Grozio Ugo

1583 - 1645

Grozio Ugo

ID: 4009

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Huig de Groot (Ugo Grozio) (Delft, 10 aprile 1583 – Rostock, 28 agosto 1645) è stato un giurista, filosofo e scrittore olandese.Lavorò come giurista nelle Province Unite (oggi Paesi Bassi) e gettò le basi del diritto internazionale, basato sul diritto naturale. Fu inoltre scrittore teatrale e poeta.

Biografia

Ugo Grozio nacque a Delft, il 10 aprile 1583, da famiglia impegnata nell’esercizio della mercatura (il padre fu, inoltre, borgomastro, magistrato e assessore della cittadina batava). I suoi progenitori francesi si chiamavano de Cournets, ma il nonno di Ugo, appartenente al ramo cadetto della famiglia, prese in moglie una olandese, da cui trasse il cognome de Groot (latinizzato in Grotius, onde l’italiano Grozio).

Appresi precocemente il latino, il greco e l’ebraico, fu ammesso nel 1594 all’Università di Leida, ove intrattenne contatti con Giusto Lipsio, divenendo scolaro di Giuseppe Giusto Scaligero, ma non conseguendo alcun titolo. Abbandonata l’Università di Leida nel 1598, il quindicenne Grozio seguì in missione diplomatica il Gran Pensionario d’Olanda, Johan van Oldenbarnevelt, recandosi con lui in Francia, alla corte di Enrico IV di Borbone, ove conseguirà il titolo di dottore in legge a Orléans.

Grozio ritratto da Jan Anthonisz van Ravesteyn all’età di sedici anni (1599).

Ritornato in patria nel 1599, Grozio s’impegnò nella professione forense, partecipando al contempo all’attività politica olandese e concorrendo alla stabilizzazione della neonata Repubblica delle Province Unite (appartiene a questo periodo lo scritto animato da vivo sentimento patriottico, il Parallelon rerumpublicarum). Nel 1602, un incidente diplomatico fra la Compagnia unificata delle Indie orientali e i portoghesi (la cattura olandese di un vascello lusitano nello stretto di Malacca), fu l’occasione di una contesa giudiziaria sulla spartizione della preda, che indusse Ugo a perorare la causa della Compagnia davanti al Tribunale delle prede. Ispirato dalla vicenda giudiziaria, Grozio prese ad elaborare, fra il 1604 e il 1606, il De iure praedae (di cui sarà licenziato, nel 1609, solo un capitolo, intitolato Mare liberum, rimanendo il resto dell’opera inedito fino al 1868), una silloge di argomentazioni giuridiche adoprate in qualità di avvocato davanti alla Tribunale, e che costituirà – secondo il giudizio della critica recente – il nucleo fondamentale del successivo De iure belli ac pacis. L’apparizione di Mare liberum suscitò l’opposizione dello scrittore portoghese Serafino de Freitas, culminata nella pubblicazione del libretto polemico De iusto imperio Lusitanorum Asiatico (1625), nonché quella dell’inglese John Selden, che nel 1636 dava alle stampe il suo Mare clausum.

Grozio ritratto da Michiel van Mierevelt all’età di venticinque anni (1608).

La fama conquistata mercé l’esercizio dell’avvocatura permise a Ugo, nel 1607, ormai quasi venticinquenne, di accedere alla carica di advocatus fiscalis (procuratore generale degli ordini d’Olanda e West-Frisia). Nel 1609, intanto, il Gran Pensionario Oldenbarnevelt, animato da sentimenti pacifisti, favoriva la conclusione di una tregua di dodici anni con la Spagna di Filippo III d’Asburgo e del suo mediocre primo ministro, il duca di Lerma. La tregua, tuttavia, veniva fortemente osteggiata dal principale antagonista dell’Oldenbarnevelt, lo Stadhouder Maurizio d’Orange-Nassau, figlio dell’eroe della guerra d’indipendenza contro Filippo II d’Asburgo, Guglielmo il Taciturno, che pertanto parteggiava per il partito bellicista. Nella querelle fra irenisti e bellicisti Grozio prese le parti del Gran Pensionario, realizzando una importante opera di ricostruzione storica, intitolata De antiquitate Reipublicae Batavicae (1610), nella quale si dimostrava come la floridezza delle istituzioni olandesi non fosse stata intaccata dalla lotta contro gli Asburgo di Spagna.

Il dissidio fra sostenitori del partito orangista e sostenitori della politica irenista del Gran Pensionario coincise con la rottura dell’unità religiosa fra i calvinisti batavi, i quali si divisero in arminiani, o seguaci della dottrina di Jacob Arminius, che davano una lettura sinergista, pertanto meno rigorosa, della dottrina della predestinazione (permettevano che alla definizione del proprio destino partecipasse anche l’uomo), e ortodossi gomaristi, ossia seguaci della dottrina di Franciscus Gomarus, pei quali, invece, la dannazione o la redenzione degli uomini era completamente rimessa all’arbitrio divino. Nella contesa religiosa gli arminiani facevano appello (mediante una Rimostranza, onde la denominazione di rimostranti), al potere pubblico, affinché questo garantisse il rispetto della tolleranza e la professione del proprio credo. I gomaristi, invece, si adoperavano per la celebrazione di un sinodo che restaurasse l’unità della Chiesa riformata. Politicamente la rimostranza intercettò il favore del Gran Pensionario e della borghesia olandese (ivi compreso Grozio), la quale era nutrita di cultura umanistica e si faceva portavoce di istanze di tolleranza. Dalla divisione religiosa Grozio trasse l’ispirazione per la composizione, fra il 1614 e il 1617, del De imperio summarum circa sacra (che vedrà la luce, comunque, solo nel 1647), in cui si dimostrava come fosse lecito l’intervento statale nella risoluzione delle questioni del culto.

