Fouquet Nicolas

1615 - 1680

Fouquet Nicolas
Nazione: Francia
Settore: Storia

ID: 1434

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Nicolas Fouquet (Parigi, 17 gennaio 1615 – Pinerolo, 23 marzo 1680) è stato un politico francese.

Sovrintendente alle finanze durante la minorità di Luigi XIV. Protettore di scrittori ed artisti, cadde in disgrazia nel 1661, fu rinchiuso in prigione e trasferito in fortezza, dove morì in circostanze misteriose.

Origini familiari e studi

I Fouquet provenivano dalla città di Angers, nell’Angiò, ed avevano fatto fortuna con il commercio di drappi, lana e seta. Si erano poi dedicati alle professioni legali, riuscendo a raggiungere importanti cariche nei Parlamenti che, nella Francia dell’Ancien Régime, esercitavano le funzioni giurisdizionali superiori. Se, almeno per alcuni biografi, i Fouquet non erano entrati a far parte della cosiddetta nobiltà di toga, disponevano di un proprio blasone, raffigurante uno scoiattolo (nel dialetto angioino, fouquet) nell’atto di arrampicarsi su un albero, su cui spiccava il motto di famiglia Quo non ascendet? (Dove non salirà?), che i nemici del sovrintendente storpieranno poi in Quo non ascendam? (Dove non salirò?), stigmatizzandone la smisurata ambizione.

Il padre di Nicolas, François Fouquet, consigliere al Parlamento di Parigi, si era anche dedicato allo sviluppo delle colonie francesi nel Nord America. La madre, Marie de Maupéou, si era distinta per la carità e la cura dei poveri ed stata vicina a San Vincenzo de’ Paoli quando questi fondò le Figlie della Carità.

Dall’età di dodici anni il giovane Nicolas studiò dai Gesuiti, al Collegio di Clermont, mentre aiutava la madre a realizzare le medicine per i poveri. L’interesse di Fouquet per la chimica e la farmacia durerà per tutta la vita. Nel gennaio del 1631 ricevette la tonsura ed ottenne alcuni benefici ecclesiastici. Sempre a sedici anni, conclusi gli studi di diritto, iniziò ad esercitare l’avvocatura.

Magistrato

Nel marzo 1633 suo padre richiese per Nicolas una carica di consigliere nel Parlamento di Parigi, ma la sua domanda venne rifiutata in quanto il fratello maggiore François possedeva già una carica identica. Ciò nonostante ottenne l’anno seguente una carica di consigliere nell’appena costituito Parlamento di Metz. Questo dimostrava la benevolenza di François e la fiducia del

Altra raffigurazione di Nicolas Fouquet

Altra raffigurazione di Nicolas Fouquet

cardinale Richelieu in Nicolas, che ottenne una speciale autorizzazione data la giovane età. Gli venne affidato il compito di inventariare le carte del Tesoro della cancelleria di Vic dov’erano conservati tutti i titoli temporali del Vescovato di Metz e dell’abbazia di Gorze. Si trattava di verificare se il duca Carlo IV di Lorena ledesse i diritti del re di Francia, come sempre avveniva nel caso di territori esteri da poco annessi. Questo il casus belli: il vero scopo era di giustificare l’entrata di truppe francesi negli stati occupati dal duca prima delle conclusioni di Nicolas. Il giovane svolse il suo dovere con entusiasmo.

Nel 1635 il fratello maggiore entrò in un ordine religioso e fu Nicolas ad incarnare le speranze del padre di ascesa sociale, per cui comprò la carica di “Relatore sui ricorsi”, per la quale ebbe nuovamente bisogno di una dispensa per l’età. Nel 1638 si allontanò dalla corte di Metz per partecipare al Consiglio reale imposto dalla Francia a Nancy. Qui condusse un alto tenore di vita, prendendo parte a commedie, balli e ricevimenti. Lo stesso anno suo padre, per associarlo negli affari, gli cedette un posto nella Compagnia delle isole d’America.

