Carlo I d’Inghilterra

1600 - 1649

Carlo I d’Inghilterra
Nazione: Inghilterra
Settore: Storia

ID: 2053

Quotazioni

A (autografo): S4 (da 1001 a 3000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S5 (da 3001 € e oltre)

APL (autografo su foto o libro): S4 (da 1001 a 3000 €)

Quotazioni indicative.

Carlo I Stuart (Dunfermline, 19 novembre 1600 – Londra, 30 gennaio 1649) fu re d’Inghilterra, Scozia, Irlanda e Francia dal 27 marzo 1625 fino alla sua morte, avvenuta il 30 gennaio 1649 per decapitazione.

Sostenitore del diritto divino dei re come il padre Giacomo I, fu impegnato nella prima fase del suo regno in una dura lotta di potere contro il Parlamento, che si oppose risolutamente alle sue aspirazioni assolutistiche, contrastando soprattutto la sua pretesa di riscuotere le tasse senza l’assenso parlamentare.

Altra causa di attrito con una parte della società inglese fu la sua politica religiosa: perseverando nel “sentiero intermedio” della Chiesa anglicana, fu ostile alle tendenze riformate di molti dei suoi sudditi inglesi e scozzesi e da questi accusato di essere a sua volta troppo vicino al cattolicesimo. Sposò infatti una principessa cattolica, Enrichetta Maria di Francia, ma ebbe come stretto collaboratore l’arcivescovo di Canterbury, l’anglicano William Laud.

Le tensioni politiche e religiose accumulate nel corso degli anni esplosero nella Guerra civile inglese: contro di lui si scontrarono le forze del Parlamento, che si opponevano ai suoi tentativi di accrescere il suo potere in senso assolutistico, e dei puritani, che erano ostili alle sue politiche religiose. La guerra si concluse con una disfatta per Carlo, che fu catturato, processato, condannato e giustiziato con l’accusa di alto tradimento. La monarchia fu abolita e fu fondata al suo posto una repubblica, che però, morto il principale leader della rivoluzione, Oliver Cromwell, entrò rapidamente in crisi, consentendo al figlio di Carlo, Carlo II di restaurare la monarchia. Carlo I viene venerato come santo dalla Chiesa anglicana, che lo ricorda il 30 gennaio.

Giovinezza

I primi anni

Ritratto di Carlo I nel 1610 circa; opera di Robert Peake.

Ritratto di Carlo I nel 1610 circa; opera di Robert Peake.

Carlo, secondo figlio di Giacomo I Stuart e di Anna di Danimarca, nacque nel palazzo di Dunfermline il 19 novembre 1600. Alla cerimonia protestante svoltasi nella Cappella Reale del Palazzo di Holyrood ad Edimburgo il 23 dicembre 1600, il piccolo principe venne battezzato da David Lindsay, vescovo di Ross e creato contestualmente Duca d’Albany, marchese di Ormond, conte di Ross e lord Ardmannoch.

Debole e malaticcio, a tre anni era ancora incapace di parlare: quando, dopo la morte di Elisabetta I, Giacomo divenne re d’Inghilterra, il bambino fu in principio lasciato in Scozia, a causa della sua salute, e raggiunse l’Inghilterra solo l’anno successivo, quando grazie alle cure di Lady Carey e di Lord Fyvie, a cui era stato affidato, imparò a camminare e a parlare, pur conservando per tutta la vita una certa esitazione nell’espressione orale.

Carlo, al contrario del fratello maggiore Enrico, principe di Galles, non era ben visto a causa dei suoi problemi di rachitismo e per questo il secondogenito adorava Enrico e cercava di emularlo. Nel 1605, come era usanza per il secondogenito del re, fu intitolato duca di York, in Inghilterra, mentre già nel 1603 gli era stato conferito in Scozia il titolo di duca d’Albany. In quello stesso anno venne incluso come cavaliere nell’Ordine del Bagno e gli venne affidato il presbiteriano scozzese Thomas Murray come tutore, col quale Carlo ebbe modo di approfondire le lettere classiche, le lingue, la matematica e la religione. Nel 1611 ottenne il titolo di cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera. All’inizio del novembre del 1612 suo fratello maggiore morì di febbre tifoide e Carlo, che aveva compiuto dodici anni appena due settimane prima, si ritrovò improvvisamente principe ereditario, assumendo il titolo di principe di Galles e conte di Chester quattro anni dopo, nel novembre 1616.

