De Nerval Labrunie Gerard

1808 - 1855

De Nerval Labrunie Gerard

ID: 3721

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Gérard Labrunie (Parigi, 22 maggio 1808 – Parigi, 26 gennaio 1855) è stato un poeta e scrittore francese, figura di spicco del romanticismo letterario.

Biografia

La vita di Nerval fu indelebilmente segnata da un lungo e ossessivo trauma psicologico che l’autore sino alla sua morte non riuscirà a superare: la perdita della madre avvenuta a soli due anni. Il padre, Étienne era un medico di una certa notorietà dalla personalità piuttosto influente e proveniva da Agen. Egli è già stato ferito due volte in guerra quando si trasferisce a Parigi per studiare medicina. Sua madre, Marie Marguerite Antoinette Laurent, è figlia di un commerciante quasi benestante. Lui ha 32 anni e lei 23 quando nasce Gérard al 96 di rue Saint-Martin (oggi n. 168).

Appena nato, il piccolo Gérard viene affidato a una nutrice, dato che la madre segue il marito, massone e convinto sostenitore di Napoleone, arruolato nel servizio medico-militare dell’Armata del Reno.

Nel 1810 la madre muore di meningite in Slesia, e viene sepolta a Głogów. La perdita della madre, vissuta forse solo inconsapevolmente data l’età di Nerval, sarà destinata a condizionarlo per tutta la vita. Secondo il parere dominante dei critici, alla base delle celebri figure femminili di Nerval (Sylvie in testa) c’è proprio tale perdita. Essa fu resa ancor più atroce dal fatto che gioielli e ritratti della defunta dovettero essere abbandonati da Etienne durante il passaggio della Beresina: tutto ciò che rimase al piccolo Gérard furono alcune lettere.

Il piccolo viene portato a Mortefontaine (Oise) dal prozio Antoine Boucher (fratello della nonna materna) che gli farà da maestro. L’ambiente di Mortefontaine, dove trascorrerà più tardi anche le vacanze, è per il giovanissimo Gérard esaltante e fonte di ispirazione per il futuro: lo zio, che morirà nel 1820, era un grande appassionato di occultismo e di religioni pagane, e sotto la sua egida Nerval sviluppa un rapporto del tutto particolare con la religione (amava dire «Moi, pas de religion? J’en ai dix-sept!»).

Nel 1814 il padre torna a Parigi e vuole subito il figlio con sé. Étienne riesce ad aprire un piccolo studio di medico e ginecologo, mentre abita al 72 della via dove è nato Gérard (anche il quartiere delle Halles farà parte del suo immaginario). Un altro posto dove si reca da bambino e che lascerà tracce nella sua memoria e nella sua opera, è Saint-Germain-en-Laye presso Gérard Dublanc, zio di suo padre.

Nel 1822 Gérard entra al Collège Charlemagne, dove ha, tra i compagni di scuola, Théophile Gautier. Già durante gli studi liceali, Nerval inizia a delineare tramite una fervida attività letteraria e teatrale il suo gusto per l’ideale “gotico-nazionale-popolare” scagliandosi con la satira contro la poetica della Pléiade. La prima plaquette che scrive si intitola, sensibile all’influenza paterna, Napoléon et la France guerrière (1826). In questo contesto si inseriscono anche le sue traduzioni in francese di Heine, Klopstock e Goethe, in particolare quella del Faust, uscita nel 1827, che resta, nonostante qualche approssimazione, tra le migliori, ma anche altri “essais poétiques” raccolti in Élégies nationales et satires politiques. Tra le opere giovanili un adattamento alla scena del romanzo Han d’Islande (1823) di Victor Hugo, per il quale Nerval nutre grande ammirazione e per il quale attraversa la Senna spesso per recarsi, anche se non sempre è ricevuto, a casa sua, allora all’11 di rue Rue Notre-Dame-des-Champs.

Tra il 1827 e il 1829 frequenta un cenacolo di letterati raggruppati attorno a Hugo, che considera mentore e amico. Tra questi Sainte-Beuve, Vigny, Lamartine, Musset, Nodier ecc. ma soprattutto Petrus Borel con il quale diventa amico e che frequenterà regolarmente dal 1832.

Intanto continua a tradurre poeti tedeschi, e con l’influenza di Hugo e di Madame de Staël (che aveva scritto De l’Allemagne nel 1810) pubblica la raccolta di Poésies allemandes (febbraio 1830) che legge i nuovi poeti romantici tedeschi in continuità con i classici francesi. Nell’ottobre dello stesso anno raccoglie una Choix des poésie de Ronsard, scelta di poesie del poeta che sente affine Pierre de Ronsard. Da notare che entrambe le antologie sono firmate “M. Gérard”. L’anno successivo, nello scrivere una lettera a un amico, passerà a “Gérard La Brunie de Nerval”, inventando quello che sarà tra poco il suo pseudonimo.