François Fouquet, sentendosi prossimo alla morte, spinse il figlio al matrimonio. Nicolas mise gli occhi su Louise Fourché de Quéhillac, nipote di Jean Fourché, signore di Quéhillac. Il contratto fu firmato il 10 gennaio 1640 a Nantes fra i genitori degli sposi. Si trattò di un ricco matrimonio: Louise portava in dote 160 000 lire in argento e rendite sulle terre di Bouvron (Loire-Atlantique). Nicolas ottenne dai suoi genitori la proprietà della carica di Relatore sui ricorsi stimata in 150 000 lire e in più una rendita di 4 000 lire fino a raggiungere un capitale di 20 000 lire. Inoltre, sia Louise che Nicolas, avevano forti interessi in Bretagna: Louise, grazie ai genitori (suo padre era consigliere parlamentare nella regione) e Nicolas, per suo cugino Chalain e per i legami di suo padre con le compagnie di commercio dell’Atlantico. François Fouquet morì poco tempo dopo, seguito nel 1641 dal nonno materno di Nicolas, Gilles de Maupéou.

All’età di 26 anni Nicolas si trovò dunque a capo del suo clan familiare. Riprese le attività del padre in seno alle diverse compagnie marittime nelle quali la famiglia deteneva alcune quote: Compagnie delle isole d’America, del Senegal o ancora della Nuova Francia. Nel 1640 divenne uno dei principali azionisti della Società di Capo Nord e nel 1642 entrò nella Compagnia delle Indie orientali.

Parallelamente, per rafforzare la propria posizione sociale, acquistò il viscontado di Vaux, un territorio della Brie nei dintorni di Melun. In agosto, poco tempo dopo aver dato alla luce una figlia, Marie, morì sua moglie. Nel 1642 la morte del cardinale Richelieu, protettore da lunga data della famiglia Fouquet, mise fine ai suoi sogni coloniali e marittimi. Fouquet scelse allora di mettersi definitivamente al servizio dello Stato. Fortunatamente per lui la squadra ministeriale venne mantenuta da Luigi XIII e in seguito dalla reggente Anna d’Austria: il Cardinale Mazzarino succedette a Richelieu e diventò il nuovo protettore di Fouquet.

Nel 1644 fu nominato intendente di giustizia, polizia e finanza a Grenoble nel Delfinato. Era un posto difficile per un ragazzo con poca esperienza, in una provincia dal forte particolarismo regionale. Fouquet commise uno dei rari errori della sua carriera: nel corso dell’estate, dopo aver preso l’incarico, abbandonò il proprio posto senza autorizzazione per recarsi a Adge ad assistere all’insediamento di suo fratello maggiore François come vescovo. Durante la sua assenza scoppiò una sommossa anti-fiscale e lui venne subito destituito. Sulla strada del ritorno scoppiarono nuove sommosse. Fouquet si dimostrò calmo e capace nel sedare la rivolta. Come ricompensa venne reintegrato nella carica di Relatore dei ricorsi. Nel 1647, al termine della Guerra dei Trent’Anni, venne nominato intendente presso l’esercito di Piccardia.

Sotto la Fronda

Durante la Fronda giocò un ruolo importante in qualità di intendente generale di Parigi, carica che aveva ottenuto nel 1648. Si pose subito dalla parte di Anna d’Austria e di Mazzarino, guadagnandosi così la piena fiducia della regina. Dopo l’arresto di Union scrisse una lettera alla sovrana per consigliarla di negoziare e di dividere i suoi nemici, tattica che utilizzerà per tutta la durata della Fronda. Durante l’assedio di Parigi si occupò del servizio di assistenza.

Il 5 febbraio 1651 sposò in seconde nozze la quindicenne Marie-Madeleine de Castille-Villemareuil, rampolla di una famiglia di mercanti divenuti nobili. La sua dote era inferiore a quella di Marie Fourché, ma in compenso la sposa aveva una vasta cerchia di parentele importanti. Il 31 luglio il parlamento venne trasferito a Pontoise, sotto la supervisione di Fouquet, che dovette vedersela con la derisione della folla, di cui si vendicò alla fine della Fronda. Nel corso del lit de justice del 22 ottobre 1652, dopo la lettura dell’atto di amnistia, pronunciò un discorso in cui lodava la clemenza del re e accusava i colleghi frondisti rimasti a Parigi.

