De’ Jannuzzi Pippi Giulio detto Giulio Romano

1499 - 1546

De’ Jannuzzi Pippi Giulio detto Giulio Romano
Nazione: Italia

ID: 638

Quotazioni

A (autografo): S4 (da 1001 a 3000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S5 (da 3001 € e oltre)

APL (autografo su foto o libro): S4 (da 1001 a 3000 €)

Quotazioni indicative.

Giulio Pippi de’ Jannuzzi o Giannuzzi, detto Giulio Romano (Roma, 1499 – Mantova, 1º novembre 1546), è stato un architetto e pittore italiano, importante e versatile personalità del Rinascimento e del Manierismo.

Fu anche impiegato per fornire modelli grafici per arazzi, opere scultoree e oggetti in argento.

Biografia

Nato intorno al 1499 nell’Urbe, da padre commerciante, crebbe in una condizione familiare borghese. La dimora paterna di Giulio sorgeva in via Macel de’ Corvi, nei paraggi del Foro Romano e di piazza del Campidoglio.

Fin da giovane fu l’allievo più dotato e uno tra principali collaboratori di Raffaello Sanzio all’interno dell’affollata bottega. Collaborò con il maestro nelle sue grandi imprese pittoriche come gli affreschi della villa Farnesina, delle Logge e delle Stanze Vaticane. Già nel 1513-1514 la mano di Giulio è riconoscibile in alcuni affreschi eseguiti da Raffaello nella Stanza dell’Incendio di Borgo quali l’Incendio di Borgo, in particolare nelle erme a monocromo incoronate da foglie di alloro che reggono il cartiglio sopra il capo degli imperatori, affrescate nel prospetto inferiore delle pareti. Nel periodo intorno al 1518 sono documentati i suoi primi disegni di architettura, in particolare di studi di angoli per il Palazzo Branconio dell’Aquila che Raffaello progettò per farne dono a un amico lasciando allo stesso Giulio la piena libertà nella creazione del cortile interno.

Dati i complessi rapporti stilistici all’interno della bottega, non risulta facile distinguere gli apporti personali di Giulio Romano in tali opere, tanto che esiste un corpus di pitture e disegni di discussa attribuzione con Raffaello, tra cui, per esempio, il Ritratto di Dona Isabel de Requesens.

Alla prematura morte di Raffaello nel 1520 ne ereditò, per testamento, la bottega e le commissioni già avviate, assieme al collega Giovan Francesco Penni con il quale collaborò a lungo. In tale periodo si occupò di coordinare gli affreschi di Villa Madama e di completare la sala di Costantino nelle stanze Vaticane in cui gli viene riconosciuta l’esecuzione di alcune scene come la Visione della croce e la battaglia di ponte Milvio (1520-1524).

Come narra il Vasari, tra i suoi viaggi di lavoro e culturali visitò Pozzuoli, Napoli e Campagna nel regno di Napoli, al seguito di dignitari pontifici originari di quella terra (tra questi, Melchiorre Guerriero), ma poté contemporaneamente attingere ai modelli classici della cultura greca e latina da cui fu molto influenzato. E proprio a Campagna (la Civitas, che definì come “una delle bellezze antiche”) ebbe l’incarico di ri-disegnarla nell’urbanistica, da Melchiorre Guerriero (natio di quella città), figura potente nella curia vescovile romana[senza fonte].

Dopo aver collaborato ai progetti di Raffaello (per esempio al cortile del Palazzo Branconio dell’Aquila), i suoi primi autonomi progetti di architettura furono a Roma: il palazzo Adimari Salviati (dal 1520), la Villa Lante sul Gianicolo per Baldassarre Turini da Pescia (1518-1527) ed il Palazzo Maccarani Stati (1521-1524).

