D’Asburgo Lorena Maria Antonietta

1755 - 1793

D’Asburgo Lorena Maria Antonietta
Nazione: Francia
Settore: Storia

ID: 1681

Quotazioni

A (autografo): S4 (da 1001 a 3000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S5 (da 3001 € e oltre)

APL (autografo su foto o libro): S4 (da 1001 a 3000 €)

Quotazioni indicative.

Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena, nota semplicemente come Maria Antonietta (Vienna, 2 novembre 1755 – Parigi, 16 ottobre 1793), fu regina consorte di Francia e di Navarra, dal 10 maggio 1774 al 21 settembre 1792, come sposa di Luigi XVI.

Figlia di Maria Teresa d’Austria e di Francesco Stefano di Lorena, alla nascita era stata insignita del titolo di arciduchessa d’Austria. Per suggellare l’alleanza tra l’Austria e la Francia contro la Prussia e l’Inghilterra, venne data in sposa, quattordicenne, al delfino di Francia, il futuro Luigi XVI. Trasferitasi a corte, nella reggia di Versailles, per sopperire alla solitudine, alla noia e a un matrimonio deludente e tormentato, cominciò a vivere nelle frivolezze, dedicandosi a costosi diversivi.

La frivolezza del suo carattere, i favoritismi e le ingerenze negli intrighi di corte le inimicarono molte delle grandi famiglie dell’antica nobiltà, che contribuirono a diffondere maldicenze e dicerie contro di lei, soprannominata con sprezzo l’Austriaca. Anche negli anni della maturità, nei quali avrebbe mostrato più senso di responsabilità e di riflessione, non sarebbe riuscita a cancellare, di fronte all’opinione pubblica, l’immagine di «donna frivola, irresponsabile, assetata di lusso e dissipatrice».

Durante la rivoluzione francese, ostile a ogni compromesso con le idee liberali e accesa sostenitrice del diritto divino dei re, cercò di salvare la monarchia assoluta, anche attraverso i continui contatti con gli aristocratici emigrati, e sfruttando alcuni moderati come Mirabeau e Barnave. In seguito alla crescente ostilità popolare, dovuta anche al fallito tentativo di fuga, fu messa in stato di arresto insieme alla famiglia reale. Durante il periodo di prigionia, dopo la caduta della monarchia, dimostrò di essere una madre e una moglie esemplare. Processata sommariamente e giudicata colpevole di alto tradimento dal tribunale rivoluzionario, seppur senza prove tangibili, morì con dignità sulla ghigliottina. La sua morte segnò la reale fine dell’ancien régime.

Biografia

L’infanzia a Vienna (1755-1767)

Maria Antonietta nel 1762. Dipinto di Martin van Meytens

Maria Antonietta nel 1762. Dipinto di Martin van Meytens

Maria Antonietta nacque alla Hofburg di Vienna, il 2 novembre 1755, penultima dei sedici figli di Maria Teresa d’Austria e di Francesco Stefano di Lorena, imperatore del Sacro Romano Impero. Battezzata Maria Antonia Giuseppa Giovanna, in famiglia e a corte sarebbe stata chiamata Antoine. Sarebbero stati i francesi, in seguito, a chiamarla Marie-Antoinette. All’età di due anni, contrasse il vaiolo in forma lieve, ma riuscì a sopravvivere e a non rimanerne deturpata. Maria Antonia crebbe in una corte dove l’etichetta e l’educazione, che venivano impartite agli arciduchi e alle arciduchesse, non soffocavano mai la loro spontaneità.

Nonostante l’alto rango, dunque, l’infanzia di Maria Antonietta fu relativamente felice e distesa. La contessa Brandeiss, sua istitutrice, la viziò, concedendole ogni minima cosa, ma soprattutto quell’amore materno che sua madre, l’imperatrice, sempre impegnata negli affari di Stato, non aveva il tempo di darle.La contessa le inculcò semplicemente l’educazione di stampo religioso e morale richiesta per ogni arciduchessa e, per compiacere la bambina, ridusse anche le ore di studio sui libri, tanto che, a dodici anni, Maria Antonia non sapeva scrivere e nemmeno parlare correttamente né il francese né il tedesco. L’unica lingua in cui dialogava elegantemente era l’italiano, grazie al suo maestro di riguardo Pietro Metastasio. Suo maestro di musica fu il compositore Christoph Willibald Gluck, e Philippe Joseph Hinner le insegnò a suonare molto bene l’arpa, ma l’arte in cui la bambina eccelleva era la danza. Maria Antonia muoveva, infatti, il suo corpo con molta grazia e raffinatezza.

Regina consorte di Francia e di Navarra

Regina consorte di Francia e di Navarra

Il 18 agosto 1765, a Innsbruck, durante i festeggiamenti per le nozze dell’arciduca Pietro Leopoldo, morì l’imperatore, stroncato da un colpo apoplettico. Venne pianto amaramente dai figli, i quali lo amavano teneramente, ma soprattutto dalla moglie, che prese il lutto a vita. Maria Teresa, posto come coreggente il figlio maggiore Giuseppe, cominciò a incutere sempre più timore ai figli minori, verso i quali, a causa dell’eccessivo lavoro, non aveva mai prestato grande attenzione. Adesso dava loro l’impressione di essere sempre scontenta del loro comportamento.

