Hugo Victor Marie

1802 - 1885

Hugo Victor Marie

ID: 3649

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Victor-Marie Hugo (pronuncia francese; Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885) è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e politico francese, considerato il padre del Romanticismo in Francia.

Si cimentò in numerosi campi, divenendo noto anche come saggista, aforista, artista visivo, statista e attivista per i diritti umani.

Tra i principali teorici ed esponenti principali del movimento letterario romantico, seppe tenersi lontano dai modelli malinconici e solitari che caratterizzavano i poeti del tempo, riuscendo ad accettare le vicissitudini non sempre felici della sua vita (dei quattro figli che giunsero all’età adulta, tre moriranno prima di lui, mentre la figlia Adèle finirà ricoverata in manicomio) per farne esperienza esistenziale e cogliere i valori e le sfumature dell’animo umano.

I suoi scritti giunsero a ricoprire tutti i generi letterari, dalla poesia lirica al dramma, dalla satira politica al romanzo storico e sociale, suscitando consensi in tutta Europa.

Biografia

L’infanzia

Victor Hugo da giovane

Nasce il 26 febbraio 1802 a Besançon nella Franca Contea. Nel 1808 raggiunge il padre in Italia, ad Avellino, e ivi dimora per sette mesi in quello che ricorderà nei suoi scritti come il “palazzo di marmo”. Nel 1813 i suoi genitori si separano e la madre si stabilisce a Parigi insieme al generale Victor Fanneau de la Horie. Qui Hugo frequenta il Politecnico dal 1815 al 1818 per volere del padre, ma ben presto abbandona gli studi tecnici per dedicarsi alla letteratura. Ha quattordici anni quando scrive su un diario:

« Voglio essere o Chateaubriand o niente.  »

La frase sarebbe stata annotata su un quaderno di scuola. Hugo l’avrebbe scritta in seguito a un concorso di poesia, perso perché la giuria, giudicando ottimo il suo componimento, non poteva credere che l’autore fosse un ragazzo così giovane.

Scrive le Odi, che furono la sua prima composizione letteraria. Insieme ai fratelli fonda il foglio Il conservatore letterario (1819) e nello stesso anno vince un concorso dell’Académie des Jeux Floraux. Inizia poi a frequentare il liceo Louis-le-Grand e partecipa agli incontri del Cenacolo di Charles Nodier, culla del Romanticismo nascente. Scrive poi Odi e poesie diverse (1822) e molto altro, fino a Odi e ballate, che gli valgono una rendita di mille franchi da parte del re Luigi XVIII.

Il matrimonio

Il 12 ottobre 1822 sposa, nella chiesa di Saint-Sulpice di Parigi, Adèle Foucher, una sua amica d’infanzia; nasceranno cinque figli:

  • Léopold (16 luglio – 10 ottobre 1823), morto tre mesi dopo la nascita;
  • Léopoldine (28 agosto 1824 – 4 settembre 1843), annegò durante una gita in barca;
  • Charles (4 novembre 1826 – 13 marzo 1871), collaboratore del padre, gli darà due nipoti (più uno morto poco dopo la nascita), che staranno al fianco del nonno durante la sua vecchiaia; Charles morì di ictus a 44 anni;
  • François–Victor (28 ottobre 1828 – 26 dicembre 1873), traduttore, morì a 45 anni, di tubercolosi;
  • Adèle (24 agosto 1830 – 21 aprile 1915), l’unica a sopravvivere al padre ma che trascorrerà molti anni in un manicomio a causa del suo stato mentale alterato. Impazzirà infatti per amore e morirà in tarda età.

È possibile che abbia avuto anche una figlia fuori dal matrimonio, dalla relazione con l’anarchica Louise Michel, con cui ebbe una corrispondenza fin dal 1850. C’è chi sostiene infatti che sia stata sua amante per brevissimo tempo nel 1851 e che nel 1852 abbiano avuto una figlia segreta (affidata dalla madre a una famiglia adottiva), di nome Victorine; è anche possibile che Hugo non sapesse però di questa figlia.

