaire, quali Jacques-Joseph Moreau, Théophile Gautier, Gérard de Nerval, Honoré de Balzac, Eugène Delacroix edAlexandre Dumas padre (Gautier dedicò un articolo di giornale al club intitolato Le Club des Hachichins e pubblicato sul Revue des Deux Mondes nel febbraio 1846).

Sempre in questi anni conobbe Balzac e continuò a produrre alcuni dei componimenti de I fiori del male. Al 1845 risale la prima pubblicazione, la recensione critica del Salon del 1845; il lavoro di Baudelaire si guadagnò parecchie attenzioni in campo artistico, per l’audacia delle idee esposte e per la competenza dimostrata dall’autore.

A questo primo “successo” personale faceva contrasto però il suo stile di vita: sempre più pressato da debiti, dubbioso sul proprio futuro, solo e con una condizione psicologica precaria, Baudelaire tentò per la prima volta il suicidio. Si ferì soltanto lievemente e superò il trauma fisico con una convalescenza relativamente breve; la madre, nonostante il figlio stesse vivendo un periodo evidentemente disastroso, non lo andò mai a visitare ignorando le sue richieste, probabilmente per ordine di Aupick.

Nel 1846 Baudelaire si occupa nuovamente del Salon, collaborando con riviste e giornali attraverso articoli, saggi e critiche d’arte. La sua fama continua a crescere, soprattutto perché in quest’opera si fa sostenitore del Romanticismo e di Delacroix. Allo stesso anno risale anche l’importante esordio come poeta con l’opera A una signora creola, mentre l’anno successivo pubblicherà la sua unica novella, intitolata La Fanfarlo, nella quale si intravedono anche alcuni abbozzamenti da opera teatrale.

Nel 1848 prende parte ai moti rivoluzionari parigini e sale anche lui sulle barricate insurrezionaliste, seppure la sua posizione politica non fosse radicata e difesa con convinzione, quanto spinta dalla foga del momento e dalla situazione storico-sociale parigina. Tuttavia, Baudelaire vedrà sfumare la possibilità di una vittoria e di una “liberazione” dalle sanguinarie giornate successive alle proteste, dalla proclamazione della Seconda Repubblica francese e dalla conseguente instaurazione del regime bonapartista di Napoleone III. Questa sconfitta lascerà una ferita profondissima nell’animo di Baudelaire, tanto che diventerà il vertice finale in cui confluirà tutta la sua poesia.

La vita di Baudelaire nei primi anni della seconda metà dell’Ottocento permaneva nelle medesime condizioni di precarietà provate nei periodi passati, tra alloggi momentanei, debiti pressanti, lavori altalenanti ed una salute cagionevole. Inizia ad amare la musica di Richard Wagner (dopo aver ascoltato il preludio del Lohengrin e del Tannhäuser) e lo scrittore Edgar Allan Poe, cui dedicherà diversi articoli e personali traduzioni in francese; queste ultime raggiungeranno un discreto successo, venendo pubblicate su Le Pays. Poe ed il romanzo gotico rappresenteranno per Baudelaire una potente influenza, che risulterà più evidente in svariati componimenti de I fiori del male. Il suo impegno giornalistico si determinò inoltre nelle varie critiche d’arte, pagine di grande modernità ed originalità che si fondono profondamente con l’estetica del tempo e con la poetica dei suoi versi.

I fiori del male

Henri Fantin-Latour
Hommage à Delacroix
Da sinistra, seduti: Louis Edmond Duranty, Henri Fantin-Latour, Jules Champfleury e Charles Baudelaire. Da sinistra, in piedi: Louis Cordier,Alphonse Legros, James Whistler, Édouard Manet, Félix Bracquemond eAlbert de Balleroy. Al centro, un ritratto di Eugène Delacroix.

