Bismarck Otto Eduard Leopold

1815 - 1898

Bismarck Otto Eduard Leopold

ID: 4032

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Otto Eduard Leopold von Bismarck-Schönhausen (Schönhausen, 1º aprile 1815 – Friedrichsruh, 30 luglio 1898) è stato un politico tedesco.

Dal 1865 fu Conte di Bismarck-Schönhausen, dal 1871 Principe von Bismarck e dal 1890 Duca di Lauenburg.

Fu Primo ministro della Prussia dal 1862 al 1890. Nel 1867 divenne il capo del governo della Confederazione Tedesca del Nord. Nel 1871 fu l’artefice della nascita dell’Impero tedesco, divenendone il primo Cancelliere.

Benché promotore di riforme in campo assistenziale, fu avversario dei socialisti.

In politica estera, dopo il 1878 creò un sistema di alleanze che, determinando un equilibrio di forze in Europa, riuscì a isolare la Francia e a contenere le dispute fra Austria e Russia, e fra Austria e Italia. Bismarck portò inoltre la Germania a rivaleggiare con la Gran Bretagna in campo economico e a divenire la prima potenza militare del continente.

Fu soprannominato il “Cancelliere di Ferro” (in tedesco “Eiserne Kanzler“).

Le origini e la gioventù

Otto von Bismarck nel 1836, a 21 anni.

Otto von Bismarck nacque a Schönhausen, città situata ad est del fiume Elba, nell’antica marca di Brandeburgo. La famiglia, benestante, aveva alcune proprietà a ovest di Berlino, nella provincia prussiana della Sassonia. Apparteneva per nascita agli Junker, la nobiltà agraria. Il padre, Karl Wilhelm Ferdinand von Bismarck (1771-1845), era un proprietario terriero e in passato era stato un ufficiale prussiano, benché a 23 anni avesse lasciato l’esercito evitando la sconfitta di Jena e la guerra di liberazione contro Napoleone. La madre, Wilhelmine Luise Mencken (1790-1839), invece, proveniva da una famiglia appartenente all’apparato della burocrazia statale.

All’età di sette anni, Otto si trasferì con la madre a Berlino dove frequentò ambienti altolocati e conobbe i giovani della casa regnante di Prussia: gli Hohenzollern. Successivamente, dal 1832 al 1833, studiò giurisprudenza a Gottinga dove fu membro dell’organizzazione studentesca Corps Hannovera Göttingen. Fra il 1833 e il 1835 frequentò l’Università di Berlino. Si laureò con risultati poco brillanti, avendo dedicato più tempo alle associazioni goliardiche (e ai duelli che allora ne erano la caratteristica) che ai libri. Il suo autore letterario preferito, tuttavia, era Walter Scott.

Nonostante sperasse di diventare un diplomatico, Bismarck cominciò a fare pratica nell’amministrazione pubblica a Potsdam e, dal 1836, ad Aquisgrana, dove corteggiò alcune ragazze inglesi: prima Laura Russell, nipote del duca di Cleveland, e poi Isabella Loraine-Smith, figlia di un ricco ecclesiastico. Non strinse un rapporto serio con nessuna delle due e compromise la sua carriera di piccolo funzionario statale per i debiti che contraeva e per i lunghi periodi di congedo richiesti.

Bismarck prestò servizio militare per un anno come ufficiale nella Landwehr prima di ritornare alle proprietà familiari dove si dedicò, dopo la morte della madre, alla tenuta presso Schönhausen. All’età di circa trent’anni, strinse una forte amicizia con Marie von Thadden (1822-1846), sposatasi con un suo amico. Sotto l’influenza di Marie, che apparteneva a un ambiente religioso pietista, si convertì alla sua fede. Nel 1847 sposò una cugina di Marie, Johanna von Puttkamer (1824-1894), che frequentava lo stesso ambiente religioso. Da questo matrimonio nacquero tre figli: Marie (1848-1926), Herbert (1849-1904) e Wilhelm (1852-1901).

Gli inizi (1847-1862)

I confini (in rosso) della Confederazione germanica (1815-1866) a guida austriaca, l’Impero austriaco in giallo, la Prussia in blu e il resto della Germania in grigio.

 Bismarck nel 1847, al tempo in cui era deputato alla Dieta di Francoforte.

Il re di Prussia dell’epoca, Federico Guglielmo IV, in quello stesso 1847 convocò a Berlino gli Stati provinciali in una “Dieta riunita”. Bismarck non vi avrebbe potuto partecipare perché non era stato eletto dagli Junker della sua provincia, ma un componente eletto si dimise e toccò a lui recarsi a Berlino. In questa occasione si fece notare per la prima volta, e quando a giugno la Dieta fu sciolta si era conquistato una certa notorietà fra i conservatori reazionari, anche per la sua tagliente abilità oratoria.