Nel 1767, i piani matrimoniali progettati dall’imperatrice per ampliare o costruire nuove alleanze vennero quasi completamente distrutti da un’epidemia di vaiolo, che colpì anche la famiglia imperiale (Maria Antonia ne era immune). Per compensare alle gravi perdite, fece sposare Maria Carolina con Ferdinando IV di Napoli, e Maria Amalia con Ferdinando I di Parma. Il matrimonio di Maria Carolina rattristò molto Maria Antonia, poiché le due sorelle erano legate da un profondo affetto, che sarebbe poi durato negli anni, nonostante la lontananza.

Un matrimonio politico (1767-1770)

La delfina Maria Antonietta, vestita da cavallerizza. Il ritratto, spedito a Vienna, venne ritenuto molto somigliante. Dipinto di Joseph Krantzinger (1771).

La delfina Maria Antonietta, vestita da cavallerizza. Il ritratto, spedito a Vienna, venne ritenuto molto somigliante. Dipinto di Joseph Krantzinger (1771).

Anche Maria Antonia, come pedina politica, venne utilizzata dalla madre per cementare la neo alleanza con la Francia, la secolare acerrima nemica dell’Austria, contro il re Federico II di Prussia, eterno avversario di Maria Teresa alleato con l’Inghilterra. Dopo lunghe trattative, si giunse al fidanzamento dell’arciduchessa con Luigi Augusto, delfino di Francia. A contrattare il matrimonio furono il duca di Choiseul per la Francia e il principe di Starhemberg per l’Austria.

Nel novembre 1768, l’abate de Vermond partì per Vienna, come precettore di Maria Antonia. L’arciduchessa, seppur dotata di un fisico incantevole, come dimostrato dal pastello di Ducreaux inviato a Parigi nel 1769 – i cui piccoli difetti vennero rapidamente modificati – e di una spiccata intelligenza, mancava però delle conoscenze necessarie a una futura regina, senza contare che era indolente e capricciosa. L’abate non si lasciò scoraggiare e impose alla giovane allieva un programma didattico ideato appositamente per lei, dove sostituì lo studio sui libri con lunghe conversazioni, che spaziavano dalla religione, alla storia e alla letteratura francese. Maria Antonia si dimostrò più dotata di quanto avesse dimostrato inizialmente, e Vermond, ormai incantato dalla giovane arciduchessa, ottenne risultati molto buoni.

Il 13 giugno 1769, venne dichiarato ufficialmente il fidanzamento di Maria Antonia. I dettagli per le nozze vennero elaborati minuziosamente per tre anni e, alla fine, la dote dell’arciduchessa venne fissata per 200.000 corone e un valore medesimo in gioielli.Nei pochi mesi precedenti le nozze, Maria Teresa, colta da varie preoccupazioni sul destino della figlia e cercando di recuperare il loro rapporto, divise con Antonia la propria camera, durante le ultime notti prima della partenza dell’arciduchessa per la Francia. Il 19 aprile 1770, vennero celebrate le nozze per procura e, da quel momento, Maria Antonia venne chiamata ufficialmente Marie-Antoinette, dauphine de France (Maria Antonietta, delfina di Francia).

Maria Antonietta nel medaglione per il matrimonio

Maria Antonietta nel medaglione per il matrimonio

Il 21 aprile 1770, con uno sfarzoso seguito di cinquantasette carrozze, Maria Antonietta lasciò definitivamente Vienna. Sebbene il suo compito fosse quello di dimenticare le proprie origini austriache, per diventare nel corpo e nello spirito una vera francese, come ci si aspettava da ogni regina consorte di Francia, la giovane delfina seguì invece le indicazioni materne, che le ordinavano tutt’altro: «Rimanete una buona tedesca!» le disse la madre al momento dell’addio.L’imperatrice avrebbe continuato a intimidire Maria Antonietta con le lettere mensili che spediva a Versailles, nelle quali le ricordava la fedeltà che doveva all’Austria, in quanto membro della dinastia degli Asburgo. Dopo due settimane di viaggio, continuamente elogiata ad ogni tappa, la delfina giunse a Shüttern, sulla sponda del Reno, opposta a Strasburgo. In un padiglione in legno, costruito appositamente per l’occasione, su una piccola isola sul Reno, si svolse la cerimonia della remise, durante la quale Maria Antonietta abbandonò gli abiti austriaci per indossare vesti francesi. La delfina si accomiatò definitivamente dal seguito austriaco e venne accolta da quello francese, capeggiato dalla contessa de Noailles, da poco nominata “Gran Maestra della Casa della delfina”.

Il corteo riprese la marcia verso Compiègne, dove la delfina era attesa dalla corte francese, fra cui il re Luigi XV, il delfino e il duca di Choiseul, che andò incontro alla sposa. Quando Maria Antonietta scese dalla carrozza, fu accolta e scortata dal duca di Choiseul, al quale rivolse queste parole: «Non mi scorderò mai che voi siete responsabile della mia felicità!». I due sposi si incontrarono per la prima volta. Il delfino era diverso da come era stato descritto alla delfina: era goffo, sgraziato e già piuttosto pingue per la sua età. Nei dipinti inviati in Austria, era stato abbellito.