Collabora dall’ottobre 1829 anche a “Le Mercure de France aux XIXe siècle”, rivista che si pubblica dall’aprile del 1823 all’aprile del 1832 dove Nerval attribuisce a Jean Paul, fingendo di tradurre, propri versi.

Nel frattempo Nerval per volere del padre viene iscritto alla Facoltà di medicina presso l’Hotel de Dieu affinché il giovane potesse continuare a seguire il mestiere paterno, ma Nerval in realtà non ha alcuna intenzione di diventare medico, e più che studiare frequenta gli amici scrittori Philothée O’Neddy e Auguste Maquet, il pittore Célestin Nanteuil e il cabaret mondano “Petit Moulin Rouge”, nell’8° arrondissement. Frequenta anche i teatri (dove non riesce però, nonostante vari tentativi, a far leggere le sue opere drammatiche (come Nicola Flamel, uscita a frammenti sulla rivista suddetta). E iniziano anche i problemi con la legge, che saranno una costante per tutta la sua vita: il primo fermo di polizia per schiamazzi verrà da lui raccontato in Mes prisons (Memoires) e in Angélique. Viene nuovamente arrestato nel 1832 per complotto. Lascia gli studi e prosegue nella sua attività.

Pubblica anche le Odelettes su “L’Almanach des Muses” e La Main de gloire su “Le Cabinet de lecture”, e riesce a mettere in scena al Teatro dell’Odeon le due pièces Le Prince des sots e Lara ou l’expiation, firmate “Gérard L.”.

Innamoratosi nell’estate del 1833 (ha 25 anni) dell’attrice e cantante Jenny Colon (1808-1842), le dedicherà un culto idolatra che acquista forme nuove dopo la sua morte: figura della madre persa, ma anche della donna ideale nella quale si mescolano, con un sincretismo tipico del pensiero di Nerval, Maria, Iside e la Regina di Saba. Questa donna, coetanea dell’autore, con la sua vita convulsa (madre a 16 anni, sposata due volte e amante di un banchiere olandese) all’inizio si erge per lo scrittore a modello della vita libertina; invece, dopo la sua morte prematura (a soli 34 anni) inizia il processo di trasfigurazione che la farà diventare la Aurélia delle Vergini del fuoco.

Con la cospicua eredità del nonno materno, Nerval viaggia nel 1834 in Italia (è un percorso obbligato, dopo Chateaubriand, Stendhal, Byron e soprattutto Dumas père, che ha appena pubblicato le sue Impressions de voyage, in Svizzera). Il giro comprende la Provenza, Nizza, Genova, Livorno, Civitavecchia, Roma, Napoli e Pompei. Al suo ritorno via mare da Marsiglia lascia la casa paterna e va ad abitare con gli amici Camille Rogier e Arsène Houssaye al n. 3 dell’impasse du Doyenné, dove costituisce un circolo letterario con un misto di dandismo, scapigliatura, maledettismo e i temi cari alla poetica romantica.

Houssaye dirige la rivista “L’Artiste”, dove Nerval pubblica degli articoli, ed è amministratore della Comédie-Française. Per Nerval è un periodo felice che chiama La Bohême galante. Anche Gautier abita a pochi passi, e tra i nuovi amici che Nerval frequenta ci sono Alphonse Karr, Alphonse Esquiros (1812-1876, studioso del magnetismo animale), Édouard Ourliac (1813-1848), Victor de Gounon Loubens (1811-1892) e altri.

Trascorre il resto degli anni trenta dando precedenza all’attività teatrale, tra l’altro fondando il settimanale “Le Monde dramatique” da maggio 1835 a giugno 1836 assieme a un certo Anatole Bouchardy. Collabora anche alla rivista “Le Carrousel” con quattro prose non firmate (ristampate nel 1838 con il nome di Nerval). Ma il segno distintivo di questo periodo sono i viaggi: Belgio, Paesi Bassi, Austria, Inghilterra, più volte Germania. Su Nerval è costruito il personaggio chiamato Fritz nella raccolta di viaggi che Gautier stamperà nel 1852 con il titolo Caprices et Zigazags.