La scoperta, dopo qualche anno dal matrimonio, del tradimento della moglie con l’amico di famiglia Sainte-Beuve lo porterà a condurre una vita di libertinaggio; sua amante per circa cinquant’anni sarà Juliette Drouet, attrice teatrale conosciuta durante le prove di Lucrezia Borgia, nel 1833. Juliette Drouet gli restò sempre vicina (salvandolo anche dalla prigione in occasione del colpo di Stato di Napoleone III) nonostante le continue infedeltà dell’amante: lui per lei scriverà molti poemi, tra cui un Libro dell’anniversario compilato dai due ogni anno, appunto il giorno dell’anniversario del loro primo incontro.

Padre del Romanticismo

La battaglia di Hernani

Una svolta epocale nella storia della letteratura avviene nel 1827, con l’uscita del dramma storico Cromwell, considerato il manifesto delle nuove teorie romantiche. Nella lunga prefazione Hugo si oppone alle convenzioni del teatro classico, tra cui le tre unità aristoteliche (contesta soprattutto le unità di tempo e di luogo) e l’obbligo di bienséance (che esclude azioni o anche solo parole considerate volgari o quotidiane, umili), ed espone le sue teorie sul teatro e sulla letteratura in generale, che metterà poi in pratica nel dramma Hernani, del 1830, data che segna convenzionalmente l’inizio del Romanticismo in Francia: la rappresentazione infatti segna l’inizio di una nuova querelle tra antichi e moderni che rimarrà nella storia col nome di bataille d’Hernani. Il dramma, che riscuote grande successo nonostante la prima rappresentazione venga interrotta dagli scontri, sarà poi trasposto in musica e rappresentato da Giuseppe Verdi (Ernani, 1844).

Inizia un periodo molto produttivo per lo scrittore: pubblica un romanzo, Notre-Dame de Paris, del 1831, accolto da un immediato e amplissimo successo; raccolte di poesie, Le foglie d’autunno dello stesso anno e I canti del crepuscolo del 1835; altri drammi, come per esempio Ruy Blas nel 1838. Incontra Hector Berlioz, Chateaubriand, Franz Liszt, Giacomo Meyerbeer; nel 1841 viene ammesso all’Académie française, dove occupa il seggio numero 14.

La vita politica

I rappresentanti rappresentati, caricatura di Hugo, opera di Honoré Daumier del 1849.

Hugo visto da Jean-Pierre Dantan

Nel 1843 muoiono tragicamente, annegati nel corso di una gita in barca, la figlia Léopoldine e il genero Charles Vacquerie; Hugo apprende la notizia al rientro da una vacanza, dal giornale Le Siècle. La tragedia, unita all’insuccesso del suo lavoro teatrale I Burgravi del 1845, gli causa una grave depressione che lo tiene lontano dal mondo letterario per dieci anni.

Intanto viene nominato Pari di Francia dal re Luigi Filippo d’Orléans. Nel 1848 entra a far parte come deputato dell’Assemblea Costituente, ma il colpo di Stato che nel 1851 porta al potere Napoleone III segna l’inizio del suo declino politico: dapprima Hugo appoggia l’elezione del giovane Luigi-Napoleone Bonaparte alle presidenziali, poi — quando il nuovo presidente, futuro imperatore, inizia a prendere provvedimenti anti-liberali quali l’abrogazione della legge elettorale del 1850, riducendo di un terzo gli aventi diritto al voto — ne prende le distanze; inutile sarà il tentativo del Comitato di resistenza repubblicana, di cui fa parte insieme a Schœlcher, per sollevare la popolazione parigina: a Hugo, strenuo difensore di un regime liberale, non resta che attaccarlo con scritti e discorsi contro la miseria e le repressioni, che diventavano nel frattempo sempre più intolleranti.

L’esilio

Hauteville House, casa di esilio di Hugo a Guernesey.

Il poeta in una celebre foto, durante l’esilio, sullo scoglio detto “dei proscritti”.

Inizia qui a prendere forma la sua mitica figura poetica e ideale di “Padre della patria in esilio”; gli anni trascorsi a Guernesey lo rendono così famoso che gli arrivano lettere indirizzate a “Victor Hugo — Oceano”. Riprende la sua attività letteraria nel segno della satira politica, nella raccolta di poemi I castighi (1853), che prende di mira il Secondo Impero; la satira diretta contro l’imperatore, in Napoleone il piccolo; il ricordo del passato e in particolare della figlia Léopoldine affiora nella raccolta Le contemplazioni (1856).