Principe di Galles ed erede al trono

Ritratto di Carlo I in giovane età; opera di Daniel Mytens.

Ritratto di Carlo I in giovane età; opera di Daniel Mytens.

Dopo il matrimonio della sorella Elisabetta, che si maritò con Federico V del Palatinato e si trasferì ad Heidelberg, Carlo rimase l’unico figlio della coppia reale in Inghilterra. Nel 1617, l’asburgico arciduca Ferdinando d’Austria, cattolico, venne eletto re di Boemia. L’anno successivo, i boemi si ribellarono defenestrando i governatori cattolici inviati sul posto. Nell’agosto del 1619, la dieta boema prescelse quale proprio monarca proprio Federico V, che era a capo dell’Unione Protestante, mentre Ferdinando venne eletto imperatore del Sacro Romano Impero nella dieta imperiale. L’accettazione della corona boema di Federico al posto dell’imperatore segnò l’inizio dei tumulti che portarono poi allo scoppio della Guerra dei Trent’anni. Il conflitto, originariamente confinato in Boemia, si espanse poi in tutto il continente europeo, polarizzando difatti i conflitti ancora presenti tra cattolici e protestanti. Nel 1620, il cognato di Carlo, Federico V, venne sconfitto nella Battaglia della Montagna Bianca presso Praga e le sue terre ereditarie nel Palatinato vennero invase dalle forze degli Asburgo dai Paesi Bassi spagnoli.

Il giovane nuovo principe di Galles fu profondamente influenzato dal cortigiano favorito del padre, George Villiers, I duca di Buckingham, che lo condusse con sé in Spagna nel 1623 allo scopo di trattare il suo matrimonio con l’infanta Maria Anna, figlia del re Filippo III d’Asburgo, con l’intento di riportare la pace sul continente e rendere ancora una volta l’Inghilterra protagonista di questa operazione. La missione si concluse in un nulla di fatto, dal momento che gli spagnoli richiesero la conversione al cattolicesimo del principe di Galles che giudicavano perlopiù come un infedele della causa cattolica. Inoltre era esplosa una querelle personale tra il duca di Buckingham ed il conte di Olivares, primo ministro spagnolo, e pertanto il giovane Carlo era stato costretto a condurre inutilmente l’ultima parte dei negoziati da solo. Dopo il loro ritorno dalla Spagna, sia Carlo (sebbene riluttante) che il duca di Buckingham proposero a Giacomo I di dichiarare guerra alla Spagna (la guerra dei trent’anni era allora in pieno svolgimento).

Con l’incoraggiamento dei suoi consiglieri protestanti, Giacomo convocò il Parlamento per richiedere finanziamenti allo sforzo bellico, e nello stesso tempo ottenere l’approvazione del matrimonio tra Carlo ed Enrichetta Maria di Francia, sorella del re Luigi XIII. Il Parlamento votò queste sue decisioni, ma espresse molte critiche nei confronti del precedente tentativo di stringere un’alleanza matrimoniale con la Spagna. Per Giacomo, che stava iniziando a dare segni di declino senile, controllare il Parlamento si dimostrò particolarmente difficile: lo stesso problema che avrebbe afflitto Carlo durante il suo regno. Nel corso dell’ultimo anno di vita del padre, fu lui, di fatto, assieme al duca di Buckingham, a detenere il potere.

Primi anni di regno

Incoronazione e matrimonio

Carlo I ritratto da Antoon van Dyck, nel celebre ritratto Le Roi à la chasse.

Carlo I ritratto da Antoon van Dyck, nel celebre ritratto Le Roi à la chasse.

