Rousseau Jean-Jacques

1712 - 1778

Rousseau Jean-Jacques
Nazione: Svizzera
Settore: Letteratura

ID: 3403

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S3 (da 501 a 1000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 28 giugno 1712 – Ermenonville, 2 luglio 1778) è stato un filosofo, scrittore e musicista ginevrino.

Nato da un’umile famiglia calvinista di origine francese, ebbe una gioventù difficile ed errabonda durante la quale si convertì al cattolicesimo (per poi tornare al calvinismo e approdare infine al deismo), visse e studiò a Torino e svolse diverse professioni, tra cui quella della copia di testi musicali e quella di istitutore. Trascorse alcuni anni di tranquillità presso la nobildonna Françoise-Louise de Warens; quindi, dopo alcuni vagabondaggi tra la Francia e la Svizzera, si trasferì a Parigi, dove conobbe e collaborò con gli enciclopedisti. Nello stesso periodo iniziò la sua relazione con Marie-Thérèse Levasseur, da cui avrebbe avuto cinque figli. Il suo primo testo filosofico importante, il Discorso sulle scienze e le arti, vinse il premio dell’Accademia di Digione nel 1750 e segnò l’inizio della sua fortuna.

Dal primo Discours emergevano già i tratti salienti della filosofia rousseauiana: un’aspra critica della civiltà come causa di tutti i mali e le infelicità della vita dell’uomo, con il corrispondente elogio della natura come depositaria di tutte le qualità positive e buone. Questi temi sarebbero stati ulteriormente sviluppati dal Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini del 1754: da questo secondo Discours emergeva la concezione di Rousseau dell’uomo e dello stato di natura, la sua idea sull’origine del linguaggio, della proprietà, della società e dello Stato. Un altro testo, il Contratto sociale del 1762, conteneva la proposta politica di Rousseau per la rifondazione della società sulla base di un patto equo – costitutivo del popolo come corpo sovrano, solo detentore del potere legislativo e suddito di sé stesso. Questi e altri suoi scritti (soprattutto l’Émile,  sulla pedagogia) vennero condannati e contribuirono a isolare Rousseau rispetto all’ambiente culturale del suo tempo. Le sue relazioni con tutti gli intellettuali illuministi suoi contemporanei, oltre che con le istituzioni della Repubblica di Ginevra, finirono per deteriorarsi a causa di incomprensioni, sospetti e litigi, e Rousseau morì in isolamento quasi completo.

Considerato per alcuni versi un illuminista, e tuttavia in radicale controtendenza rispetto alla corrente di pensiero dominante nel suo secolo, Rousseau ebbe influenze importanti nel determinare certi aspetti dell’ideologia egualitaria e anti-assolutistica che fu alla base della Rivoluzione francese del 1789; anticipò inoltre molti degli elementi che, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, avrebbero caratterizzato il Romanticismo, e segnò profondamente tutta la riflessione politica, sociologica, morale, psicologica e pedagogica successiva. Alcuni elementi della sua visione etica erano stati ripresi in particolare da Immanuel Kant.

Rousseau fu anche un compositore, e la sua opera più nota è L’indovino del villaggio.

Biografia

Infanzia e giovinezza

La casa natale di Rousseau al numero 40 della Grand-Rue a Ginevra.

Jean-Jacques Rousseau nacque a Ginevra (allora capoluogo della Repubblica di Ginevra) il 28 giugno 1712. Aveva un fratello maggiore, di nome François (1705-?), di cui non si sa quasi nulla; sua madre, Suzanne Bernard (1673-1712), morì per febbre puerperale, una complicazione legata al parto, pochi giorni dopo aver dato alla luce il suo secondogenito, il 7 luglio; suo padre, Isaac (1672-1747), un artigiano orologiaio calvinista di modeste condizioni ma di una certa cultura, educò il bambino da solo per i primi dieci anni della sua vita, instillandogli un amore per la lettura e un sentimento patriottico per la Repubblica di Ginevra che Jean-Jacques avrebbe conservato per tutta la vita.

Il giovane Rousseau si formò leggendo Bossuet, Fontenelle, La Bruyère, Molière e soprattutto Plutarco, dal quale interiorizzò importanti nozioni sulla storia della Roma repubblicana e del quale nelle Confessioni (un’opera di introspezione autobiografica, scritta verso la fine della sua vita) disse che era la sua lettura preferita.

