Von Metternich Klemens

1773 - 1859

Von Metternich Klemens

ID: 3954

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Klemens Wenzel Nepomuk Lothar von Metternich-Winneburg-Beilstein, conte e, dal 1813, principe di Metternich-Winneburg (Coblenza, 15 maggio 1773 – Vienna, 11 giugno 1859), è stato un diplomatico e politico austriaco, dal 1821 al 1848 cancelliere di Stato.

Biografia

Origini

Scudo d’arme della famiglia Metternich.

Klemens von Metternich nacque il 15 maggio 1773 da Franz George Karl Metternich, conte di Winneburg e Beilstein, un diplomatico che, dopo aver servito l’arcivescovo di Treviri, era passato al servizio della corte imperiale, e dalla moglie Maria Beatrice Aloisia von Kagenegg (in alternativa von Kageneck).

Battezzato in onore dell’arcivescovo di Treviri, Clemente Venceslao di Sassonia, precedente datore di lavoro del padre, Klemens aveva una sorella maggiore ed era l’erede designato del titolo e dei modesti possessi di famiglia che comprendevano un forte in rovina a Beilstein, un castello a Winneberg, e due tenute agricole, una sita nei pressi di Coblenza, l’altra a Königswart in Boemia.

Dal momento che il padre prestava servizio come ambasciatore imperiale presso le corti degli arcivescovi di Treviri, Colonia e Magonza, l’educazione del giovane Klemens fu gestita dalla madre e risentì della vicinanza all’ambiente culturale francese tanto che per molti anni Metternich stesso si sentì più a suo agio comunicare in francese rispetto al tedesco; in seguito, tuttavia, il padre affidò il figlio alle cure di un precettore protestante che lo istruì nelle materie accademiche e gli insegnasse il nuoto e l’equitazione e decise di portarlo con sé nelle sue visite ufficiali alla corte.

Nell’estate del 1788 Metternich iniziò a studiare giurisprudenza presso l’Università di Strasburgo dove, per qualche tempo, fu ospitato dal principe di Zweibrücken: in questi anni, il tutore lo descrisse come persona “di bell’aspetto, felice ed amabile” ma i contemporanei sottolinearono anche la tendenza ad essere un fanfarone ed un bugiardo. Nel settembre 1790, Metternich lasciò Strasburgo per partecipare all’incoronazione di Leopoldo II a Sacro Romano Imperatore che si sarebbe tenuta il mese seguente a Francoforte: in tale occasione, ricoprì il ruolo di maestro delle cerimonie per conto del collegio comitale cattolico di Westfalia e, sotto l’egida paterna, conobbe il figlio primogenito dell’imperatore, Francesco.

Tra la fine del 1790 e l’estate del 1792, Metternich studiò giurisprudenza all’università di Magonza (il cambio di università fu dovuto al fatto che Strasburgo era troppo vicina al confine francese e dunque alla minaccia della rivoluzione); inoltre, nelle pause estive di studio, seguì il padre che era stato nominato plenipotenziario per i Paesi Bassi austriaci.

Nel marzo dello stesso anno, l’imperatore Leopoldo morì e suo figlio Francesco salì al trono: il nuovo imperatore fu incoronato a luglio e Metternich, oltre a ricoprire il ruolo di maestro delle cerimonie, ottenne l’onore del primo ballo accanto alla duchessa Luisa di Meclemburgo-Strelitz, futura Regina di Prussia.

Frattanto, la Francia aveva dichiarato guerra all’Austria e dato inizio alla prima coalizione; impossibilitato a proseguire gli studi a Magonza, Metternich raggiunse il padre che era stato inviato in missione al fronte: qui diresse l’interrogatorio del ministro della guerra francese, Pierre de Beurnonville, prigioniero degli austriaci, e di diversi membri della commissione nazionale e partecipò come osservatore all’assedio di Valenciennes.

Nei primi mesi del 1794, accompagnò il visconte Desandrouin, tesoriere generale dei Paesi Bassi Austriaci, in Gran Bretagna al fine di negoziare un prestito: durante il soggiorno a Londra, incontrò diverse volte il re e conobbe diversi esponenti della classe dirigente inglese tra cui il primo ministro, William Pitt il Giovane, Charles James Fox ed Edmund Burke.

