Jacques-Louis David

1748 - 1825

Jacques-Louis David

ID: 4606

Quotazioni

A (autografo): S3 (da 501 a 1000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S4 (da 1001 a 3000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Jacques-Louis David (Parigi, 30 agosto 1748 – Bruxelles, 29 dicembre 1825) è stato un pittore e politico francese.

Dopo una formazione ricevuta in un ambito culturale tradizionale, ancora seguendo il gusto rococò, Jacques-Louis David ottenne l’ambitissimo Prix de Rome che, nel 1775, gli permise di raggiungere l’Italia. Il quinquennale soggiorno romano fu per lui un periodo tormentato e difficile, poco soddisfacente dal punto di vista creativo eppure ricco di esperienze fondamentali, come lo studio diretto dell’arte classica, la scoperta dell’arte rinascimentale (come Michelangelo, Raffaello e soprattutto Caravaggio) e, verosimilmente, la conoscenza degli scritti di Winckelmann, Mengs e altri teorici del Neoclassicismo.

Biografia

La formazione: 1757-1775

Jacques-Louis David nasce a Parigi il 30 agosto 1748, in una casa del “quai de la Mégisserie”, da una famiglia piccolo-borghese: il padre, Louis-Maurice David, è un commerciante di ferro che, per elevarsi socialmente, aveva acquistato – come allora era possibile – una carica di «commis aux aydes», divenendo così fornitore dello Stato e appaltatore a Beaumont-en-Auge, nel Calvados. La madre, Marie-Geneviève Buron, lontana parente del famoso pittore François Boucher appartiene a una famiglia di muratori, nella quale il fratello François Buron è architetto delle acque e foreste e, dei suoi due cognati, uno è architetto e l’altro carpentiere. Jacques-Louis viene battezzato nella chiesa di Saint-Germain l’Auxerrois il giorno stesso della nascita e suoi padrini sono Jacques Prévost e Jeanne-Marguerite Lemesle.

Quando il padre muore, a soli trentacinque anni (1757) – sembra per le conseguenze di una ferita riportata in un duello alla spada[4] – Jacques-Louis ha nove anni e viene messo a pensione nel convento del Picpus. Dopo che la madre si è ritirata in campagna a Évreux, della sua istruzione si occupa lo zio materno François Buron, il quale prima lo fa seguire da un precettore privato, quindi lo iscrive nella classe di retorica del Collège des Quatre-Nations. Notata però la sua disposizione per il disegno, lo zio decide di fargli intraprendere la carriera di architetto, ma nel 1764, dopo aver frequentato il corso di disegno dell’Académie Saint-Luc, David manifesta la sua intenzione di dedicarsi alla pittura. La famiglia allora lo raccomanda a François Boucher, primo pittore del re. Questi però, ormai anziano e malato, consiglia di affidarlo al pittore Joseph-Marie Vien.

Allievo di Joseph-Marie Vien

Joseph-Marie Vien non ha il prestigio e il talento dell’anziano maestro François Boucher, ma è un pittore di successo: l’anno precedente ha presentato al Salon parigino la Venditrice di amorini, che è diventato il manifesto della nuova pittura che ora si chiama di goût antique o anche à la grecque e un giorno sarà chiamata neoclassica. Quello del Vien è un neoclassicismo ancora timido, legato alla tradizione barocca, una pittura di transizione, dunque, ma è la pittura più moderna. Quella di Boucher – pittore glorioso ma esponente della corrente rococò ormai avviata al tramonto – si rivela pertanto una scelta di generosa intelligenza e sarà gravida di conseguenze per David e per tutta la pittura francese.

Dal 1766, oltre a fargli frequentare il proprio atelier, il Vien lo fa studiare nell’Académie royale dove, sotto la direzione di Jean Bardin, David apprende composizione, anatomia e prospettiva, e ha per compagni di studi, fra gli altri, Jean-Baptiste Regnault, Jean-Antoine-Théodore Giroust, François-André Vincent e François-Guillaume Ménageot. Michel-Jean Sedaine, amico di famiglia, segretario dell’Académie d’architecture e autore teatrale, diviene il suo protettore e si preoccupa di dargli una più compiuta formazione intellettuale, mettendolo in contatto con personalità della cultura dell’epoca. È forse in questo periodo che una ferita alla guancia, procuratasi in un duello alla spada contro un compagno di bottega gli lascia una cicatrice che egli si preoccuperà di nascondere nei suoi autoritratti.

Il terzo premio ottenuto nel 1769 al «Prix de quartier» gli permette di partecipare al Prix de Rome: vincere questo premio gli consentirebbe di ottenere una borsa di studio triennale per conoscere e studiare a Roma la pittura italiana e le memorie dell’antichità. Egli però, nel concorso del 1771 vinto da Joseph-Benoît Suvée, ottiene solo il secondo posto con il Combattimento di Marte e Minerva, un’opera rococò con una impostazione compositiva che la giuria giudica strutturalmente debole.