Durante e dopo la rivoluzione dell’anno successivo, Bismarck si spese in tentativi di controrivoluzione e complotti di corte che, alla fine, si rivelarono inconcludenti. Tuttavia, quando in autunno, Federico Guglielmo IV rioccupò con l’esercito Berlino e sciolse il parlamento radicale, Bismarck fu eletto nella nuova assemblea legislativa. I voti, ottenuti da un comitato di elettori, furono di 152 contro 144.

Dopo il ripristino della Confederazione germanica, nel 1850 la Prussia fu costretta ad accettare nello Stato federale un ruolo di secondo piano rispetto all’Austria. L’ingrato compito di rappresentare la Prussia alla Dieta di Francoforte fu affidato a Bismarck che era stato, fra gli uomini in vista, l’unico a manifestare fiducia nella collaborazione con Vienna. Per cui, benché non avesse alcuna formazione di tipo diplomatico, egli divenne, nel 1851, l’inviato prussiano presso il governo federale.

Obiettivo di Bismarck alla Dieta fu di separare almeno la Germania del Nord dall’Austria, e ottenere ciò grazie alle alleanze esterne. Il re di Prussia Federico Guglielmo IV si dimostrò favorevole, ma nel 1858 fu colto da gravi problemi nervosi e fu sostituito dal fratello Guglielmo che governò come principe reggente fino al 1861, anno in cui divenne re. Costui si dimostrò di idee più liberali, definì Bismarck un reazionario accanito e all’inizio del 1859 lo allontanò nominandolo ambasciatore a San Pietroburgo.

Ben presto, però, Guglielmo I si dovette ricredere. Lui e il suo governo, infatti, ebbero uno scontro con i liberali e il parlamento sulla riorganizzazione dell’esercito, cosicché nel 1862 il Re pensò a Bismarck come all’uomo che avrebbe potuto risolvere la questione. Contattato, Bismarck chiese praticamente carta bianca e Guglielmo I non se la sentì di nominarlo capo del governo. Pensò, tuttavia, a un avvicinamento per averlo più a portata di mano in caso di crisi e nel maggio del 1862 lo nominò ambasciatore a Parigi.

Primo ministro prussiano (1862-1871)

Scoppiata la crisi politica dopo l’affermazione elettorale dei liberali, il 16 settembre 1862, Bismarck fu richiamato a Berlino. Il 22 incontrò Guglielmo I nella residenza reale di Babelsberg (oggi a Potsdam) e alla fine dei colloqui tornò nella capitale con l’incarico di capo del governo. Due settimane dopo assunse anche la guida degli Affari Esteri: avrebbe conservato il potere per quasi 28 anni.

Il suo primo successo lo ottenne contro l’Austria che nell’estate del 1863 convocò a Francoforte i principi tedeschi per discutere la riforma della costituzione federale. Bismarck riuscì a convincere Guglielmo I a rifiutare l’invito e, senza la Prussia, la riunione non raggiunse alcun risultato. Da quel momento l’Austria, nell’ambito della Confederazione germanica, perse l’iniziativa politica.

La crisi dei ducati danesi

 Bismarck sfruttò la crisi dinastica danese per attaccare nel 1864 la Danimarca e aprire un contenzioso con l’Austria. Nel dipinto la battaglia di Dybbøl.

 Bismarck in un ritratto del 1858.

Bismarck, incoraggiato dagli eventi, era deciso a sottrarre la Germania dall’influenza austriaca e il terreno di scontro decisivo fu la questione dei ducati danesi.

Il nuovo re di Danimarca Cristiano IX nel 1863 emanò una nuova costituzione che comprendeva fra i territori nazionali lo Schleswig-Holstein. Il trattato di Londra del 1852 aveva sancito invece che i ducati appartenessero in unione personale esclusivamente al vecchio re Federico VII che era deceduto nel novembre 1863. Prussia e Austria decisero quindi di appoggiare la rivendicazione di un secondo pretendente, il Duca di Augustenburg.

Bismarck, però, dichiarò che la Prussia sarebbe entrata in guerra con la Danimarca solo se avesse potuto annettere i ducati, spiazzando i liberali che nella rivendicazione del duca avevano trovato una base per rilanciare l’idea di una unificazione della Germania del Nord su basi progressiste; idea appoggiata anche dall’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Per evitare la pericolosa alleanza fra liberali tedeschi e corona austriaca, Bismarck promosse un’azione militare congiunta austro-prussiana contro la Danimarca e l’impegno dei due Paesi a decidere, solo dopo, la sorte dei ducati. L’accordo fu stipulato il 16 gennaio 1864.