Matrimonio

Nel settembre del 1794, Metternich fu nominato ministro plenipotenziario per i Paesi Bassi Austriaci ma nel giro di pochi mesi l’esercito francese conquistò pressoché l’intero territorio belga ed avanzò profondamente all’interno della Germania; privato di tutte le proprietà (tranne Königswart), amareggiato dalle vicende e dalle critiche alla politica paterna, Metternich raggiunse i genitori già rifugiatisi a Vienna.

Il 27 settembre 1795, a Vienna, sposò la contessa Eleonore von Kaunitz, nipote dell’ex cancelliere Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg. Sebbene fosse un matrimonio combinato dalla madre di Metternich e sebbene lo stesso sposo fosse piuttosto distaccato con la moglie, non vi è motivo di sospettare che Eleonore fosse infelice; il di lei padre, principe Kaunitz, pose due condizioni alle nozze: Eleonore avrebbe continuato a vivere in casa e Metternich avrebbe dovuto rinunciare alla carriera diplomatica fino alla morte del principe.

Congresso di Rastatt

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Congresso di Rastatt.

Rimasto a Vienna insieme alla moglie, Metternich riprese gli studi; nel gennaio 1797 nacque sua figlia Maria; nel settembre dello stesso anno, morì il suocero e quindi poté partecipare al congresso di Rastatt prima come segretario del padre e poi come rappresentante del collegio comitale della Westfalia. Rimase a Rastatt fino allo scioglimento del congresso, nell’aprile dell’anno successivo; Eleonore decise di seguire il marito ed a Rastatt diede alla luce due figli, Franz (febbraio 1798) e Klemens (giugno 1799): Klemens però morì pochi giorni dopo la nascita e Franz contrasse una infezione polmonare da cui non si sarebbe mai ripreso.

Ambasciatore

Dresda e Berlino

La sconfitta del Sacro Romano Impero nella seconda coalizione sconquassò gli ambienti diplomatici ed al promettente Metternich fu offerta una scelta tra tre incarichi: la rappresentanza presso la Dieta Imperiale; l’ambasciata a Copenaghen o a Dresda, presso l’Elettore di Sassonia; nel gennaio 1801, Metternich scelse l’ambasciata a Dresda, a febbraio scrisse un memorandum diretto al principe elettore, visitò la tenuta di Königswart ove si trattenne fino al 4 novembre, quando assunse ufficialmente l’incarico.

In ogni caso, il memorandum passò pressoché inosservato dal momento che il principe elettore, Federico Augusto, persona assai ritirata, intendeva mantenere un contegno strettamente neutrale e di ciò ne risentiva l’ambiente diplomatico al punto che l’ambasciatore inglese, Sir Hugh Elliot, consigliò a Metternich di inventare il contenuto dei dispacci.

Tuttavia, nonostante la noia dell’ambiente di corte, Metternich si consolò con un’amante, Katharina Bagration, da cui ebbe una figlia, Klementine, riconosciuta tanto dal padre tanto dalla sempre paziente Eleonore che, nel gennaio 1803, partorì un maschio, Viktor. Ebbe, infine, modo di conoscere Friedrich Gentz, un pubblicista che avrebbe servito servito Metternich sia come confidente sia come critico per i successivi trenta anni oltre che di stabilire diversi legami con importanti personaggi politici polacchi e francesi.

A seguito della Reichsdeputationshauptschlus  la famiglia Metternich ottenne il titolo di principe, un seggio alla Dieta imperiale oltre a nuove proprietà a Ochsenhausen.

Nel frattempo, a seguito di un nuovo rimpasto diplomatico, Metternich fu inviato alla ben più prestigiosa legazione del Regno di Prussia prendendo l’incarico ufficialmente nel novembre dello stesso anno: arrivò a Berlino in un momento assai critico per la diplomazia europea, preoccupata per le sempre più evidenti ambizioni espansionistiche di Napoleone Bonaparte che avevano messo in allarme lo Zar di Russia, Alessandro I, e l’Imperatore Francesco.