Carlo ascese al trono nel marzo 1625 e il 1º maggio dello stesso anno si sposò per procura con Enrichetta, più giovane di lui di nove anni. Il suo primo Parlamento, di cui egli aprì la sessione in maggio, era contrario al suo matrimonio con la principessa cattolica, temendo che Carlo avrebbe eliminato le pesanti limitazioni a cui i cattolici erano sottoposti e minato la posizione ufficiale conquistata dalla parte protestante. Sebbene avesse promesso al Parlamento che non avrebbe attenuato le leggi restrittive contro i cattolici, Carlo promise l’esatto contrario nell’accordo segreto di matrimonio che aveva stretto con il re di Francia. La coppia si sposò il 13 giugno 1625 a Canterbury, e Carlo fu incoronato dall’arcivescovo George Abbot il 2 febbraio 1626, ma senza che la moglie partecipasse per questioni religiose. La coppia ebbe nove figli, di cui tre maschi e tre femmine sopravvissero all’infanzia.

La sfiducia nei confronti della politica religiosa di Carlo accrebbe notevolmente a causa di una controversia sorta intorno all’ecclesiastico Richard Montague. Questi aveva argomentato in un pamphlet contro gli insegnamenti di Calvino, provocando l’immediata ostilità dei Puritani. Un membro puritano della Camera dei comuni, John Pym, attaccò il libello di Montague durante un dibattito, a cui questi rispose con un altro pamphlet intitolato Appello Caesarem (“Mi appello a Cesare”), allusione all’appello al Princeps contro le persecuzioni dei Giudei fatto da san Paolo. Carlo offrì all’ecclesiastico la sua protezione, aumentando l’ostilità dei Puritani nei suoi confronti.

Politica estera

La principale preoccupazione di Carlo durante i suoi primi anni di regno fu la politica estera. Federico V Wittelsbach, il marito della sorella Elisabetta Stuart, uno dei protagonisti della prima fase della Guerra dei trent’anni, aveva perso i suoi possedimenti di Boemia e del Palatinato e ci si attendeva da Carlo che soccorresse il cognato entrando in guerra contro il re di Spagna, per poter fare pressione sull’Imperatore (i due rami degli Asburgo erano alleati durante il conflitto). Carlo annunciò al Parlamento che l’Inghilterra avrebbe liberato il Palatinato entrando in guerra.

Per finanziare la guerra sulla terraferma, il re diede l’incarico a Buckingham, che aveva il titolo di Lord dell’Ammiragliato, di intercettare e catturare navi spagnole cariche d’oro provenienti dalle Indie. La Camera dei Comuni concesse al re un finanziamento di 140.000 sterline, cifra ingente. Inoltre la Camera dei Comuni concesse al re la riscossione di alcune importanti tasse solo per un anno, sebbene ai precedenti sovrani sin dal 1414 tale diritto fosse sempre stato concesso a vita. In questa maniera, la Camera dei Comuni sperava di poter controllare il potere di Carlo costringendolo a rinnovare la concessione ogni anno. I sostenitori di Carlo I nella Camera dei lord, guidati da Buckingham, rifiutarono di approvare il provvedimento, e così, sebbene nessuna concessione ufficiale gli fosse stata data, Carlo continuò a raccogliere le tasse.

La guerra contro la Spagna ebbe un esito negativo a causa della scarsa esperienza di Buckingham nel condurre le operazioni militari. Nonostante le proteste del Parlamento, Carlo si rifiutò di cacciare il suo consigliere e amico; ben presto il sovrano suscitò nuove polemiche imponendo un “prestito forzoso” per finanziare la guerra, senza una consultazione parlamentare. Carlo riuscì nell’impresa di raccolta del denaro, annunciando una possibile ed imminente invasione da parte della Spagna, che servì a finanziare un altro fallimento di Buckingham. Il duca, a capo di una flotta, sbarcò nell’Isola di Ré, da dove sperava di creare una base per assalire i porti di Francia e Spagna. Le truppe di supporto promesse non giunsero mai e Buckingham fu costretto a ritirarsi. Nel 1628 il Parlamento approvò la Petition of Right, carta di diritti che recava impedimenti civili al sovrano: Petizione che il sovrano controfirmó, seppur di malavoglia. Il 23 agosto 1628 il duca di Buckingham, circondato ormai soltanto da nemici, fu assassinato.

Il governo personale

Triplo ritratto di Carlo I, opera di Antoon van Dyck.

