Delaroche Hippolyte

1797 - 1856

Delaroche Hippolyte

ID: 4790

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Hippolyte Delaroche, noto anche come Paul Delaroche (Parigi, 17 luglio 1797 – Parigi, 4 novembre 1856), è stato un pittore francese.

Proveniente da una famiglia benestante e figlio di un esperto d’arte che aveva fatto fortuna con la compravendita di quadri, Paul Delaroche (nato Hippolyte De La Roche), non appena manifestò i primi segni del suo talento, venne indirizzato alla pittura e mandato a studiare nell’atelier di Louis Étienne Watelet, per poi in seguito divenire allievo di Antoine-Jean Gros. La sua prima opera fu esposta al Salon nel 1822 e portava il titolo di “Josabeth salva Joas“. Essa mostra ancora l’influenza di Théodore Géricault e di Eugène Delacroix. Cominciò ad essere notato solo due anni dopo, quando espose i quadri “San Vincenzo de’ Paoli prega per i trovatelli” e “Giovanna d’Arco in prigione“. La sua fama crebbe, infatti, perché egli trattava per la prima volta temi che riguardavano fatti storici minori, o “aneddoti storici”, a fianco dei grandi avvenimenti. Tale genere aveva anche una finalità documentaria ed esprimeva, comunque, una particolare sensibilità per la visione drammatica di ogni episodio. Ebbe pertanto un notevole successo e, se Delaroche fu uno degli artisti più celebri del suo tempo, ciò fu dovuto in gran parte al fatto che questo genere in cui egli si specializzò, aderiva perfettamente all’ideale del “giusto punto di mezzo” che ispirò la Monarchia di luglio.

Delaroche sposò una delle figlie di Horace Vernet, ma ella morì prematuramente, e questo colmò di tristezza gli anni della sua maturità. Dopo il 1822 Paul visitò l’Italia per due volte (nel 1838 e nel 1843), in visita al suocero Horace Vernet, allora direttore dell’Académie de France à Rome, e stabilì poi il proprio studio a Parigi in rue Mazarine. Tra i suoi soggetti preferiti, la storia (ancora nazionalista ma di taglio già palesemente romantico).

Delaroche fu ammesso all’Istituto di Belle arti nel 1832. Poco tempo dopo fu nominato professore presso la “Scuola di Belle arti” di Parigi ed ebbe moltissimi allievi; insegnò sino al 1843, anno in cui un tragico episodio di “nonnismo”, che causò la morte di un suo allievo, lo rattristò al punto da fargli chiudere lo studio. Ma già nel 1837 aveva smesso di esporre, pur continuando a lavorare senza pausa. Impiegò infatti quattro anni a completare la decorazione dell’emiciclo della “Scuola nazionale superiore di Belle Arti” di Parigi, una vasta pittura panoramica che comprende 75 ritratti dei più grandi artisti di tutte le epoche.

Delaroche fu essenzialmente un pittore di soggetti storici e un eccellente ritrattista, che, dalla concezione classica, aprì la via a forme e ad atmosfere ormai già appartenenti alla pittura romantica. Il suo stile, improntato all’esattezza dei dettagli, com’era di moda a quei tempi, richiama i contemporanei Horace Vernet, Ary Scheffer, Louis Léopold Robert e, nei ritratti, Jean-Auguste-Dominique Ingres.

Hippolyte Delaroche si spense infine a Parigi all’età di 59 anni. Oggi riposa nel Cimitero di Montmartre.

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