Questi sono anche gli anni dell’impegno su un piano politico più alto, idealizzato, che dà vita a La leggenda dei secoli (pubblicata in tre parti tra 1859, 1877 e 1883), che ripercorre la storia dell’umanità dalla Genesi al XIX secolo, così come a I miserabili, romanzo del 1862, I lavoratori del mare del 1866 e L’uomo che ride del 1869.

La vita non gli risparmiò i dolori: nel 1855 muore il fratello Abel, nel 1863 la figlia Adèle impazzisce scappando in Canada, nel 1868 muoiono anche la moglie e alcuni nipoti (il figlio primogenito, appena nato, di Charles, e uno del fratello); in tutte queste disgrazie ha però sempre accanto la fedele Juliette e successivamente, i nipoti Jeanne (futura moglie di Jean-Baptiste Charcot) e Georges, figli di Charles, a cui dedicherà L’arte di essere nonno.

A partire dagli anni sessanta viaggia per tutto il Lussemburgo e percorre il Reno, ma nel 1870 viene espulso dal Belgio per aver dato asilo a dei communard ricercati nella capitale francese, e trova rifugio di nuovo nel Granducato, per tre mesi, e in seguito a Vianden, Diekirch e Mondorf-les-Bains (dove segue una cura termale).

Il rientro in patria e la morte

Il suo rientro in patria avviene il 5 settembre 1870, dopo la caduta di Napoleone III e l’instaurazione della Terza Repubblica francese: Hugo è accolto da una folla acclamante ed entusiastica e la sua casa diventa nuovamente luogo di incontro tra letterati; fino alla sua morte rimarrà nume tutelare della repubblica restaurata.

Hugo sul letto di morte, fotografato da Nadar (1820-1910)

Riprende in questi anni la produzione letteraria con il romanzo Novantatré (1874); scrive anche poesie, alcune riguardanti la sua vita familiare (in memoria dei figli morti di recente, François-Victor e Charles), come I miei figli (1874), altre satirico-politiche, come Il Papa (1878) e Torquemada (1882), un’opera sul fanatismo dell’inquisizione. Nel 1876 torna a far parte del Senato.

La tomba di Victor Hugo al Panthéon

Nel 1878 è colpito da congestione cerebrale, mentre i festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno — pubblicamente celebrati — vengono offuscati dalla morte di Juliette Drouet. Muore il 22 maggio 1885, e la sua salma viene esposta per una notte sotto l’Arco di Trionfo e vegliata da dodici poeti, anche se, in ottemperanza alle sue ultime volontà, le esequie hanno luogo nelcorbillard des pauvres. Il 1º giugno, dopo aver esitato per il cimitero del Père Lachaise, è portato al Pantheon di Parigi appena inaugurato. Si calcola che tre milioni di persone siano venute a rendergli omaggio in quell’occasione. A parte alcuni protagonisti della Rivoluzione francese (Mirabeau e Marat), fu, assieme presidente Marie François Sadi Carnot (assassinato nel 1894), l’unico caso di sepoltura immediata, dopo la morte, al Pantheon.

La sua tomba si trova tuttora nello stesso luogo, proprio accanto a quella di altri due grandi scrittori francesi del XIX secolo, Alexandre Dumas ed Émile Zola.

Il suo cervello è stato oggetto di studio, avendo un volume di 2000 cm³ (la media nell’uomo è di circa 1500 cm³).

Poeta

Manoscritto de La leggenda dei secoli

Primi versi

Hugo inizia a scrivere versi fin dalla prima giovinezza: a vent’anni, pubblica le Odi, sua prima raccolta poetica: quelli che saranno i temi caratteristici di quest’autore vi sono già presenti: attualità, storia, religione e, soprattutto, riflessioni sul ruolo del poeta. Lo stile di questi primi componimenti è prevalentemente classico, ma ben presto Hugo intraprende la strada del Romanticismo, riscuotendo notevole successo (le Odi saranno pubblicate quattro volte tra 1822 e 1828).