Le nozze vennero celebrate in forma solenne a Versailles, il 16 maggio. Anche il popolo venne invitato a festeggiare la gioia della famiglia reale. Dopo cena, avvenne la cerimonia del coucher, a cui, per etichetta, doveva assistere l’intera corte. La coppia entrò nel letto e l’arcivescovo benedisse il talamo. Alla fine della cerimonia, la coppia venne lasciata sola, ma il matrimonio non venne consumato.

Madame la delfina (1770-1774)

Maria Antonietta nel 1769. Pastello di Joseph Ducreux, inviato a Versailles come ritratto ufficiale.

Maria Antonietta nel 1769. Pastello di Joseph Ducreux, inviato a Versailles come ritratto ufficiale.

Maria Antonietta non era vista di buon occhio dalla maggior parte della corte francese, che era stata cresciuta nell’odio verso l’Austria. Le Mesdames Tantes, le zie paterne di Luigi Augusto, a cui la delfina si era legata su consiglio della madre, furono le prime a chiamarla, alle sue spalle, “l’Austriaca”. Anche il delfino era stato cresciuto nell’odio verso l’Austria e il suo precettore, il duca de La Vauguyon, alimentava e indirizzava questo disprezzo soprattutto verso le persone che circondavano Maria Antonietta: il ministro Choiseul, l’abate Vermond, la contessa de Noailles e l’ambasciatore austriaco Mercy-Argenteau.

Quando il ministro venne destituito, il 24 dicembre 1770, le Mesdames e il delfino esultarono, mentre Maria Antonietta comprese che Luigi Augusto l’aveva sposata soltanto per obbligo dinastico e l’alleanza franco-austriaca, che l’imperatrice sosteneva strenuamente, non era ben vista da tutti a Versailles. Probabilmente fu anche a causa dei suoi pregiudizi che Luigi Augusto non aveva ancora sfiorato la delfina, seppur fossero passati molti mesi dal giorno delle nozze. Infatti, egli provava una sorta di incomprensibile avversione nei confronti della sposa, mentre, da un punto di vista fisico, non sembravano esserci problemi di sorta. Secondo un rapporto del primo chirurgo di Luigi XV, il delfino non soffriva di alcuna malformazione né di vera e propria impotenza, ma era inibito da quello che oggi definiremmo un blocco psicologico, dovuto all’educazione bigotta.

La corte di Versailles si chiedeva quando il matrimonio sarebbe stato consumato. Maria Teresa, cercando di controllare il comportamento della delfina da Vienna, incaricò Mercy di tenerla informata costantemente e in maniera dettagliata in merito alla consumazione delle nozze e al ciclo mestruale della figlia, mentre Maria Antonietta, ignara del fatto che sia l’ambasciatore sia Vermond fossero a servizio dell’imperatrice, confidava loro gli argomenti che tentava di nascondere alla madre.

I mesi passarono e la situazione non cambiò. L’imperatrice cominciò a criticare costantemente la figlia, perché era incapace di suscitare passione nel marito, che raramente dormiva con lei, e di promuovere gli interessi della Casa d’Austria. Tempo dopo, si spinse sino a insultare direttamente Maria Antonietta, definendola priva di bellezza e di talento, e dicendole che quindi era un fallimento, soprattutto dopo i matrimoni del conte di Provenza con Maria Giuseppina di Savoia, e del conte d’Artois con Maria Teresa di Savoia. Tuttavia, con il passare del tempo, e seguendo i consigli della madre, la delfina riuscì a conquistare la simpatia, se non proprio l’amore, del delfino, che confidò alle zie paterne che trovava sua moglie «molto affascinante».

Nel frattempo, le Mesdames spinsero gli eredi al trono a un’aperta ostilità nei confronti di Madame Du Barry, l’amante del re, artefice della destituzione di Choiseul. Sebbene il disprezzo per la favorita unisse i due giovani sposi, la loro tacita condanna alla vita privata di Luigi XV li estraniava fortemente da lui. Maria Antonietta decise così di non rivolgere la parola alla favorita, seppure la madre le ordinasse di farlo tramite Mercy. Per la prima volta, nonostante il timore che la madre le incuteva, la delfina contravvenne ai suoi ordini.

Il comportamento della figlia fece infuriare Maria Teresa, che infine mandò un energico rimprovero alla delfina, che ne rimase molto scossa. Mercy aggiunse che il suo comportamento stava mettendo in crisi l’alleanza franco-austriaca. Infine, dopo sette mesi, Maria Antonietta capitolò. Il 1º gennaio 1772, rivolse a Madame Du Barry queste uniche parole: «C’è molta gente oggi a Versailles». La situazione si risolse, ma per la delfina quella fu un’umiliazione. «Le ho parlato una volta, ma sono decisissima a non farne altro e quella donna non udrà più il suono della mia voce» disse al marito.Né Mercy, né Maria Teresa si sarebbero mai resi conto delle conseguenze che quel comportamento forzato ebbe sul carattere orgoglioso e sulla morale della giovane Maria Antonietta.

L’8 giugno 1773, una folla entusiasta salutava l’ingresso ufficiale degli eredi al trono di Francia a Parigi. La festa raggiunse l’apogeo quando il delfino e la delfina si mostrarono, in serata, sul balcone delle Tuileries. Il 22 luglio 1773, il delfino presentò a Luigi XV “sua moglie”, affermando che quella notte era finalmente riuscito a consumare il matrimonio. Il re abbracciò con gioia i due nipoti. In realtà, dopo vari maldestri amplessi sessuali, il delfino era riuscito solamente a deflorare la moglie, senza riuscire a completare l’atto sessuale.