Infatti, nell’autunno del 1804, l’Imperatore Francesco II decise di concordare un’azione congiunta con lo Zar di Russia entro il mese di agosto del 1805 e di costituire la Terza Coalizione: a Metternich fu affidato il compito, ritenuto quasi impossibile, di convincere la Prussia ad unirsi alla coalizione; tale incarico, già ritenuto arduo all’inizio, divenne impossibile dopo la vittoria francese nella battaglia di Austerlitz che indusse il re di Prussia, Federico Guglielmo III ad allinearsi con i francesi.

Parigi

A seguito della disfatta, Johann Philipp von Stadion divenne nuovo ministro degli esteri e Metternich sostituì Stadion nell’incarico di ambasciatore presso lo Zar; in ogni caso, non si recò mai in Russia perché, a seguito delle pressioni di Napoleone, Metternich divenne ambasciatore a Parigi, incarico estremamente prestigioso e ben retribuito.

Finalmente, dopo un arduo viaggio, nell’agosto del 1806, raggiunse Parigi dove fu ricevuto dal barone von Vincent e da Engelbert von Floret che sarebbe divenuto uno dei suoi più stretti consiglieri; il 5 agosto, incontrò il ministro degli esteri francese, Charles Maurice de Talleyrand e cinque giorni, a Saint-Cloud, fu ricevuto dallo stesso Napoleone.

Durante la guerra della quarta coalizione, che attirò l’attenzione di Talleyrand e di Napoleone verso la Prussia e la Russia, Metternich fu raggiunto dalla moglie e dai figli ma in ogni caso la loro presenza non gli impedì di coltivare le sue relazioni con la corte e le sue liason con Carolina Bonaparte e con Laure Junot.

Dopo le Pace di Tilsit del luglio 1807 Metternich osservò che la posizione dell’Austria in Europa fosse estremamente più vulnerabile, ma riteneva l’accordo tra la Russia e la Francia non sarebbe durato a lungo. Nel frattempo, intavolò trattative serrate con il nuovo (e non molto accomodante) ministro degli esteri, Jean-Baptiste Champagny, in merito ai forti francesi sul fiume Inn; nei mesi successivi il suo prestigio crebbe ancor di più e Metternich, conscio dell’inevitabilità di un conflitto con Napoleone, cercò di prospettare allo Zar Alessandro I una alleanza russo-austriaca contro ma, in ogni caso, lo zar, impegnato in altri conflitti, declinò.

Napoleone riceve il barone von Vincent al Congresso di Erfurt.

Le intuizioni di Metternich in merito alla guerra si dimostrarono esatte: infatti, Napoleone, presto seguito dagli avversari, diede corso al riarmo ed al Congresso di Erfurt (cui Metternich non poté partecipare a causa del veto diretto di Napoleone) tentò, senza esito, di convincere la Russia ad invadere l’Austria. Alla fine del 1808, Metternich fu richiamato a Vienna per cinque settimane per riferire direttamente alla corte in merito alla coesione dell’esercito francese, ai rapporti tra Francia e Russia e alla possibilità, per i francesi, impegnati nella guerra peninsulare, di poter mobilitare un esercito per combattere in Europa centrale.

A seguito della dichiarazione di guerra da parte dell’Imperatore d’Austria Francesco II, atto di inizio della guerra della quinta coalizione, Metternich fu arrestato in rappresaglia per l’analoga misura adottata dall’imperatore contro l’ambasciatore francese di Vienna ma in ogni caso gli fu permesso di tornare in Austria sotto scorta; finalmente, a seguito della conquista francese di Vienna, fu condotto nella capitale austriaca e scambiato con i diplomatici prigionieri francesi.

Ministro degli esteri

Distensione con Napoleone

Tornato in Austria, Metternich fu testimone alla sconfitta dell’esercito austriaco al  battaglia di Wagram; Stadion rassegnò le dimissioni da ministro degli Esteri e l’imperatore offrì immediatamente il posto a Metternich; Metternich, però, preoccupato che Napoleone avrebbe approfittato del cambio ministeriale per chiedere condizioni di pace più dure, chiese di diventare ministro di stato (fu nominato l’8 luglio) con l’intesa che avrebbe condotto le trattative con i francesi e che avrebbe assunto il ministero degli esteri solo alla fine dei negoziati.