All’inizio di agosto del 1864, dopo una breve guerra, i danesi conclusero la pace rinunciando ai due ducati, la cui sorte doveva essere ora stabilita da Austria e Prussia. Un primo passo era compiuto ma la partita fra Bismarck e Vienna era ancora aperta.

Alla fine del 1865 scadevano, intanto, i trattati dello Zollverein, l’unione doganale fra Prussia, Austria e gli altri Stati della Confederazione germanica. Bismarck non si oppose alla volontà dei ministri prussiani di liberarsi degli impegni contratti con l’Austria: i dazi doganali che ne derivarono eressero una frontiera fra i due sistemi economici e le relazioni fra Berlino e Vienna subirono un notevole peggioramento.

Un ritorno alla delicata questione danese avvenne nel febbraio 1865, quando Bismarck si offrì di riconoscere al duca Federico di Augustenburg la sovranità sullo Schleswig-Holstein a patto che la Prussia ne ottenesse il controllo militare. Federico invece reclamò la piena autorità sui territori e trovò, in questo, un alleato nell’Austria. Bismarck, allora, incitò re Guglielmo I a reclamare i ducati, ottenendone un rifiuto; fin quando, il 14 agosto 1865, la Convenzione di Gastein non stabilì il destino dei territori: l’Holstein passava all’Austria e lo Schleswig alla Prussia. Guglielmo si ritenne soddisfatto, Bismarck meno.

L’alleanza con l’Italia e la guerra contro l’Austria

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 Bismarck fu nominato Primo ministro di Prussia nel 1862.

 L’alleanza italo-prussiana vista dal giornale austriaco Humoristické listy (9 maggio 1866). Inceco: «Cosa darebbero i due per vedere anche all’indietro?» Il re d’Italia Vittorio Emanuele II con il peso del Veneto e Bismarck con i ducati danesi precipitano verso la guerra (“Valka”) e contro la roccia delle forze unite dell’Impero austriaco.

Fu l’atteggiamento di un terzo Paese, l’Italia, a dare il colpo decisivo alle relazioni austro-prussiane. L’8 aprile 1866, infatti, l’Italia, che aveva le stesse necessità della Prussia di liberarsi definitivamente dal controllo austriaco, spinta anche da Napoleone III di Francia, si impegnò in un’alleanza con la Prussia. Il trattato prevedeva l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria se quest’ultima fosse stata attaccata entro tre mesi dalla Prussia. In cambio Bismarck si impegnava a concludere la pace con l’Austria solo quando questa avesse ceduto all’Italia il Veneto.

Il 1º giugno gli austriaci misero in discussione il destino degli ex ducati danesi e il 12 giugno si impegnarono, con un trattato segreto, a cedere il Veneto alla Francia se questa fosse rimasta neutrale nei loro confronti. Ottenuta la neutralità di Napoleone III, due giorni dopo, Vienna invocò la mobilitazione federale tedesca contro Berlino. Bismarck allora dichiarò sciolta la Confederazione germanica e inviò un ultimatum agli Stati germanici che avevano accolto l’invito austriaco. Scoppiò così la guerra austro-prussiana alla quale, come previsto, partecipò anche l’Italia. La campagna militare della Prussia durò appena 15 giorni e si concluse il 3 luglio 1866 con la battaglia di Sadowa, durante la quale l’esercito austriaco subì una pesante sconfitta.

Bismarck, ansioso di porre fine alla guerra nel timore che Russia e Francia si sarebbero opposte a un riassetto dell’Europa centrale, propose all’Austria come condizioni di pace la supremazia prussiana a nord del fiume Meno e l’indipendenza degli Stati meridionali della Confederazione germanica.

Vienna, sconfitta, non fece troppe difficoltà, ma la Russia, che temeva una Prussia più potente, protestò. Bismarck minacciò allora di far scoppiare un’insurrezione nella Polonia russa e lo zar Alessandro II si persuase a cedere. Anche la Francia dovette rassegnarsi al nuovo assetto politico, non prima, però, di aver ottenuto da Bismarck la conferma dell’indipendenza della Germania meridionale e la promessa di un plebiscito nello Schleswig che era stato occupato dai prussiani.