Nella primavera del 1774, Maria Antonietta dette con piacere la sua protezione a Gluck, il suo vecchio insegnante di musica, venuto in Francia per portare in scena un’opera da lui composta: Ifigenia in Aulide. Il 19 aprile, vi fu la prima, alla quale la delfina aveva condotto l’intera famiglia reale, e fu un successo. Alcuni giorni dopo la rappresentazione all’Opéra, Luigi XV si sentì male dopo una partita di caccia: si era ammalato di vaiolo. Nel giro di pochi giorni morì, lasciando il regno nelle mani del delfino Luigi Augusto. A soli diciotto anni, il 10 maggio 1774, Maria Antonietta divenne regina di Francia. Saputa la notizia, Maria Teresa scrisse, in tono materno, all’ambasciatore Mercy riguardo alla figlia: «Il destino di mia figlia non può essere che assolutamente grande o molto disgraziato. Ritengo che i suoi bei giorni siano finiti!».

Primi anni di regno (1774-1777)

Madame la Dauphine nel 1773. Dipinto di François-Hubert Drouais.

Madame la Dauphine nel 1773. Dipinto di François-Hubert Drouais.

In poco tempo, a causa del suo comportamento e della sua mancanza di rispetto, Maria Antonietta si inimicò l’antica nobiltà di corte. Una simile condotta non sarebbe stata tollerata nemmeno da una regina francese, e ancora meno se proveniva da un’altezzosa arciduchessa austriaca. La popolarità della regina stava cominciando lentamente a declinare. Uscirono vari libelli scandalistici, soprattutto pornografici, contro di lei, che ormai veniva chiamata Madame Scandale.

Maria Antonietta era anche accusata di voler influenzare la politica del marito, ma i ministri scelti da Luigi XVI, Maurepas e Vergennes, erano decisamente anti-austriaci, e ben intenzionati a non permettere intromissioni della regina e della Casa d’Austria nella politica francese.All’interno della sua vita privata, Maria Antonietta era insoddisfatta. Il suo matrimonio, con gran dispiacere dell’imperatrice, non era ancora stato consumato e sfumava lontana la nascita di un erede al trono. Sotto una facciata di frivolezza e allegria, la regina celava la malinconia di una donna frustrata e insoddisfatta. In questo periodo, sentì la necessità di immergersi ulteriormente in costosi diversivi, quali i carissimi ed enormi abiti della modista Rose Bertin, le colossali acconciature di Léonard e anche il gioco d’azzardo.

Nella primavera del 1775, il programma economico del ministro delle finanze Jacques Turgot, che era stato frainteso e aspramente criticato, provocò gravi agitazioni. In quasi tutta la Francia scoppiò una sommossa, che venne chiamata “guerra della farina”. Sarebbe stata questa l’occasione in cui a Maria Antonietta venne attribuita, falsamente, la frase: «Se non hanno pane, che mangino brioches!». L’11 giugno ebbe luogo l’incoronazione di Luigi XVI. Maria Antonietta, che aveva scelto di non essere incoronata, mostrò molta commozione e la giornata fu un grande successo.

Nell’estate dello stesso anno, Maria Antonietta conobbe Yolande de Polignac, la quale, divenuta la sua migliore amica, fece entrare la regina nell’entourage della famiglia Polignac, che avrebbe dominato la corte per anni. Il 6 agosto 1775, sua cognata, la contessa d’Artois, diede alla luce un bambino, il duca d’Angoulême, che sarebbe stato il presunto erede al trono dopo il re, il conte di Provenza e suo padre. Le popolane presenti a corte quel giorno insultarono Maria Antonietta che, raggiunti i suoi appartamenti privati, scoppiò in lacrime. Ciò determinò lo scaturire di una pletora di pamphlet, nei quali erano messe in evidenza l’impotenza del re e la ricerca di piaceri sessuali da parte della regina, sia con uomini sia con donne. Tra gli amanti attribuiti presenziavano i suoi amici più stretti: la principessa de Lamballe e il cognato, il conte d’Artois.

Ad agosto, il re donò a Maria Antonietta il Petit Trianon, una dépendance costruita anni prima per Madame de Pompadour, che la regina fece ristrutturare secondo il suo personale gusto neoclassico, in cui prevalevano la semplicità e l’eleganza. Poco dopo, la Francia andò incontro a una grave crisi finanziaria. Ai debiti contratti durante la Guerra dei sette anni, si sommarono le spese dovute alla partecipazione alla Guerra d’indipendenza americana. Nel 1776, Turgot fu licenziato e, al suo posto, venne nominato ministro delle finanze il banchiere ginevrino Jacques Necker, che cercò invano di tagliare le eccessive spese della corte.

