Luigi XVIII di Francia

1755 - 1824

Luigi XVIII di Francia
Nazione: Francia
Settore: Storia

ID: 1822

Quotazioni

A (autografo): S3 (da 501 a 1000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S4 (da 1001 a 3000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Luigi XVIII di Borbone (Versailles, 17 novembre 1755 – Parigi, 16 settembre 1824), noto anche col nomignolo di il Desiderato, fu re di Francia dal 1814 al 1824.

Nipote di Luigi XV, figlio del delfino di Francia Luigi e di Maria Giuseppina di Sassonia, era il fratello minore del re ghigliottinato durante la Rivoluzione francese, Luigi XVI. Proprio a causa della rivoluzione, trascorse ventitré anni tra il 1791 ed il 1814 in esilio, e nuovamente nel 1815 durante i Cento giorni col ritorno di Napoleone dall’Elba.

https://youtu.be/YDmRfiA2BeE

Sino alla sua ascesa al trono, Luigi ebbe il titolo di Conte di Provenza e quando il giovane Luigi XVII (unico figlio di Luigi XVI) morì in prigionia nel giugno del 1795, egli gli succedette come re titolare di Francia.

Re di Francia e Navarra.

Re di Francia e Navarra.

Durante il suo periodo di esilio visse in Prussia, Regno Unito e Russia. Quando infine la Sesta Coalizione sconfisse Napoleone nel 1814, Luigi poté porsi in quella che lui, assieme agli altri monarchici francesi, ritenevano fosse la sua giusta posizione al governo. Napoleone fuggì dall’esilio all’Elba e restaurò il suo impero per soli cento giorni. Luigi XVIII abbandonò ancora una volta la Francia e la Settima Coalizione dichiarò guerra all’Impero francese, sconfiggendo Napoleone e restaurando ancora una volta Luigi XVIII sul trono.

Luigi XVIII resse il trono per una decina d’anni. Il regime dei Borboni alla restaurazione in francia fu una monarchia costituzionale (a differenza di quanto era stato nell’ancien régime dove in Francia vigeva una monarchia assoluta). Come monarca costituzionale, le prerogative regali di Luigi XVIII vennero ridotte sostanzialmente dalla costituzione del 1814. Luigi non ebbe figli e per questo, alla sua morte, la corona passò a suo fratello minore, Carlo, conte di Artois.Luigi XVIII fu l’ultimo monarca francese a morire in carica.

Biografia

I primi anni

Ritratto del giovane Luigi, conte di Provenza

Ritratto del giovane Luigi, conte di Provenza

Luigi Stanislao Saverio, creato conte di Provenza alla nascita, nacque il 17 novembre 1755 alla Reggia di Versailles, figlio del delfino di Francia, Luigi, e di sua moglie, la principessa Maria Giuseppa di Sassonia. Egli era nipote del monarca regnante Luigi XV. Come figlio di un delfino era considerato un Fils de France. Secondo la tradizione di famiglia, venne battezzato sei mesi dopo la sua nascita e divenne automaticamente anche cavaliere dell’Ordine dello Spirito Santo. Il nome di Luigi venne prescelto in quanto tipico dei principi di Francia, Stanislao venne scelto in onore del suo bisnonno re Stanislao I di Polonia e Saverio venne derivato da San Francesco Saverio, patrono della famiglia della madre.

All’epoca della sua nascita, Luigi era il quarto in linea di successione al trono francese, dopo suo padre ed i suoi due fratelli maggiori Luigi, duca di Borgogna e Luigi, duca di Berry. Il primo morì nel 1761 e lasciò a succedergli nei diritti il padre che però morì nel 1765. Queste due morti elevarono Luigi Stanislao al rango di secondo in linea di successione, mentre Luigi Augusto acquisì il titolo di delfino di Francia.