Il 24 luglio 1866, Guglielmo I si convinse della necessità di non eccedere con le richieste contro Vienna e due giorni dopo veniva firmato un primo trattato con l’Austria. Quest’ultima si ritirava dalla Confederazione germanica (che di fatto scompariva) e accettava la nascita della Confederazione Tedesca del Nord a guida prussiana. Bismarck, da parte sua, mantenne l’impegno assunto con l’Italia che, nonostante la sconfitta di Custoza, ottenne il Veneto; ma nulla di più: così che Garibaldi dovette ritirarsi dal Trentino conquistato.

Dopo la guerra Guglielmo I volle compensare Bismarck con il grado di generale e 400.000 talleri.

La nascita dell’Impero tedesco

Bismarck in divisa nel 1871.

La proclamazione di Guglielmo I a imperatore di Germania. Bismarck è al centro in divisa bianca rivolto verso Guglielmo alla cui destra è raffigurato l’erede al trono Federico.

Con l’esercito alle porte della capitale francese e una guerra che da difensiva era diventata offensiva, Bismarck si rese conto che gli alleati tedeschi del Sud non avrebbero accettato a lungo di proseguire le ostilità e si trovò nella necessità di forzarli ad accettare di entrare nella Confederazione del Nord. Se fossero rimasti autonomi, infatti, avrebbero potuto concludere accordi di pace separata con la Francia. Bismarck, quindi, perseguì l’unità della Germania per poter continuare la guerra. Egli minacciò i principi tedeschi avvertendoli che, se si fossero ritirati, l’unità tedesca si sarebbe fatta contro di loro, ma se fossero rimasti al fianco della Prussia, ne sarebbero stati gli artefici.

Fece anche importanti concessioni allo Stato del sud più esteso e importante: la Baviera. Il Paese mantenne infatti il diritto a dazi più bassi sulla birra, a gestire una propria rete ferroviaria e anche, ma solo in tempo di pace, ad avere un proprio esercito. Inoltre, la politica interna bavarese sarebbe stata gestita nella più completa autonomia. A re Ludovico II, Bismarck assicurò anche un vitalizio segreto. In cambio il Re di Baviera scrisse a Guglielmo I, sotto dettatura di Bismarck, una lettera in cui gli riconosceva la corona imperiale. Nel novembre 1870 furono conclusi anche i trattati con tutti gli altri Stati tedeschi meridionali.

Il 18 gennaio 1871 Guglielmo I fu incoronato imperatore di Germania a Versailles e il 28 febbraio Parigi capitolò. Alle trattative di pace Bismarck era intenzionato a reclamare alla Francia Strasburgo, ma non Metz: «Non mi piace l’idea che nel nostro Paese viva malvolentieri un così alto numero di francesi». Egli, però, non riuscì a far prevalere la sua linea. Moltke, infatti, e gli altri generali, insistettero per annettere Metz e Guglielmo I li appoggiò. Bismarck riuscì comunque ad andare incontro ad alcune richieste francesi. Ridusse l’indennità da 6 a 5 miliardi di franchi e, nonostante le proteste di Moltke, consentì alla Francia di conservare Belfort.

Cancelliere imperiale (1871-1890)

Il 3 marzo 1871, in tutta la Germania venne eletto il primo parlamento tedesco. Il 21 marzo Bismarck fu nominato Cancelliere (conservando anche la carica di Primo ministro e ministro degli Esteri prussiano). Il 28 Guglielmo I lo nominò principe dell’Impero tedesco assegnandogli la gran croce di diamanti dell’Ordine di Hohenzollern. L’imperatore, inoltre, gli regalò una proprietà a Friedrichsruh (nell’attuale comune di Aumühle, ducato di Lauenburg) facendolo divenire uno dei più grandi proprietari terrieri e di legname della Germania.

L’alleanza con il Centro e la politica estera dopo il congresso di Berlino

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Il momento della firma al congresso di Berlino del 1878. In primo piano Bismarck fra Andrássy (Austria) e Pëtr Andreevič Šuvalov (Russia) a cui stringe la mano.

Il congresso di Berlino terminò il 13 luglio 1878 con il successo di Bismarck che fece da arbitro nelle dispute sui Balcani e spinse l’Austria a riavvicinarsi alla Germania.

Il 30 si tennero le elezioni, che ancora una volta delusero il Cancelliere. I socialisti persero solo 3 seggi su 12 e il Centro si rafforzò. Nonostante ciò questo parlamento, probabilmente influenzato dal secondo attentato all’Imperatore, approvò le leggi anti-socialiste che, a causa dei nazional-liberali, furono limitate a 3 anni. Bismarck allora cambiò strategia e, sfruttando l’appoggio dei cattolici all’attuazione delle sue riforme economiche sul protezionismo, abbandonò i nazional-liberali (fortemente indeboliti alle precedenti elezioni) e nel maggio 1879 si alleò con il Centro, che accettò nonostante le “leggi di maggio” fossero ancora in vigore.