Nel 1828, l’autore riprende le fila della sua produzione raccogliendo in un unico volume tutti i suoi componimenti precedenti: le Odi e ballate (odi e ballate) sono ricche di affreschi storici, evocazione dell’infanzia, e inizia a profilarsi una religiosità più tollerante, un monarchismo più liberale; affiora soprattutto il mito di Napoleone. Sul piano dello stile, il giovane poeta si prende qualche libertà per quanto riguarda il metro e la tradizione poetica; notevoli sono le antitesi, soprattutto l’accostamento di periodi storici divergenti che tanto spazio avranno poi nella sua poesia ulteriore.

Successivamente Hugo si allontana un poco dalle preoccupazioni politiche per concedere spazio all’arte fine a sé stessa: è la volta delle Orientali, nel 1829, nelle quali fin dal titolo è evidente il gusto per l’esotico.

La maturità

Le raccolte successive — Le foglie d’autunno (1832), I canti del crepuscolo (1835), Le voci interiori (1837), I raggi e le ombre (1840) — introducono i temi maggiori in un quadro ancora lirico: la donna, Dio, l’amicizia, la natura, il potere. Si alternano sapientemente semplicità e sublime: anche parlando di sé stesso, Hugo non può fare a meno di sconfinare nell’epica.

Da questo punto in poi, il poeta abbandona le tendenze ad isolare l’arte dalla vita — il dibattito se l’arte dovesse essere “impegnata” o fine a sé stessa, attenta più all’attualità o alla bellezza, è scottante in questi anni —: la poesia di Hugo è, ormai, ancorata nella Storia.

Léopoldine Hugo nel 1836, ritratta da Auguste de Châtillion

Il momento dell’esilio segna una svolta nella produzione poetica di Hugo: dalla fusione tra sublime storico e profondità intima nascono le grandi raccolte come I castighi (1853) e Le contemplazioni (1856).

I castighi sono versi combattivi che denunciano il «crimine» del «miserabile» Napoleone, vale a dire il colpo di Stato del 2 dicembre che ha tradito le aspettative democratiche per restaurare il Secondo Impero. Il poeta è di volta in volta profetico, satirico, addirittura volgare per castigare il criminale; ma si discosta anche momentaneamente dall’attualità politica per raggiungere elevatezze quasi religiose; lo stile varia dalla fiaba all’epopea, dalla canzone all’elegia.

Ne Le contemplazioni Hugo riversa i suoi sentimenti, i suoi dolori dovuti all’esilio e alla morte della figlia adorata: in queste «memorie di un’anima»  egli parte alla solitaria scoperta dell’io e dell’universo, attraverso la forma lirica. Allo stesso tempo, la raccolta attinge a un lirismo amoroso e sensuale nei poemi dedicati a Juliette Drouet.

La leggenda dei secoli (1859) si lancia invece alla scoperta della storia, in un immenso poema epico che ripercorre tutta la vita dell’umanità, la sua difficile e dolorosa ascesa verso il progresso e la luce.

Gli ultimi anni di vita di Hugo sono indeboliti da una congestione cerebrale che mise praticamente fine alla sua attività di scrittore; continuarono tuttavia a uscire regolarmente raccolte di poemi anteriori, databili agli anni 1850-1870, come La pietà suprema, L’asino, I quattro venti dello spirito, che nutrirono la sua leggenda di scrittore instancabile e inesauribile fino ai suoi ultimi momenti.

Drammaturgo

Si è già accennato alla svolta che Hugo impresse alla storia del teatro, con il prologo al Cromwell e con la pièce Hernani: egli teorizza e mette in pratica un nuovo tipo di azione scenica, quella del dramma, della mescolanza degli stili (tragico ecomico, alto e basso, sublime e grottesco), che applica per la prima volta appena ventiseienne, nel Cromwell appunto (1827): rifiuto delle convenzioni classicistiche come l’unità di tempo e di luogo, moltiplicazione dei personaggi, dei luoghi, dei registri linguistici… a tal punto che la pièce — lunga quasi 6000 versi — risulta troppo complessa e difficile da portare in scena.

