Enrico III di Francia

1551 - 1589

Enrico III di Francia
Nazione: Francia
Settore: Storia

ID: 1548

Quotazioni

A (autografo): S4 (da 1001 a 3000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S5 (da 3001 € e oltre)

APL (autografo su foto o libro): S4 (da 1001 a 3000 €)

Quotazioni indicative.

Enrico III di Valois (Fontainebleau, 19 settembre 1551 – Saint-Cloud, 2 agosto 1589) fu re di Francia dal 1574 al 1589. Fu l’ultimo re della dinastia Valois.

Enrico III era il quarto figlio di Enrico II e di Caterina de’ Medici. Fu battezzato con i nomi di Alessandro Edoardo e gli fu dato il titolo di duca d’Angoulême. Divenne poi duca d’Orléans nel 1560, quando morì il fratello Francesco II di Francia e il fratello Carlo, di solo un anno più vecchio di lui, salì al trono. Il 17 marzo 1564, data della sua Confermazione, prese il nome “Enrico”; nel 1566, fu nominato duca d’Angiò.

L’11 maggio (giorno della Pentecoste) 1573, fu eletto re di Polonia, con il nome di Enrico V di Polonia (pol. Henryk Walezy), giurò a Parigi, di fronte a una delegazione di nobili polacchi, la sua fedeltà agli Articoli enriciani e regnò sulla Polonia dal 24 gennaio al 18 giugno 1574. Il 30 maggio 1574, morto il fratello Carlo IX, lasciò di nascosto la Polonia per salire al trono di Francia. Fu consacrato a Reims il 13 febbraio 1575 con il nome di Enrico III e il 15 febbraio sposò Luisa di Lorena-Vaudémont.

Salendo sul trono francese, Enrico III si trovò davanti un paese diviso, dove la sua autorità era solo parzialmente riconosciuta. Il suo regno era segnato da gravi problemi religiosi, politici ed economici. Durante il suo regno, durato 15 anni, si succedettero ben quattro guerre di religione. Enrico III dovette lottare contro partiti sostenuti da potenze straniere, che finirono col minare la sua autorità, come il partito dei Malcontent, quello dei ugonotti e la Lega cattolica, che riuscì a farlo assassinare. Morì infatti a Saint-Cloud il 1º agosto 1589 accoltellato da Jacques Clément, un frate fanatico.

https://youtu.be/fP9Z7sY5eV0

Biografia

Nato nel castello di Fontainebleau, era il quarto figlio del re di Francia Enrico II e di Caterina de’ Medici. Venne inizialmente battezzato con i nomi di Alessandro Edoardo e nominato duca d’Angouleme.

Nel 1560, con l’ascesa al trono del suo fratello Carlo IX, divenne duca d’Orléans. Al momento della cresima a Tolosa (17 marzo 1565) nella cattedrale di Saint-Étienne, cambiò il nome in Enrico, in onore del padre. L’8 febbraio 1566, divenne duca d’Angiò.

Fino alla morte di suo padre, Enrico crebbe con i suoi fratelli e sorelle nei castelli di Blois e Amboise. Durante la prima infanzia, venne affidato a vari tutori, in particolare a Jacques Amyot ricevendo un’istruzione classica.

Durante l’infanzia, influenzato dagli scontri fra cattolici e ugonotti, si divertiva a bruciare il libro di preghiere di sua sorella Margherita – racconta lei stessa nelle proprie Memorie, dandole in cambio quelli ugonotti, dileggiando la religione cattolica, senza che sua madre se ne preoccupasse più di tanto. Fin dalla giovinezza, Enrico fu molto amato dalla madre Caterina de’ Medici che sfruttò tutte le occasioni per metterlo in luce.

Egli esercitò molto presto il ruolo di principe reale, come testimonia la sua presenza ufficiale agli Stati Generali del 1561. Nel 1565, a solo quattordici anni, in occasione dell’incontro di Bayonne, fu incaricato di andare in Spagna a trovare sua sorella, la regina Elisabetta di Valois. Il giovane principe si fece notare per la sua eleganza e l’amore per il lusso.

