Messena André

1758 - 1817

Messena André

ID: 4133

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Andrea Massena, in francese André Masséna, duca di Rivoli, principe di Essling (Nizza, 6 maggio 1758 – Parigi, 4 aprile 1817), è stato un generale francese, maresciallo dell’Impero.

Di modeste origini sociali, Massena diede prova di grandi qualità militari durante le guerre rivoluzionarie francesi, dimostrandosi uno dei migliori generali della Repubblica. Dopo essere stato il principale luogotenente del generale Napoleone Bonaparte durante la prima campagna d’Italia, vinse la seconda battaglia di Zurigo, che ebbe grande importanza per le sorti francesi nel 1799. Durante l’Impero napoleonico confermò le sue notevoli capacità militari sia come generale alle dipendenze dirette di Napoleone, sia come comandante autonomo in teatri secondari. L’insuccesso della sua campagna nella penisola iberica contro gli anglo-portoghesi nel 1810 mise fine alla sua carriera di comandante sul campo.

Dotato di elevate capacità strategiche e tattiche, in grado di esercitare il comando con energia e avvedutezza, dal carattere solido ed entusiasta, Massena venne considerato da Napoleone il suo miglior comandante e venne da egli soprannominato “il figlio prediletto della vittoria” per la sua brillante prova alla battaglia di Rivoli.

Nonostante alcune debolezze morali, la notevole avidità personale e i suoi metodi di guerra a volte spietati, Andrea Massena è considerato uno dei più grandi generali francesi del periodo rivoluzionario e napoleonico.

Biografia

Figlio di Giulio Cesare e di Caterina Fabre, nacque a Nizza, allora soggetta al Re di Sardegna, nel maggio del 1758. La nascita, avvenuta il 6, fu registrata all’atto del battesimo, il giorno 8, dall’abate Ignazio Cacciardi nello stato delle anime della cattedrale di Santa Reparata a Nizza.

Il nonno paterno Domenico aveva avuto, oltre al primogenito Giulio Cesare, altri due figli, Agostino e Guglielmo Marcello. Il padre, un piccolo commerciante di vini la cui famiglia, proveniente dal Piemonte e installata da tre secoli nella valle della Vesubia, possedeva alcuni appezzamenti nell’immediato entroterra nizzardo, e morì ancora giovane il 13 dicembre 1764. Ultimo di tre figli, Andrea rimase orfano all’età di sei anni.

La madre si risposò presto e affidò il piccolo Andrea ai parenti che seguivano l’azienda agricola della famiglia, presso Levenzo e Sospello. Trovatosi a lavorare sin da bambino, e trascurato nell’educazione, a 13 anni Massena si imbarcò come mozzo su navi mercantili, effettuando anche alcune traversate oceaniche.

Volontario nel Royal-Italien

Sbarcato nel 1775, diciassettenne, si arruolò come volontario nel reggimento Royal-Italien, un’unità militare francese dell’Armata Reale cui militavano soldati italofoni, provenienti anche dalla Corsica, con base a Tolone. Presso tale unità aveva servito anche il padre (arruolato nel 1747) e, all’atto dell’arruolamento, vi era in servizio lo zio, Guglielmo Marcello. Massena vi rimase arruolato per 14 anni, a fianco dello zio che, tra l’altro, gli diede un’istruzione di base e gli insegnò a leggere e capire le mappe.

Durante questi anni mostrò spiccate doti militari e avanzò nei vari gradi subalterni, fino a raggiungere nel 1784, a 26 anni, il grado di aiutante (il massimo cui potesse aspirare un cittadino comune, essendo tutti i posti di ufficiale riservati alla nobiltà).

Durante la Rivoluzione francese

Il 3 agosto 1789, durante i primi giorni della Rivoluzione francese, si congedò dal reparto e si stabilì ad Antibes, ove erano di guarnigione già da un anno gli Chasseurs royaux de Provence (Cacciatori reali di Provenza), nuovo nome assunto dal Royal-Italien. Qui conobbe la figlia di un farmacista, Marie-Rosalie Lamarre, e la sposò, dedicandosi senza molto successo al commercio, quindi al contrabbando e, secondo alcuni, anche alla pirateria. Nel frattempo, tentò invano di essere arruolato nell’appena costituita Guardia nazionale francese.