Negli anni della giovinezza, Luigi Stanislao legò particolarmente con la sua governante, Madame de Marsan dalla quale fu però separato raggiunti i sette anni, come si addiceva all’educazione dei principi di Francia. Antoine de Quélen de Stuer de Caussade, duca di La Vauguyon, amico di suo padre, venne nominato suo tutore.

Luigi si dimostrò da subito un bambino intelligente, eccellente nelle materie classiche. La sua educazione fu la medesima di suo fratello maggiore. La sua educazione fu però essenzialmente condotta da religiosi.

Il conte di Provenza e suo fratello Luigi Augusto, duca di Berry (poi Luigi XVI), in un dipinto del 1757 di François-Hubert Drouais.

Il conte di Provenza e suo fratello Luigi Augusto, duca di Berry (poi Luigi XVI), in un dipinto del 1757 di François-Hubert Drouais.

Nell’aprile del 1771, l’educazione di Luigi Stanislao poteva dirsi conclusa e gli venne permesso di vivere da solo, iniziando da subito a stupire i suoi contemporanei con le sue stravaganze: nel 1773 il numero dei suoi servitori si attestava attorno ai 390. Contemporaneamente suo nonno, Luigi XV, gli concesse i titoli di duca di Angiò, conte del Maine, conte di Perche, conte di Senoches anche se fu sempre più noto col titolo di conte di Provenza.

Il 17 dicembre 1773, venne ordinato gran maestro dell’Ordine di San Lazzaro.

Matrimonio

Il 20 maggio si tenne uno sfarzoso ballo alla reggia di Versailles per celebrare l’unione dei due ma il giovane principe di Francia pareva non essere assolutamente attratto dalla novella sposa che egli riteneva brutta, tediosa e ignorante dei costumi di corte di Versailles. Il matrimonio rimase non consumato per anni anche se i biografi non sono concordi sul perché. Secondo la biografa Antonia Fraser tra i motivi vi fu sicuramente una ventilata impotenza del principe oppure il fatto che questi non volesse dormire al fianco di sua moglie che, a sua detta, presentava segni di scarsa igiene personale, non lavandosi mai i denti ed utilizzando poco profumi o essenze. Al tempo del suo matrimonio, Luigi Stanislao era già però obeso e zoppicante, continuando a peggiorare negli anni.

Malgrado il fatto che Luigi Stanislao non fosse innamorato di sua moglie, si vantava a corte di avere una vigorosa relazione con la principessa di Savoia, giungendo a dichiarare più volte la moglie incinta per il mero fatto che suo fratello Luigi Augusto e sua moglie Maria Antonietta non avevano ancora consumato il loro matrimonio. Il delfino e Luigi Stanislao non ebbero mai una relazione armoniosa e spesso litigavano, come del resto le loro mogli.Luigi Stanislao infine riuscì a mettere incinta la moglie nel 1774 vincendo la propria avversione, ma la gravidanza si concluse con un aborto spontaneo. Una seconda gravidanza avvenne nel 1781 ma anche questa si concluse poco dopo ed il matrimonio tra i due rimase senza eredi.

Alla corte del fratello

Luigi, conte di Provenza

Luigi, conte di Provenza

Il 27 aprile 1774, Luigi XV si ammalò di vaiolo e morì il successivo 10 maggio. Il delfino, Luigi Augusto, succedette a suo nonno col nome di Luigi XVI. Come fratello minore del re, Luigi Stanislao ottenne il titolo di Monsieur e da allora cercò in tutti i modi di ritagliarsi uno spazio di potere alla corte del fratello, cercando di entrare a far parte del consiglio del re nel 1774, ma fallendo nell’impresa. Luigi Stanislao venne lasciato in un limbo politico che egli stesso definì “un buco di 12 anni nella mia vita politica”.Luigi XVI garantì a Luigi Stanislao le rendite del ducato di Alençon nel dicembre del 1774. Sebbene la concessione di un ulteriore titolo andasse ad aumentare unicamente il prestigio di Luigi Stanislao, queste rendite di appannaggio generavano solo 300.000 lire all’anno, una somma di molto inferiore a quello che aveva rappresentato il suo periodo di massimo splendore nel XIV secolo.