Il 18 aprile 1777, giunse a Parigi l’imperatore Giuseppe II, venuto in Francia per capire perché il matrimonio fra la sorella minore e il cognato non fosse stato ancora consumato. Maria Antonietta cominciò subito a confidare al fratello la sua penosa situazione coniugale. È stato comunemente creduto che Luigi XVI soffrisse di fimosi e necessitasse di un intervento chirurgico per compiere l’atto sessuale.
Tuttavia, dopo aver parlato con il re, Giuseppe arrivò alla conclusione che egli avesse delle erezioni soddisfacenti, ma che, una volta inserito il membro, non restasse abbastanza a lungo da eiaculare, compiendo l’atto sessuale soltanto per dovere e non per piacere. Giuseppe concluse che anche la sorella non aveva alcun appetito sessuale, né tanto meno intraprendenza, situazione assai diversa da quella descritta nei libelli. Riteneva che il re e la regina di Francia fossero «due perfetti pasticcioni».
Dopo aver chiarito la questione con il re, Giuseppe cominciò a criticare la sorella sulle frivolezze, gli sprechi e le amicizie. Nonostante tutto, Giuseppe scrisse al fratello minore Pietro Leopoldo riguardo alla sorella: «È ancora molto infantile ed essenzialmente pura e virtuosa». Quando il fratello se ne andò, le lasciò varie raccomandazioni scritte, intenzionalmente esagerate, con lo scopo di far spaventare la sorella e farle adottare uno stile di vita più serio. La regina, angustiata dalla lettera, comprese i suoi errori e promise al fratello di correggere il suo comportamento. Grazie ai consigli dell’imperatore Giuseppe, Maria Antonietta si riavvicinò al re e, il 18 agosto 1777, il matrimonio fu ufficialmente consumato.

la Rivoluzione

Maria Antonietta in un ritratto di Élisabeth Vigée-Le Brun (1783).

Maria Antonietta in un ritratto di Élisabeth Vigée-Le Brun (1783).

La situazione cominciò a evolvere in maniera violenta nei mesi di giugno e luglio, quando l’Assemblea nazionale chiese sempre maggiori diritti a Luigi XVI, che cercò invece di limitare e sopprimere il potere del Terzo Stato. La sovrana e i fratelli minori del re chiedevano l’immediato scioglimento degli Stati Generali, preferibilmente con l’arresto dei militanti più in vista del Terzo Stato. Maria Antonietta, che non comprendeva le aspirazioni del popolo, era convinta che le rivolte fossero istigate da terzi, che sobillavano i sudditi a combattere la corona. Nella sua idea indiscutibile di monarchia assoluta, non c’era posto per deputati eletti che esercitassero il potere legislativo. L’11 luglio Necker fu licenziato. Quando la notizia fu divulgata, scoppiarono a Parigi dei tumulti, culminati tre giorni dopo nella presa della Bastiglia del 14 luglio 1789.

Nelle settimane che seguirono, molti dei maggiori conservatori monarchici, tra i quali il conte d’Artois e la duchessa de Polignac, fuggirono dalla Francia per timore di essere assassinati. Maria Antonietta, pur angosciata dal sapere la sua vita in pericolo, decise di rimanere per aiutare il marito a ristabilire la tranquillità, benché il potere del re fosse stato progressivamente limitato dall’Assemblea costituente che, ora a capo di Parigi, arruolava uomini per la guardia nazionale.

Nel clima della Grande Paura, che sconvolse le campagne tra luglio e agosto, la figura di Maria Antonietta personificava gli orrori di una sanguinosa controrivoluzione.Il 1º ottobre, al palazzo di Versailles, fu data una cena in onore dei reggimenti di Fiandra, ma a Parigi trapelò la notizia che si fosse svolta un’orgia anti-rivoluzionaria. Il 5 ottobre, una folla armata, per lo più composta di donne, marciò su Versailles per chiedere pane al re e presentargli una petizione, con la speranza che la situazione si risolvesse. La mattina del 6 ottobre, gli appartamenti reali furono invasi, la regina fu insultata e ci furono dei morti tra la folla e le guardie del corpo. La famiglia reale, allora, fu costretta a trasferirsi a Parigi, nel palazzo delle Tuileries, sotto la vigilanza della guardia nazionale.

Maria Antonietta scrisse ai suoi amici che non aveva intenzione alcuna di impegnare ulteriormente se stessa nella politica francese, perché, avesse o meno partecipato, tutto sarebbe stato inevitabilmente attribuito a lei, che temeva le ripercussioni di un ulteriore coinvolgimento. Nonostante la situazione, Maria Antonietta continuò ad adempiere alle funzioni rappresentative, alle elemosine e alle cerimonie religiose. La maggior parte del suo tempo, tuttavia, fu dedicato ancora una volta ai suoi figli. Alle Tuileries, la famiglia reale era praticamente agli arresti domiciliari e riceveva spesso insulti, provenienti dall’esterno. La regina si confinò nel palazzo: raramente si mostrava in pubblico e vestiva con semplicità. La sua riservatezza venne però interpretata negativamente e venne considerata fredda e distante.

Nel febbraio del 1790, Luigi XVI era stato costretto ad approvare la Costituzione. In quel periodo, cominciarono i contatti tra i sovrani e il conte de Mirabeau, un nobile simpatizzante della rivoluzione, che decise di aiutare la monarchia, indirizzandola verso un modello costituzionale. Sebbene Maria Antonietta disapprovasse la condotta morale di quell’uomo, accettò di farsi aiutare. Mirabeau, invece, l’ammirava per la sua “virile” determinazione, tanto da giungere a dire: «Il re ha un solo uomo con sé: sua moglie!».