Il lavoro teatrale è contraddistinto dall’appartenenza costante al filone magico e infernale. Scrive spesso in coppia con Dumas (ma la firma sarà solo del secondo): Piquillo, Léo Burckart, L’Alchimiste, ma soprattutto diventa critico (o come dice lui stesso “spectateur obligé”) per diverse riviste, tra cui “La Charte de 1830”, da settembre 1836 a luglio 1838, diretta da Nestor Roqueplan (1805-1870), e il quotidiano “La Presse”, diretto da Émile de Girardin (1806-1881, marito di Delphine Gay de Girardin) fondato il primo luglio 1836 (su cui Nerval scriverà fino all’inizio degli anni cinquanta).

Nel 1839 a Vienna conosce Marie Pleyel (1811-1875), moglie di Camille Pleyel, che rivede assieme a Jenny Colon a Bruxelles l’anno successivo.

Nei primi anni del decennio successivo iniziano a manifestarsi i primi segni psicotici di Nerval, in particolare presenta tutti i sintomi di un’acuta schizofrenia. Per due volte viene ricoverato in ospedale. Gli viene accordato un piccolo sostegno economico pubblico. Va ad abitare al 10 di rue Saint-Hyacinthe-Saint-Michel.

Nel 1842, dopo il matrimonio di Houssaye e il funerale di Jenny Colon, compie un lungo viaggio in Egitto, Libano, Costantinopoli, Malta e ritorno da Napoli, esaltandosi per la ricchezza di tradizione di quei luoghi che gli forniranno ispirazione per la raccolta di scritti Voyage en Orient del 1851.

Tornato in Francia, intensifica di anno in anno le sue escursioni nell’amato Valois. Intanto sono uscite diverse prose sparse, tra cui Roi de Bicêtre (1839), Roman tragique (1844), Femmes du Caire (1846), Scènes de la vie orientale (1848), uno studio su Jacques Cazotte, e uno sul culto di Iside su riviste importanti o minori. Tutti questi scritti verranno ripresi più tardi e postumi.

Intanto l’insurrezione ha portato alla seconda Repubblica.  Nerval, che aveva seguito precedentemente i fatti politici della Francia, e sebbene sia invitato da diverse parti a intervenire (prima di tutto dalla “Revue des Deux Mondes” a cui già collaborava) non fa niente, cambia casa e va al n. 4 di rue Saint-Thomas-du-Louvre, si isola, decide ancora di partire. Anche questo è stato visto come segno del suo malessere interiore. Nel 1848 in realtà fornisce a “Le Temps”, quotidiano apertamente repubblicano uscito tra il 1º marzo e il 12 dicembre, il suo unico tentativo di scrivere un “feuilleton”: Le Marquis de Fayolle.

Durante un viaggio a Londra conosce Charles Dickens. Scrive uno studio su Cagliostro. Con l’inizio degli anni cinquanta, la sua situazione sia economica sia personale peggiora: è tormentato da frequenti episodi di sonnambulismo, e viene ricoverato sempre più spesso in una sorta di “libertà vigilata” a causa di frequenti deliri, anche violenti. Tuttavia, la sua produzione non si arresta: è proprio in questi anni che porta a definitivo compimento Angélique, Sylvie,Jemmy, Octavie, Isis, Corilla, ed Emilie, che andranno poi a comporre, assieme alla raccolta di poesie Les Chimères, scritte nell’arco di tutti gli ultimi anni della sua vita, il libro Les Filles du feu, considerato il suo capolavoro e che uscirà nell’anno della sua morte.

Intanto ha consegnato il testo definitivo di Voyage en Orient. Nel 1851 viene rappresentata con scarso successo L’Imagier de Harlem, pièce teatrale scritta con Méry e B. Lopez, e nel 1852 escono i Contes et facéties.

Durante l’ospedalizzazione del 1852, sono ormai pochi gli amici che cercano di lui, ma non si tira indietro Nadar. Lasciato l’ospedale va ad abitare al n. 9 di rue du Mail. Nel 1853 soggiorna nella clinica di Émile Blanche a Passy. L’anno seguente escono le Filles du Feu, fa ancora un viaggio in Germania e assiste al funerale di Stéphanie, moglie di Houssaye, alla quale era molto legato. Nonostante cominci Promenades et Souvenirs su “L’Illustration” e Aurélia sulla “Revue de Paris”, la degradazione morale ed economica, peraltro autoinflitta, si fa totale: arriva ad entrare nella malavita cittadina pur di poterne studiare i comportamenti. Dopo una vita passata a raccontare discese all’inferno, è come se egli stesso volesse compiere la stessa esperienza, in una cupio dissolvi che lo porterà a impiccarsi a un cancello della rue de la Vieille-Lanterne, la notte fra il 25 e il 26 gennaio 1855.

Il suo capolavoro è considerato Sylvie, dove attraverso un narratore fittizio in prima persona Nerval parla della vana ricerca della felicità che aveva provato da bambino nel Valois.

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