L’anno dopo David fallisce ancora il primo premio con Diana e Apollo saettano i figli di Niobe e, ritenendo di essere stato vittima di un’ingiustizia, per un momento arriva al punto di pensare al suicidio. Anche il tentativo fatto nel 1773 con La morte di Seneca si rivela un insuccesso: vince Pierre Peyron, il quale, benché rétro nello stile, viene premiato per la novità della composizione, mentre il dipinto di David è giustamente giudicato troppo teatrale; egli riceve tuttavia un premio di consolazione per un suo pastello, Il dolore.

Tutti questi insuccessi pongono David in urto con l’istituzione accademica e si è poi sostenuto che egli in questi anni abbia maturato quel rancore che nel 1793 lo porterà a far adottare dalla Convenzione il decreto di soppressione delle Accademie.[13] In verità, le sue critiche si rivolgeranno soprattutto alla cattiva organizzazione dell’insegnamento accademico, che prevedeva la rotazione mensile dei professori, con evidenti danni per il profitto degli studenti.

Alla fine del 1773, Marie-Madeleine Guimard, prima ballerina dell’Opéra, lo incarica della decorazione del suo palazzo privato, trasformato in teatro, che Fragonard aveva lasciata incompiuta.

Finalmente, nel 1774, David vince il Prix de Rome: l’opera presentata, Antioco e Stratonice, per quanto non manchi di teatralità, ha una composizione semplificata e più rigorosa, e pertanto conforme ai nuovi canoni dell’espressione drammatica.

In Italia: 1775-1780

Il 2 ottobre 1775 David parte per Roma con il suo maestro Vien, che è stato appena nominato direttore dell’Accademia di Francia – che allora aveva sede in Palazzo Mancini – e con gli altri due giovani premiati, gli scultori Pierre Labussière e Jean Bonvoisin. Durante il viaggio, che dura un mese e fa tappa a Lione, a Torino, a Parma e a Bologna, può ammirare le opere del Correggio, di Guido Reni e dei Carracci.

Durante il primo anno di permanenza a Roma, David segue il consiglio del suo maestro di dedicarsi essenzialmente alla pratica del disegno e di studiare attentamente le opere dell’antichità, facendo centinaia di schizzi di monumenti, di statue e di bassorilievi: il complesso di questi studi finisce per costituire cinque voluminose raccolte in-folio.

Ma i suoi progressi sono lenti e difficili: la novità dell’ambiente romano – con la viva presenza delle antichità classiche che si contrappongono a quel gusto dell’antico che prima David aveva coltivato soltanto attraverso suggestioni puramente letterarie – ha inizialmente un effetto straniante, quasi paralizzante, sul giovane pittore, tanto da portarlo a dubitare di poter mai migliorare le sue capacità. Tuttavia il tratto del suo disegno si trasforma, si fa più incisivo, scabro e si depura della vaporosità del rococò. Le copie delle tele del Cinquecento e del Seicento romano gli sono utili soprattutto per impadronirsi del metodo compositivo dei grandi maestri del passato.

Nel 1776 realizza un disegno di grandi dimensioni, I duelli di Diomede, una delle sue prime prove del genere storico, che si concreterà due anni dopo nella tela I funerali di Patroclo, ampio studio ad olio destinato alla commissione dell’Académie des Beaux-Arts di Parigi, incaricata di valutare i progressi dei pensionnaires del Prix de Rome. Il giudizio dei commissari è sostanzialmente positivo: la tela « annuncia un genio fecondo. Pensiamo che egli avrebbe bisogno di moderarlo e di controllarlo in modo da conferirgli più energia ».

Se questa prova incoraggia il talento di David, essa ne sottolinea però anche le carenze: la resa dello spazio, l’oscurità della scena e l’incertezza del trattamento prospettico. Egli si impegna anche in molte opere i cui caratteri stilistici sono palesemente derivati da quelle del Caravaggio: due studi virili, Ettore (1778) e Patroclo (1780), ispirati dalla statua del Galata morente, un San Gerolamo, una copia della Ultima cena del Valentin e una Testa di filosofo destinata alle collezioni reali di Versailles.

Nel luglio del 1779, David comincia a manifestare i primi segni di una crisi depressiva che si prolungherà per alcuni mesi: per svagarsi, viaggia a Napoli in compagnia dello scultore François Marie Suzanne. Insieme visitano le rovine di Ercolano e di Pompei.