Vaux-le-Vicomte

A partire dal 1653 fece costruire un magnifico castello a Vaux-le-Vicomte (attualmente nel comune di Maincy). Al momento dell’acquisto si trattava solamente di una tenuta con un vecchio castello. Iniziò con l’impossessarsi di tutti i terreni nel circondario, fece radere al suolo il villaggio di Vaux, qualche boschetto, fece cambiare il percorso di un torrente ed abbattere i vigneti, infine fece realizzare i lavori necessari ad assicurarsi la fornitura idrica.

Come architetti chiamò Le Vau, Le Brun e Le Nôtre. Si circondò di una piccola corte di scrittori di cui facevano parte Molière, La Fontaine, Madame de Sévigné o Madame de Scudéry. Il re vi si recò la prima volta nel luglio 1659, poi una seconda volta il 17 luglio 1660 mentre era di ritorno da Saint-Jean-de-Luz.

L’11 luglio 1661 vi ricevette un’altra volta la Corte, e poi ancora il 17 agosto, non avendo potuto Luigi XIV presenziare alla festa precedente. Si trattava di un evento sontuoso, con giochi d’acqua, fuochi d’artificio, buffet di oltre 1 000 coperti e supervisionato da François Vatel. Luigi XIV divenne furioso nel vedere tanto splendore, l’origine di tanta ricchezza gli parve sospetta. L’offerta di Fouquet di cedergli Vaux non fece che irritarlo maggiormente. La festa stravagante di Vaux non fu la causa dell’arresto di Fouquet, contrariamente a quanto riporta la storiografia tradizionale, in realtà la decisione dell’arresto era già stata presa, tuttavia spiega l’accanimento di Luigi XIV nel voler annientare questo ministro che lo metteva in ombra.[senza fonte]

L’arresto

Mentre la corte si trovava a Nantes, il 5 settembre 1661 Luigi XIV fece arrestare Fouquet da un drappello di moschettieri comandato da D’Artagnan, con l’accusa di malversazione. Colbert, suo rivale, ne accelerò la disgrazia denunciandone l’arricchimento e la magnificenza della festa di Vaux-le-Vicomte per suscitare la gelosia di Luigi XIV.

Hugues de Lionne, suo amico, chiese clemenza al re, ma questa venne rifiutata: furono apposti i sigilli alle residenze di Fouquet e dei suoi soci; Madame Fouquet venne esiliata a Limoges, i suoi fratelli Louis e François confinati nelle loro diocesi; Gilles venne privato della sua carica di Primo scudiere, e anche Basile dovette andare in esilio nella Guienna.

Infine la corte, il 3 marzo 1663, accettò di comunicare a Fouquet le parti di sua scelta e acconsentì ad utilizzare solo quelle che avrebbe studiato. Nel frattempo i complici di Fouquet erano stati giudicati e condannati. Così Jean Hérault de Gourville fu condannato a morte in contumacia per peculato mentre la marchesa di Plessis-Bellière, probabilmente la miglior amica di Fouquet, fu incarcerata. Quando il re chiese discretamente ma con fermezza la pena di morte, Fouquet fu condannato il 21 dicembre 1664 dalla Camera di giustizia al solo bando dal regno nonostante egli fosse stato riconosciuto colpevole di peculato e di lesa maestà.

Ricorrendo senza esitare al ricorso al déni de justice[2], Luigi XIV commutò la sentenza dall’esilio al carcere a vita nella fortezza di Pinerolo[3] e fece cadere in disgrazia i giudici, fra i quali Lefèvre d’Ormesson, che non avevano applicato una sentenza a lui gradita. I ricchi finanzieri, amici di Fouquet, furono perseguiti dalla stessa corte di giustizia, che rimase attiva fino al 1669. Nessun appartenente alla nobiltà fu inquisito.

La fine

Ufficialmente Nicolas Fouquet morì nella fortezza della città di Pinerolo il 3 aprile del 1680 ma l’atto del suo decesso non fu mai trovato. Il suo amico Gourville sostiene che Fouquet, liberato poco prima del suo decesso, sia stato avvelenato per ordine di Colbert. La sua alta posizione sociale al momento dell’arresto e quindi i numerosi segreti di cui egli era a conoscenza, l’accanimento del re, che andò oltre la sentenza dei giudici, fecero sì che molti autori lo identificarono nella famosa Maschera di Ferro.

 

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