Durante i colloqui di pace ad Altenburg, Metternich, per salvare la monarchia austriaca, presentò proposte favorevoli alla Francia; Napoleone, tuttavia, irritato dalla posizione austriaca in merito al futuro della Polonia, esautorò progressivamente Metternich, preferendogli il principe Liechtenstein. L’8 ottobre dello stesso anno, in ogni caso, Metternich fu nominato ministro degli esteri e della casa imperiale. Nei primi mesi del 1810, Metternich fu coinvolto in uno scandalo quando divenne nota la sua relazione precedente con Laure Junot ma, anche per via del comportamento condiscendente della moglie Eleonore, non vi furono conseguenze.

Matrimonio di Napoleone e Maria Luisa d’Asburgo; le nozze furono prospettate e sostenute da Metternich come mezzo per salvaguardare l’esistenza dell’impero d’Austria.

Non appena divenne ministro degli esteri, Metternich (ancorché in seguito avrebbe negato ciò) fece pressioni affinché Napoleone preferisse le nozze con Maria Luisa d’Asburgo rispetto a quello con Anna Pavlovna Romanova, sorella minore dello Zar; entro il 7 febbraio, Napoleone diede il suo assenso.

Dopo le nozze per procura, celebrate l’11 marzo, Metternich accompagnò la sposa a Parigi, si ricongiunse alla moglie e alla famiglia, rimasti là dal tempo della guerra e cercò di rinegoziare con l’imperatore francese i pesanti termini del trattato di Schönbrung; ottenne alcune concessioni: due trattati commerciali, il differimento del pagamento della indennità di guerra, la restituzione di alcuni beni appartenenti a nobili tedeschi in servizio presso l’imperatore ed, infine, la possibilità di aumentare il numero degli effettivi dell’esercito austriaco a 150.000 soldati (ancorché le pesanti condizioni economiche impedissero ogni aumento delle spese militari).

Alleanza con la Francia

Nell’ottobre 1810, Metternich tornò a Vienna dove, nel frattempo, aveva perso parte del suo prestigio e della sua popolarità: la sua influenza fu limitata alla politica estera e ogni tentativo di reintrodurre il consiglio di stato fu respinto dall’imperatore Francesco.

Convinto che l’Austria fosse troppo debole per sostenere il confronto con napoleone, Metternich respinse la proposta di alleanza offertagli dallo Zar Alessandro e, il 14 marzo 1812, stipulò un accordo con lo stesso Napoleone con il quale garantì all’imperatore francese 30.000 soldati austriaci; in ogni caso, i termini dell’accordo erano stati più generosi rispetto al trattato analogo da poco stipulato dalla Prussia e questo diede a Gran Bretagna e alla Russia la garanzia che l’Austria avrebbe mantenuto il suo impegno di frenare le ambizioni napoleoniche. Nel maggio del 1812, accompagnò l’Imperatore Francesco II all’incontro finale con Napoleone, l’ultimo prima della campagna di Russia.

L’incontro di Dresda si rivelò fallimentare e Metternich, allo scopo di aumentare il prestigio dell’impero austriaco, propose colloqui di pace generali con tutte le potenze: nel corso dei prossimi tre mesi, approfittando del sempre più disastroso andamento della spedizione francese in Russia, prese lentamente le distanze dalla Francia, mantenne un contegno equidistante da Prussia e Russia e, timoroso dell’avanzata russa, perorò un compromesso che salvaguardasse la Francia.

Napoleone, tuttavia, decise di proseguire il combattimento contro la sesta coalizione; l’alleanza con la Francia si concluse nel febbraio del 1813 quando Metternich convinse l’imperatore Francesco II ad adottare una linea di neutralità armata.

Neutralità

Meno entusiasta della svolta antifrancese rispetto all’imperatore Francesco, Metternich cercò di perorare una proposta di compromesso che, nel novembre 1813, presentò a Napoleone in un incontro a Francoforte: Bonaparte avrebbe conservato il titolo imperiale ma avrebbe dovuto rinunciare alle conquiste in Italia, Germania e Pesi Bassi; Napoleone, tuttavia, confidando nell’esito vittorioso della guerra, perse tempo (infatti, avrebbe accettato il compromesso quando ormai gli alleati erano alle porte di Parigi ed erano dunque propensi a termini ben più duri di quelli prospettati a Francoforte).

