Papa Clemente VIII

1536 - 1605

Papa Clemente VIII
Nazione: Italia
Settore: Storia

ID: 2152

Quotazioni

A (autografo): S3 (da 501 a 1000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S4 (da 1001 a 3000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Clemente VIII, nato Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536 – Roma, 3 marzo 1605), fu il 231º papa della Chiesa cattolica (230º successore di Pietro) nonché sovrano dello Stato Pontificio dal 1592 alla sua morte.

Biografia

Nacque a Fano da Silvestro Aldobrandini, avvocato, e Lisa Donati, ultimo di otto figli. Fu battezzato il 4 marzo nella cattedrale di Fano. La data di battesimo è importante perché alcune fonti sostengono che sia nato nel 1535, ma sembrerebbe difficile che all’epoca si fosse aspettato più di un anno per battezzare un bambino. Il padre era fiorentino: attivo in politica, si trasferì con la famiglia nello Stato Pontificio dopo che il suo partito fu sconfitto da Cosimo I de’ Medici, che salì al potere. A Fano fu nominato luogotenente del governatore della città.

Ippolito studiò nelle università di Padova, Bologna e Perugia e si laureò in utroque iure. A Bologna ebbe come docente il cardinale Gabriele Paleotti. A Perugia conobbe il cardinale Alessandro Farnese, che lo sostenne negli studi.

Dopo la laurea iniziò la carriera professionale in ambito giuridico. Nel 1568 fu nominato uditore del camerlengo e nell’ottobre del 1569 uditore della Sacra Rota romana. Nel 1570 il fratello maggiore Giovanni veniva creato cardinale da Pio V (1566-1572). Nel 1571 accompagnò, come esperto di diritto, il cardinale Michele Bonelli, nipote del pontefice, nominato legato a latere in Spagna, Portogallo e Francia. Rimase un anno nel Paese transalpino.

Nel 1580 (tra novembre e dicembre) fu ordinato sacerdote. La sua carriera nella Curia romana fu rapida: Papa Sisto V lo nominò datario il 15 maggio 1585, e il 18 dicembre dello stesso anno cardinale presbitero col titolo di San Pancrazio. Nel 1588 fu inviato come legato in Polonia per regolare la disputa tra il re Sigismondo III Vasa e la casa d’Asburgo.

Partecipò ai quattro conclavi che si tennero dal 1590 al 1592.

Il Conclave del gennaio 1592

Nell’arco di circa un anno vi erano stati tre conclavi e i cardinali erano seriamente intenzionati a eleggere un papa che potesse dare garanzie di longevità.

Il conclave si tenne dal 10 al 30 gennaio. Il Collegio cardinalizio era formato da 65 membri, ma il cardinale Juan Hurtado de Mendoza morì durante il periodo di sede apostolica vacante e 10 cardinali non parteciparono al conclave, pertanto il nuovo papa fu eletto da 54 cardinali.

La fazione spagnola puntò su Giulio Antonio Santori. Egli si avvicinò moltissimo al quorum l’11 gennaio allorché raccolse 35 voti. Fu Ascanio Colonna, oppositore della Spagna, a dare una svolta al conclave dirigendo i voti verso l’Aldobrandini.

Clemente VIII fu eletto nel pomeriggio del 30 gennaio 1592 nel Palazzo Vaticano. Il 2 febbraio venne consacrato vescovo di Roma dal decano del Sacro Collegio Alfonso Gesualdo e il 9 fu incoronato dal cardinale protodiacono Francesco Sforza. Assunse il nome pontificale di Clemente dietro consiglio di San Filippo Neri, cui era legato da sincera amicizia (e a cui si deve, forse, la sua stessa ordinazione sacerdotale).

Il pontificato

Relazioni con le istituzioni della Chiesa

Curia romana
Nel 1592 il pontefice regolamentò i diritti del cardinale vicario, il cardinale a cui il papa delega il governo pastorale della diocesi di Roma.