Nell’estate del 1879, dopo tutte le difficoltà incontrate, il cambiamento di rotta in politica interna era completo. Bismarck aveva comunque ottenuto le leggi anti-socialiste ed era stato instaurato ilprotezionismo fiscale. Allo stesso modo il Cancelliere concepì le alleanze internazionali, come un sistema di protezione dall’esterno.

La Duplice alleanza con l’Austria

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All’inizio del 1879 Bismarck decise di stipulare un’alleanza difensiva e conservatrice con l’Austria-Ungheria che non oppose difficoltà. Guglielmo I, invece, che era molto legato alla Russia, diffidava dell’Austria. Per vincere la resistenza del suo imperatore, Bismarck provocò la Russia di modo da dimostrare l’utilità dell’alleanza. In sostanza il Cancelliere pubblicò un accordo con l’Austria sullo Schleswig del Nord del 13 aprile 1878, ma lo postdatò all’11 ottobre 1878, cioè a dopo il congresso di Berlino. Così facendo diede l’impressione di aver ricevuto una ricompensa da Vienna per i servigi a lei concessi al Congresso a danno della Russia.

Lo zar Alessandro II rispose scrivendo in tono arrogante a Guglielmo I, e Bismarck parlò di una minaccia di guerra. Guglielmo, però, forte di argomenti quali l’antica amicizia della Russia nei confronti degli Hohenzollern, recalcitrava e solo dopo le minacce di dimissioni di Bismarck cedette. La Duplice alleanza fra Austria e Germania fu conclusa il 7 ottobre 1879. Da quel momento l’imperatore di Germania non si sarebbe più opposto al suo Cancelliere.

Lo scontro con Guglielmo II

Bismarck in un dipinto del 1894.

Il 9 marzo del 1888 l’imperatore Guglielmo I si spense lasciando il trono al figlio Federico III il quale a sua volta morì solo tre mesi dopo l’incoronazione. Nuovo sovrano divenne quindi il figlio di Federico, Guglielmo II.

Bismarck credette di poter dominare il ventinovenne rampollo della dinastia Hohenzollern e mostrò subito poco rispetto per le sue idee. Lo scontro personale avvenne all’inizio del 1890, quando il Cancelliere fece in modo di esasperare lo scontro sociale per ottenere poi una vittoria schiacciante e decisiva sui socialisti. Ma Guglielmo II non voleva iniziare il suo regno facendo sparare sui tedeschi e redasse un proprio programma di riforme sociali che fu promulgato il 4 febbraio 1890 senza la firma di Bismarck.

Il 20 febbraio, con le elezioni politiche, i conservatori bismarckiani e i nazional-liberali persero più della metà dei loro seggi e i socialdemocratici raccolsero più voti di tutti gli altri partiti, anche se il sistema elettorale non consentì loro una rappresentanza proporzionata al successo. Con quel parlamento, l’unica via d’uscita che Bismarck intravedeva era una politica repressiva, una guerra civile e un colpo di Stato: anche i ministri lo allontanarono.

Il Cancelliere tentò allora di formare una nuova coalizione cercando di coinvolgere il Centro cattolico di Ludwig Windthorst, ma fu un insuccesso: i conservatori si rifiutarono di accordarsi con i cattolici, mentre il Centro chiese che la Chiesa di Roma riconquistasse le posizioni di privilegio che vantava prima del 1872.

Gli ultimi anni (1890-1898)

Di fronte alla incompatibilità delle sue idee con il parlamento e l’Imperatore, Bismarck si dimise dalla cancelleria il 20 marzo 1890. Venne ricompensato per i suoi servigi con la promozione a “colonnello generale con la dignità di Maresciallo” e fu nominato Duca di Lauenburg. Gli successe alla Cancelleria Leo von Caprivi.

Ritiratosi a Varzin in Pomerania (oggi Warcino, frazione di Kępice), un mese dopo la morte della moglie (27 novembre 1894) si trasferì a Friedrichsruh (oggi nel comune di Aumühle) dove si dedicò alla scrittura delle sue memorie (Gedanken und Erinnerungen). Morì nel 1898 all’età di 83 anni e venne sepolto nel Mausoleo Bismarck; sulla cui lapide è scritto: «Leale servo tedesco del kaiser Guglielmo I».

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