Nel frattempo, i rapporti tra gli alleati non erano buoni: la Gran Bretagna, diffidente, rifiutò di rinunziare all’iniziativa militare e quasi nessuno appoggiava la proposta di compromesso con Napoleone che veniva considerata da Metternich come soluzione ottimale per garantire un equilibrio tra potenze che non danneggiasse l’Austria. Non potendo convincere gli inglesi, Metternich inviò le proposte solo a Francia e Russia ma non ottenne nulla tranne una tregua provvisoria dopo che Napoleone ottenne le sue ultime vittorie a Lützen (2 maggio) e Bautzen (20-21 maggio); tuttavia, già dal mese di aprile, sia pure con estrema riluttanza, Metternich appoggiò le proposte di riarmo dell’esercito austriaco in previsione di un futuro intervento diretto nel conflitto.

A giugno dello stesso anno, Metternich si recò a Gitschin in Boemia per gestire direttamente i negoziati con i francesi e con la Russia: nel corso delle trattative, il ministro degli esteri francese, Hugues-Bernard Maret, rimase elusivo ma Metternich fu comunque in grado di incontrarsi personalmente con lo Zar il 18 ed il 19 giugno nei pressi di Opotschna; sempre a Gitschin, intanto, intraprese una profonda relazione con Wihelmine di Sagan, cui avrebbe continuato a scrivere anche dopo la separazione.

Considerando la posizione attendista dei francesi, Metternich decise di continuare i negoziati con i Russi che ben presto si tradussero nella convenzione di Reichenbach in cui si affermava: Lubecca e Amburgo sarebbero tornate città libere, la Francia avrebbe rinunciato al controllo della Confederazione Renana, la Prussia sarebbe tornata ai confini precedenti, la Russia avrebbe annesso la Polonia, l’Austria, in cambio del suo intervento in guerra a fianco della Russia e degli alleati, avrebbe ottenuto le province illiriche.

Poco dopo, Napoleone invitò Metternich a Dresda per un incontro preliminare, il 26 giugno 1813 in cui fu stabilito che da luglio ad agosto si sarebbe tenuta a Praga una conferenza che avrebbe redatto un accordo definitivo. La mossa, non concordata con la Russia, irritò i membri della sesta coalizione ma, in ogni caso, non ebbe alcun esito perché Napoleone non diede ai suoi delegati, Armand Caulaincourt e Louis Marie Narbonne Lara, poteri sufficienti per trattare; allora, Metternich inviò un ultimatum all’imperatore e il 12 agosto l’Austria dichiarò guerra alla Francia.

l Congresso di Vienna

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Congresso di Vienna.

Nell’autunno del 1814, Metternich si recò a Baden bei Wien e là rimase finché ebbe notizia dell’arrivo nei pressi di Vienna dei rappresentanti diplomatici di Gran Bretagna, Prussia e Russia; a questo punto, fece ritorno a Vienna per tenere quattro incontri preparatori nella città stessa in cui furono concordate le modalità di lavoro del Congresso e la nomina di Friedrich Gentz, uno dei più fidati collaboratori di Metternich, a segretario per i negoziati tra le principali “sei potenze” (I quattro grandi, ovvero Austria, Gran Bretagna, Russia e Prussia, più Francia e Spagna).

Il congresso di Vienna in un dipinto di Jean-Baptiste Isabey (1767-1855).

Nonostante le proteste del rappresentante francese, Talleyrand, e di quello spagnolo, Don Pedro Labrador, fu quindi accolta l’idea di Metternich secondo cui le decisioni del congresso sarebbero state sostanzialmente frutto di un accordo tra le quattro potenze maggiori con la garanzia di un diritto di intervento, ancorché limitato, anche per i rappresentanti di Francia e Spagna.

Finalmente, il 4 ottobre, si aprì ufficialmente il Congresso anche se fu convenuto che le trattative vere e proprie sarebbero state rinviate dopo il primo di novembre e di conseguenza Metternich dovette organizzare una vasta serie di intrattenimenti a beneficio dei delegati del Congresso.