Ordine dei Gesuiti
Nel 1596 affidò ai Gesuiti la cura della Basilica di San Vitale a Roma. Contestualmente, soppresse il titolo cardinalizio dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio

Carmelitani
Nel 1593 il provinciale dell’Ordine, Niccolò di Gesù-Maria Doria, ottenne dal capitolo generale la completa separazione giuridica dei carmelitani scalzi dal tronco principale dei carmelitani. Clemente VIII ratificò il voto del capitolo con la bolla Pastoralis officii (20 dicembre 1593).

Lotta al protestantesimo

Inghilterra e Scozia

Nel 1594 morì il cardinale William Allen. Ricopriva un ruolo molto delicato: guidava la missione cattolica clandestina in Inghilterra. La scelta del suo successore si rivelò difficile. Dopo tre anni, nel 1597 il cardinal Caietani, protettore della nazione inglese, scelse l’arciprete George Blackwell. Con una lettera gli affidò pieni poteri su tutto il clero cattolico inglese. Tale decisione provocò l’insoddisfazione del clero d’Inghilterra, che inviò le proprie rimostranze direttamente a Roma. Clemente VIII confermò le direttive del cardinale con una bolla pontificia emessa il 6 aprile 1599, ordinando al clero cattolico inglese piena obbedienza al Blackwell. Seguirono due lettere all’arciprete, datate 17 agosto 1601 e 6 ottobre 1602.

Nel 1600 il pontefice approvò la fondazione del Collegio scozzese di Roma (ancora in funzione).

Svezia

Nel 1592 (lo stesso anno di elezione di Clemente VIII) Sigismondo di Svezia, cattolico, aveva unito la corona di Svezia alla Confederazione polacco-lituana. Il 24 luglio 1599 Sigismondo fu deposto dal trono di Svezia dallo zio, eletto sovrano col nome di Carlo IX. La Svezia si avviò verso il protestantesimo, senza che la Santa Sede riuscisse ad esercitare alcuna influenza.

Decisioni ecclesiastiche generali

Il 25 giugno 1599 il pontefice emanò il decreto Nullus omnino regularis disciplina, a tutela della regolare disciplina negli Ordini monastici (principalmente la regola di clausura). Il 19 marzo 1603 fu pubblicata la costituzione apostolica Cum ad regularem disciplinam, che stabiliva un minimo di età, 19 anni, per l’accettazione dei novizi in un monastero.

Nel 1597 il duca di Lorena Carlo III chiese al papa di modificare la giurisdizione episcopale nei suoi possedimenti. Il suo territorio era soggetto alla giurisdizione ecclesiastica di un vescovo francese (quello di Toul), ma in Lorena la lingua francese era minoritaria. Il duca propose che la capitale del ducato Nancy diventasse sede episcopale. Clemente VIII dispose diversamente: con bolla del 15 marzo 1602 istituì la carica di Primate di Lorena, con sede a Nancy. Concesse al nuovo primate le insegne vescovili, ma senza il diritto di esercitare una giurisdizione episcopale.

Riforme liturgiche

Clemente VIII portò avanti l’opera di Sisto V (1585-90), che aveva avviato la redazione di una nuova traduzione ufficiale della Bibbia in latino. L’edizione prodotta è tutt’oggi dettata. Vulgata Sisto-Clementina, o semplicemente Vulgata Clementina. Clemente dispose la pubblicazione di tre edizioni, uscite rispettivamente nel 1592, nel 1593 e nel 1598.

Durante il pontificato clementino si ebbe la prima riedizione post-tridentina del Pontificale della Chiesa cattolica (bolla Ex quo in Ecclesia Dei del 10 febbraio 1596). Era composto da tre libri: il primo conteneva le norme liturgiche per l’Ordinazione e la Benedizione delle persone, il secondo quelle per la benedizione delle cose ed il terzo descriveva le funzioni episcopali più importanti, collegate all’anno liturgico.