Andrea Massena in uniforme di tenente colonnello del 2º Battaglione volontari del Varo, Ferdinand Wachsmuth (1802-1869), 1834, Museo della storia di Francia.

Massena, la cui carriera militare era stata bloccata per ragioni di classe sociale, intravide nella Rivoluzione francese una possibilità di riscatto personale e aderì sin dal 1790 al Club degli Amis de la Constitution (Club degli amici della Costituzione).

Con l’esilio di gran parte dei nobili (e dunque di gran parte dei quadri militari) e la caduta delle discriminazioni di classe per l’accesso ai gradi d’ufficiale, nel 1791 poté tornare ad arruolarsi direttamente con il grado di capitano. In breve tempo fu promosso aiutante maggiore nella Guardia nazionale e, poco dopo, fu impegnato a formare il 2º Battaglione dei Volontaires du Var(Volontari del Var), ottenendo la promozione prima a tenente colonnello e poi a colonnello entro l’agosto del 1792. Il 22 agosto 1793 salì al grado di generale di brigata e il 20 dicembre dello stesso anno divenne generale di divisione.

La Prima coalizione

Andrea Massena cominciò la sua brillante carriera militare nel corso delle guerre rivoluzionarie francesi. Durante la guerra della prima coalizione partecipò alla prima campagna del Piemonte nell’esercito repubblicano, facendosi molto apprezzare dai superiori anche grazie alla sua perfetta conoscenza del territorio della contea di Nizza, divenuto teatro di guerra. Il 29 settembre 1792 Massena era al fianco del generale Anselme quando le truppe francesi entrarono nella città di Nizza; successivamente partecipò alle esazioni e alla campagna di scristianizzazione della popolazione, che scatenarono il movimento partigiano sabaudo detto barbetismo, contro il quale Massena condusse una violenta repressione.

Nel 1793 Massena partecipò all’assedio di Tolone e il 17 dicembre guidò con distinzione una delle ali dell’esercito francese che riconquistò, grazie al piano di operazioni progettato dal giovane maggiore Bonaparte, comandante dell’artiglieria dell’armata, l’importante base navale. Per le capacità dimostrate in azione, Massena venne ancora promosso al grado di generale di divisione e assegnato al comando dell’ala destra della Armata d’Italia che era stata incaricata di attaccare la Repubblica di Genova, alleata dell’Impero austriaco.

La campagna del 1794 ottenne alcuni importanti successi e il generale Massena riuscì con le sue truppe a occupare i passi delle Alpi Marittime e prese parte alla conquista di Saorgio il 9 floreale anno II (29 agosto 1794); gravi difficoltà organizzative e la tenace resistenza delle forze austriache bloccarono però l’offensiva oltre le montagneInoltre i Termidoriani, i nuovi dirigenti politici rivoluzionari, avevano deciso su proposta di Lazare Carnot e in contrasto con i progetti di Maximilien Robespierre, di rimanere sulla difensiva in Italia, quindi le grandi operazioni furono interrotte e non ripresero fino alla metà del 1795.

Finalmente nell’autunno 1795 il Direttorio diede ordine al comandante dell’Armata d’Italia, generale Barthélemy Schérer, di riprendere l’offensiva in forze sul fronte delle Alpi e il generale Massena divenne il principale luogotenente del comandante dell’armata guidando due divisioni dell’ala destra. Tra il 22 e il 24 novembre 1795 si combatté la battaglia di Loano, che si concluse con la netta vittoria delle truppe francesi guidate con efficacia da Massena. Gli austriaci subirono pesanti perdite e dovettero battere in ritirata, mentre il generale occupò Savona il 26 novembre 1795.

Nonostante il brillante successo, il generale Schérer rinunciò a proseguire l’offensiva e preferì ritornare nella base di Nizza, poiché intralciato da gravi problemi logistici: l’armata, soprannominata spregiativamente “dei cenciosi”, era priva di rifornimenti e da due mesi i soldati non ricevevano le paghe. Il generale Schérer, deluso e irritato anche dalle pressioni del Direttorio e del ministro Carnot, a favore di una ripresa dell’offensiva in Italia, decise di cedere il comando dell’Armata d’Italia e il 4 febbraio 1796 si dimise.