Maria Antonietta in abito di mussola bianca e cappello di paglia. Dipinto di Élisabeth Vigée-Le Brun (1783).

Maria Antonietta in abito di mussola bianca e cappello di paglia. Dipinto di Élisabeth Vigée-Le Brun (1783).

In cambio di denaro, il deputato avrebbe mandato numerose annotazioni ai sovrani per chiarire la situazione politica, secondo il suo punto di vista. Mirabeau riuscì a far apporre nella carta costituzionale significativi miglioramenti per la situazione del re e i sovrani ne furono contenti. Nello stesso tempo, all’esterno, i sovrani erano visti dagli emigrati come dei traditori della causa monarchica. All’interno, invece, i parigini si abituarono a vedere il re come un traditore della nazione, meritevole di essere punito con la morte. Tutte queste fonti di continue e quotidiane preoccupazioni (ogni giorno si mormorava di un attentato alla regina o si ventilava una sua chiusura in monastero), fecero invecchiare prematuramente la giovane regina, appena trentacinquenne. Il continuo timore della morte, per sé e per la propria famiglia, la stavano segnando profondamente. Il 2 aprile 1791, morì Mirabeau.

Asburgo-Lorena Sacro Romano Impero (1745-1806)

Asburgo-Lorena
Sacro Romano Impero (1745-1806)

Il 21 giugno 1791, la famiglia reale tentò la fuga verso i Paesi Bassi austriaci, ma a pochi chilometri dal confine, presso la cittadina di Varennes-en-Argonne, fu riconosciuta, arrestata e riportata a Parigi. Durante il viaggio, i reali furono attaccati e insultati. La fuga finì per demolire l’idea della sacralità della persona del re, già assai scossa. Si iniziò a pensare che un re che aveva tradito il proprio paese cercando la fuga non fosse più necessario neppure allo Stato.

Nel frattempo, Maria Antonietta cominciò a barcamenarsi tra le forze conservatrici e quelle democratiche. Da una parte, riprese i contatti con le corti straniere, da cui si aspettava sostegno, dall’altra avvicinò Antoine Barnave, un giovane moderato conosciuto durante il rientro da Varennes, perché aiutasse la monarchia a uscire dalla situazione in cui si trovava a causa della tentata fuga. La regina non si rese conto che il giovane non aveva assolutamente lo stesso ascendente che Mirabeau esercitava sull’Assemblea, la quale si trovava sempre più d’accordo con il popolo, infuriato contro i sovrani. Nonostante questo, Barnave scrisse varie missive alla coppia reale, cercando di convincerla ad abbandonare il movimento controrivoluzionario e ad accettare la costituzione, i cui principali articoli, per ammissione della stessa sovrana a Mercy, erano una «serie di irrealizzabili assurdità».

Infine, il 14 settembre 1791, il re ratificava la prima costituzione francese. In seguito, spinto dall’Assemblea, Luigi XVI dichiarò guerra all’Austria, ma, nel giugno 1792, oppose il suo potere di veto alla deportazione dei preti refrattari, ovvero gli ecclesiastici che non avevano giurato fedeltà alla costituzione, e alla formazione di un corpo di soldati provinciali da stanziare fuori Parigi. Il 20 giugno 1792, la folla in armi attaccò per la prima volta il palazzo delle Tuileries. I reali furono nuovamente offesi, ma rimasero composti di fronte a ogni minaccia.

Gli avvenimenti del 20 giugno erano solo la prova generale di quello che sarebbe accaduto il 10 agosto. Quel giorno avvenne il più cruento assalto al palazzo, che sancì la definitiva caduta della monarchia francese. Nell’assalto alle Tuileries morirono tutte le guardie svizzere del re e molti nobili rimasti a difendere la famiglia reale, che cercò rifugio presso l’Assemblea nazionale. Tre giorni dopo, per ordine della Comune, la famiglia reale venne trasferita dentro la Tour du Temple, un antico monastero dei Templari, allora adibito a carcere. I sovrani, i figli e la sorella minore del re furono dunque rinchiusi nella prigione, mentre a Madame Campan, prima cameriera della regina, e alla principessa de Lamballe non fu permesso di seguirli. Quest’ultima fu uccisa e fatta a pezzi durante i massacri di settembre: la sua testa fu portata in corteo sotto le finestre della regina, che svenne dall’orrore.

Da lì a pochi mesi, cominciò il processo al re, che ne decretò la definitiva condanna alla ghigliottina il 21 gennaio 1793, a Parigi, nell’attuale Place de la Concorde.

La vedova Capeto (1793)

Maria Antonietta alla Conciergerie.

Maria Antonietta alla Conciergerie.

Dopo la morte del re, la vedova Capeto, come veniva adesso chiamata Maria Antonietta, visse per alcuni mesi in isolamento al Tempio, assieme alla figlia Maria Teresa, alla cognata Elisabetta e al delfino, che dopo la morte del padre era divenuto per i legittimisti Luigi XVII, re di Francia e Navarra. In questo periodo, un generale monarchico, il cavaliere de Jarjayes, riuscì a entrare nel Tempio e a proporre un piano di fuga alla regina, ma Maria Antonietta non voleva lasciare i suoi figli e rifiutò di scappare.Luigi Carlo fu separato dalla famiglia il 3 luglio, su ordine della Convenzione. Maria Antonietta si oppose strenuamente ai municipali e cedette solo quando minacciarono d’usare la violenza, come riportò in seguito la figlia.L’educazione di Luigi Carlo fu affidata ad Antoine Simon, un ciabattino analfabeta.Il compito dell’uomo fu quello di plagiare il bambino, in modo da metterlo contro la madre e utilizzarlo come arma al processo di Maria Antonietta.Il 6 ottobre, Luigi Carlo firmò una dichiarazione in cui accusava la madre di averlo iniziato a pratiche masturbatorie e incestuose.

