Enrico V di Borbone

1820 - 1883

Enrico V di Borbone
Nazione: Francia
Settore: Storia

ID: 1848

Quotazioni

A (autografo): S3 (da 501 a 1000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S4 (da 1001 a 3000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Enrico Carlo Ferdinando Maria Deodato d’Artois, in francese Henri d’Artois (Parigi, 29 settembre 1820 – Lanzenkirchen, 24 agosto 1883), duca di Bordeaux poi conte di Chambord, figlio di Carlo Ferdinando duca di Berry secondogenito di Carlo X di Francia, e di Carolina di Borbone-Due Sicilia.

 

Biografia

Enrico di Artois nacque il 29 settembre 1820, figlio postumo di Carlo d’Artois, duca di Berry e di Carolina di Borbone-Due Sicilie. La nascita, a sette mesi dall’assassinio del padre e che permetteva la continuazione della linea principale dei Borbone di Francia, gli valse l’appellati

Regno di Francia Borbone di Francia

Regno di Francia
Borbone di Francia

vo di “bimbo del miracolo” (enfant du miracle).

Al momento della nascita, Carlo X gli conferì il titolo di duca di Bordeaux, che Enrico mantenne fino all’abdicazione del nonno Carlo X e dello zio Luigi Antonio di Borbone. In esilio, egli assunse il titolo di cortesia di conte di Chambord, dal nome di un castello offertogli da una sottoscrizione nazionale.

La rivoluzione del 1830

La rivoluzione del 1830 e l’avvento al potere della monarchia orleanista lo costrinsero all’esilio, come avvenne del resto per tutta la famiglia reale dei Borbone di Francia. La morte del primogenito di Carlo X, Luigi Antonio duca di Angoulême, avvenuta nel 1844, finì con l’indirizzare le simpatie dei monarchici tradizionalisti nella persona del conte di Chambord, che venne considerato d’ora innanzi l’unico erede legittimo al trono di Francia. Secondo la successione legittimista, il conte di Chambord fu quindi considerato a tutti gli effetti pretendente alla corona francese.

Già nel 1830 Carlo X aveva abdicato in suo favore, in seguito alla Rivoluzione di Luglio, ma il parlamento non aveva accettato questa abdicazione, accompagnata peraltro anche da quella del Delfino, malgrado gli sforzi del grande scrittore René de Chateaubriand, Pari del Regno, inviato al Senato dai Borboni, dove tenne un famoso, appassionato discorso in difesa del piccolo Enrico V, succeduto ope legis sul trono a seguito delle due abdicazioni. Il Senato nominò re Luigi Filippo d’Orléans, e i Borboni furono costretti all’esilio. Tuttavia da più parti si considera che tra il 2 agosto giorno dell’abdicazione di Carlo X e dello zio Luigi, e il 9 agosto giorno dell’ascesa al trono di Luigi Filippo, Enrico possa essere considerato re titolare di Francia per quella settimana.

Nel 1844, alla morte senza eredi dello zio, Enrico d’Artois, che era minorenne ed era stato quindi sotto reggenza, divenne il capo effettivo dei Borboni e pretendente al trono francese a tutti gli effetti col titolo di Enrico V, riunendo il campo legittimista che si era trovato diviso fra chi, strenuamente intransigente, aveva continuato a sostenere la titolarità regia solo in virtù della stretta discendenza, e chi invece aveva già riconosciuto l’atto di abdicazione del 1830.

Nel 1846 sposò Maria Teresa di Modena (1817 – 1886), figlia di Francesco IV di Modena dalla quale non ebbe figli.

Fallimento della terza Restaurazione

Nel 1871, in seguito alla sconfitta francese nella guerra franco-prussiana e al crollo dell’impero di Napoleone III, il parlamento, di maggioranza realista, era intenzionato a ripristinare la monarchia. Tuttavia, esso era diviso tra “legittimisti”, che appoggiavano Enrico d’Artois, e “orleanisti”, che al contrario appoggiavano l’erede di Luigi Filippo d’Orléans, Luigi Filippo Alberto d’Orléans. Alla fine l’assemblea si accordò sulla nomina di Enrico d’Artois, il quale però, rifiutandosi di adottare la bandiera tricolore e volendo invece mantenere la bandiera bianca monarchica, perse diversi sostenitori orleanisti. Il parlamento decise allora di nominare un presidente della repubblica favorevole ai monarchici, Patrice de Mac-Mahon, e di attendere la morte di Enrico d’Artois per nominare re Luigi Filippo Alberto d’Orléans.

Tuttavia alla morte di Enrico nel 1883 fu riconfermata la repubblica, in quanto con le successive elezioni il parlamento era ormai diventato di maggioranza repubblicana.

Enrico è sepolto nella cripta del convento di Castagnavizza presso Gorizia, ora nel territorio di Nova Gorica, in Slovenia, a seguito del Trattato di pace tra Italia e Jugoslavia del 1947. Gorizia fu infatti l’ultima residenza d’esilio dei Borbone del ramo primogenito.

I monarchici dopo la morte di Enrico

Alla sua morte, l’unità raggiunta tra “legittimisti” e “orleanisti” e auspicata dallo stesso conte di Chambord si ruppe. Infatti, se la maggior parte dei legittimisti riconobbe i diritti della linea d’Orléans, un gruppo minoritario tra loro appoggiò le pretese del ramo spagnolo dei Borbone, che aveva perso i diritti sul trono di Francia con la ratifica del trattato di Utrecht (1713), pilastro dell’ordine europeo, e la sua registrazione da parte delle Cortes spagnole e del Parlamento di Parigi.

Il partito favorevole al ramo spagnolo, a lungo politicamente insignificante in Francia ed incarnato, alla morte di Enrico, dal conte di Montizón (che, come pretendente, assunse il nome di Giovanni III), al contrario di quello leale alla Casa d’Orléans fu detto dei “Bianchi di Spagna”. Una certa visibilità venne ottenuta da questo partito nel secondo dopoguerra. Nonostante la maggior parte dei legittimisti sia col tempo confluita nel partito leale agli Orléans, i Bianchi di Spagna tendono a definirsi “legittimisti”.

Ascendenza

 

enrico V

 

 

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