Il 14 luglio 1600 (bolla Cum novissime) Clemente VIII pubblicò il primo Caeremoniale Episcoporum, cioè il libro liturgico che prescrive lo svolgimento delle funzioni religiose dei vescovi.

Nel 1604 approvò una nuova versione del Breviario e del Messale Romano. Nello stesso anno pubblicò una nuova edizione dell’Indice dei libri proibiti.

Il 25 novembre 1592, seguendo l’esempio barnabita, fece introdurre in tutte le diocesi la pratica delle Quarantore, istituita a Milano nel 1527 (bolla Graves et diuturnae, detta anche Instructio Clementina).

Nel 1582 papa Gregorio XIII aveva pubblicato la raccolta di testi canonici nota come Corpus iuris canonici. Sisto V decise di aggiornare la raccolta di leggi, inserendo le decisioni dei concili e delle più importanti Decretali degli ultimi secoli; Clemente VIII decise di portare a termine l’opera. Nel 1598 il cardinale Domenico Pinelli gli sottopose il manoscritto (da lui chiamato informalmente Liber septimus decretalium) per l’imprimatur, ma il pontefice non se la sentì di approvare la stampa, e la conseguente diffusione in tutta Europa, dell’opera.
Essa vide la luce solo nel 1870 a cura di F. Sentis, con il titolo Liber septimus decretalium Clementis VIII.

Il 19 maggio 1599, con la bolla Annus Domini placabilis, Clemente VIII annunciò il XII Giubileo. Due giorni dopo, con la bolla “Cum sancti jubilaei”, sospese le altre indulgenze e il 30 ottobre inviò a tutti i vescovi il breve apostolico “Tempus acceptabile”, con il quale li esortava a prepararsi al Giubileo organizzando pellegrinaggi a Roma. La Porta santa fu aperta il 31 dicembre, in contemporanea nelle quattro basiliche patriarcali. Tutte le campane di Roma suonarono a festa accompagnate dal rombo dei cannoni di Castel Sant’Angelo.

Osti, albergatori, bottegai e negozianti vennero diffidati dal rincarare i prezzi. Furono presi severi provvedimenti per la repressione del brigantaggio e del malcostume, furono vietati i festeggiamenti carnevaleschi e venne costruita una casa per ospitare vescovi e sacerdoti poveri d’oltralpe. Per quest’ultima opera la comunità ebraica di Roma offrì 500 pagliericci e coperte. Giunsero a Roma, che contava circa 100 000 abitanti, tre milioni di pellegrini. Nel solo giorno di Pasqua ne arrivarono 200 000. Ogni pellegrino poteva lucrare l’indulgenza plenaria a patto di visitare 15 volte, se straniero, o 30 volte, se romano, le basiliche. Lo stesso Clemente VIII fu di continuo buon esempio servendo personalmente a tavola i pellegrini, ascoltandone le confessioni, salendo in ginocchio la Scala Santa, mangiando ogni giorno con dodici poveri, visitando per 60 volte le Basiliche e recandosi di persona nei luoghi di penitenza per verificarne le condizioni e il funzionamento. Anche i cardinali, in segno di penitenza, rinunciarono a indossare la porpora. A causa di un attacco di gotta, che ne aveva anche ritardato l’apertura, Clemente VIII chiuse la Porta santa il 13 gennaio 1601, anziché il 31 dicembre 1600.

Nel 1601 approvò la Festa della Santa Sindone per tutti i dominii di Casa Savoia, custode del sacro telo.