In questa occasione David dichiara apertamente la sua conversione al nuovo stile ispirato all’antico: dirà che questa decisione era come « aver fatto un’operazione di cataratta: compresi che non potevo migliorare la mia maniera, il cui principio era falso, e che dovevo separarmi da tutto ciò che in precedenza avevo creduto essere il bello e il vero ». È però anche possibile che l’influenza dell’antiquario Quatremère de Quincy – seguace di Winckelmann e di Lessing – sia stata importante per la risoluzione di David, anche se nessuna fonte dell’epoca attesta che vi sia mai stata una conoscenza fra i due uomini.

È difficile stabilire la causa della sua depressione, che David superò comunque prima della fine dell’anno: secondo la corrispondenza del pittore, potrebbe essere stata legata sia ad una relazione con la cameriera di madame Vien, sia ai suoi dubbi sulla nuova strada artistica da percorrere.

Per aiutarlo a superare la crisi, Vien aveva cercato di stimolarlo nel lavoro, ottenendogli la commissione di un quadro a soggetto religioso, che commemorasse le vittime dell’epidemia di peste propagatasi a Marsiglia nel 1720: il San Rocco intercede presso la Vergine per gli appestati, destinato al lazzaretto di Marsiglia. L’opera ha tracce di caravaggismo, ma si ispira più direttamente all’Apparizione della Vergine a san Giacomo di Poussin. Terminato nel 1780 e presentato a palazzo Mancini, il quadro produce una forte impressione; Diderot, che lo vide l’anno dopo, quando fu esposto a Parigi, fu in particolare colpito dall’espressione dell’appestato ai piedi di san Rocco, una figura che tornerà dieci anni dopo in una tela di David, a rappresentare l’espressione del console Bruto durante i funerali del figlio.

L’esilio e la morte: 1815-1825

Mentre i suoi vecchi allievi Antoine-Jean Gros, François Gérard e Girodet rendono omaggio alla restaurata monarchia, David non si attende comprensione dal nuovo potere, a causa del suo passato rivoluzionario e bonapartista e, dopo la disfatta di Waterloo, affidato il suo atelier a Gros, mette al sicuro le sue Sabine, l’Incoronazione, la Distribuzione delle aquile e il Leonida, e si rifugia in Svizzera, per poi cercare invano accoglienza a Roma. Il 27 gennaio è a Bruxelles, dove ritrova vecchi convenzionisti come Barrère, Alquier e Sieyès, oltre a precedenti allievi belgi come Navez, Odevaere, Paelinck e Stapleaux. Quest’ultimo diventerà suo collaboratore.

Rifiutato l’invito in Prussia di Federico Guglielmo III, si interessa alle opere dei maestri olandesi e fiamminghi che può vedere a Bruxelles e dipinge diversi ritratti di esiliati e di notabili belgi, oltre a dipinti di soggetto mitologico. Ritrae le figlie di Giuseppe Bonaparte, di passaggio a Bruxelles e dà lezioni di disegno a Charlotte Bonaparte, dipinge Amore e Psiche nel 1817 per il conte Sommariva – il cui trattamento di Cupido è giudicato scandaloso per il troppo verismo – L’ira di Achille nel 1819, Gli addii di Telemaco e di Eucaride e una copia dell’Incoronazione nel 1822 per dei committenti americani.

A 75 anni esegue Marte disarmato da Venere e le Grazie, il suo ultimo dipinto mitologico, e lo espone a Bruxelles, nell’aprile del 1824; il ricavato va in beneficenza. Anche a Parigi, dove viene esposto in maggio, il quadro ottiene grande successo, attirando 6.000 visitatori. In quel Marte che si lascia disarmare da Venere e dalle Grazie è facile vedere la fine della lunga, esaltante ma anche tragica epopea vissuta dalla Francia e dall’Europa: « gli eroi erano stanchi, e anche il vecchio maestro, reduce da tante battaglie, era pronto a deporre le armi ».

Appare, anonima, la sua prima biografia, “Notice sur la vie et les ouvrages de M. J.-L. David”, ma dal 1820 la sua salute peggiora; nel 1824 viene investito da una carrozza e nel novembre del 1825 è colpito da una paralisi alle mani. Un mese dopo David muore nel suo letto: è il 29 dicembre.

Il governo francese rifiuta la sua salma, che viene sepolta nel Cimitero Saint-Josse-ten Noode di Bruxelles: solo il cuore è inumato a Parigi, nel cimitero Père Lachaise, accanto alla moglie Charlotte, deceduta pochi mesi dopo di lui.

Anni prima, nel 1819, rispondendo agli inviti di chi voleva che egli tornasse in Francia rendendo un inevitabile omaggio ai nuovi potenti, David aveva scritto al figlio Jules: « Tutti i miei colleghi rientrano in Francia; io sarei certamente del numero se avessi la debolezza di chiedere per iscritto che mi si faccia tornare. Ma tu conosci tuo padre e la fierezza del suo carattere. Può egli fare un simile passo? Sapevo quel che facevo. Ero adulto, avevo l’età per sapere quel che facevo ».

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