Nel 1722, in seguito a una lite, Isaac si trovò costretto a fuggire da Ginevra per trasferirsi a Nyon dove poi si sarebbe risposato; affidò il suo figlio minore al fratello della moglie, Gabriel Bernard, il quale a sua volta lo mandò a pensione presso il pastore di Bossey, Jean-Jacques Lambercier, per il quale Rousseau avrebbe conservato ricordi di stima e rispetto. Padre e figlio non avrebbero più avuto che contatti molto sporadici. Nel 1724 Jean-Jacques rientrò a Ginevra; rimanendo alloggiato presso lo zio iniziò a fare l’apprendista di un cancelliere prima, e di un incisore poi. Rousseau avrebbe conservato, tra l’altro, un buon rapporto con la zia Suzanne (1682-1775), sorella del padre.

Madame de Warens.

Il 14 marzo 1728, rientrando tardi da una passeggiata in campagna e trovando le porte della città sbarrate, Jean-Jacques decise di allontanarsi dalla città natale e dalla famiglia; il parroco di Confignon gli consigliò allora di recarsi ad Annecy per mettersi sotto la protezione di Françoise-Louise de Warens (1699-1762), una protestante convertita al Cattolicesimo che riceveva una pensione dalla Chiesa di Roma per difendere e diffondere la fede cattolica in quell’area del Regno di Sardegna al confine con paesi protestanti; ella mandò Rousseau nella capitale del Regno, Torino, presso il collegio cattolico dell’Ospizio dello Spirito Santo. Qui, tra il 21 e il 23 aprile, egli abiurò il protestantesimo (la religione paterna) e fu battezzato con rito cattolico.

Tra il 1728 e il 1731 Rousseau lavorò come domestico presso la contessa de Vercellis e presso il conte Solaro di Gouvon, ritornò ad Annecy (dove prese lezioni di musica da Jacques le Maître) e quindi riprese a vagabondare tra Nyon, Friburgo, Losanna, Vevey, Neuchâtel; a Neuchâtel si fermò qualche tempo per impartire a sua volta lezioni di musica; a Boudry si offrì di fare da interprete a un sedicente archimandrita che seguì a Friburgo, Berna e Soletta prima di scoprire che si trattava di un impostore; passò qualche tempo a Parigi, dove lavorò come precettore, e infine dopo essere passato da Lione si stabilì – di nuovo sotto la protezione di Madame de Warens – a Chambéry, dove a partire dal 1732 lavorò come maestro di musica e a partire dal 1734 come intendente.

Presso Madame de Warens, nella cui casa rimase con poche interruzioni fino al 1742, Rousseau trascorse alcuni anni di tranquilla felicità. Come egli stesso racconta nelle Confessioni, in quel periodo affinò la sua formazione filosofica leggendo la Logica di Port-Royal e testi di Cartesio, Leibniz, Locke, Malebranche; studiò inoltre la geometria, il latino, la storia, la geografia e l’astronomia. Con Françoise-Louise de Warens, di tredici anni più anziana e da lui soprannominata maman, Rousseau intrattenne anche una relazione sentimentale, i cui piaceri rievocò poi nelle Confessioni e nelle Fantasticherie del passeggiatore solitario.

La casa di Les Charmettes, presso Chambéry, dove Rousseau visse con poche interruzioni tra il 1732 e il 1742.

Nel 1737 Rousseau si assentò da Chambéry in due occasioni, prima (a luglio) per recarsi a Ginevra a ritirare l’eredità di sua madre e poi (a settembre) per consultare un medico di Montpellier in seguito a un problema al cuore; durante questo secondo viaggio ebbe una breve ma appassionata relazione amorosa con una donna incontrata durante il tragitto, Madame de Larnage.

Di ritorno presso Madame de Warens nel 1738, Rousseau trovò che ella aveva un nuovo intendente e favorito, Jean-Samuel-Rodolph Wintzenried. Rimase tuttavia a Les Charmettes, leggendo, scrivendo e studiando un innovativo sistema di notazione musicale di sua concezione. Passò il 1740 a Lione, presso la famiglia Mably, dove avviò un nuovo precettorato il quale, destinato a non avere successo, gli consentì tuttavia di accumulare delle esperienze significative.