La madre desiderava che Enrico diventasse un appoggio sicuro per la monarchia. A sedici anni Enrico diventò luogotenente generale. Questa altissima carica militare lo pose al secondo posto del regno, dopo il re suo fratello.

Sfortunatamente, le ambizioni politiche di Luigi, principe di Condé, che ambiva al trono, provocarono una forte rivalità tra lui ed il principe, che innescò la ripresa delle ostilità tra il re e i protestanti di cui Condé era il capo. Enrico s’impegnò allora personalmente nella seconda e terza guerra di religione e si fece onore vincendo le battaglie di Moncontour e di Jarnac. Nel corso di quest’ultima il principe di Condé rimase ucciso.

I successi militari di Enrico ed il suo comportamento da principe ideale lo resero popolare e provocarono la gelosia del fratello Carlo IX. Il duca d’Angiò dovette molto presto confrontarsi con la politica. Più vicino ai Guisa che ai Montmorency – nel seno del consiglio reale dove la madre l’aveva introdotto – predicava una politica di rigore contro i protestanti.

Dopo la pace di Saint-Germain Caterina de’ Medici iniziò una serie di trattative matrimoniali per i suoi figli: dopo le nozze del re con la figlia dell’imperatore Massimiliano II, per Enrico pensò a Elisabetta I, regina d’Inghilterra, ma il duca rifiutò la proposta per motivi religiosi. Inoltre il principe era innamorato della bella Maria di Clèves.

Durante gli eventi passati alla storia con il nome di notte di san Bartolomeo (24 agosto 1572), Enrico stava dalla parte del duca di Montmorency, governatore di Parigi, ma niente prova, nonostante i sospetti, una qualsiasi partecipazione del principe al massacro.

Nel popolo il fanatismo religioso non si era spento e si stava diffondendo anche un grande malcontento nei confronti della monarchia, che non era riuscita a proteggere i suoi sudditi. Nelle città come La Rochelle, in cui il credo ugonotto era più radicato, venne messa in discussione l’autorità regale. Per ristabilirvi il potere regale, Enrico prese d’assedio la città per parecchi mesi, senza successo.

Re di Polonia

Elezione al trono polacco

l duca d’Angiò ebbe l’occasione di riscattarsi grazie a sua madre: giunse infatti la notizia della sua elezione come re di Polonia. Caterina aveva infatti inviato il vescovo di Valence, Jean de Montluc, come ambasciatore straordinario per sostenere davanti alla Dieta la candidatura del figlio al trono polacco. Grazie alla sua abilità di diplomatico, Montluc riuscì a convincere l’assemblea ed Enrico fu eletto re della Confederazione polacco-lituana (nata dal matrimonio dei re lituano Jagello ed Edvige, regina polacca) con il nome di Henryk Walezy, cioè Enrico di Valois, il 9 maggio 1573, anche se la proclamazione ufficiale avvenne due giorni dopo.

A seguito di ciò, venne smobilitato l’assedio a La Rochelle e fu firmato l’editto di Boulogne (11 luglio 1573), per permettere all’esercito e al duca d’Angiò di poter tornare a Parigi per i preparativi, in vista dell’arrivo degli ambasciatori polacchi.

Il 19 agosto seguente arrivarono a Parigi duecento notabili polacchi che portavano la corona al loro nuovo re. Per accoglierli vennero organizzate sontuose feste. Nel frattempo suo fratello Carlo IX designò Enrico suo erede in assenza di figli maschi «nonostante che egli fosse assente e residente lontano da questo regno».

Il 26 agosto i polacchi iniziarono delle trattative con il nuovo sovrano per fargli firmare i pacta conventa, articoli della nuova costituzione polacca votati dalla Dieta. Enrico avrebbe dovuto accettarli tutti, altrimenti non sarebbe stato riconosciuto come sovrano di Polonia. Oltre alla nuova costituzione a Enrico furono presentate anche altre proposte: le sue rendite francesi avrebbero dovuto ripagare il debito della Polonia, pagare l’esercito polacco, creare una flotta per lo stato, dare nuovo lustro all’università di Cracovia permettendo scambi culturali con la Francia e l’Italia e infine sposare la sorella del defunto re, Anna Jagellone.

