De Condillac Étienne Bonnot

1715 - 1780

De Condillac Étienne Bonnot
Nazione: Francia
Settore: Letteratura

ID: 3413

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Étienne Bonnot de Condillac (Grenoble, 30 settembre 1715 – Beaugency, 3 agosto 1780) è stato un filosofo, enciclopedista ed economista francese. Contemporaneo di Adam Smith e d’ispirazione liberale, è stato un esponente di spicco del sensismo, ma viene ricordato anche per il suo contributo alla psicologia, alla gnoseologia e alla filosofia della mente.

Vita

Nacque a Grenoble da una famiglia di giuristi, e, come il fratello maggiore, il famoso scrittore politico, abate di Mably, prese l’ordine sacro e divenne abate di Mureau.

In entrambi i casi la professione era solo nominale, e l’intera vita di Condillac, con l’eccezione del periodo in cui fu tutore alla corte di Parma, si dedicò ai suoi studi. Le sue opere furono Saggio sull’origine delle conoscenze umane (1746), Trattato sui sistemi (1749), Trattato sulle sensazioni (1754), Trattato sugli animali (1755), un completo Corso di studi (1767-1773) in 13 volumi, scritti per il giovane Duca Ferdinando di Borbone, nipote di Luigi XV, Il commercio e il governo, considerati l’uno relativamente all’altro (1776), e due lavori postumi, laLogica (1781) e l’incompleto Linguaggio dei calcoli (1798).

Nei primi giorni a Parigi venne in contatto con la scuola di Diderot. L’amicizia con Rousseau, che durò fino alla morte, può essere dovuta in primo luogo al fatto che Rousseau era stato insegnante privato nella famiglia dello zio di Condillac, M. de Mably, a Lione. Grazie alla sua naturale attenzione e riservatezza, le amicizie di Condillac con i filosofi contemporanei non danneggiarono la sua carriera; egli comprese certamente la scelta della corte francese di mandarlo a Parma per educare il duca orfano, un bambino di sette anni, nel 1758.

Nel 1768, dopo il suo ritorno dall’Italia, fu eletto all’Académie française, ma non partecipò alle riunioni dopo la sua elezione. Spese gli ultimi anni ritirandosi a Flux, una piccola proprietà che acquistò vicino a Beaugency, e vi morì il 3 agosto 1780.

Opere e pensiero

Condillac fu sia un importante psicologo sia un divulgatore in Francia dei principi di Locke, che fu apprezzato e riconosciuto soprattutto da Voltaire e Brissot . Nell’esporre il suo sensismo empirico, Condillac dimostrò di essere uno dei pensatori migliori del suo periodo e della sua nazione, per lucidità, sintesi, ponderazione. Il suo pensiero, tuttavia, nell’analisi della mente umana, vertice della sua ricerca, mancò di trattare la parte attiva e il lato spirituale dell’esperienza umana.

Il suo primo libro, il Saggio sull’origine delle conoscenze umane, rimase fedele al suo maestro inglese. Egli accettò, con qualche modifica, la deduzione di Locke che la nostra conoscenza derivi da due sorgenti, la sensazione e la riflessione, e usò come principio cardine per la dimostrazione di questa tesi l’associazione delle idee. Il suo libro successivo, il Trattato sui sistemi, fu una vigorosa critica a quei moderni sistemi che erano basati su principi astratti o su ipotesi non verificate. La sua polemica, che fu legata allo spirito di Locke, fu diretta contro le idee innate dei cartesiani, dell’occasionalismo di Malebranche, del monadismo di Leibniz e dell’armonia prestabilita e, soprattutto, contro la concezione della sostanza enunciata nella prima parte dell’Etica di Spinoza.

Trattato sulle sensazioni

Il suo più importante lavoro è il Trattato sulle sensazioni, nel quale si libera della tutela di Locke e del suo particolare psicologismo. Era stato condotto, ci dice lui stesso, in parte dalla critica di Mademoiselle Ferrand, alla dottrina di Locke, per la quale i sensi ci danno per la conoscenza intuitiva degli oggetti, come ad esempio accade per l’occhio che individua naturalmente gli oggetti, le forme, le posizioni e le distanze. Le sue discussioni con Mademoiselle Ferrand lo convinsero a considerare le questioni su cui era necessario studiare i nostri sensi separatamente, per distinguere precisamente quali idee avevamo di ogni senso, per osservare come i sensi si formano, e come un senso influisce sull’altro. Il risultato, era sicuro, ci mostra come tutte le facoltà umane e le conoscenze sono trasformate in sensazioni, con l’esclusione di qualsiasi altro principio, come la riflessione.