La prima campagna d’Italia

« Camerati, avete di fronte a voi 4.000 giovanotti appartenenti alle più ricche famiglie di Vienna. Sono arrivati fino a Bassano con il servizio postale. Vi raccomando questi damerini »
(Proclama alle truppe del generale Massena prima della battaglia di Rivoli)

Massena, trentasettenne e già considerato un valente generale, sembrava destinato a succedere al generale Schérer nel comando della Armata d’Italia e accolse con un certo scetticismo la nomina invece del ventisettenne generale Napoleone Bonaparte, ritenuto inesperto e noto solo per le sue influenti frequentazioni politiche a Parigi. Anche gli altri comandanti di divisione manifestarono inizialmente ostilità verso il nuovo venuto, che peraltro fin dall’inizio diede prova di grande decisione, instancabile energia e sicura autorità di comando, impressionando fortemente Massena e gli altri generali che ben presto si misero disciplinatamente in azione per eseguire le audaci manovre studiate dal nuovo comandante.

Il generale Massena.

Dopo un incontro con Bonaparte il 10 aprile 1796 in cui il comandante in capo illustrò a Massena i suoi piani, l’offensiva della divisione del generale attraverso il Passo di Cadibona ebbe immediato successo e frantumò in due parti lo schieramento degli eserciti austro-piemontesi. Seguirono rapidamente una serie di vittorie: il Regno di Sardegna firmò un armistizio, gli austriaci si ritirarono precipitosamente e il generale Bonaparte poté portare la guerra nel cuore dell’Italia settentrionale. Massena, che in una occasione aveva rischiato di cadere prigioniero del nemico durante un contrattacco austriaco che lo aveva sorpreso nel letto di una sua amante, ricevette l’encomio del Direttorio per l’energia e il coraggio dimostrato in queste vittoriose battaglie.

Dopo il forzamento del Po a Piacenza e la battaglia di Lodi, il generale Bonaparte entrò a Milano il 16 maggio dove, nonostante un’accoglienza entusiastica della popolazione, richiese una taglia di 20 milioni in oro e consentì alle truppe di saccheggiare liberamente, suscitando quindi dopo una settimana rivolte antifrancesi a Binasco e Pavia. Il 21 maggio il comandante dell’armata decise di riprendere l’avanzata e fu l’avanguardia guidata dal generale Massena che entrò a Brescia il 27 maggio e a Verona il 1º giugno. Durante la lunga fase difensiva della campagna, caratterizzata dai ripetuti tentativi degli austriaci di liberare la fortezza di Mantova, il generale Massena fu sempre coinvolto in prima linea con la sua divisione e ricevette l’apprezzamento di Bonaparte che lo descrisse “attivo, instancabile e audace”. Nonostante gravi difficoltà logistiche e situazioni molto critiche, i soldati di Massena si batterono con valore a Castiglione, a Bassano e soprattutto alla battaglia di Arcole il 17 novembre 1796, dove il generale si impadronì del villaggio dopo un’accesa battaglia.

Il ruolo del generale Massena fu decisivo nella battaglia finale di Rivoli del 14 gennaio 1797. I suoi soldati combatterono e marciarono incessantemente per due giorni e, sotto la guida del generale, dimostrarono un morale altissimo e grande combattività. Dopo aver distrutto con un violento attacco alla baionetta la colonna del generale Franz de Lusignan, Massena marciò in soccorso del generale Barthélemy Joubert e, dopo aver assicurato il successo francese, ripartì insieme con il generale Bonaparte verso sud con i suoi soldati. Il 15 gennaio sconfisse e accerchiò in gran parte anche la colonna austriaca del generale Giovanni Provera, che aveva tentato di sbloccare la fortezza di Mantova.

Per i successi raggiunti, la grande energia e l’abilità tattica dimostrata, Massena venne acclamato di fronte alle truppe dal generale Bonaparte l’enfant gâté de la victoire (“l’amato figlio della vittoria” o “il figlio prediletto della vittoria”). Nel marzo 1808 Napoleone, in ricordo della condotta di Massena nella grande battaglia, lo avrebbe insignito, al momento della creazione di quindici ducati da assegnare ai suoi migliori luogotenenti, del titolo onorifico di “Duca di Rivoli”.