Le trattative per conto del duca d’Angiò furono portate avanti da René de Villequier, Philippe Hurault de Cheverny e il cancelliere René de Birague. Gli articoli vennero infine approvati il 9 settembre. Enrico riuscì a trattare su due punti: le nozze con Anna Jagellone, poiché mancava il consenso di quest’ultima, e la possibilità di scegliere personalmente come usare in Polonia, i soldi provenienti dalla Francia.

Il 10 settembre avvenne la cerimonia di giuramento a Notre-Dame de Paris e tre giorni dopo, nel palazzo di Giustizia, Enrico ricevette il diploma del decreto d’elezione. Dopo una serie di fastose celebrazioni, il duca si mise in viaggio verso Cracovia, capitale del suo nuovo regno, accompagnato dalla delegazione polacca e dalla corte francese. Suo fratello Carlo IX si ammalò gravemente e lascia la corte a Vitry. A Nancy, il re di Polonia e il suo seguito furono ospitati da sua sorella Claudia di Valois e del cognato Carlo III di Lorena. Durante alcune feste, Enrico conobbe Luisa di Vaudémont, sua futura moglie.

Giunti a Blâmont, il re di Polonia dovette separarsi, non senza rammarico dalla famiglia e dalla corte. Fu in questa occasione che Enrico chiese nuovamente sostegno a sua sorella Margherita e di rinsaldare la loro alleanza politica che si era dissolta tempo prima e la sorella accettò.

Ritorno in Francia

Alla morte del fratello Carlo IX nel 1574, Enrico lasciò la Polonia senza il consenso della Dieta, rubando anche nella sua fuga i gioielli della corona polacca, e rientrò in Francia attraverso Vienna, Venezia, Ferrara, Torino ed infine le Alpi. Conservò la corna di Polonia fino al 18 giugno dell’anno seguente.

Al ponte di Beauvoisin, Enrico III incontrò il fratello Francesco d’Alençon e il cognato Enrico di Borbone, re di Navarra. I due giovani erano stati tenuti sotto stretta sorveglianza dalla regina madre, poiché nei mesi precedenti la morte di Carlo IX, d’Alençon alleato a Navarra si era posto a capo di una serie di complotti orditi dal gruppo dei Malcontent, fazione politica formata da protestanti e cattolici moderati. Questi complotti, sventati in parte dalla regina madre e dalla disorganizzazione degli stessi fautori, miravano ad attuare un colpo di stato e mettere sul trono di Francia il cadetto dei Valois. Alleata a suo fratello Francesco, vi era anche Margherita di Valois: la regina di Navarra aveva infatti deciso di schierarsi con il fratello minore, tradendo le promesse fatte a Enrico, prima della sua partenza per la Polonia.

Con il fratello e il cognato si recò a Bourgoing dove incontrò Caterina de’ Medici, il giorno seguente fece il suo ingresso a Lione, ma volle farlo in maniera non ufficiale poiché non era stato ancora consacrato.

Re di Francia

L’inizio di un regno caotico

Il 6 settembre 1574, Enrico III a Lione riunì il suo primo Consiglio e su proposta della regina madre decise di assottigliare il numero di segretari di stato, che dovevano tornare a svolgere il compito di redattori, e di eliminare il Consiglio delle Finanze, che nel tempo aveva travalicato le sue giurisdizioni decidendo su altre questioni rispetto a quelle finanziarie. Il sovrano decise di far accedere al Consiglio di Stato otto membri fidati che lo avevano seguito durante il suo regno in Polonia (Villequier, Retz, Souvré, Larchant, Bellegarde e Ruzé), affidando loro incarichi importanti a corte.