Luigi Stanislao viaggiò in Francia più di ogni altro membro della famiglia reale, che raramente lasciavano l’Île-de-France. Nel 1774 accompagnò sua sorella Clotilde a Chambéry per incontrare quello che sarebbe dovuto divenire suo sposo, Carlo Emanuele, principe di Piemonte, erede al trono di Sardegna. Nel 1775 visitò Lione ed accompagnò le zie Maria Adelaide e Vittoria a Vichy. Rimase al di fuori della reggia per un totale di tre mesi in quattro tours provinciali sino al 1791.

Il 5 maggio 1778, il dottor Lassonne, archiatra di Maria Antoinetta, le confermò di essere incinta. Il 19 dicembre 1778, la regina diede alla luce una figlia, che venne chiamata Maria Teresa Carlotta di Francia ed ottenne il titolo onorifico di Madame Royale. La nascita di una figlia femmina non tolse però al conte di Provenza la sua posizione come erede di Luigi XVI dal momento che in Francia vigeva ancora la legge Salica sulla base della quale il trono poteva passare solo ad un erede maschio del sovrano.[23][24] Luigi Stanislao comunque non rimase erede al trono ancora per molto: il 22 ottobre 1781 Maria Antonietta diede alla luce il tanto atteso delfino, Luigi Giuseppe. Sia Luigi Stanislao che il conte di Artois gli fecero da padrini in rappresentanza di Giuseppe II del Sacro Romano Impero, fratello della regina. Quando Maria Antonietta diede alla luce il suo secondo figlio maschio, Luigi Carlo, nel marzo del 1785, Luigi Stanislao sembrò costretto a rinunciare definitivamente alla sua possibilità di ascendere al trono di Francia.
Nel 1780, Anne Nompar de Caumont, contessa di Balbi, entrò al servizio di Maria Giuseppina e ben presto il principe Luigi Stanislao se ne innamorò facendone la sua amante, fatto tollerato per forza di cose dalla moglie che iniziò sempre più ad allontanarsi da lui. Luigi Stanislao commissionò un padiglione intero per la sua amante, quello che divenne noto come Parc Balbi a Versailles.

A questo punto Luigi Stanislao condusse una vita tranquilla e sedentaria, lontano dalla politica, dedicandosi alla sua biblioteca di oltre 11.000 volumi nel padiglione Balbi, leggendo per diverse ore ogni mattina. Non per questo fu però un abile risparmiatore, giungendo all’inizio degli anni ’80 del Settecento a totalizzare un debito di 10.000.000 di lire che suo fratello Luigi XVI pagò per lui.
Una Assemblea di Notabili (i cui membri erano magistrati, sindaci, nobili e rappresentanti del clero) venne fatta convenire nel febbraio del 1787 per ratificare le riforme finanziarie promosse dal controllore generale delle finanze Charles Alexandre de Calonne. Questo diede al conte di Provenza, che aborriva le riforme radicali promosse da Calonne, l’opportunità di rientrare in politica dopo il lungo esilio volontario. Le riforme proponevano una nuova tassa sulla proprietà, delle nuove assemblee provinciali elette che avrebbero dovuto decidere la tassazione locale. Le idee di Calonne venero rigettate dai notabili e come risultato Luigi XVI lo licenziò. L’arcivescovo di Tolosa, Étienne Charles de Loménie de Brienne, sostituì Calonne al ministero. Brienne tentò di salvare le riforme di Calonne, ma non riuscì a convincere i suoi colleghi ad approvarle. Frustrato, Luigi XVI disciolse l’assemblea.