Le prime pubblicazioni

Nel 1742, Jean-Jacques Rousseau lasciò definitivamente Les Charmettes per recarsi a Parigi. Il 22 agosto presentò all’Accademia delle scienze francese il suo Projet concernant de nouveaux signes pour la musique, la cui validità venne riconosciuta pur senza che si giudicasse opportuno tentare di sostituire il sistema di notazione tradizionale. All’inizio del 1743, cionondimeno, Rousseau pubblicò una Dissertation sur la musique moderne che contribuì a introdurlo nell’ambiente culturale illuminista.

A Parigi Rousseau entrò in contatto con alcune delle personalità più rilevanti della cultura del tempo, tra cui Fontenelle, Diderot, Marivaux, Condillac, l’Abbé de Saint-Pierre. Continuando a dedicarsi alla musica (nel 1743 ebbe inizio la composizione dell’opera Le Muse galanti), Rousseau si mise al servizio del conte Montaigu, ambasciatore francese presso la Repubblica di Venezia. Per quanto breve (settembre 1743 – agosto 1744) il soggiorno di Rousseau a Venezia fu significativo, perché fu in questa occasione che egli iniziò a stendere alcune riflessioni sul malgoverno della città che posero le basi di un ampio trattato di filosofia politica, le Institutions politiques; questo testo rimase incompiuto, ma in seguito ne venne estratto quello che sarebbe divenuto ilManoscritto di Ginevra e, quindi, Il contratto sociale.

Tornato a Parigi Rousseau incontrò Marie-Thérèse Levasseur (1721-1801), una cameriera (quasi completamente illetterata) dell’albergo dove egli alloggiava, la quale lavorava anche come sarta; con lei avviò una relazione che, durando fino alla morte di Jean-Jacques, avrebbe visto la nascita di cinque figli. Nel 1745 venne rappresentato Le Muse galanti; Rousseau avviò una corrispondenza con Voltaire e strinse i suoi rapporti con Diderot e Condillac. Il 1746 vide Rousseau divenire segretario di Madame Dupin (il cui salotto intellettuale aveva frequentato fin dall’inizio del suo soggiorno parigino) e trasferirsi presso di lei al castello di Chenonceau, dove si dedicò molto alla scrittura, producendo in particolare la commedia L’Engagement téméraire e il componimento in versi L’Allée de Sylvie. Sempre nel 1746 nacque il primo figlio di Jean-Jacques e Thérèse, che venne affidato (come tutti gli altri che seguirono) all’Hospice des Enfants-Trouvés, cioè alla pubblica carità.

Nel 1747 L’Engagement téméraire venne messo in scena per la prima volta; nel 1749 Diderot invitò Rousseau a scrivere alcune voci di musica per il progetto dell’Encyclopédie.  Più tardi Rousseau avrebbe redatto per l’enciclopedia anche la voce sull’economia politica; il testo di tale voce, pubblicato autonomamente come Discorso sull’economia politica nel 1755, anticipava alcuni dei concetti fondamentali del Contratto sociale (tra cui quello di volontà generale).

Il 1749 fu un anno importante per la vita di Rousseau. Diderot venne arrestato e imprigionato al castello di Vincennes per il contenuto eterodosso e ritenuto scandaloso della sua Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono; mentre si recava a fargli visita in carcere, Rousseau lesse sul giornale settimanale Mercure de France il titolo del concorso bandito per l’anno 1750 dall’Accademia di Digione: «Se il rinascimento delle scienze e delle arti abbia contribuito a migliorare i costumi». Di fronte a questa domanda Rousseau ebbe quella che lui stesso, in una lettera a Malesherbes del 1762, descrisse come una tempesta emotiva e un’autentica illuminazione, che gli consentì di mettere improvvisamente ordine in tutte le idee che aveva sviluppato gradualmente a proposito della natura dell’uomo e della società.

Il saggio che scrisse in risposta a tale bando, il Discorso sulle scienze e le arti, venne completato nel 1750 e risultò vincitore del concorso; questo testo segnò l’inizio della vera fortuna di Rousseau, non solo per il conseguimento del premio ma anche e soprattutto per il clamore suscitato dalle tesi rivoluzionarie che l’autore vi sosteneva.

Il 18 ottobre 1752 venne rappresentata per la prima volta a Fontainebleau, alla presenza del re Luigi XV di Francia, l’opéra-comique L’indovino del villaggio, che riscontrò un notevole successo; tuttavia, invitato a un’udienza con il re il giorno successivo alla prima, Rousseau decise di non presentarsi temendo per la sua timidezza, per la sua incontinenza urinaria dovuta a una stenosi all’uretra – la quale, di origine congenita o causata da una malattia venerea, gli causò anche una dannosa ritenzione urinaria – oltre che per il fatto che quasi sicuramente gli sarebbe stata offerta una pensione a corte, che non avrebbe voluto accettare per poter mantenere la sua indipendenza di giudizio; si allontanò quindi da Fontainebleau, causando il suo primo litigio con Diderot (che criticò duramente la sua scelta).