Supportato dal Consiglio, Enrico III rifiutò le proposte di trattative proposte da Enrico I di Montmorency, conte di Damville. Il clero avrebbe pagato le spese della guerra, come ottenuto dalla regina madre. Dopo una requisitoria fortemente polemica del conte di Damville, iniziò una campagna di libelli contro la famiglia reale: secondo un famoso libello dell’epoca Le Réveille-matin des Français, la dinastia Valois sarebbe dovuta essere sostituita dai discendenti di Carlo Magno, cioè i Guisa.

Enrico III presiede la prima cerimonia dell'Ordine dello Spirito Santo (1578).

Enrico III presiede la prima cerimonia dell’Ordine dello Spirito Santo (1578).

Enrico fu incoronato a Reims il 13 febbraio 1575 con il nome di Enrico III. Il 15 febbraio sposò Luisa di Lorena-Vaudémont.
Sia il fratello Francesco, duca d’Alençon che il re di Navarra finirono col lasciare la corte e prendere le armi. Allora iniziò una campagna che fu disastrosa per il re. Nonostante la vittoria del 6 maggio 1576, Enrico III concesse la pace chiamata pace di Monsieur, di cui suo fratello (a cui il re concesse diversi titoli, tra cui quello di duca d’Angiò) fu il principale beneficiario assieme ai protestanti che ottennero numerosi vantaggi in ambito di libertà religiosa. Umiliato, Enrico III pensò di prendersi la rivincita.

Alla fine dell’anno egli doveva convocare gli Stati Generali a Blois per cercare di mettere riparo al deficit finanziario causato dalla guerra. Spinto dai deputati cattolici, decise però di riprendere la guerra contro i protestanti. Prima di iniziarla, si riconciliò con il fratello che, ricoperto di benefici, marciò al suo fianco. La campagna fu vittoriosa per il re: il 17 settembre 1577, l’Editto di Poitiers soppresse le libertà concesse agli ugonotti precedentemente.

Enrico III lasciò alla madre Caterina de’ Medici il compito di perfezionare la pace. Dopo un soggiorno a Nérac, dove riconciliò la coppia Navarra, ella fece un lungo giro in Francia e suggerì al re di sostenere le ambizioni di Francesco d’Angiò per i Paesi Bassi. Enrico III chiuse gli occhi sulle attività politiche del fratello a scapito degli spagnoli. L’ipocrisia della diplomazia francese provocò la collera di Filippo II e le tensioni franco-spagnole.

Il fiasco dell’esercito francese alle isole Canarie mise definitivamente fine alla supremazia francese in Europa. Dopo il fallimento di Francesco d’Angiò ad Anversa, Enrico III strinse ancor di più l’alleanza con la regina Elisabetta I d’Inghilterra.

Le amanti di Enrico III

I contemporanei di Enrico III ci hanno descritto il re come un uomo che amava molto le avventure femminili. Se queste furono meno conosciute di quelle di Enrico II o di Francesco I, ciò è dovuto al fatto che, per rispetto a sua madre ed a sua moglie, Enrico III non conferì mai alle sue amanti il titolo di “favorite”.

Sue amanti furono Françoise Babou de La Bourdaisière  (madre di Gabrielle d’Estrées, futura famosa favorita di Enrico IV di Francia) e Renée de Rieux, dalla media nobiltà. Nel corso del suo viaggio italiano al rientro dalla Polonia nel giugno 1574, incontrò a Venezia la bellissima e famosa Veronica Franco, una cortigiana veneziana molto conosciuta all’epoca, della quale divenne amante.

Allo stesso tempo, la sua passione per Maria di Clèves era conosciutissima e le numerose lettere che le scrisse ne sono ancor oggi la prova. Alla morte di Maria, avvenuta per complicanze del parto il 30 ottobre 1574, Enrico prese il mostrò alla corte un lutto ostentato.

Re Enrico III e la regina Luisa di Lorena-Vaudémont.

Re Enrico III e la regina Luisa di Lorena-Vaudémont.