Riprese le trattative, Metternich fu impegnato nella discussione della assai spinosa questione del Granducato di Varsavia ormai interamente occupato dalla Russia la quale anelava alla sua completa annessione: deluso e stressato dagli eventi mondani del Congresso, Metternich, poco dopo aver concluso una discussione con Lord Castlereagh in merito alla necessità di contenere l’espansione russa in Polonia, irritò grandemente lo Zar Alessandro I ed arrivò quasi al punto di rompere le relazioni diplomatiche e di minacciare una guerra.

Nonostante l’errore, l’Imperatore Francesco I rifiutò di licenziare il cancelliere e, dopo un mese di serrate trattative, fu convenuto che parte del Granducato di Varsavia sarebbe stata restituita ad Austria e Prussia (la quale avrebbe rinunciato ad una parte dei compensi nel Regno di Sassonia) mentre lo Zar avrebbe ottenuto, in unione personale, la corona polacca; in ogni caso, le trattative rovinarono definitivamente i rapporti, già altalenanti, tra lo Zar e Metternich, fatto che permise a Talleyrand di partecipare a tutte le discussioni tra le quattro maggiori potenze.

Nel febbraio del 1815, dopo aver risolto le questioni riguardanti le cessioni territoriali in Polonia e Germania sia pure a prezzo di accettare il dominio russo su Varsavia e la crescente influenza prussiana, Metternich volse la sua attenzione alla costituzione di una nuova Confederazione Tedesca avente lo scopo di bilanciare l’espansione prussiana: fu dunque convenuto di garantire la libera navigazione sul Reno, l’indipendenza e la neutralità della Svizzera ed, infine, si stabilì che ciascun stato tedesco, nel rispetto della propria autonomia, avrebbe partecipato ad una confederazione e avrebbe inviato delegati ad una dieta federale.

Risolte tali questioni, la restante parte del mese di febbraio fu trascorsa ad esaminare il problema del re di Napoli Gioacchino Murat finché, il 7 marzo, Metternich ricevette la notizia della fuga di Napoleone dall’Isola d’Elba: dopo una discussione con lo Zar ed il Re di Prussia, fu convenuto che non vi sarebbero stati cambiamenti al Congresso; poi, il 13 marzo, si decise di iniziare i preparativi per una nuova campagna militare ed infine furono ratificate gli accordi assunti sulla Polonia, la Germania e la Svizzera e furono fissati i confini olandesi.

A questo punto, restava da discutere solo la definizione della Confederazione Tedesca e la situazione della penisola italiana: dopo lunghe trattative, Metternich ottenne che l’imperatore Francesco I assumesse il titolo di presidente della Confederazione Germanica, la ratifica dell’annessione del Lombardo-Veneto e della cessione, a titolo vitalizio, del Ducato di Parma, antico possedimento borbonico a Maria Luisa d’Asburgo; invece, il Regno di Napoli, dopo la vittoria nella Battaglia di Tolentino, fu restituito ai Borbone di Napoli ed i Piemontesi avrebbero incamerato Genova.

Con la definizione della questione italiana e tedesca, il lavoro del Congresso fu sostanzialmente concluso e Metternich, sebbene criticato per le concessioni in Polonia ed in Germania, fu in grado di mantenere il controllo indiretto sull’Italia e su numerosi stati tedeschi grazie alle alleanze dinastiche ed al controllo della presidenza della Confederazione Germanica che garantiva una non indifferente influenza sulla dieta federale. Finalmente, il 18 giugno dello stesso anno, Napoleone fu definitivamente sconfitto battaglia di Waterloo; il giorno seguente, il Congresso fu sciolto.

Ultimi anni e morte

Il Principe Metternich in età avanzata.

Dopo un viaggio ansioso di nove giorni, Metternich, la moglie ed il figlio raggiunsero la città olandese di Arnhem ove sostarono diversi giorni, dato che gli eventi ed il viaggio avevano prostrato la fibra di Metternich; da Arnhem raggiunsero Amsterdam e l’Aia e finalmente, il 20 aprile, Blackwall nei pressi di Londra; per una quindicina di giorni soggiornarono in Hannover Square finché non fu trovata una residenza permanente. Tutto sommato, Metternich apprezzò molto il suo periodo di esilio a Londra: sebbene non potesse incontrare la regina Vittoria, si intratteneva spesso con l’ormai quasi ottantenne Duca di Wellington, Lord Palmerston, Guizot (anch’egli in esilio in città) e Benjamin Disraeli; nell’estate fu raggiunto dagli altri figli e dovette affittare una nuova casa al numero civico 44 di Eaton Square e continuò a seguire la politica da lontano.

