Regis de Cambaceres Jean Jacques

1753 - 1824

Regis de Cambaceres Jean Jacques
Nazione: Francia
Settore: Storia

ID: 2652

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Jean-Jacques Régis de Cambacérès, duca di Parma (Montpellier, 18 ottobre 1753 – Parigi, 8 marzo 1824), è stato un legislatore e politico francese del periodo rivoluzionario e napoleonico.

È ricordato soprattutto per la stesura di tre progetti di Codice Civile tra il 1793 e il 1796, progetti mai entrati in vigore, ma che gettarono le basi per il Codice Napoleonico del 1804, che rappresenta una delle basi del diritto moderno.

Primi anni

Jean-Jacques in un ritratto di Henri-Frederic Schopin.

Jean-Jacques in un ritratto di Henri-Frederic Schopin.

Cambacérès nacque a Montpellier, nel sud della Francia, da una famiglia della noblesse de robe, la nobiltà ereditaria che si occupava della burocrazia reale. Nel 1774 si laureò in legge e successe al padre nella carica di consigliere della Corte delle finanze di Montpellier. Affiliato alla Massoneria, amante delle occasioni mondane e non privo delle amicizie influenti, nel 1789 Cambacérès fu sostenitore della Rivoluzione francese e venne eletto rappresentante di Montpellier all’incontro degli Stati generali a Versailles, anche se non ebbe modo di presentarsi. Nel 1792 rappresentò il dipartimento di Hérault presso la Convenzione che proclamò la Prima repubblica francese nel settembre 1792.

Gli atteggiamenti di Cambacérès nel primo periodo rivoluzionario rimasero moderati. Durante il processo intentato a Luigi XVI egli protestò che la Convenzione Nazionale non disponeva del potere legislativo per il giudizio e chiese che il re disponesse delle dovute garanzie legali durante il processo. Tuttavia al termine del processo Cambacérès votò, insieme alla maggioranza, per la colpevolezza di Luigi XVI, pur richiedendo che la sentenza venisse posticipata fino a quando potesse essere ratificata da un adeguato corpo legislativo.

Nel 1793 Cambacérès venne eletto membro del Comitato di difesa generale, ma non entrò a far parte del suo famoso successore, il Comitato di salute pubblica, fino alla fine del 1794, dopo che gli eccessi più vistosi del Regno del Terrore erano già stati consumati. Nel frattempo Cambacérès lavorò su gran parte della legislazione francese del periodo rivoluzionario; nel 1795 egli venne inviato in missione diplomatica per negoziare la pace con la Spagna.

Cambacérès venne considerato troppo conservatore per diventare uno dei cinque Direttori che assunsero il potere nel 1795 e trovandosi in opposizione con il Direttorio si ritirò dalla politica. Nel 1799, quando la Rivoluzione entrò in una fase più moderata egli rientrò nel mondo politico, assumendo la carica di Ministro della Giustizia.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Colpo di Stato del 18 brumaio.
Il 9 novembre 1799 (18 brumaio, secondo il calendario rivoluzionario francese) Cambacérès fu sostenitore del colpo di Stato che portò Napoleone Bonaparte al potere con la carica di Primo Console, in un nuovo regime che si proponeva di stabilire una solida repubblica costituzionale: di fatto il Consolato aprì la via alla successiva dittatura di Napoleone.

Nel dicembre 1799 Cambacérès venne nominato Secondo Console, una carica nominalmente inferiore solo a quella di Primo Console, detenuta dallo stesso Napoleone. Napoleone gli assegnò questa importante carica a causa della vasta conoscenza legale e alla reputazione di repubblicano moderato che Cambacérès si era fatto negli anni precedenti.

Iniziato in Massoneria a Montpellier prima della rivoluzione, Cambacèrès fu membro della Loggia “Ancienne et de la Réunion des Élus” di Montpellier e in seguito Maestro venerabile della Loggia “Saint-Jean” di Parigi, e fu Gran Maestro aggiunto del Grande Oriente di Francia dal 1805 al 1814. Fu pure Guardasigilli della Gran Loggia d’Amministrazione, Sovrano grande ispettore generale, 33° e massimo grado del Rito scozzese antico ed accettato e membro del suo Supremo Consiglio e ufficiale d’onore del Gran Concistoro dei Riti del Grande Oriente di Francia. Il 13 agosto 1806 diventò “Capo supremo” del Rito francese.

I progetti codicistici

Tra il 1793 e il 1796 Cambacérés partecipò alla redazione di tre progetti di Codice Civile, allo scopo di unificare la legislazione privatistica francese in un unico corpo normativo, anche alla luce delle numerose riforme intercorse nel periodo rivoluzionario (ad esempio la riforma del diritto di famiglia). Questi tre progetti restarono però solo sulla carta, in quanto si può dire che essi furono presentati sempre un po’ in ritardo e le mutate circostanze politiche non ne permisero l’approvazione.

Primo progetto (1793)

Cambacérès (a sinistra) con Napoleone Bonaparte (al centro) e Charles-François Lebrun (a destra).

Cambacérès (a sinistra) con Napoleone Bonaparte (al centro) e Charles-François Lebrun (a destra).