La salute di Rousseau era fragile da sempre e in questo periodo cominciò anche a soffrire di sbalzi d’umore e paranoia, e disturbi fisici vari; è stato ipotizzato che soffrisse di una malattia genetica, la porfiria acuta intermittente, che causa gravi crisi psicofisiche in seguito all’assunzione di sostanze non tollerate dall’organismo o a stress psicologico.

Nello stesso 1752 la Comédie-Française interpretò per la prima volta il pezzo teatrale di Rousseau Narcisse, poi pubblicato nel 1753. Nella prefazione al testo l’autore si difendeva dalle accuse di incoerenza che avevano seguito la pubblicazione del Discorso sulle scienze e le arti: affermava che l’oggetto della sua critica non erano state le scienze e le arti in sé, quanto piuttosto il loro effetto deleterio sui costumi; e inoltre – dal momento che considerava irrimediabile il male fatto finora dalla civiltà – sottolineava la necessità di combattere il male nel male, ad esempio con una letteratura (di cui il Narcisse nello specifico costituiva un esempio) capace di porre un freno a una corruzione ancora peggiore.

Nel 1753 venne pubblicata una nuova questione dell’Accademia di Digione: «Qual è l’origine della disuguaglianza fra gli uomini e se essa è autorizzata dalla legge naturale.»

Rousseau nel frattempo scrisse la Lettre sur la musique française sull’armonia, la melodia, la musica vocale e strumentale nell’ambito della disputa tra i difensori dell’opera alla francese e i fautori di un’apertura verso le tradizioni straniere, in primis quella italiana. Nell’estate del 1754 rientrò per un breve periodo a Ginevra, dove venne accolto con tutti gli onori; fu reintegrato nel titolo di cittadino e si riconvertì al calvinismo. Fece anche visita, per l’ultima volta, a Madame de Warens che trovò ormai decaduta e quasi del tutto in disgrazia.

La risposta di Rousseau alla questione della diseguaglianza, il Discorso sull’origine e i fondamenti della diseguaglianza tra gli uomini, venne pubblicata nel 1755. Pur non riscontrando lo stesso successo del primo discorso, e non vincendo il premio, anche questo secondo scritto filosofico ebbe una notevole eco.

Scrittura e riflessione

Gli anni tra il 1755 e l’inizio degli anni sessanta furono tra i più fecondi per il pensiero e per la produzione letteraria di Rousseau.

Nel 1756 egli si stabilì presso la residenza detta l’Ermitage, presso Montmorency, sotto la protezione della letterata Louise d’Épinay.  Qui poté approfittare di una certa tranquillità e di un certo isolamento, pur essendo sempre costretto ad attendere ad alcuni doveri sociali che continuarono a pesargli. Intanto che continuava il suo carteggio con Voltaire (di cui si ricorda in particolare la Lettre à Voltaire sur la Providence, su temi legati al terremoto di Lisbona del 1755) Rousseau cominciò a lavorare sui personaggi del libro che sarebbe diventato Giulia o la nuova Eloisa.

Nel 1757 Rousseau iniziò ad avere degli attriti con Madame d’Épinay (causati da un suo amore per la contessa d’Houdetot) oltre che con Denis Diderot e con Frédéric-Melchior Grimm, al quale era stato precedentemente legato da un rapporto di amicizia. Venne allora allontanato dall’Ermitage, sistemandosi quindi a Montlouis, sempre a Montmorency. La lettura dell’articolo su Ginevra, firmato da d’Alembert, nel settimo volume dell’Encyclopédie lo irritò molto e accelerò la sua rottura anche con quest’ultimo philosophe; Rousseau rispose alle osservazioni di d’Alembert sul fatto che a Ginevra non esisteva nemmeno un teatro nella Lettre à d’Alembert sur les Spectacles  del settembre 1758, in cui metteva in evidenza il fatto che il teatro non mostra mai le cose come sono, ma come il pubblico le vuole vedere, e sosteneva che, invece, per garantire la rettitudine dei costumi i governi dovrebbero manipolare l’opinione pubblica nella direzione della virtù. Dopo la lettera a d’Alembert, si deteriorarono decisamente i suoi rapporti con l’ambiente dei filosofi, specialmente con Diderot e Voltaire, il quale lo definì “il Giuda della confraternita”, al che Rousseau replicò per lettera (riportata nelle Confessioni):