 Carlos Schwabe

 

Les Fleurs du Mal: il titolo di quest’opera riassume a pieno l’idea di bellezza propria del poeta francese. Il male, come il bene, ha i suoi fiori, le sue bellezze. Il male risulta però più attraente e più accattivante. Quest’opera evoca il “viaggio” immaginario, tipico della concezione di vita di Baudelaire. Si parte infatti dall’angoscia di vivere (Spleen), al quale si contrappone da una parte un ideale divino (Idéal), fatto di corrispondenze naturali, d’amore e bellezza, al quale si può arrivare solo tramite la bellezza ideale. Dall’altra parte abbiamo poi la morte, altra fonte di salvezza. Ci arriviamo attraverso il male, la ribellione contro tutto ciò che ci circonda, ma soprattutto contro Dio, con l’utilizzo di droghe e alcol, che rappresentano il tentativo del poeta di trovare rifugio, scoprendo però che sono capaci di donare solo una breve illusione di libertà (Enivrèz Vous – “Ubriacatevi”).

I fiori del male esprimono dunque la vita secondo Baudelaire, divisa nelle seguenti sezioni: Spleen et Idéal, Quadri Parigini, Il Vino, Fleurs du Mal, Rivolta, La Morte. Il significato della scelta del titolo è anche molto importante. ha un doppio valore simbolico; infatti il “fiore”, nascendo dalla terra, fa parte della natura maligna e perciò viene detto “del male”.

Gli ultimi anni

Baudelaire venne processato nel 1857, per la pubblicazione de I Fiori del Male, insieme al suo editore, Auguste Poulet-Malassis. Baudelaire venne accusato di “offendere la morale pubblica e il buon costume”. Essendo già incastrato in una situazione difficile a causa della sua partecipazione alla rivoluzione del 1848, Baudelaire e il suo editore vennero processati e lo scrittore dovette pagare una multa di 300 franchi ed eliminare 6 poesie considerate “oscene”. Il 28 aprile dello stesso anno muore il patrigno di Baudelaire, il generale Aupick. Tuttavia, Baudelaire non si arrese al volere dell’imperatore Napoleone III e nel 1861 pubblicò una nuova edizione de I Fiori del Male, con l’aggiunta di 35 nuove poesie inedite. Nel 1866 pubblicò la raccolta Les Épaves, in cui inserì le poesie che le autorità gli avevano ordinato di eliminare dalla prima edizione de I Fiori del Male.

Baudelaire in questi anni si dedicò alla traduzione di varie opere, tra cui Le confessioni di un mangiatore d’oppio di Thomas de Quincey, Storia di Arthur Gordon Pym di Poe e alcuni scritti di Hoffmann. Si dedicò anche al completamento di alcune opere che vengono considerate (insieme a I Fiori del male) i suoi capolavori, come ad esempio Lo spleen di Parigi (intitolato all’inizio Piccoli Poemi in prosa) e si impegnò anche in una serie di recensioni e di critiche artistiche intitolata Exposition universelle e pubblicata su Le Pays; scrisse anche per conto di alcuni giornali delle recensioni e critiche letterarie sulle opere di alcuni suoi conoscenti ed amici, tra cui Gustave Flaubert (L’Artiste, 18 ottobre 1857) e Gautier (Revue contemporaine, settembre 1858, periodo in cui tra l’altro il giornale pubblicò anche De l’idéal artificiel e Le poème du haschisch); Charles scrisse anche vari articoli e poemi che conferì poi ad Eugene Crepet, tra cui Poètes français, Les Paradis artificiels (nel quale si percepisce una notevole influenza da parte di de Quincey ma che non ottenne grande successo di pubblico) ed Opium et haschisch (1860).

Dal 1859 in poi, lo stato di salute fisica di Baudelaire si aggravò terribilmente (anche a causa della sua dipendenza da laudano) e, a causa dello stress e delle precarie condizioni economiche in cui viveva, Charles cominciò ad invecchiare notevolmente, anche nell’aspetto fisico. Alla fine la madre, cessato il suo presunto risentimento nei confronti del figlio, decise di riprenderlo a vivere con sé per qualche tempo nella sua attuale casa, ad Honfleur. Charles in questo periodo divenne incredibilmente pacifico e produttivo nella nuova casa e nella cittadina di mare, ed il poema Le Voyage è forse il più emblematico manifesto di questa sua riappacificazione (con la madre, ma anche con se stesso) e di questa momentanea serenità, nonché dei suoi sforzi artistici nonostante l’aggravarsi della malattia (probabilmente la sifilide).