Triplo ritratto di Carlo I, opera di Antoon van Dyck.

Nel gennaio del 1629 Carlo diede inizio alla seconda sessione del Parlamento che era stato sciolto l’anno precedente, perché si occupasse dei discussi diritti di tonnage and poundage. Molti deputati contestavano l’operato di un altro deputato, Rolle, che aveva fatto confiscare i suoi beni mobili per non pagare le tasse; secondo numerosi membri del Parlamento, questo significava andare contro la Petition of Right, che impediva la confisca di beni, mobili ed immobili, senza il beneplacito del Parlamento. Quando lo speaker della Camera dei Comuni, sir John Finch, eseguendo gli ordini del re, decretò il rinvio del Parlamento di qualche mese, numerosi deputati lo aggredirono verbalmente, altri chiusero l’aula ed obbligarono Finch a non aggiornare la seduta. Un deputato a questo punto lesse ad alta voce in Parlamento una lettera con tre punti che condannavano la politica del sovrano sull’arminianesimo e sulla riscossione delle imposte su tonnage and poundage; si dichiarò che chi pagava le imposte senza l’autorizzazione del Parlamento era da considerare come un nemico e traditore della patria.

Dopo aver minacciato di governare senza le indisciplinate sedute del Parlamento, Carlo decise di scioglierlo definitivamente. Poco tempo più tardi, iniziò le trattative di pace con la Francia del cardinale Richelieu e la Spagna del conte-duca di Olivares. Il periodo di undici anni che seguì lo scioglimento del Parlamento è conosciuto come la “Tirannia degli Undici anni” o come Personal Rule; Carlo I governò da quel momento senza l’appoggio parlamentare, da re assoluto.

Difficoltà economiche

Stipulata la pace con Francia e Spagna e sciolto il Parlamento, Carlo dovette dedicarsi al risanamento del bilancio. Decise di affiancarsi nell’impresa Richard Weston, I conte di Portland, che nominò Lord Tesoriere. La prima misura adottata da Carlo fu la reintroduzione di un’antica legge, risalente al 1279, in base alla quale si multavano tutti i gentiluomini che, invitati, non si erano presentati per essere eletti cavalieri durante l’incoronazione del sovrano o in occasione della nascita di uno dei suoi figli. Era infatti usanza che, all’incoronazione del re, fossero scelti alcuni possidenti terrieri, tra chi possedeva terre di valore pari almeno a quaranta sterline, per essere nominati cavalieri del regio esercito. Coloro che non si fossero presentati per ricevere l’onore, dovevano pagare una multa equivalente. Nel 1635 le casse reali ricevettero, solo dalla riscossione delle tasse della nomina a cavaliere, oltre 170.000 sterline.

Nel 1634 il re impose una nuova riscossione della Ship money, una tassa in denaro in favore della marina militare per la difesa delle coste e delle navi mercantili. Nonostante l’Inghilterra non fosse in guerra, era di primaria importanza la costituzione di una flotta imponente ed efficace: in quegli anni gli scontri navali tra olandesi e spagnoli erano molto frequenti, così come le incursioni dei pirati sulle coste inglesi. Il re impose che tutte le città portuali fornissero una nave da guerra o che ne pagassero il corrispettivo in denaro;l’anno dopo l’ordine si estese a tutte le città del regno, anche alle località dell’entroterra. Le lamentele non mancarono da ogni parte sociale; tuttavia si riuscì a riscuotere una grande somma di denaro, impiegata per il potenziamento e l’ampliamento della flotta militare. Molti lamentavano che sotto i regni di Edoardo I ed Edoardo III la tassa fosse stata applicata solo in casi di guerra; ma in breve tempo le Corti si espressero a favore del re e della legge, che non trovò più ostacoli e fruttò alle casse ottocentomila sterline.

Guerra Civile

Carlo I in armatura ritratto da Antoon van Dyck.

Carlo I in armatura ritratto da Antoon van Dyck.

Il clima era teso in tutto il Paese; la popolazione si era divisa tra sostenitori del re e sostenitori del Parlamento. Carlo I controllava con il suo esercito, finanziato in modo particolare dall’aristocrazia, la parte nord e ovest dell’Inghilterra, le cui maggiori città erano Nottingham e Oxford, mentre il Parlamento teneva Londra e le regioni a sud-est.

