De Thou Jacques-Auguste

1553 - 1617

De Thou Jacques-Auguste
Nazione: Francia
Settore: Letteratura

ID: 1392

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Jacques Auguste de Thou (Parigi, 8 ottobre 1553 – Parigi, 1617) è stato un magistrato, storico e scrittore francese, e uomo politico.

Biografia

Blasone della famiglia de Thou: D’argento, a una spina di pesce, due tafani in cima ed uno in punta, tutto in sabbia

Ritratto nel frontespizio dell'edizione del 1740 (copia nella biblioteca di famiglia a Gray)

Ritratto nel frontespizio dell’edizione del 1740 (copia nella biblioteca di famiglia a Gray)

Nato a Parigi, figlio di Christophe de Thou (1508-1582), primo presidente del Parlamento di Parigi, nipote di Nicolas de Thou, Vescovo di Chartres dal 1573 al 1598, fa i suoi studi di legge in diverse università francesi, principalmente a Valence.

La sua costituzione gracile e la sua posizione di figlio minore lo destinano ad una carriera ecclesiastica: diventa canonico del chiostro di Notre-Dame nel 1573, poi consigliere del clero al Parlamento nel 1578.

Durante il suo viaggio in Italia (1572-1576), dove ha accompagnato l’ambasciatore Paul de Foix, poi al ritorno quando si stabilì in Guienna, ebbe sempre lo scopo di incontrare gli eruditi più eminenti del suo tempo, come Marc-Antoine Muret, Paolo Manuzio, François Viète, cui lascerà una biografia, o Montaigne. È anche in Guienna che incontrò Enrico di Navarra, il futuro re Enrico IV.

Nel 1584, su richiesta della sua famiglia, abbandona la carriera ecclesiastica per diventare maître des requêtes (uditore al Consiglio di Stato) al Parlamento di Parigi nel 1585 e consigliere di Stato nel 1588. Si oppone alla Lega cattolica.

Fedele al re Enrico III, lo segue a Chartres dopo la giornata delle barricate nel 1588, poi parte in missione nelle province per annunciare la riunione degli Stati generali del 1588-1589.

Dopo l’assassinio di Enrico duca di Guisa, egli lavora alla riconciliazione di Enrico III con Enrico di Navarra nell’aprile 1589, e in Germania con Gaspard de Schomberg cercando l’appoggio dei principi protestanti contro la Lega Cattolica.

Alla morte del re Enrico III, entra al servizio di Enrico di Navarra, divenuto re Enrico IV di Francia, col quale visse cinque anni in campagna. Nel 1593, Enrico IV lo nomina Gran Maestro della Biblioteca del Re. Ha un ruolo importante nella conferenza di Suresnes, che prepara l’ingresso a Parigi di Enrico IV il 22 maggio 1594, come pure nella stesura dell’Editto di Nantes (1598). Président à mortier[1] nel 1595, fa registrare l’editto di Nantes nel 1598.

Dopo la morte di Enrico IV e dopo la sua condanna da parte della Chiesa, la carica di primo presidente, che gli era stata promessa, è offerta il 9 aprile 1611 ad un altro magistrato, il cattolicissimo Nicolas de Verdun. De Thou, molto deluso, deve accontentarsi di un posto al Consiglio delle Finanze (che ha sostituito la carica di Surintendant des finances dal 1611 al 1614).

Durante la reggenza di Maria de’ Medici, prende parte ai negoziati del trattato di Sainte-Menehould (1614) e di Loudun (1616) tra la Corte reale francese e Enrico II di Condé. Ha usato la sua influenza nel consiglio reale per sostenere il Gallicanesimo, e riuscì a evitare l’applicazione dei trattati tridentini in Francia che gli attirarono così l’ostilità del papato.

Ritratto nel frontespizio dell’edizione del 1740 (copia nella biblioteca di famiglia a Gray)
Latinista eminente, pubblica diversi libri di poemi latini, specialmente a Tours, da Jamet Mettayer ma la celebrità gli viene dalle Historiae sui temporis, storia contemporanea riguardante gli anni dal 1543 al 1607, che saranno tradotte dal latino in francese nel 1734. Nel suo libro, di cui il primo volume appare nel 1604, il magistrato si schiera dalla parte della tolleranza religiosa, attacca gli eccessi del clero cattolico e osserva verso i protestanti un atteggiamento comprensivo, il che fa mettere il suo libro all’Index Librorum Prohibitorum nel 1609.
Essi sono stati pubblicati:

nel 1604, per la prima parte, che copre gli anni 1546-60,
nel 1606, per la seconda parte, che copre gli anni 1560-72,
nel 1607, per la terza parte, che copre gli anni 1572-74,
nel 1608, per la quarta parte, che copre gli anni 1574-84.
Avrebbe voluto completare l’opera fino al regno di Enrico IV (1610), ma muore senza aver completato l’anno 1607. L’ultima parte incompiuta fu pubblicata nel 1620 dai suoi amici Pierre Dupuy e Nicolas Rigault.

L’influenza dei Cardinali Arnaud d’Ossat e di Jacques du Perron fecero condannare la sua opera a Roma, e il Parlamento di Parigi replica condannando il libro del Cardinale Roberto Bellarmino sul potere del Papa. Finalmente, questa messa all’indice fu levata nel 1609.

De Thou commette degli errori sui fatti e di valutazione. Così, nella sua descrizione di Maria Stuarda, fu notevolmente influenzato da Buchanan, nemico acerrimo della regina. Questo non ha impedito al suo lavoro di avere una grande diffusione: il Cardinale teologo Jacques Bossuet lo cita molte volte nella sua Histoire des variations des Églises protestantes e parlava di lui dicendo che era stato « grande autore, uno storico credibile ».

Nel 1620, la sua Vita (Mémoires) fu pubblicata in latino. Essa copre il periodo 1553-1601 ed è una fonte importante per la storia religiosa e la letteraria del periodo. Alcuni hanno sostenuto che il suo amico Nicolas Rigault ne sia stato l’autore.

Vedovo di Marie Barbançon nel 1601, si risposò l’anno seguente con Gasparde de La Chastre. Suo figlio maggiore François-Auguste de Thou (1607-42), fu fatto decapitare da Richelieu per aver mantenuto il segreto nella cospirazione di Enrico Coiffier de Ruzé d’Effiat-Cinq-Mars con gli Spagnoli contro Luigi XIII.

Biblioteca

Erede della famosa collezione di suo padre, “dimostra la sua grandezza sotto il profilo bibliografico e arricchisce la sua collezione di un gran numero di libri rari e curiosi”. La biblioteca formata da Jacques-Auguste era famosa e fu aperta a studenti e stranieri. Rimase in famiglia fino al 1680, anno in cui fu acquistata quasi interamente da Jean-Jacques Charron, marchese di Ménars. Essa passa nel XVIII secolo al casato dei Rohan-Soubise. Contava 12 729 volumi. Egli aveva accumulato una biblioteca accademica ed enciclopedico, rimasta senza rivali a Parigi fino alla metà del XVII secolo, dove c’erano migliaia di manoscritti e ottomila volumi stampati. La sua biblioteca fu venduta in blocco da suo figlio al marchese di Ménars. Essa fu definitivamente dispersa nel 1789 con la vendita al principe di Rohan-Soubise.
Possedeva le proprietà di Angervilliers e di Villebon-sur-Yvette, vicino a Parigi.

 

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