Manin Daniele

1804 - 1857

Manin Daniele

ID: 3990

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Daniele Manin (Venezia, 13 maggio 1804 – Parigi, 22 settembre 1857) è stato un patriota e politico italiano.

Biografia

 Casa natale di Manin in Venezia

Ritratto di Manin dal monumento bronzeo di Luigi Borro (1875) a Venezia

 Busto di Daniele Manin, opera di Emilio Marsili del 1898

Era il terzogenito di Pietro e Anna Maria Bellotto. La famiglia Manin aveva origini ebraiche: fu infatti il nonno Samuele Medina, veronese, a convertirsi con la moglie Allegra Moravia (aprile 1759), assumendo nome e cognome del padrino di battesimo, il noto Ludovico Manin, ultimo doge della Repubblica di Venezia.

Giovanissimo talento, pubblicò le sue prime opere già da adolescente, incluso un trattato giuridico sui testamenti (1819) e soprattutto un commentario dei frammenti greci del Libro di Enoch (tratti dall’opera di Giorgio Sincello), nel quale Manin mostrò la sua abilità di analizzare le antiche fonti greche, latine ed ebraiche (1820).

Ottenuta la laurea in giurisprudenza a Padova nel 1821 a soli 17 anni, si dedicò all’attività forense nella città natia.

Nel 1824 sposò Teresa Perissinotti (1795-1849), appartenente ad una famiglia aristocratica veneziana con ampie proprietà terriere a Venezia, Mestre e “Terraferma”, e nel trevigiano.

Sempre nel 1824 compì la traduzione delle Pandette di Giustiniano e nel 1847 un ampio trattato sulla Giurisprudenza veneta, che fu tradotto anche in lingua francese.

Imprigionato nelle carceri austriache per la sua attività patriottica, fu liberato a furor di popolo il 17 marzo 1848 assieme all’altro patriota Niccolò Tommaseo. Alla successiva proclamazione della Repubblica di San Marco ne fu eletto Presidente e, durante l’assedio della città nel 1848-49, diede prova d’intelligenza, coraggio e fermezza. Contribuì a fondare la Società nazionale italiana. Costretto all’esilio dal ritorno degli austriaci, visse poi a Parigi dando lezioni di lingua italiana e conservando l’amore per la patria italiana. Morì il 22 settembre 1857 a Parigi.

La salma rientrò a Venezia il 22 marzo 1868, circa due anni dopo la liberazione della città al termine della Terza guerra di indipendenza, ove venne salutata con una festa funebre in Piazza S. Marco, preceduta da una processione funebre, lungo la Riva degli Schiavoni.

Il figlio Giorgio (1831-1884) sarà anch’egli patriota: uno dei “Mille” di Garibaldi, ferito a Calatafimi.

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