Decisioni in materie teologiche

La controversia sulla grazia divina

Nel 1597 il pontefice intervenne nella polemica scoppiata tra Gesuiti e Domenicani in Spagna. Il gesuita Luis de Molina aveva pubblicato un’opera teologica, Concordia liberi arbitrii, in cui esaltava la capacità di discernimento personale nel raggiungimento della salvezza. L’opera aveva dato avvio a vivaci discussioni. I domenicani, che si ritenevano i depositari della tradizione tomistica accusarono il Molina di eresia. Il pontefice decise di avocare a sé la questione. Nominò una speciale commissione (Congregatio de Auxiliis) che esaminò il testo del Molina alla luce della dottrina del Concilio di Trento e nel 1598 lo giudicò non conforme ad essa. Solo nel 1607, quando Clemente VIII era morto da due anni e Luis de Molina da sette, la commissione stabilì che la sua opera non era da considerarsi portatrice di dottrine eretico.

Riavvicinamento delle chiese slave

Clemente VIII promosse la rinascita della fede nelle terre di antica evangelizzazione dove, col passare del tempo, i cristiani erano diventati una minoranza: approvò la fondazione di missioni cattoliche in Persia e in Abissinia.

Il 23 dicembre 1595 i vescovi ruteni Cirillo Terletskij e Ipazio Potij, rappresentanti della Metropolia di Kiev-Halyč e di tutta la Rus riconoscevano solennemente, nell’aula di Costantino in Vaticano, Clemente VIII come capo supremo della Chiesa. Il pontefice ufficializzò l’avvenuta unione con la costituzione apostolica Magnus Dominus et laudabilis imis. L’anno successivo l’unione con Roma – e la conseguente rottura con la Chiesa di Costantinopoli – fu sancita dal sinodo di Brest Litovsk dell’8 ottobre 1596. L’Unione di Brest Litovsk segnò la fine di un lungo periodo di crisi religiosa e morale ed ebbe un’importanza decisiva per lo sviluppo di una coscienza nazionale ucraina.

Clemente VIII e la cultura

Come tanti suoi predecessori, anche Clemente VIII si circondò di personaggi illustri. Fu grande amico di san Filippo Neri, dei cardinali Roberto Bellarmino e Cesare Baronio, di personaggi come l’Antoniano, Guido Bentivoglio e Andrea Cesalpino (che fu il suo confessore), ma si lasciò pure tentare dal nepotismo: creò cardinali due nipoti, Cinzio e Pietro Aldobrandini. Fu grande mecenate del letterato più famoso del tempo, Torquato Tasso, poeta della corte papale e per il quale il pontefice aveva preparato l’incoronazione in Campidoglio, non avvenuta per la morte stessa del poeta. Grazie a lui furono costruite, in Vaticano, la Sala del Concistoro e la Sala Clementina, e a Frascati la Villa Aldobrandini, residenza estiva del pontefice progettata da Giacomo Della Porta e completata da Carlo Maderno con i giochi d’acqua ideati da Giovanni Fontana. Nel 1603 insignì del titolo di Doctor doctorum lo spagnolo Gregorio di Valencia.

Come il Sangallo era stato l’architetto di Paolo III, il Maderno fu l’artefice delle opere di Clemente VIII. Furono costruite la Manica Lunga, alloggio delle Guardie svizzere, la Cappella Paolina, l’Appartamento dei Principi, la Sala Regia, il Salone degli Svizzeri e la Cappella dell’Annunciazione, affrescata da Guido Reni. Sotto il suo pontificato, inoltre, fu finalmente completata la cupola della basilica di San Pietro e furono cristianizzati tutti gli obelischi di Roma, ad alcuni dei quali fu anche associata una peculiare indulgenza.

Clemente VIII acquisì Castel Gandolfo: il 27 maggio 1604 lo incluse nella lista dei beni della Santa Sede non alienabili. I suoi successori fecero edificare il Palazzo Pontificio.

Morte e sepoltura

Clemente VIII morì il 3 marzo 1605 a Roma, intorno alle 5 del mattino, dopo aver sofferto di gotta per anni, e fu sepolto nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Una sua statua in posa statica fu scolpita nel 1611 da Silla Longhi; è conservata nella Cappella Paolina della Basilica di Santa Maria Maggiore.

In sua memoria furono coniate numerose medaglie di grande bellezza.

 

 

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