Negando di aver commesso errori, affermò che le turbolenze in Europa confermassero la necessità della sua politica; a Vienna, la stampa, libera dalla censura, lo accusò di appropriazione indebita e di tangenti ma da tali accuse fu assolto in sede di indagini; nel frattempo, il governo gli negò la pensione e Metternich dovette fare affidamento sui prestiti.

A metà settembre, la famiglia si trasferì al 42 Brunswick Terrace, Brighton, sulla costa sud dell’Inghilterra dove la tranquillità della vita contrastava fortemente con il rivoluzionario dell’Europa lasciato alle spalle; continuò a ricevere visite dal parlamento inglese, grazie alla mediazione di Melanie, si riconciliò con Dorothea Lieven, incontrò il compositore Johann Strauss e Dorothea de Dino, sorella di Wilhemine di Sagan, e Katharina Bagration.

Debole di salute, Metternich si incupì per la mancanza di comunicazioni con il governo e con il nuovo imperatore, Francesco Giuseppe; la figlia Léontine, allora, scrisse a Vienna e finalmente, nel mese di agosto, giunse una lettera dall’imperatore che, sincera o meno, sollevò l’animo afflitto di Metternich; ad ottobre, su suggerimento della moglie Melanie, la famiglia si trasferì a Bruxelles, città più economica di Londra e più vicina agli affari continentali: il soggiorno, durato 18 mesi, fu piacevole ma in ogni caso Metternich cominciò a sentire una forte nostalgia di casa.

Nel marzo del 1851, Melanie lo sollecitò a scrivere al primo ministro, Principe Schwarzenberg, per chiedere se potesse tornare in patria se avesse promesso di non interferire negli affari pubblici; ad aprile, finalmente giunse l’autorizzazione dell’imperatore; due mesi dopo partì per la sua tenuta di Johannisberg che non vedeva dal 1845: qui, incontrò Otto von Bismarck e re Federico Guglielmo e si lasciò alle spalle la malinconia; ben presto, infatti, divenne uno dei consiglieri dell’imperatore (sebbene fosse per natura testardo e poco influenzabile dai pareri altrui) ed entrambe le fazioni politiche emergenti a Vienna corteggiarono il suo appoggio, così come lo Zar Nicola.

Poco entusiasta del nuovo ministro degli esteri, conte von Buol, Metternich scrisse all’imperatore per caldeggiare la neutralità austriaca nella Guerra di Crimea e quando Buol firmò un’alleanza con le potenze occidentali, nell’ottobre 1855, si rammaricò che il governo aveva con tale atto rotto i legami con la Russia, legami che aveva coltivato per decenni. Nel frattempo, nel gennaio del 1854, morì Melanie e le condizioni di salute di Metternich peggiorarono tanto da costringerlo a ritirarsi sostanzialmente a vita privata e a dedicarsi al matrimonio tra suo figlio Richard e la nipote Pauline (figlia di una sorellastra di Richard stesso): ricevette ancora le visite del re del Belgio, di Bismarck e, il 16 agosto 1857, del Principe di Galles Edoardo.

Con il peggioramento della situazione italiana, Metternich cercò di consigliare l’imperatore a sostituire Buol ma non ottenne nulla; nell’aprile del 1859, ricevette una visita dell’imperatore Francesco Giuseppe e, secondo la testimonianza della nipote Pauline, Metternich, lo pregò di non inviare un ultimatum al regno di Sardegna perché avrebbe provocato l’intervento francese ma l’imperatore rispose che l’ultimatum era già stato inviato.

In tal modo, iniziava la seconda guerra d’indipendenza italiana e, come aveva previsto Metternich, la Francia si schierò con il regno di Sardegna; in questi frangenti, Metternich riuscì ad assicurarsi la sostituzione di Boul con il suo amico Rechberg, che lo aveva aiutato nel suo esilio a Londra nel 1848 ma, ormai, era troppo debole per svolgere ogni incarico; morì a Vienna l’11 giugno 1859, all’età di 86 anni.

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