« Io non vi voglio affatto bene Signore; voi mi avete fatto i mali di cui potevo patire di più, a me, vostro discepolo e vostro fanatico partigiano. Avete rovinato Ginevra come prezzo dell’asilo che vi avete ricevuto; (…) siete voi che mi farete morire in terra straniera (…) Vi odio, insomma, perché l’avete voluto; ma vi odio da uomo anche più degno di amarvi se voi l’aveste voluto. Di tutti i sentimenti di cui il mio cuore era compenetrato, vi resta solo l’ammirazione che non si può rifiutare per il vostro bel genio e l’amore per i vostri scritti. »
(Rousseau a Voltaire, 17 giugno 1760)

Voltaire scrive in seguito a Thiérot, dicendo che Rousseau “è divenuto pazzo” e se ne dispiace. Da allora fu rottura totale fra i due pensatori.

Rousseau ritratto da Allan Ramsay nel 1766.

Nel 1759 Rousseau si trasferì al petit château (piccolo castello) di Montmorency presso il maresciallo Charles François de Luxembourg e sua moglie Madeleine Angélique de Neufville; a partire da quell’anno iniziò a lavorare sull’Émile e a partire dall’anno successivo sul Contratto sociale. Nel 1758 aveva terminato la stesura di Giulia o la nuova Eloisa, che fu dato alle stampe nel 1761 riscuotendo subito un notevole successo.

Nel 1762 vennero pubblicate due delle più importanti opere di Rousseau, Émile, o dell’educazione e Il contratto sociale. Anche se furono testi di un certo successo,  nessuno dei due suscitò approvazione, e l’Émile in particolare venne fatto oggetto di critiche e persecuzioni molto dure: il parlamento di Parigi lo condannò e ordinò che tutte le copie venissero strappate e bruciate. Il 9 giugno fu emanato un ordine d’arresto per Rousseau, che dovette fuggire in Svizzera; giunse a Yverdon il 14 giugno, per poi stabilirsi a Môtiers il 10 luglio. Tuttavia anche in Svizzera le sue opere vennero condannate, e si diedero episodi in cui copie del Contratto sociale e dell’Émile furono bruciate pubblicamente a Ginevra. La condanna definitiva della visione della “religione naturale” espressa nella Professione di fede del vicario savoiardo contenuta nell’Émile venne dall’arcivescovo di Parigi, Christophe de Beaumont, il 28 agosto.

Durante il suo soggiorno a Môtiers Rousseau compose il testo della pièce teatrale Pigmalione, uno dei primi esemplari di melologo; l’opera sarebbe stata rappresentata nel 1770, a Lione, con le musiche di Horace Coignet.

Nel marzo 1763 Rousseau pubblicò, nella Lettera a Christophe de Beaumont, la sua risposta all’arcivescovo: vi ribadiva la sua teoria contro la dottrina del peccato originale, e riaffermava la sua concezione dell’originaria bontà dell’uomo. Nello stesso anno, ricevuta la cittadinanza del Canton Neuchâtel, rinunciò per sempre ai diritti di cittadinanza della Repubblica di Ginevra.

In risposta al tentativo di confutazione delle sue tesi contenuto nelle Lettere scritte dalla campagna del procuratore generale di Ginevra Jean-Robert Tronchin, Rousseau compose le Lettere scritte dalla montagna; esse, pubblicate nel 1764, contenevano una inedita critica delle istituzioni di Ginevra, da un lato intollerante in materia religiosa (come dimostrato dalla condanna della concezione deista esposta nell’Émile), e dall’altro avviata al processo di degenerazione (per come Rousseau l’aveva descritto nel Contratto sociale) a cui vanno incontro anche gli Stati democratici un tempo ben ordinati.

Sempre nel 1764 ebbe inizio la composizione da parte di Rousseau delle Confessioni. L’aristocratico corso Matteo Buttafoco chiese a Rousseau un Progetto di costituzione per la Corsica che, completato nel 1765, sarebbe rimasto senza seguiti pratici.