Maria Antonietta fu trasferita nella prigione della Conciergerie il 2 agosto 1793. L’ex-regina, molto malata e sofferente a causa di gravi emorragie, trovava conforto nella lettura e nelle cure di Rosalie Lamorlière, la cameriera del carceriere, che si occupò di lei. Durante la prigionia alla Conciergerie, fu organizzato un nuovo piano di fuga dal cavaliere di Rougeville, ma anche questo si rivelò fallimentare. Alla Convenzione si accumulavano petizioni che chiedevano l’esecuzione capitale dell’ex-regina e, il 5 ottobre, venne pronunciato un discorso contro di lei: venne detto che era «la vergogna dell’umanità e del suo sesso». In uno degli interrogatori preliminari, venne fatta una chiara allusione al suo capo d’accusa: l’alto tradimento. Le venne chiesto se avesse insegnato lei “l’arte del dissimulare” al consorte, con la quale il re aveva ingannato il popolo di Francia. Maria Antonietta rispose: «Sì, il popolo è stato ingannato, è stato crudelmente ingannato, ma non da mio marito o da me». L’ex-regina continuava a credere nei precetti della monarchia assoluta, voluta da Dio, e, secondo questa logica, chiunque osasse ribellarsi a essa era da considerarsi un criminale da mettere a morte. La logica monarchica e quella della rivoluzione erano assolutamente inconciliabili.

Processo e morte

Il 14 ottobre, portata davanti al Tribunale rivoluzionario, venne paragonata alle malvagie regine dell’antichità e del Medioevo: l’accusa la volle presentare come la responsabile di tutti i mali della Francia, sin dal suo arrivo nel paese.Le vennero mosse fondamentalmente tre accuse: «esaurimento del tesoro nazionale», «intrattenimento di rapporti e corrispondenza segreti» con il nemico (l’Austria e i filomonarchici) e «cospirazioni contro la sicurezza nazionale ed estera dello Stato». Era evidente che la donna veniva processata per alto tradimento.

Maria Antonietta condotta al patibolo. Schizzo di Jacques-Louis David.

Maria Antonietta condotta al patibolo. Schizzo di Jacques-Louis David.

I testimoni erano quarantuno ed erano stati tutti prodotti dall’accusa perché denigrassero Maria Antonietta, che venne accusata di complotti d’assassinio, falsificazioni di assegnati, proditoria rivelazione di segreti ai nemici francesi. La regina si difese con vigore e non venne mai sorpresa a mentire o contraddirsi. Il deputato Jacques-René Hébert presentò alla corte un’accusa di incesto contro Maria Antonietta, che le sarebbe stata intentata da suo figlio, che aveva allora appena otto anni. La regina rimase impassibile, sino a quando non le fu nuovamente domandato di rispondere. Visibilmente agitata, alzandosi in piedi esclamò: «Se non ho risposto, è perché la Natura stessa si rifiuta di rispondere a una simile accusa lanciata contro una madre! Mi appello a tutte le madri che sono presenti!». La regina ebbe l’appoggio delle popolane presenti in sala e il processo si fermò per dieci minuti. Quando Maximilien de Robespierre seppe di questo episodio, maledisse Hébert per aver concesso alla regina il suo “ultimo trionfo pubblico”.

Alla fine del processo, l’ex-regina sperava di essere condannata alla deportazione. Era sicura di non aver commesso i crimini dei quali era stata accusata, poiché aveva solo cercato di salvare la monarchia come l’aveva sempre concepita, ma ciò era considerato alto tradimento per la repubblica francese. Tuttavia, il suo era chiaramente un processo farsa, visto che il verdetto era già stato deciso in precedenza e la giuria la condannò all’unanimità alla pena di morte. Maria Antonietta ascoltò la sentenza senza proferire parola. Nella cella le vennero date le cose necessarie per scrivere il proprio testamento, una lettera rivolta a Madame Elisabetta.

La mattina del 16 ottobre, Maria Antonietta, alla quale era stato vietato di vestirsi di nero, indossò un abito bianco: nessuno ricordava che, un tempo, il bianco era il colore del lutto per le regine di Francia. Successivamente Charles-Henri Sanson, il boia, dopo averle tagliato i capelli fino alla nuca, le legò le mani dietro la schiena. L’ex-regina fu portata fuori dalla prigione e fatta salire sulla carretta dei condannati a morte. Seduta impettita, le mani legate dietro la schiena, i capelli tagliati rozzamente e uno sguardo immobile e iniettato di sangue:così Jacques-Louis David, a quei tempi giacobino e in seguito pittore di corte di Napoleone Bonaparte, ritrasse la regina in uno schizzo.

Arrivata in Place de la Révolution, salì rapidamente i gradini del patibolo.Involontariamente, pestò un piede del boia, al quale disse: «Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta». Alle 12.15, la lama cadeva sul suo collo. Il boia prese la testa sanguinante e la mostrò al popolo parigino, che gridò «Viva la Repubblica!».