Il giovane drammaturgo conquista la celebrità nel 1830, con Hernani, nonostante le difficoltà materiali che riscontra la sua arte: scene all’italiana (poco propizie a tale spettacolo), attori restii ad applicare forme nuove; gli anni successivi alternano trionfi (come Lucrezia Borgia,1833, da cui Felice Romani trasse il libretto per l’opera di Donizetti) ed insuccessi (Il re si diverte, 1832), finché non viene deciso, insieme ad Alexandre Dumas, di costruire una sala ad hoc, il Théâtre de la Renaissance, dove viene recitato Ruy Blas nel 1838.

Il declino inizia nel 1843, con l’insuccesso de I Burgravi: l’autore non riesce ad arrivare a scrivere un teatro che sia al tempo stesso esigente e popolare. E così il teatro viene abbandonato. Vi tornerà solo anni più tardi, a partire dal 1866, con la redazione di diverse opere raccolte ne Il teatro in libertà (1886).

Romanziere

Illustrazione di Quasimodo perNotre-Dame de Paris, da Alfred Barbou.

Illustrazione di Cosette perI miserabili, da Émile Bayard.

Victor Hugo ha scritto nove romanzi. Essi coprono l’intero arco della sua vita, dal primo, Bug-Jargal, scritto quando aveva sedici anni, all’ultimo, Novantatré. I suoi romanzi toccano inoltre tutti i generi letterari, senza che sia possibile dare di essi una definizione univoca.

I primi romanzi nascono negli anni del grande successo di Walter Scott; ma nonostante che l’ispirazione primaria sia quella del romanzo storico, Hugo non perde mai una certa indipendenza e relatività: in lui, l’attualità fa sempre capolino dietro la storia. Così è in Han d’Islanda (1823) e in Bug-Jargal (1826); così è soprattutto per il suo primo grande capolavoro, Notre-Dame de Paris, del 1831, affresco della Parigi medievale e della sua cattedrale gotica, che riprende dai drammi degli stessi anni la tendenza alla mescolanza degli stili, dei registri, alla compenetrazione di sublime e grottesco, in particolare nel personaggio di Quasimodo.

L’attenzione ai problemi dell’attualità sociale prende corpo in appassionate lotte contro l’ingiustizia e l’oscurantismo: L’ultimo giorno di un condannato a morte (1829) e Claude Gueux (1834) sono allo stesso tempo romanzi storici e sociali impegnati in una lotta — l’abolizione della pena di morte — che supera i limiti della finzione. Così è anche per I miserabili (1862), che esce in pieno periodo realista ma che da esso riprende pochi elementi: quest’immenso successo popolare oscilla tra tutti i generi, dal melodramma al didattico.

Con I lavoratori del mare (1866) e L’uomo che ride (1869), l’autore si riavvicina all’estetica romantica dei primi scritti, dominata da personaggi deformi, mostruosi, e da una natura spaventosa. Più vicino alla storia è invece l’ultimo romanzo, Novantatré (1874), che mette in scena un tema molto caro all’autore: il ruolo fondante della Rivoluzione francese nella coscienza letteraria, politica, sociale e morale del XIX secolo.

Caratteristica portante di tutti i romanzi di Hugo — come in generale di quasi tutta la sua produzione — è di non fermarsi mai alla semplice piacevolezza: essi sono sempre al servizio di un’idea. Questo dà conto delle numerose e spesso lunghe digressioni che interrompono la narrazione, come quelle sulla miseria materiale e morale ne I miserabili. Ad avvicinarli ai drammi sono invece lo scontro costante dei protagonisti con l’esterno, con un’implacabile fatalità che talvolta deriva dalla società, talvolta dalla storia, talvolta anche dalla natura: ne deriva un avvicinamento al sublime, all’epopea di una lotta titanica e tragicamente destinata a fallire. Ma l’autore sa essere vicino anche alla vita povera e quotidiana degli umili, senza mai sconfinare in un asciutto realismo.

Pensatore

Sia nelle opere poetiche o romanzesche, sia in testi a sé stanti quali saggi, studi, lettere, Hugo si batte per un’idea, un’ideologia politica, una concezione del mondo.

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