Sempre nel 1764 avvenne la pubblicazione da parte di Voltaire di un pamphlet anonimo contro Rousseau in cui, tra l’altro, si rivelava il destino dei suoi cinque figli – consegnati alle cure di orfanotrofi perché Rousseau pensava di non riuscire a mantenerli a causa delle sue condizioni economiche (questa sarà la sua principale giustificazione nelle Confessioni). Questo fatto comunque provocò rimorsi a Rousseau: nel 1761, credendo di essere prossimo alla morte, aveva temporaneamente affidato la compagna ad un’amica e aveva tentato di rintracciare i figli facendo ricerche negli orfanotrofi, senza riuscirvi. Alcuni biografi avanzano anche l’ipotesi che non tutti i cinque bambini fossero figli naturali di Rousseau, ma che egli fosse genitore solo di alcuni di loro, o addirittura che Rousseau avesse ingigantito o persino inventato la vicenda, prima per vantarsene con gli amici libertini, poi per poter dimostrare la propria “sincerità assoluta” al lettore. Secondo alcuni contemporanei, i figli erano di Thérèse e di altri uomini, non di Rousseau: George Sand nel saggio Les Charmettes afferma che Rousseau potrebbe essersi auto-accusato falsamente per sensi di colpa verso la moglie; in particolare la scrittrice cita sua nonna, nella cui famiglia Rousseau era stato precettore, e che le disse che il pensatore era sterile e non poteva avere figli a causa della sua malattia urinaria e venerea, ma la questione resta dibattuta.

Ultimi anni

Rousseau a Ermenonville.

Il 1765 vide i testi di Rousseau ancora oggetto di dure contestazioni. La notte tra il 6 e il 7 settembre la casa di Rousseau a Môtiers fu presa a sassate dalla folla. Egli, costretto nuovamente a fuggire, si rifugiò dapprima all’isola di San Pietro sul lago di Bienne; poi, avendo ricevuto all’inizio del 1766 un invito da parte del filosofo britannico David Hume a recarsi presso di lui in Inghilterra, partì insieme a Thérèse. Rousseau soggiornò per qualche tempo a Chiswick, poi a Wootton, ma il suo sodalizio con Hume durò poco: a causa di divergenze su questioni politiche e di attriti dovuti alla differenza delle loro personalità, prima della fine dell’anno i due ruppero definitivamente; nel 1767, proteggendosi sotto lo pseudonimo di Jean-Joseph Renou, Rousseau tornò in Francia. Mentre continuava a lavorare sulle Confessioni, diede alle stampe anche un Dizionario di musica che, cominciato sedici anni prima, riprendeva e rielaborava gli articoli di musica scritti per l’Éncyclopédie.

Dopo aver a lungo girovagato tra Lione, Chambéry, Grenoble e Bourgoin, e dopo essersi finalmente unito in matrimonio con Thérèse Levasseur nel 1768, nel 1769 Rousseau si stabilì in una fattoria presso Monquin (nella Sarthe) e si dedicò alla stesura della seconda parte delle sue Confessioni.

Lo stagno, l’isola dei Pioppi e il castello di Ermenonville. Subito dopo la sua morte, Jean-Jacques Rousseau venne seppellito sull’isola dei Pioppi.

Nel 1770, scaduto il termine del suo esilio temporaneo, fece ritorno a Parigi e si stabilì in rue Plâtrière (oggi rue Jean-Jacques Rousseau); cominciò a dare letture pubbliche delle Confessioni, cosa che gli fu proibita nel corso del 1771, su istigazione della Épinay, che le riteneva diffamatorie. Egli continuò allora a dedicarsi alla scrittura, stendendo le Considerazioni sul governo della Polonia; negli anni seguenti lavorò alle Lettres (élémentaires) sur la botanique à Madame Delessert (1771-1773), al Rousseau giudice di Jean-Jacques (1772-1776), all’opera Daphnis et Chloé (1774-1776) e alleFantasticherie del passeggiatore solitario (1776-1778), la stesura delle quali sarebbe stata interrotta dalla morte improvvisa dopo la decima promenade.