Nonostante i negoziati, venne dichiarata la guerra. Il 23 ottobre 1642 avvenne, nei pressi della cittadina di Edgehill, il primo scontro armato tra i due eserciti. A capo dell’esercito regio c’era Rupert, nipote di Carlo, mentre il Lord Generale del Parlamento era il conte di Essex. La battaglia di Edgehill non ebbe vincitori: se da una parte la cavalleria del re mise in fuga inizialmente la fanteria parlamentare, poi questa riuscì a contenere i successivi assalti, dando inizio a una situazione di stallo.Dopo questo inconcludente scontro ebbero luogo una serie di battaglie a favore di Carlo: l’esercito regio vinse a Chalgrove Field (18 giugno 1643), a Lansdowne (5 luglio) e presso Roundway Down (13 luglio). Il 2 luglio 1644 però, le sorti della guerra virarono a favore del Parlamento. Con la battaglia di Marston Moor, l’esercito parlamentare guidato dal colonnello di cavalleria Oliver Cromwell sbaragliò le truppe del re. Grazie alla vittoria, il Parlamento estese il suo controllo fino alla città di York. Per l’inverno, le truppe di entrambi gli schieramenti si ritirarono.

Con l’arrivo dell’estate gli scontri ripresero. Il 14 giugno 1645 ebbe luogo quella che è considerata una delle maggiori battaglie della guerra, la battaglia di Naseby. Le truppe del re furono annientate: Carlo dovette fuggire e riparare ad Oxford, che fu messa in stato d’assedio e conquistata, costringendo il re ad un’altra fuga. Sconfitto, Carlo decise di mettersi nelle mani dei suoi vecchi alleati, gli scozzesi. Questi, dopo qualche tempo di trattativa con il Parlamento, decisero di cedere, dietro ingente compenso, il re ai suoi nemici. Il re fu scortato nel villaggio di Oatlands e poi trasferito a Londra, presso il palazzo di Hampton Court. Di qui, dove era riconosciuto ancora come sovrano e dove in apparenza trattava in tutta tranquillità, preferì tentare di fuggire. Inizialmente si era pensato a un ricongiungimento con la moglie Enrichetta Maria, fuggita in Francia alla corte del nipote Luigi XIV, ma poi fu deciso di riparare nell’isola di Wight, al largo della costa meridionale inglese, dove alloggiò nel castello di Carisbrooke.

Vicino al Parlamento ma comunque distante dal centro del potere, Carlo poteva iniziare i delicati negoziati con i suoi avversari. Il sovrano rinunciò a tutte le proposte del Parlamento e decise di allearsi nuovamente con gli scozzesi, promettendo in cambio di imporre come religione ufficiale in Inghilterra il presbiterianesimo per tre anni di prova. Scoppiò così la Seconda guerra civile: diecimila  soldati scozzesi penetrarono in territorio inglese guidati dal generale James Hamilton. Contemporaneamente all’invasione scozzese, le regioni di Kent, Essex e Cumberland si ribellarono al potere parlamentare. Poco dopo anche in Galles ci si rivoltò alle truppe del Parlamento. Gli scozzesi non seppero tuttavia approfittare di questi vantaggi ed il 17 agosto 1648 si scontrarono con l’esercito parlamentare nella battaglia di Preston. Fu una disfatta totale: vennero catturate migliaia di scozzesi e fu preso anche il generale Hamilton, che venne trasferito a Londra e, dopo un processo sommario, fu condannato a morte con l’accusa di alto tradimento. Dopo la battaglia tutte le città realiste si arresero, ad eccezione di Colchester, che venne espugnata con la forza poco tempo dopo.

L’accusa di tradimento e la condanna a morte

Carlo venne trasferito dall’isola di Wight al castello di Hurst e poi in quello di Windsor. Nel gennaio del 1649 la Camera dei comuni approvò una legge con la quale si istituiva una commissione con il compito di processare il sovrano. Dopo la prima guerra civile, il Parlamento avrebbe accettato Carlo come re conferendogli poteri e privilegi più limitati e dando maggiori incarichi alle Camere. Il re aveva rifiutato sdegnosamente qualsiasi proposta ed aveva dato inizio alla seconda guerra civile, vista come un inutile spargimento di sangue fra connazionali: non aveva quindi più nessuna possibilità di tornare a regnare sui Tre regni.

