De Montalembert Charles Forbes De Tyron

1810 - 1870

De Montalembert Charles Forbes De Tyron

ID: 3745

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Charles Forbes René, comte de Montalembert (Londra, 15 aprile 1810 – Parigi, 13 marzo 1870) è stato un politico, giornalista, storico e filosofo francese. Pari di Francia dal 1831, parlamentare della Seconda Repubblica nata dalla Rivoluzione del 1848, membro del Corpo legislativo del Secondo Impero, fu liberale e monarchico costituzionale. Teorico del cattolicesimo liberale, difese la libertà di stampa e d’associazione e il diritto dei popoli all’autodeterminazione e all’indipendenza.

Biografia

La giovinezza

La famiglia de Montalembert, originaria dell’Angoumois, l’antica provincia della Charente, faceva risalire la propria genealogia almeno al XIII secolo, nella quale si rese illustre, nel XVII secolo, un Marc-René de Montalembert, generale e ingegnere, prozio di Charles.

Durante la Rivoluzione francese, il padre di Charles, Marc-René de Montalembert, andò in esilio nel 1792 e combatté al fianco degli altri realisti emigrati e poi anche nella cavalleria inglese. Nel 1808 sposò Elise Rosée Forbes, figlia di James, esploratore delle Indie, scienziato e artista, originario di un’antica famiglia protestante scozzese. Il 15 aprile 1810 nasce a Londra il primogenito Charles, che viene allevato dal nonno materno fino al 1819 in Inghilterra, a Stanmore.

Con la caduta di Napoleone nel 1814 il conte de Montalembert rientra in Francia con Luigi XVIII. Nel 1816 è ambasciatore a Stoccarda e, dal 1820, siede nella Camera dei Pari a Parigi. Il figlio studia a Parigi nel Liceo Borbone, ora Condorcet, poi, dal 1826, all’Istituzione Sainte-Barbe, ora Liceo Jacques Decour. Studente serio e precoce, Charles sviluppa in sé convinzioni liberali e, insieme, con la conversione della madre al cattolicesimo nel 1822, una forte fede religiosa.

Ebbe presto importanti relazioni intellettuali e mondane: frequentò il salotto di Madame de Davidoff e di Delphine Gay de Girardin, assistette ai corsi di filosofia di Victor Cousin, che diviene suo amico, come il professore di storia François Rio. Ma gli amici più intimi sono Léon Cornudet, futuro consigliere di Stato, e Gustave Lemarcis, che incontra nel settembre 1827 nel castello della Roche-Guyon, dove soggiornava con l’abate, duca Louis François Auguste de Rohan-Chabot.

Romanticismo, cattolicesimo e liberalismo

Come tutti i giovani della sua generazione, Montalembert fu influenzato dalle idee romantiche, l’anelito all’infinito e al sublime, dallo spirito del genio e del sacrificio. A quindici anni prese la decisione di servire insieme Dio e la libertà della Francia: «Vivendo per la nostra patria, avremo obbedito alla voce di Dio che ci ordina di amarci l’un l’altro; e come potremmo amare meglio i nostri concittadini nel dedicare a loro la nostra vita? Noi avremo così vissuto per quanto ci è di più bello e più grande nel mondo, la religione e la libertà».

Conclusi gli studi liceali il 2 agosto 1828 e vinto un premio in retorica, partì il 26 agosto per raggiungere i genitori in Svezia, a Stoccolma dove, l’anno prima, il padre era stato nominato ambasciatore di Francia. Il giovane visconte ammira la città e le istituzioni politiche svedesi, ma non il re Carlo XIV, a motivo delle sue origini plebee. Deluso dalla lettura di Kant, del quale traduce per Cousin la Critica della ragione pratica, scopre con entusiasmo le opere degli idealisti e mistici tedeschi, Schelling e Baader in particolare, che lo spingono ad allontanarsi a poco a poco dall’eclettismo di Victor Cousin.

Ritornato a Parigi nel 1829, studia diritto e scrive articoli sulla Svezia nella Revue française, diretta da Guizot, Victor de Broglie e Prosper Brugière de Barante, collaborando anche al Correspondant, foglio fondato nel marzo da Louis de Carné, Cazalès et Augustin de Meaux. In letteratura, Montalembert appoggia la giovane scuola romantica contro i «vecchi classicisti incrostati». La madre, contessa de Montalembert, riceve spesso Lamartine, Martignac, Delphine Gay; Charles ammira Vigny, Sainte-Beuve e, soprattutto, Victor Hugo, del quale porta in palmo di mani l’Hernani, che giudica manifestazione di libertà teatrale: frequenta il poeta che gli fa scoprire l’architettura religiosa del Medioevo intanto che prepara la stesura del romanzo Notre-Dame de Paris.

L’impegno politico

L’esempio irlandese

Il 25 luglio 1830, Charles de Montalembert parte per l’Inghilterra ed è a Londra durante la Rivoluzione di luglio scoppiata a Parigi contro Carlo X, alla cui estromissione è favorevole, considerandolo responsabile di aver violato la Carta costituzionale del 1815, ma riprova quelli che giudica eccessi antireligiosi dei liberali.

Partito per l’Irlanda, vi incontra Daniel O’Connell, fondatore della Catholic Association, il quale ha ottenuto nel 1829 l’emancipazione politica dei cattolici irlandesi e che personifica, agli occhi di Montalembert la liberta e la fede trionfanti, una vittoria oltre tutto pacifica e fondata sul diritto e non sulla violenza. Montalembert ammira anche la Chiesa cattolica irlandese, «libera e povera come nella sua culla», che si mantiene con il solo sostegno economico dei fedeli e il governo non s’intromette nell’elezione dei vescovi, una situazione del tutto diversa da quella della Chiesa francese, regolata dal Concordato del 1801, tradizionalmente unita al governo della Restaurazione, essa è esposta agli attacchi dell’opposizione liberale.

Opere

  • Défense de l’école libre devant la Chambre des Pairs, 1831
  • Histoire de sainte Élisabeth, reine de Hongrie, 1836
  • Monuments de l’histoire de sainte Élisabeth, 1838
  • Du vandalisme et du catholicisme dans l’art, 1839
  • Du devoir des catholiques dans la question de la liberté d’enseignement, 1843
  • Trois discours sur la liberté de l’Église, 1844
  • Quelques conseils aux catholiques, 1849
  • Des intérêts catholiques au XIXe siècle, 1852
  • De l’avenir politique de l’Angleterre, 1855
  • Un débat sur l’Inde au Parlement anglais, 1858
  • Pie IX et lord Palmeston, 1859
  • Discours, 3 voll., 1860
  • Les Moines d’Occident, depuis saint Benoît jusqu’à saint Bernard, 7 voll., 1860
  • Pie IX et la France, 1860
  • Lettre à M. le comte de Cavour, 1860
  • Une nation en deuil, la Pologne en 1861, 1861
  • Le père Lacordaire, 1862
  • L’Église libre dans l’État libre. L’insurrection polonaise, 1863
  • Le Pape et la Pologne, 1864
  • Le général Lamoricière. La victoire du Nord aux États-Unis, 1865
  • L’Espagne et la Liberté, 1870
  • Lettres à un ami de collège, 1872
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