Il piano del libro si sviluppa con l’autore che immagina una statua organizzata nel suo interno come l’uomo, animata da un’anima che non ha mai ricevuto nessuna idea, nella quale nessun senso-impressione è mai penetrato. Egli libera i suoi sensi uno per uno, iniziando dagli odori, che contribuiscono per primi alla conoscenza umana. Con la prima esperienza dell’odore, la coscienza della statua è interamente occupata da questa esperienza; e questa occupazione è attenzione. L’odore-esperienza della statua produrrà piacere o dolore; e il piacere o il dolore diventeranno il principio-padre che, determinando tutte le operazioni della sua mente, lo innalzeranno a tutta la conoscenza a lei possibile. Il passo successivo sarà la memoria, che è l’impressione prolungata del suo odore-esperienza sull’attenzione. “La memoria non è altro che un modo di sentire”. Dalla memoria nasce il confronto: la statua sperimenta, per esempio, l’odore di una rosa, mentre si ricorda quello del garofano; e “il confronto non è nulla di più che prestare attenzione a due cose contemporaneamente”. Confronti e giudizi diventano abituali, sono contenuti nella mente e sono organizzati, in modo da formare il principio base dell’associazione delle idee. Dal confronto del passato con le esperienze presenti, rispetto al piacere che donano, nasce il desiderio; il desiderare determina il funzionamento delle nostre facoltà, stimola la memoria e l’immaginazione, e provoca passioni. Le passioni, poi, non esistono, ma sono solo sensazioni modificate.

Queste indicazioni bastano a mostrare l’andamento generale dell’argomento nella prima sezione del Trattato sulle sensazioni. Per mostrare lo svolgimento del trattato sarà invece sufficiente citare le intestazioni dei rimanenti capitoli: “Delle idee dell’Uomo limitate al Senso dell’Odore”, “Della limitazione dell’Uomo nel senso dell’udito”, “La combinazione di Odore e Suoni”, “La sensazione di se stessi, e la sensazione combinata con l’Odore e i Suoni”, “I limiti dell’Uomo nel senso della vista”.

Nella seconda sezione della trattazione, Condillac concede alla sua statua il senso del tatto, che prima lo informa dell’esistenza degli oggetti esterni. In un’analisi molto attenta ed elaborata, distingue i vari elementi del nostro tatto-esperienza del proprio corpo, il contatto degli oggetti estranei al proprio corpo, l’esperienza del movimento, l’esplorazione della superficie con le mani: segue lo sviluppo delle percezioni della statua delle dimensioni, delle distanze e delle forme. La terza sezione si occupa della combinazione del tatto con gli altri sensi. La quarta sezione si occupa dei desideri, delle attività e delle idee di un uomo isolato che prende possesso di tutti i sensi; alla fine vengono riportate delle osservazioni su di un “ragazzo selvaggio” che viene trovato vivere tra gli orsi nelle foreste in Lituania.

La conclusione di tutto il lavoro è che nell’ordine naturale delle cose tutto ha la propria sorgente nella sensazione, ma questa sorgente non è egualmente distribuita in tutti gli uomini; gli uomini differiscono notevolmente nel grado di chiarezza con cui essi la sentono; e, concludendo, quell’uomo non è niente ma è cresciuto; tutte le facoltà innate e le idee devono essere spazzate via. L’ultimo verso suggerisce la differenza che è stata fatta a questa maniera della psicologia dalle moderne teorie dell’evoluzione e dell’ereditarietà.

Trattato sugli animali

Condillac sostiene che negli animali le abitudini considerate naturali sono in realtà dovute all’esperienza (cioè acquisite), quindi l’istinto può essere assimilato all’intelligenza. Egli attribuisce agli animali tutte le facoltà umane e confuta così la teoria cartesiana dell’automatismo degli animali. Condillac infatti nega che la sensibilità degli animali sia diversa da quella degli esseri umani: «Se le bestie sentono, sentono come noi».

 

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