Nella storia inglese vari monarchi avevano abdicato o erano stati deposti con la forza, ma nessuno mai era stato giustiziato pubblicamente. La Corte di Giustizia stabilì che 135 commissari dovessero processare e, se trovato colpevole, condannare re Carlo I. L’accusa fu condotta da John Cooke, nominato Solicitor General.

Il 20 gennaio iniziò ufficialmente il processo. Il 27 gennaio il commissario lesse l’accusa, in cui il re era presentato come traditore della patria e nemico della pace, e quindi attese la risposta di Carlo; il sovrano si rifiutò di fornire risposte alle accuse del Parlamento, affermando che nessuna Corte aveva il diritto di mettere sotto accusa un sovrano, tanto meno l’Alta Corte di Giustizia convocata ad hoc per quel processo. Egli riteneva che l’autorità di comando gli fosse stata conferita direttamente da Dio e non dal popolo, come invece sostenevano i suoi accusatori. Quando il commissario lo esortò una nuova volta ad esprimersi su quanto era stato detto, Carlo ripeté: «Desidererei conoscere da quale autorità sono convocato in questo luogo». Il re non riconosceva l’autorità della Corte, ma la tattica di non rispondere non funzionò e venne interpretata come una ammissione di colpa. Nella settimana che seguì Carlo fu invitato tre volte a dare una risposta definitiva: per tre volte il re disconobbe l’autorità dei suoi giudici.

La Corte ritenne Carlo I Stuart colpevole di alto tradimento nei confronti del popolo inglese e lo condannò alla pena capitale, siglata da cinquantanove commissari. Nei tre giorni che seguirono fu condotto prigioniero al Palazzo di St. James ed in seguito nel Palazzo di Whitehall. Qui ebbe l’opportunità di vedere i due figli che erano rimasti in Inghilterra, la principessa Elisabetta e il duca di Gloucester, al quale ordinò di non accettare per nessun motivo di farsi incoronare re dopo la sua morte.

La morte del Re

Oliver Cromwell presso la bara di Carlo I, opera di Hippolyte Delaroche.

Oliver Cromwell presso la bara di Carlo I, opera di Hippolyte Delaroche.

Il 30 gennaio 1649 Carlo I venne condotto fuori da Whitehall e portato su una piattaforma costruita per l’occasione e decapitato. Si dice che Carlo indossò, prima di essere giustiziato, due camicie di cotone, per evitare che il popolo lo vedesse tremare per il freddo, fraintendendo che lo facesse per paura Dopo aver detto una preghiera piegò la testa: il boia gliela recise con un solo colpo ben piazzato. Le sue ultime parole furono: «Passo da un mondo corruttibile ad uno incorruttibile, dove c’è pace, tutta la pace possibile».
Philip Henry, che era presente ed annotò i vari momenti dell’esecuzione, afferma che numerose persone si avviarono verso il cesto dov’era la testa del re per intingere con dei fazzoletti bianchi il sangue di Carlo, dando così inizio al culto del re martire. Tuttavia nessun altro cronista dell’epoca ha tramandato questo aneddoto, nemmeno Samuel Pepys.

È ancor oggi aperto il dibattito su chi sia stato il boia che eseguì la decollazione di Carlo. Le fonti dell’epoca infatti negano che si sia trattato di Richard Brandon, il boia ufficiale della città di Londra. Numerose sono le attribuzioni anche se il vero responsabile non fu mai individuato. Carlo II, quando diventò re, nel 1660 condannò undici uomini per l’omicidio del padre ma non riuscì nemmeno allora a scoprire l’identità del boia. Studi compiuti nel 1813 hanno concluso che l’esecutore doveva essere esperto nel suo lavoro.