Accanto alle qualità di capo militare, durante la campagna d’Italia il generale Massena mostrò anche alcuni sue gravi debolezze morali. Divenne noto nell’armata come un inesauribile razziatore e un avido saccheggiatore per arricchimento personale di beni materiali; alcune città e le popolazioni delle regioni occupate vennero taglieggiate dalla divisione del generale Massena. Lamentele dettagliate giunsero a Bonaparte che tuttavia preferì non prendere provvedimenti. Inoltre Massena dimostrò grande passione per le donne, facendosi seguire dalla sua amante, Silvia Cepolini, durante la campagna fino alla tassativa ingiunzione di Bonaparte di cessare questa usanza sconveniente.

Dopo la vittoriosa conclusione della campagna d’Italia e la pace di Campoformio, Massena rimase nell’armata francese stanziata nella penisola. Ben presto, la forza di occupazione, al comando del generale Louis Alexandre Berthier, riprese le manovre aggressive contro gli ultimi stati indipendenti italiani, secondo le indicazioni del Direttorio: Massena venne quindi coinvolto nella burrascosa creazione e organizzazione della Repubblica Romana dopo la facile marcia del generale Berthier su Roma conclusasi l’11 febbraio 1798. Il Papa, Pio VI, venne trasferito a Siena e una Commissione civile francese si affiancò, con funzioni di stretto controllo, ai capi rivoluzionari locali della Repubblica. Il generale Berthier, scontento del compito affidatogli, cedette presto il comando dell’armata francese a Massena.

Fin dall’inizio il territorio della nuova repubblica giacobina era stato saccheggiato e devastato dall’esercito occupante e gravi depredazioni e razzie erano state opera dei fornitori delle truppe francesi e di alcuni generali; questo comportamento aveva suscitato le vive rimostranze degli ufficiali subalterni, le cui proteste si accentuarono dopo la nomina di Massena, ben conosciuto per la sua fama di razziatore e di avido depredatore. Inoltre, le truppe francesi a Roma erano particolarmente ostili a Massena poiché provenivano in gran parte dai reparti dell’armata del Reno del generale Jean Victor Moreau, che erano stati trasferiti in Italia, sotto il comando del generale Jean-Baptiste Bernadotte, nell’ultima fase della campagna, per rinforzare le forze del generale Bonaparte: questi reparti avevano avuto violenti contrasti e scontri fisici proprio con i soldati della divisione del generale Massena. Le truppe quindi si ammutinarono e neppure i commissari civili riuscirono a controllare la situazione e ristabilire la disciplina. Massena venne infine richiamato in patria e sostituito a Roma dal generale Laurent de Gouvion-Saint-Cyr, uno dei luogotenenti del generale Moreau.

Campagna del maresciallo Massena in Portogallo

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Il 17 aprile 1810 Napoleone affidò al maresciallo Massena il comando della grande offensiva in Portogallo, che avrebbe dovuto sconfiggere definitivamente l’esercito britannico del Duca di Wellington e imprimere una svolta decisiva a favore dei francesi della guerra nella penisola iberica. Nonostante le notevoli forze a disposizione, teoricamente oltre 130.000 uomini, il maresciallo, che aveva apertamente manifestato all’imperatore la sua scarsa soddisfazione per questo impegnativo incarico assegnatogli, non mostrò la consueta energia: Massena apparve indebolito fisicamente e moralmente, e aveva anche deciso di portare con sé la sua amante, madame Leberton, travestita da ufficiale. Intralciato dalla scarsa collaborazione dei suoi subordinati, dalle difficoltà concrete di rifornimento e di comunicazione in un territorio privo di risorse e infestato dai guerriglieri, non poté raggruppare più di 60.000 soldati per l’invasione del Portogallo e non riuscì a conseguire il successo contro le forze britanniche guidate in modo prudente e accorto dal generale Wellington.

Andrea Massena, duca di Rivoli, principe di Essling, maresciallo di Francia, Edme-Adolphe Fontaine, Antoine-Jean Gros, 1853.

Dopo aver atteso la mietitura per rifornire le sue truppe, il maresciallo conquistò le piazzeforti di Almeida e Ciudad Rodrigo e quindi in settembre entrò in Portogallo, ma il Duca di Wellington non si fece agganciare e ripiegò con ordine, dopo aver devastato il territorio davanti ai francesi. Trincerato solidamente su delle alture, il generale britannico respinse l’attacco del maresciallo Massena nella battaglia del Buçaco il 27 settembre 1810. Il maresciallo comprese l’errore di attaccare frontalmente la solida fanteria britannica e organizzò una manovra di aggiramento che permise di superare le difese nemiche e riprendere l’avanzata verso Lisbona, mentre il Duca di Wellington si ritirava con le sue forze intatte.