Le riforme di Brienne vennero quindi sottoposte al Parlement di Parigi nella speranza che da questo fossero approvate (esso solitamente ratificava le decisioni del re, semplicemente). Questo ad ogni modo si rifiutò di accettare le proposte di Brienne e si pronunciò annunciando che ogni nuova tassazione avrebbe dovuto essere approvata agli stati generali. Luigi XVI e Brienne presero una posizione ostile contro queste problematiche ed il re ordinò l’arresto di alcuni parlamentari: subito si accesero delle rivolte in Bretagna, Provenza, Borgogna. Nel luglio di quello stesso anno, Brienne dovette cedere e far convocare gli stati generali nel 1789. Si licenziò dal uo incarico nell’agosto e venne rimpiazzato dal magnate svizzero Jacques Necker.

Nel novembre del 1788, venne convocata una seconda Assemblea dei Notabili da Necker. Il Parlement de Paris richiese ufficialmente che gli stati generali da convocarsi fossero ripartiti con la medesima modalità dell’ultima convocazione che risaliva al 1614, ovvero che clero e nobiltà avessero maggiore rappresentanza sul popolo (il terzo stato). Luigi Stanislao fu l’unico notabile che votò a favore di un incremento di peso del terzo stato.

Lo scoppio della Rivoluzione Francese

Gli Stati generali vennero convocati nel maggio del 1789 per ratificare le riforme finanziarie. Il conte di Provenza mantenne una posizione chiara contro il terzo stato e le sue richieste di riforma delle tasse. Il 17 giugno, il terzo stato dichiarò per conto proprio la costituzione di una Assemblea Nazionale, una riunione di uomini del popolo.

Il conte di Provenza consigliò il re di agire subito ed in maniera decisa contro la dichiarazione, mentre il popolare ministro Jacques Necker si dimostrò favorevole ad un compromesso con la nuova assemblea. Luigi XVI, come da suo carattere, si dimostrò molto indeciso sul da farsi. Il 9 luglio, l’assemblea si autodichiarò Assemblea Nazionale Costituente con l’intento di dare alla Francia una costituzione. L’11 luglio, Luigi XVI licenziò Necker, fatto che portò allo scoppio di rivolte per le strade di Parigi. Il 12 luglio, la carica di cavalleria di Carlo Eugenio di Lorena sulla folla ai giardini delle Tuileries, portò alla Presa della Bastiglia due giorni dopo.

Il 16 luglio, il conte di Artois lasciò la francia con sua moglie e i suoi figli, assieme a molti altri cortigiani.Artois e la sua famiglia presero residenza a Torino, capitale del regno del suocero, assieme alla famiglia della Principessa di Condé.

Il conte di Provenza decise di rimanere a Versailles.Quando la famiglia reale progettò segretamente di abbandonare Versailles per dirigersi verso Metz, il conte di Provenza sconsigliò il re di fare questa mossa e lui accettò.

La famiglia reale venne però costretta a lasciare il palazzo reale il giorno dopo la marcia su Versailles del 5 ottobre 1789. La famiglia venne costretta a spostarsi a Parigi, accusata di essere stata sempre troppo distante dalla capitale e dai suoi veri problemi. Qui il conte di Provenza e sua moglie vennero alloggiati al Palazzo Lussemburgo, mentre il resto della famiglia soggiornò alle Tuileries. Nel marzo del 1791, l’Assemblea Nazionale stabilì che in caso di morte del padre la reggenza sul giovane principe Luigi Carlo sarebbe spettata ad uno dei suoi parenti maschi più vicini ed in mancanza di personalità adatte, la reggenza sarebbe stata elettiva.

Fu a questo punto che il conte di Provenza e sua moglie si spostarono nei Paesi Bassi austriaci contemporaneamente alla fuga di Varennes della famiglia reale nel giugno del 1791.