Fu invitato, come artista di corte, a Mantova da Federico II Gonzaga a cui era stato indicato fin dal 1521, da Baldassarre Castiglione, letterato e suo ambasciatore a Roma. Nonostante la prestigiosa carriera avviata a Roma, accettò l’invito dopo lunghe insistenze, ma attese a Roma il completamento dei lavori che Raffaello non aveva avuto modo di terminare, per raggiungere la città lombarda nel 1524.

Il suo primo incarico a Mantova fu di occuparsi del cantiere della villa di Marmirolo (distrutta) e successivamente gli fu affidata la realizzazione di un casino fuori delle mura della città, in una località chiamata Te, dove il marchese Federico II aveva delle scuderie. Giulio Romano realizzò un grandioso edificio a metà tra il palazzo e la villa extraurbana conosciuto come Palazzo Te, utilizzando, per affrescarlo, numerosi aiuti, tra cui, per esempio, Raffaellino del Colle. Il lavoro di Giulio Romano dedicato a Palazzo Te, lo vide impegnato per dieci anni a partire dalla fine dell’anno 1525. Subì frequenti pressioni del marchese committente affinché si procedesse più speditamente. Il 2 aprile del 1530 a Giulio Romano fu affidata la regia di una festa in onore dell’imperatore Carlo V ospite del prossimo duca Federico II tenutasi all’interno dei cortili e delle stanze di Palazzo Te.

Nel 1526 venne nominato prefetto delle fabbriche dei Gonzaga e “superiore delle vie urbane”, che gli davano la qualifica di sovrintendere a tutte le architetture e le produzioni artistiche della corte portando avanti un’ampia opera come pittore e architetto, improntata a un fasto decorativo e gusto della meraviglia e dell’artificio ingegnoso e bizzarro che ebbero larga diffusione nella cultura manierista delle corti europee.

Dopo l’elevazione a ducato della casata, Giulio Romano si occupò della sistemazione anche del Palazzo Ducale dove realizzò tra l’altro, il cortile della Cavallerizza oltre che alcuni affreschi. Nel decennio 1530-1540, si occupò di molteplici progetti tesi a trasformare Mantova secondo le ambizioni dei Gonzaga.

Quando Vasari lo visitò nel 1541, trovò un uomo ricco e potente. Il suo status gli consentì di realizzare per sé un palazzo nel centro di Mantova denominato Casa di Giulio Romano.

Nel 1546 la morte gli impedì di ritornare a Roma per divenire primo architetto della fabbrica di San Pietro. Fu sepolto nella Chiesa di San Barnaba e la sua tomba fu profanata e dispersa durante la ristrutturazione conclusasi nel 1737.

Disegni

  • Progetto per il cortile dello scomparso Palazzo Branconio dell’Aquila a Roma, 1518 circa, Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.
  •  Allegoria delle Virtù di Federico II Gonzaga, 1531-1534, penna e inchiostro marrone, gesso nero e lumeggiature bianche, 249 x 317 mm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
  • Vittoria, Giano, Crono e Gea, 1532-1534, penna, inchiostro marrone e nero bagnato su gesso nero, 374 x 317 mm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
  • Nascita di Bacco, 1533 circa, penna, inchiostro marrone e nero bagnato su gesso nero, 250 x 406 mm, Los Angeles, J. Paul Getty Museum.
  • Bambino nudo con braccia aperte, gesso rosso su carta bianca, 270 x 209 mm, Firenze, Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

Opere pittoriche

Relativamente al periodo trascorso nella bottega di Raffaello, l’integrazione ed il sistema di lavoro all’interno della bottega di Raffaello rende arduo agli studiosi l’attribuzione di disegni, di parti più o meno secondarie solo di affreschi ma anche di pale di altare o di altre opere di Raffaello nonché di singole opere pittoriche su tavola che gli studiosi, tra molti dubbi, attribuiscono all’esecuzione di Giulio Romano ed al disegno di Raffaello, con le molte variabili che tale schema presuppone e con le complicazioni dovute alla morte prematura del maestro. Lo stile pittorico di Giulio Romano, tuttavia, ben presto si differenzia notevolmente da quello raffaellesco, rifuggendo dalla tipica “dolcezza” del maestro e dallo “sfumato” leonardesco, a favore di un segno inciso, quasi grafico e da una tavolozza fredda.