Massena proseguì quindi la sua avanzata e giunse, con le truppe indebolite dalle carenze di rifornimenti e ridotte numericamente, in vista di Lisbona, dove, tuttavia, si trovò di fronte le solide linee fortificate di Torre Vedras, organizzate dal Duca di Wellington per coprire la capitale e proteggere il suo esercito. Mentre le truppe britanniche erano rifornite via mare e quindi disponevano di sufficienti risorse per sostenere un assedio, la situazione dell’esercito francese, bloccato dalle fortificazioni e con difficoltà crescenti di rifornimento, divenne sempre più precaria. Dopo una lunga e inutile fase di guerra di posizione, il maresciallo Massena ritenne la situazione senza via d’uscita e decise di rinunciare all’assedio e ritirarsi verso Salamanca. In questa fase Massena aveva avuto un violento contrasto con il maresciallo Michel Ney, comandante di uno dei corpi della sua armata, che, pur avendo dimostrato grande combattività durante la campagna, era insofferente della sua subordinazione e poco disciplinato; il maresciallo Ney abbandonò quindi l’esercito e tornò in Francia. Inseguito lentamente dal Duca di Wellington, il maresciallo Massena decise invece di fare un nuovo tentativo per combattere una battaglia campale decisiva e attaccò il nemico a Fuentes di Oñoro: nonostante qualche successo gli attacchi francesi furono però ancora respinti.

Tomba di Andrea Massena al Père Lachaise

Napoleone, deluso per il fallimento dell’invasione del Portogallo, non mancò di manifestare apertamente al maresciallo il suo forte scontento per il suo comportamento e per la mancanza di risultati; Massena venne quindi richiamato in Francia e il comando venne assunto dal maresciallo Auguste Marmont. Con la sconfitta in Portogallo, dovuta ad alcuni errori del maresciallo, ma anche a difficoltà oggettive e alla scarsa collaborazione ottenuta dai suoi luogotenenti, si concluse quindi la fase attiva della carriera militare di Massena.

Massena non fu più impegnato in combattimento e non partecipò alle ultime campagne napoleoniche. Il 14 aprile 1813 l’imperatore, ritornato in Francia dopo la disastrosa campagna di Russia, assegnò al maresciallo l’incarico amministrativo di governatore dell’8º distretto militare che comprendeva la grande base navale mediterranea di Tolone.

La Restaurazione e la morte

Massena riuscì a mantenere la sua posizione anche dopo la Restaurazione e, al ritorno di Napoleone dall’Elba, si rifiutò di unirsi a lui, rimanendo a Marsiglia. Tuttavia, dopo la battaglia di Waterloo, non giurò lealtà alla monarchia borbonica tornata al potere. Tentò inoltre di rifiutare il ruolo di presidente della corte chiamata a giudicare il maresciallo Ney, accusato di alto tradimento per aver seguito l’imperatore durante i cento giorni, adducendo i suoi pregressi cattivi rapporti con l’ex commilitone; obbligato a presiederla, si dichiarò incompetente lasciando il giudizio di Ney alla Camera dei pari, la quale lo condannò a morte.

Affetto da tempo da tubercolosi, si spense nell’aprile del 1817, all’età di cinquantanove anni, e fu sepolto a Parigi dopo un solenne funerale.

Tra i più famosi e capaci generali rivoluzionari, Andrea Massena si distinse per le qualità di stratega e di tattico anche durante l’impero napoleonico e venne da considerato Napoleone il suo miglior generale; lo storico militare britannico David G. Chandler lo ha considerato uno dei due soli grandi condottieri dell’esercito francese, insieme con il maresciallo Davout, che combatterono accanto all’imperatore. Uno dei suoi più tenaci avversari, il Duca di Wellington, ammise che quando si trovava con il suo esercito di fronte a Massena “non dormivo sonni tranquilli”. Napoleone, che lamentò nella parte finale della sua carriera il declino delle qualità fisiche e intellettuali del maresciallo Massena, nel complesso lo elogiò definendolo “un uomo superiore”, in grado di “mantenere la calma nell’infuriare dell’azione”, dotato di “un talento che cresceva col pericolo”. Dopo una sconfitta, “era sempre pronto a ricominciare, come se di fatto fosse il vincitore”.

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