Oliver Cromwell, uno dei maggiori antagonisti del re, permise che la testa del sovrano fosse ricucita al corpo e che fossero eseguiti, in forma privata, i funerali. Il 7 febbraio 1649 un ristretto gruppo di fedeli seppellì il corpo di Carlo nella cappella del Palazzo di Windsor. Carlo II pensò successivamente alla costruzione di un grande mausoleo per onorare il padre, ma non riuscì mai a realizzarlo. Dopo la morte di Carlo il potere passò definitivamente nelle mani del Parlamento Lungo ed in seguito in quelle di Oliver Cromwell, che venne eletto Lord protettore. Solo nel 1660 il figlio maggiore di Carlo, Carlo II, riuscirà a tornare sul trono d’Inghilterra.

Poco tempo dopo la decapitazione del sovrano, apparve un libriccino, subito ritenuto essere una monografia di Carlo. Il libro, dal titolo greco Eikon Basilike (Ritratto del re) conteneva una esaltazione della figura del sovrano e della sua politica. Uno dei più fedeli seguaci del re, William Levett, che lo aveva seguito sino al giorno dell’esecuzione capitale, testimoniò di aver visto Carlo scrivere il libro. I membri del Parlamento, irritati e spaventati per la diffusione del libro, commissionarono al poeta e scrittore John Milton la stesura di un libro che andasse contro il contenuto della monografia, intitolato, sempre in lingua greca, Eikonoklastes (Iconoclasta).

Matrimonio

Enrichetta Maria, ritratta da van Dyck.

Enrichetta Maria, ritratta da van Dyck.

Negli anni 20, Giacomo I aveva iniziato trattative con il re di Spagna Filippo III per una unione matrimoniale tra i loro figli, Carlo, principe di Galles e Maria Anna, l’infanta. Nel 1623, per completare l’accordo, il re inviò il figlio, sotto la tutela del suo favorito, il duca di Buckingham, a Madrid. Arrivata a Madrid, la delegazione inglese fu ricevuta a corte con tutti gli onori ma, in breve tempo, le trattative precipitarono. Il nuovo Papa, Urbano VIII Barberini, non avrebbe visto con favore l’unione di una figlia del cattolicissimo re di Spagna con un sovrano di religione protestante. Così, per non scontentare la Santa Sede, Filippo III fece sapere che, per ottenere la mano della figlia, Carlo avrebbe dovuto convertirsi al cattolicesimo romano. Come era ovvio, il principe rifiutò e la delegazione fece ritorno a Londra.

Tuttavia, prima di fare ritorno in patria, Carlo passò per Parigi, alla corte del giovane re Luigi XIII. Qui, nel palazzo del Louvre, fece la conoscenza della sorella di Luigi, Enrichetta Maria. Visto il fallimento delle trattative con la Spagna, Carlo iniziò le trattative per sposare la giovane principessa.

I figli di Carlo I, Carlo, Giacomo e Maria ritratti da Antoon van Dyck.

I figli di Carlo I, Carlo, Giacomo e Maria ritratti da Antoon van Dyck.

Poco dopo, il 1º maggio 1625 i due si sposarono. Il popolo inglese, pur non amando i francesi, era in festa. I contemporanei descrissero la principessa come molto attraente. Ecco cosa disse di lei van Dyck:

« Abbiamo ora una nuova, nobilissima regina d’Inghilterra, che quanto a beltà verace è assai superiore alla tanto corteggiata infanta. Questa figlia della Francia, il più giovane fiore borbonico, ha un aspetto più bello e più fresco, capelli castano chiaro, occhi che splendono come stelle. »
Quando andò in sposa a Carlo, Enrichetta era molto giovane, avendo appena quindici anni. Fervente cattolica, non ebbe un buon rapporto con il marito nel primo periodo della loro unione. Ma dopo qualche anno i due instaurarono tra loro un rapporto, se non di amore, almeno di sincero affetto. Enrichetta diede al re nove figli, di cui cinque sopravvissero al padre. Quando scoppiò la guerra civile, Enrichetta fuggì in Francia, alla corte del nipote Luigi XIV, dove si trovava già sua figlia Enrichetta Anna e dove l’avrebbero raggiunta i figli Carlo e Giacomo.

Enrichetta si spense nel 1669, in Francia.

Ascendenza

carlo I

 

 

 

 

Translate