Il primo progetto prevedeva un Codice suddiviso in tre libri (diritto delle persone, dir. delle cose, dir. dei contratti e delle obbligazioni); per quanto riguarda i contenuti esso proclamava l’uguaglianza giuridica dei cittadini e dava grande spazio all’autonomia negoziale. Disposizioni importanti erano: l’abolizione della patria potestà e della potestà maritale, la comunione dei beni tra i coniugi, il divorzio (introdotto in Francia nel 1792) facilitato, il favore verso la successione legittima (ridotta a un decimo la quota disponibile per il testatore).

Il progetto, presentato nell’agosto 1793, fu inizialmente accolto con favore e molti articoli vennero approvati; ma dopo l’affermazione del Terrore il clima cambiò: il codice venne giudicato troppo complesso e vennero riscontrate delle tracce di antico regime. In novembre l’esame fu interrotto e il progetto fallì.

Secondo progetto (1794)

Per questo progetto Cambacérés s’avvalse della consulenza di Philippe-Antoine Merlin de Douai; anch’esso diviso in tre libri, presentava molti meno articoli. Lo stile era innovativo, le norme erano presentate sotto forma di comandi brevi e laconici, senza tecnicismi: il codice appariva come una sorta di breviario del Giusnaturalismo e dell’Illuminismo.

Esso radicalizzava i princìpi rivoluzionari dell’uguaglianza; fu presentato nel settembre 1794, poco dopo la deposizione di Robespierre: visto il mutato clima politico, fu accusato d’essere troppo generico e di avere contenuti troppo radicali. Anche lo stesso Cambacérès prese le distanze dal suo progetto ed esso fallì.

Terzo progetto (1796)

Questo terzo progetto (diviso in tre libri, con ben 1104 articoli) fu presentato al Consiglio dei Cinquecento nel giugno 1796: segnava il ritorno alla tradizione giuridica anteriore (consuetudini e diritto romano) ed era caratterizzato dal compromesso fra tradizione e innovazioni rivoluzionarie.

Le norme (semplici, chiare e ben formulate) disponevano tra l’altro: matrimonio posto al vertice della società (divorzio comunque mantenuto), ruolo prevalente del marito, patria potestà nei suoi caratteri rivoluzionari (doveri di mantenimento, educazione e protezione), vietata l’adozione a chi avesse già figli, favore per successione legittima meno marcato. Al Consiglio apparve troppo legato all’ideologia giacobina e fu rigettato.

Anche se non entrarono mai in vigore, questi tre progetti furono molto importanti per la compilazione del Codice napoleonico del 1804, affidata nel 1800 a una commissione di quattro esperti, sotto la direzione di Cambacérès.

Il Code Napoléon

Jean-Jacques Régis de Cambacérès.

Jean-Jacques Régis de Cambacérès.

Il codice venne promulgato nel 1804 da Napoleone, ormai diventato imperatore. Il Codice eliminava definitivamente i retaggi dell’ancién régime, del feudalesimo, dell’assolutismo, e creava una società prevalentemente borghese e liberale, di ispirazione laica, in cui venivano consacrati i diritti di eguaglianza, sicurezza e proprietà.

L’applicazione del Codice ebbe larga diffusione a seguito delle successive conquiste napoleoniche: l’Italia, i Paesi Bassi, il Belgio, parte della Germania e della Spagna (e indirettamente le colonie spagnole in America Latina) lo utilizzarono e, successivamente alla caduta di Napoleone, nella maggior parte dei casi, lo modificarono mantenendolo in vigore.

Per l’Italia, il valore del Codice Napoleonico resta fondamentale, poiché esso confluì poi nel codice civile italiano del 1865.

Ultimi anni

Cambacérès disapprovò l’accumulo di potere nelle mani di Napoleone che culminò con la proclamazione dell’Impero il 18 maggio 1804. Nonostante questo egli continuò a ricoprire le importantissime cariche di Arcicancelliere dell’Impero e di Presidente del Senato; nel 1808 egli venne nominato principe dell’impero e Duca di Parma.

Nel periodo napoleonico, come durante il regime rivoluzionario, Cambacérès rimase politicamente un moderato, opponendosi alle avventure rischiose come, ad esempio, l’invasione della Russia nel 1812.

Con Napoleone impegnato in continue campagne di guerra, Cambacérès divenne di fatto capo del governo metropolitano, una posizione che inevitabilmente lo espose a critiche e impopolarità man mano che la situazione economica francese peggiorava. Il suo gusto per la “bella vita” attrasse commenti ostili. Tuttavia il popolo riconobbe la giustizia e la moderazione del governo, nonostante la coscrizione sempre più massiccia, verso la fine del periodo napoleonico, abbia creato nuovi risentimenti nei confronti di Cambacérès.

Alla caduta dell’Impero nel 1814, Cambacérès si ritirò a vita privata ma venne richiamato durante il breve ritorno napoleonico del 1815.

Dopo la restaurazione monarchica, egli rischiò l’arresto per le attività svolte, e per un breve periodo venne esiliato dalla Francia, a Bruxelles. Ma la sua opposizione all’esecuzione di Luigi XVI lo scagionò, e, nel maggio 1818, i suoi diritti civili di cittadino francese vennero ristabiliti.

Cambacérès divenne membro dell’Académie française e visse serenamente nella provincia francese fino alla morte, avvenuta nel 1824.

 

 

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