L’esilio

I primi anni

Quando il conte di Provenza giunse nei Paesi Bassi austriaci, si proclamò de facto reggente di Francia, rendendo pubblico un documento firmato da lui e da Luigi XVIprima che questo fuggisse a Varennes. Il documento gli concedeva la reggenza in caso di morte o inabilità al governo del fratello. Egli avrebbe raggiunto gli altri principi in esilio a Coblenza poco dopo la sua fuga. Fu qui che il conte di Artois ed i principi di Condé proclamarono il loro obbiettivo di invadere la Francia per schiacciare i rivoluzionari. Luigi XVI era profondamente dispiaciuto ed annoiato dal comportamento del fratello. Il conte di Provenza inviò inoltre degli emissari in diverse corti europee chiedendo aiuti finanziari, soldati e munizioni. Il conte di Artois assicurò una residenza che fungesse da corte all’estero e la trovò in un castello messogli a disposizione nell’Elettorato di Treviri dove suo zio materno, Clemente Venceslao di Sassonia, era arcivescovo-elettore. Le attività degli émigrés raccolsero alcuni frutti dalla Prussia e dal Sacro Romano Impero. Venne quindi siglata la Dichiarazione di Pillnitz nell’agosto del 1791, dove si chiedeva all’Europa di intervenire in Francia se Luigi XVI o la sua famiglia fossero risultati in pericolo. La richiesta del conte di Provenza non venne ben vista in Francia, né dal re né dalla popolazione.

Nel gennaio del 1792, l’Assemblea Legislativa dichiarò tutti gli émigrés come traditori della Francia. Le loro proprietà vennero confiscate ed i loro titoli non più riconosciuti. Infine anche la monarchia in Francia venne abolita dalla Convenzione Nazionale il 21 settembre 1792.

Luigi XVI venne ghigliottinato nel gennaio del 1793, lasciando suo figlio Luigi Carlo a ricoprire la carica di re titolare. I principi in esilio proclamarono Luigi Carlo col nome di “Luigi XVII di Francia” ed il conte di Provenza unilateralmente si dichiarò reggente per suo nipote che era troppo giovane per governare effettivamente.

Luigi Carlo però morì nel giugno del 1795 e dal momento che l’unico suo parente stretto sopravvissuto era sua sorella Maria Teresa che era una donna e quindi non candidabile al trono per la legge salica, il 16 giugno i principi in esilio dichiararono il conte di Provenza col nome di “re Luigi XVIII”. Luigi XVIII pubblicò subito un manifesto in risposta alla morte di Luigi XVII. Questo manifesto, noto come “La Dichiarazione di Verona”, fu difatti il tentativo di Luigi XVIII di presentare al popolo francese la sua politica. Questa dichiarazione avrebbe riportato la Francia tra le braccia della monarchia, “che per quattordici secoli è stata la gloria della Francia”.

Luigi XVIII negoziò il rilascio di Maria Teresa dalla prigione di Parigi nel 1795. Ottenuta la tutela della nipote, si prodigò perché sposasse il suo primo cugino, il duca di Angoulême, giungendo a dirle che quella unione era stata tra le ultime volontà dei suoi genitori.

Luigi XVIII venne costretto ad abbandonare Verona quando Napoleone Bonaparte invase la Repubblica di Venezia nel 1796.

La morte

La salute di Luigi XVIII iniziò a peggiorare nella primavera del 1824. Soffriva di obesità, di gotta ed aveva una gangrena alle gambe ed alla spina dorsale. Luigi morì il 16 settembre 1824 circondato dalla famiglia reale e dagli ufficiali di governo. Venne succeduto da suo fratello minore, il conte di Artois, col nome di Carlo X.

La tomba di Luigi XVIII nella Basilica di Saint Denis a Parigi.

La tomba di Luigi XVIII nella Basilica di Saint Denis a Parigi.

Luigi XVIII fu l’ultimo monarca francese e l’unico dopo il 1774, a morire in carica. Venne sepolto nella Basilica di Saint Denis, il mausoleo dei re di Francia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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