Madonna col Bambino (Madonna Hertz), 1522-1523, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica.

Madonna col Bambino (Madonna Hertz), 1522-1523, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica.

  • Affreschi di Villa Farnesina a Roma
  • Affreschi di Villa Madama a Roma
  • Affreschi della sala di Costantino nelle stanze Vaticane
  • Madonna col Bambino e san Giovannino, 1516 circa, olio su tavola, 29×25 cm, Parigi, Museo del Louvre
  • Sacra Famiglia, 1518 circa, olio su tavola, 147,4×116 cm, Madrid, Museo del Prado
  • Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, 1518-1523 circa, olio su tavola, Edimburgo, National Gallery of Scotland
  • Deesis con i santi Paolo e Caterina, 1520 circa, olio su tavola, 122×98 cm, Parma, Galleria nazionale
  • Santa Maria Maddalena sostenuta dagli angeli, 1520-1521 circa, olio su tela, 165,1×236,2 cm, Londra, National Gallery
  • Madonna col Bambino, 1520-1522, olio su tavola, 195×77 cm, Firenze, Galleria degli Uffizi
  • Sacra Famiglia, 1520-1523 circa, olio su tavola, Los Angeles, J Paul Getty Museum
  • Simboli degli Evangelisti, 1520-1525 circa, olio su tavola, 22×22 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
  • Lapidazione di santo Stefano, 1521 circa, olio su tavola, 288×403 cm, Genova, chiesa di Santo Stefano
  • Cristo in gloria, la Vergine, san Giovanni Battista e santi, 1521-1522 circa, olio su tavola, 134×98 cm, Parma, Galleria Nazionale
  • Madonna col Bambino (Madonna Hertz), 1522-1523, olio su tavola, 37×30,5 cm, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale di Arte Antica
  • Circoncisione, 1522-1523, olio su tavola riportata su tela, 111,5×122 cm, Parigi, Museo del Louvre[8]
  • Madonna col Bambino e sant’Anna (Madonna della Gatta), 1523 circa, olio su tavola, 171×143 cm, Napoli, Gallerie Nazionali di Capodimonte
  • Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, 1523 circa, olio su tavola, 126×85 cm, Roma, Galleria Borghese
  • Donna allo specchio, 1523-1524, olio su tela trasportata su tavola, 111×92 cm, Mosca, Museo Puskin
  • Sacra Famiglia e committenti (Pala Fugger), 1523-1524 circa, olio su tela, Roma, Santa Maria dell’Anima
  • Due amanti, 1523-1524 circa, olio su tavola trasferito su tela, 163×337 cm, San Pietroburgo, Ermitage
  • Santa Margherita, 1528 circa, olio su tavola, 185×117 cm, Parigi, Louvre
  • Nascita di Bacco, 1530 circa, olio su tavola, Los Angeles, J Paul Getty Museum
  • Ritratto di Margherita Paleologa[9], 1531 circa, olio su pannello, 115×90 cm, Richmond upon Thames, Hampton Court
  • Adorazione dei pastori e santi, 1532-1534, olio su tavola, 275×212 cm, Parigi, Musée du Louvre
  • Plutone sul carro, 1532-1536 circa, olio su tela, 92×62 cm, Vienna, Kunsthistorisches Museum
  • Affreschi di palazzo Te, Mantova, 1532-1535, tra cui la Sala dei Giganti
  • Trionfo di Tito e Vespasiano, 1537, olio su tavola, 120×70 cm, Parigi, Musée du Louvre
  • Affreschi nella Sala di Troia, 1536-1540, Mantova, Palazzo Ducale

 

Translate