Nel 1860 venne colto da una prima crisi esistenziale. Le sue difficoltà finanziarie continuarono ad avvicinarsi sempre di più verso l’orlo del baratro e, poco dopo, il suo editore Auguste Poulet-Malassis finì anche lui in bancarotta nel 1861, motivo che presumibilmente lo portò a tentare per la seconda volta il suicidio nello stesso anno.

Tomba di Baudelaire e dei familiari al cimitero di Montparnasse, Parigi

La sua lunga relazione con Jeanne Duval, caratterizzata da alti e bassi e di tanto in tanto da riprese continue, perdurò; Charles accompagnò Jeanne, nel frattempo diventata cieca e sofferente per la sifilide, e l’assistette fino alla fine della sua vita. Jeanne Duval morì nel 1862, a Parigi. Nello stesso anno muore anche il fratellastro del poeta, provocandogli così un altro lutto. Le relazioni di Baudelaire con la cortigiana Apollonie Sabatier e con l’attrice teatrale Marie Daubrun (a quest’ultima aveva dedicato i versi della poesia Invito al viaggio), sebbene fossero state entrambe muse e fonti di ispirazione per lui, non produssero mai nessun soddisfacimento duraturo.

Nel 1864, dopo essere stato rifiutato all’Académie française, decise di recarsi a Bruxelles con la speranza di ricavare del denaro per mezzo di alcune conferenze, cercando anche di vendere i diritti delle sue opere. Vi trascorse invece giorni di assoluta miseria, tra indicibili sofferenze fisiche e morali. La monotonia e la noia di questo periodo rivivono nei pessimistici pensieri de Il mio cuore messo a nudo, nella ferocia del pamphlet Amenità belgiche (il cui titolo all’inizio era Pauvre Belgique! e che è conosciuto in Italia con il titolo La Capitale delle Scimmie) e in Razzi (Cohetes), opere a cui lavora con crescente disperazione e che rimarranno soltanto abbozzate. A queste si aggiungono anche i Diari intimi, le ultime opere di Baudelaire, anche queste scritte durante il momentaneo soggiorno a Bruxelles, che verranno poi riunite in una sola raccolta. A Bruxelles la sua dipendenza dalle droghe peggiorò ulteriormente, portandolo a fumare oppio e ad abusare degli alcolici.

Nel 1866 a Namur, mentre stava visitando la chiesa di Saint-Loup, venne colpito da ictus, emiplegia e afasia e rimase paralizzato nel lato destro del corpo; riportato a Parigi, con la sifilide arrivata ormai all’ultimo stadio, nella casa di cura del dottor Duval, cercò sollievo nelle droghe e nell’alcol, ma nel 1867, dopo una straziante agonia e aver ricevuto l’estrema unzione dalla Chiesa cattolica, Charles Baudelaire morì tra le braccia della madre, a soli 46 anni. Venne sepolto a Parigi nel cimitero di Montparnasse nella tomba di famiglia, senza alcun particolare epitaffio, insieme al padre adottivo, ed in seguito alla madre.

Il lavoro di Baudelaire rimase in gran parte disseminato in giornali e riviste. Dopo la morte del poeta, vennero pubblicati l’epistolario alla madre, nel 1872, e nel 1909 Il mio cuore messo a nudo, Razzi e Diari intimi. Infine la casa editrice Calmann-Lévy (che aveva già pubblicato alcune opere di Baudelaire) acquistò i diritti su tutta la sua opera e provvide a riordinarla in sette volumi, pubblicati poi nel 1939.

Nel 1949 la Corte di Cassazione francese decise di riabilitare opere e memoria del poeta scomparso.

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