Il castello del Loevestein, ove Grozio trascorse gli anni di prigionia.

Nel medesimo torno d’anni Grozio affiancava alla vivace produzione letteraria un importante impegno politico ricoprendo, a partire dal 1613, la carica di sindaco di Rotterdam, la quale, sommandosi a quella di advocatus fiscalis, lo rendeva uno degli uomini più influenti del tempo. L’autorità acquisita fece sì che, proprio nel 1613, Oldenbarnevelt, bisognoso di cattivarsi il favore delle nazioni straniere per aver ragione del partito orangista, affidasse ad Ugo il delicato compito di recarsi in missione diplomatica presso il re d’Inghilterra, Giacomo I Stuart, succeduto alla protestante Elisabetta Tudor. Il mancato accordo con i reali d’oltremanica, unitamente all’aggravarsi delle tensioni interne alla Repubblica delle Province Unite (le sei province di Utrecht, Zelanda, Frisia, Gheldria, Groninga, Overijssel, tutte fedeli all’ortodossia calvinista, mal sopportavano l’egemonia economica esercitata dall’Olanda), rese impossibile l’applicazione del decreto pro pace ecclesiastica (composto dallo Stesso Grozio nel 1614), sicché la fronda interna sfociò in un duro scontro per la garanzia del pluralismo religioso e dell’autodeterminazione di ogni provincia. Delle difficoltà incontrate dal partito del Gran Pensionario seppe valersi Maurizio d’Orange-Nassau, il quale, desiderando realizzare una politica d’intervento in politica estera e di accentramento in quella interna, offrì, nel 1617, il suo appoggio ai gomaristi. Il dinamismo politico orangista comportò, con la convocazione del sinodo di Dordrecht (1618 – 1619), l’amara sconfitta del Gran Pensionario, condannato alla pena capitale, e degli arminiani. Proprio la vicinanza di Grozio all’arminianesimo e al Gran Pensionario fu all’origine della sua condanna all’ergastolo da scontare presso il carcere del Loevestein. Raggiunto il potere, Maurizio d’Orange-Nassau approfittò della scadenza dei termini della tregua dei dodici anni con gli spagnoli e, nel 1621, scendeva in guerra al fianco dei boemo-palatini (aderenti all’Unione evangelica) e degli inglesi contro gli Asburgo d’Austria, sostenuti dalla Lega cattolica del bavarese Massimiliano e dagli spagnoli, per tentare nuove conquiste contro i dominatori di un tempo.

La cassa per i libri dentro cui Grozio evase dal carcere di Loevestein.

Gli anni di reclusione presso il carcere di Loevestein, che segnarono profondamente la vita del Grozio, non impedirono l’impegno intellettuale, che continuò indefesso e libero dall’ottica particolaristica che le precedenti necessità politiche imponevano. La pena del carcere a vita, tuttavia, non fu scontata per intero da Ugo, grazie all’ingegnosa operosità della moglie, Maria van Reigersbergen, che già nel 1621 riusciva a farlo evadere dentro una cassa per i libri (sicché si disse che Grozio trovò nei libri «sapere e salvezza»). Dopo la rocambolesca fuga dalla prigione del Loevestein, Grozio riparò in Francia, a Parigi. Proprio al soggiorno parigino risale la pubblicazione dell’opera giuridica più importante, che ne avrebbe consacrato la notorietà negli anni successivi, il De iure belli ac pacis, licenziato nel 1625 (ma compreso già nel 1626 nell’ Index librorum prohibitorum), e sollecitato dalle violenze consumatesi durante la guerra dei trent’anni.

Monumento dedicato alla memoria di Ugo Grozio in Delft (scolpito da Franciscus Leonardus Stracké).

Stanco della vita privata, Grozio abbandonò, nel 1632, Parigi per ritornare in Olanda, ove però fu costretto alla clandestinità, quindi ad emigrare ad Amburgo. In questi anni la proposta groziana per la soluzione dei conflitti religiosi si rivolge all’ecumenismo, che egli non propugna solo teoricamente, ma cerca di realizzare praticamente mercé l’impegno politico, avendo frattanto ottenuto, nel 1634, dalla regina Cristina di Svezia la carica di ambasciatore svedese in Francia. Ritornato, pertanto, a Parigi, Ugo riprese la consuetudine con gli ambienti governativi da cui era stato distolto negli anni della prigionia e della clandestinità. Nel 1645, tuttavia, stancatosi del faticoso ufficio diplomatico (a Parigi si era dovuto scontrare con l’ostilità del cardinal Richelieu), partì alla volta di Stoccolma per rassegnare le dimissioni nelle mani di Cristina, ma durante il viaggio di ritorno in patria, a causa di un naufragio, fu costretto a far scalo a Rostock, nel Meclemburgo, ove fu colto dalla morte il 28 agosto.

A Grozio è intitolato l’asteroide 9994 Grotius.

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