Il rapporto con Luigi XVI

Luigi XVI a vent'anni.

Luigi XVI a vent’anni.

Il matrimonio tra Luigi XVI e Maria Antonietta fu relativamente tranquillo e accomodante, nonostante i due fossero estremamente diversi, sia per temperamento fisico sia per interessi. Infatti, non era possibile che scaturissero tensioni, poiché il re e la regina evitavano ogni attrito tra di loro, il primo per apatia, la seconda per noncuranza. L’unico pesante ostacolo alla felicità coniugale dei sovrani di Francia fu rappresentato dalla mancata consumazione delle nozze nei primi sette anni di matrimonio. Ciò che rendeva questa situazione ancora più insopportabile per la giovane coppia era il fatto che, in quanto sovrani, la loro vita era sotto gli occhi di tutta la corte di Versailles che, da dietro le quinte, malignava sui loro insuccessi. L’umiliazione, derivante da questa peculiare circostanza, lasciò una macchia indelebile sulla loro relazione coniugale. Dal momento che non poteva soddisfare fisicamente la moglie né metterla nella circostanza di procreare un erede maschio per la Francia, Luigi XVI permise che la regina si desse a divertimenti costosi e sciocchi, per sopperire alle sofferenze del matrimonio e per dimenticare mortificazione e solitudine. Maria Antonietta, tranne che nelle questioni politiche, riusciva a ottenere dal re tutto quello che desiderava, nonostante questi non approvasse i suoi comportamenti, le sue considerevoli spese né apprezzasse le persone di cui si era circondata. Tuttavia, il re cedeva sempre dinanzi alle richieste di Maria Antonietta, come per scusarsi delle proprie colpe, che segretamente facevano soffrire entrambi.

L’arrendevolezza di Luigi XVI nei confronti della moglie faceva sentire quest’ultima superiore al re. Tuttavia, da un punto di vista prettamente politico, Maria Antonietta non riuscì ad avere particolare presa sul consorte, nonostante sia l’imperatrice Maria Teresa sia l’ambasciatore Mercy l’avessero spesso esortata ad acquistarsi le simpatie di Luigi XVI, al fine di influenzare la sua politica estera in favore della Casa d’Austria. Pertanto, Maria Antonietta si sentiva autorizzata dall’alto a pensare di essere superiore al re, un uomo che non amava e che l’aveva per anni umiliata come donna, respingendola sentimentalmente e fisicamente. In un’occasione, poco dopo l’incoronazione di Luigi XVI, nel 1775, Maria Antonietta si azzardò, con grande scandalo della madre, a definire il marito «quel pover’uomo».

La relazione con il conte Fersen

Hans Axel von Fersen.

Hans Axel von Fersen.

Alla regina Maria Antonietta i libelli attribuirono innumerevoli amanti, sia uomini sia donne. L’unica relazione plausibile, platonica o fisica che fosse, fu quella con il conte svedese Hans Axel von Fersen, che non comparve nei famosi pamphlets scandalistici. Fersen, secondo figlio di un importante diplomatico svedese, aveva diciotto anni quando conobbe a un ballo in maschera la delfina Maria Antonietta, sua coetanea. Da allora, il conte Fersen tornò regolarmente a Versailles, dove fu ricevuto con particolare cortesia, ma nel suo diario non citò altre conversazioni con Maria Antonietta, impegnata con l’allestimento dell’Ifigenia in Aulide di Gluck.Il 12 maggio 1774, due giorni dopo la morte di Luigi XV, Fersen partì per l’Inghilterra, interessato a contrarre matrimonio con un’ereditiera. Sfumato questo possibile matrimonio, Fersen decise, nel 1778, di dedicarsi alla vita militare e, dal momento che suo padre era stato a servizio sotto Luigi XV, il conte tentò la fortuna con Luigi XVI. Il 25 agosto, Maria Antonietta, tra la folla di gente che le veniva presentata, riconobbe il conte che aveva incontrato quattro anni prima. Fersen cominciò a frequentare la corte e l’affetto tra lui e la regina, allora incinta di Madame Royale, divenne evidente e a palazzo cominciarono a spargersi delle maldicenze sull’inclinazione della sovrana per il conte. Quest’ultimo, che nonostante il favore di cui godeva voleva perseguire le sue ambizioni militari, decise di imbarcarsi per l’America e combattere in nome della causa della rivoluzione americana, appoggiata dal re di Francia. Il conte Fersen tornò a Versailles nel 1783, quattro anni dopo la sua partenza. I possibili matrimoni di convenienza che stava perseguendo andarono a vuoto e alla sorella minore scrisse che non si sarebbe mai sposato, perché non avrebbe mai potuto avere la sola donna che realmente desiderava, Maria Antonietta.La regina ottenne per lui la creazione del reggimento francese dei Royal Suédois (gli svedesi reali) e, dal 1785, Fersen si trasferì definitivamente in Francia. Fino alla rivoluzione rimase a fianco della famiglia reale ed ebbe un ruolo fondamentale nella fuga a Varennes. Anche dopo cercò invano di aiutare i

reali negli anni più bui della rivoluzione.

Ascendenza

maria antonietta

 

 

 

 

 

Translate