Gli ultimi anni di Rousseau furono caratterizzati da un crescente isolamento: un clima di disagio e di sofferenza circondava il filosofo e scrittore, affetto da sempre più pronunciati squilibri psichici che lo portavano a un atteggiamento paranoico, in cui vedeva dappertutto derisione e trame contro di lui. Dopo aver riscontrato, a partire dal 1777, alcuni problemi di salute prevalentemente legati a disturbi nervosi, su consiglio di un medico, nel 1778, Rousseau si recò a Ermenonville, nella campagna a nord di Parigi, per mettersi sotto la protezione del suo sincero ammiratore marchese René-Louis de Girardin. Il 2 luglio 1778, verso le undici del mattino, di ritorno da una passeggiata, fu assalito da un violento mal di testa e morì nel giro di pochi istanti, probabilmente per un collasso cardiaco o per un’uremia fulminante, o, in alternativa, un’emorragia cerebrale; segni di paralisi facciale sulla parte sinistra del volto (emiparesi facciale) furono individuati sulla maschera mortuaria, e hanno fatto propendere per l’ultima ipotesi, assieme all’analisi dei sintomi immediatamente precedenti al decesso.

Sepoltura e vicende postume

La sera del 4 luglio, alla presenza di solo pochi amici, Jean-Jacques Rousseau fu seppellito sull’isola dei Pioppi (île des Peupliers) in mezzo allo stagno del parco del marchese Girardin, dove pochi giorni prima aveva espresso il desiderio di riposare per sempre.

La tomba di Rousseau alPanthéon di Parigi, dove il corpo fu traslato nel 1794.

Allora l’isola venne ribattezzata Elysée, e divenne meta di pellegrinaggi da parte degli ammiratori del filosofo scomparso. Il marchese (il quale, oltre a pretendere di essere l’esecutore del testamento di Rousseau, contro Thérèse Levasseur sua erede universale, si occupò insieme a Pierre-Alexandre DuPeyrou e Paul-Claude Moultou dell’edizione di tutte le sue opere e si adoperò per diffondere le sue idee fino alla Rivoluzione francese e oltre) trasformò il parco in un monumento alla memoria di Rousseau.

La solenne traslazione dei resti di Rousseau al Panthéon nel 1794

Durante la Rivoluzione il pensiero politico rousseauiano in generale, e il Contratto sociale in particolare, divennero un importante punto di riferimento per gli oppositori dell’Ancien Régime. Il 14 aprile 1794, nell’ottica di rendere onore alla sua memoria, la Convenzione nazionale ordinò che i resti di Rousseau venissero traslati al Panthéon di Parigi. La salma fu spostata, con una solenne cerimonia, tra il 9 e l’11 ottobre; l’operazione venne accompagnata da veglie e processioni, l’ultima delle quali condusse i resti del ginevrino all’interno del Panthéon sulle note dell’Indovino del villaggio. Rousseau fu tra i primi (dopo Mirabeau, Voltaire, le Peletier de Saint-Fargeau e Marat) a essere inumato nel Panthéon, che era stato dedicato alla memoria dei grandi francesi dai rivoluzionari nel 1791.

Dopo la sua morte, egli venne rapidamente riabilitato in molti ambienti; a Ginevra, in particolare, nel 1792 erano state annullate tutte le condanne a Rousseau e alle sue opere, e in breve gli omaggi e i monumenti a lui dedicati si moltiplicarono. Per qualche tempo, negli anni immediatamente successivi alla sua morte, Rousseau fu oggetto di un’autentica venerazione che i suoi detrattori (alcuni di coloro che erano stati suoi nemici in vita, tra cui Diderot e Grimm) cercarono di soffocare con gesti dal carattere a tratti diffamatorio, come mettendo in giro la voce che Rousseau si era suicidato con il veleno. Tra i suoi ferventi ammiratori vi fu, tra gli altri, Maximilien de Robespierre; una tradizione vuole che Rousseau abbia ricevuto nel 1778 una visita del futuro rivoluzionario, allora giovane avvocato, come sembra confermare laDedica di Maximilien Robespierre ai Mani di Jean-Jacques Rousseau, un foglio scritto di pugno da Robespierre nel 1791:«O Rousseau, io ti vidi nei tuoi ultimi giorni […] ho contemplato il tuo viso augusto […] da quel momento ho compreso pienamente le pene di una nobile vita che si sacrifica al culto della verità, e queste non mi hanno spaventato. La coscienza di aver voluto il bene dei propri simili è il premio dell’uomo virtuoso […] come te, io conquisterò quei beni, a prezzo di una vita laboriosa, a prezzo anche di una morte prematura.»

La prima parte delle Confessioni venne pubblicata postuma nel 1782, e la seconda nel 1789; le Fantasticherie del passeggiatore solitario furono a loro volta pubblicate nel 1782.

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