Nel 1575, il sovrano scelse di sposare Luisa di Lorena-Vaudémont, che pare somigliasse molto a Maria di Clèves. Questa decisione colse di sorpresa Caterina de’ Medici che stava trattando per un possibile matrimonio con la figlia del re di Svezia, infatti non vi erano alcune ragioni politiche per queste nozze, la futura regina infatti «portava in dote unicamente la bellezza, la gentilezza e l’abnegazione totale al marito», scrive Benedetta Craveri.

La regina Luisa era molto importante nella vita spirituale ed emotiva del re, ed avevano molta intimità. In un’occasione, Caterina de’ Medici entrando negli appartamenti del re senza farsi annunciare, sorprese la regina sulle ginocchia del marito. Questa intimità non impedì a Enrico III di continuare le sue avventure galanti con varie donne (Demoiselles d’Assy, di Mirandola, di Ponto, Stavay, o una sorella di Gabrielle d’Estrées) anche dopo il suo matrimonio, seppur in maniera più discreta. Per rispetto verso la moglie che amava, organizzava i suoi incontri amorosi con le amanti fuori dal palazzo, in dimore a Parigi.

Storiografia

Enrico III fu una figura controversa per i suoi contemporanei. «Sarebbe stato un principe eccellente se avesse avuto in sorte di vivere nel secolo giusto» disse il cronista Pierre de L’Estoile alla morte del re per ricordare che, nonostante la sua particolare personalità e l’esplosione di odio a cui dette luogo, Enrico III aveva anche le sue qualità.

L'assassinio del duca de Guisa

L’assassinio del duca de Guisa.

In vita, il sovrano ebbe forti sostenitori e ammiratori, ma altrettanti detrattori della sua immagine. Durante le guerre di religione i preti parigini non esitavano a diffondere false notizie sul re, ingiuriandolo e ridicolizzandolo nel corso di prediche infuocate. Negli ultimi mesi del suo regno, la chiamata alla rivolta venne accompagnata da una violenta ondata di libelli diffamanti destinati a sovvertire l’immagine del re nella mente dei francesi, in particolare dopo l’assassinio del duca di Guisa.

Il cambio di dinastia non permise la riabilitazione di questo re beffeggiato, nonostante le perorazioni della regina Luisa e della duchessa di Angoulême. Sotto la dinastia Borbone le vecchie mode furono derise e la corte di Enrico III ne fu l’oggetto. Il sovrano fu in particolare preso di mira dalla storiografia protestante, soprattutto dopo la notte di san Bartolomeo, e da quella borghese che ne criticava l’immoralità di cui era stato accusato. Nel libello Le réveil-matin des Français (1574) fu persino accusato di incesto con sua sorella Margherita.

A lungo andare, l’immagine trasmessa di Enrico III fu indissociabile da quella dei suoi favoriti, comunemente chiamati mignon, termine già popolare nel XV secolo. Nel XIX secolo era un tema alla moda nel quale si cimentarono diversi pittori ed autori romantici, raffigurando Enrico III circondato da efebi effeminati, dai costumi eccentrici e grotteschi. Questa immagine caricaturale del re, associata alla sua presunta omosessualità, rimase molto popolare. I testi che accusarono di omosessualità il sovrano provengono da pamphlet scritti da esponenti della Lega, dagli ugonotti o dai Malcontent. Anche i cronisti come L’Estoile o Brantôme, noti per aver annotato varie informazioni scabrose sui personaggi di spicco dell’epoca non dettero credito a queste voci, mettendo invece in evidenza la passione traboccante del re per le donne.

Negli anni ottanta, gli storici Jacqueline Boucher e Pierre Chevallier hanno contribuito a riabilitare l’immagine dell’ultimo sovrano della dinastia Valois. Chevallier ha confutato l’accusa di omosessualità di Enrico III, definendola «una leggenda ingiustificata e calunniosa» di cui si rideva persino nella cerchia del re, accusando Théodore Agrippa d’Aubigné di essere «il principale responsabile della leggenda dei mignons come si è perpetuata nella memoria collettiva».

Ascendenza

 

enrico III

 

 

 

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