Sand George Amantine Lucile Aurore Dupin

1804 - 1876

Sand George Amantine Lucile Aurore Dupin

ID: 3690

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

George Sand, pseudonimo di Amantine (o Amandine) Aurore Lucile Dupin (Parigi, 1º luglio 1804 – Nohant-Vic, 8 giugno 1876), è stata una scrittrice e drammaturga francese.

Considerata tra le autrici più prolifiche della storia della letteratura, è autrice di numerosi romanzi, novelle e drammi teatrali; tra i suoi scritti più illustri vi sono Indiana, Lélia, Consuelo, La palude del diavolo, La piccola Fadette, François le Champi e l’autobiografia Storia della mia vita (Histoire de ma vie).

Femminista molto moderata, fu attiva nel dibattito politico e partecipò, senza assumere una posizione di primo piano, al governo provvisorio del 1848, esprimendo posizioni vicine al socialismo, che abbandonò alla fine della sua vita per un moderato repubblicanesimo. La sua opposizione alla politica temporalistica e illiberale del papato le costò la messa all’Indice di tutti i suoi scritti nel dicembre del 1863.

Sand è inoltre ricordata anche per il suo anticonformismo e per le relazioni sentimentali avute con lo scrittore Alfred de Musset e con il musicista Fryderyk Chopin.

Biografia

(FR)« Il fallait la connaître comme je l’ai connue pour savoir tout ce qu’il y avait de féminin dans ce grand homme, l’immensité de tendresse qui se trouvait dans ce génie. » (IT)« Si doveva conoscerla come l’ho conosciuta io per sapere quanto vi era di femminile in questo grande uomo, per conoscere l’immensa tenerezza di questo genio. »
(Gustave Flaubert)

Le origini familiari

La nonna Marie-Aurore de Saxe

Aurore Dupin ebbe antenati di origini germanico-svedesi: la sua trisavola Maria Aurora di Koenigsmark aveva avuto nel 1695 una relazione con l’elettore di Sassonia Federico Augusto, che divenne poi re di Polonia con il nome di Augusto II. I due amanti si lasciarono alla nascita del figlio Maurizio (1696-1750), che fu nominato conte di Sassonia.

Questi intraprese la carriera militare servendo il padre, poi lo zar Pietro I e la Francia, divenendo maresciallo e distinguendosi nella guerra di successione austriaca, durante la quale comandò nel 1745 le truppe francesi nella vittoriosa battaglia di Fontenoy. Amante di numerose donne, sia attrici che aristocratiche (da Adrienne Lecouvreur a Madame de la Pouplinière, da Madame de Favart ad Anna Ivanovna, futura zarina), ebbe nel 1748 una figlia dall’amante dei suoi ultimi anni, l’attrice Marie Rinteau, a cui mise nome Marie-Aurore de Saxe.

Questa, che divenne la nonna di George Sand, poté portare il nome del padre grazie a un decreto del Parlamento di Parigi. A ventinove anni sposò in seconde nozze, il 14 gennaio 1777, il sessantunenne Louis-Claude Dupin, detto Dupin de Francueil, ricchissimo ricevitore generale delle finanze di Metz e di Alsazia. Nel 1793 Marie-Aurore comprò la tenuta di Nohant-Vic, nei pressi di La Châtre, nell’Indre, comprendente un castello, un bosco e una grande estensione di terra.

Per quanto fosse una libera pensatrice e una sostenitrice delle idee di Jean-Jacques Rousseau, la sua appartenenza a una famiglia nobile la mise egualmente in sospetto durante la Rivoluzione: nel dicembre del 1793 fu arrestata e incarcerata per otto mesi nel convento parigino delle Agostiniane inglesi, la cui scuola, venti anni dopo, sua nipote Aurore frequenterà per tre anni.

La prima giovinezza

George Sand a sei anni

Il padre di Aurore, Maurice Dupin (1778-1808), seguì la carriera militare, pur avendo ricevuto un’educazione classica e pur possedendo disposizioni artistiche. Semplice soldato durante il Direttorio, ebbe nel 1799 da una delle serve di Nohant, Catherine Chatiron, un figlio naturale, Hippolyte Chatiron; Maurice fu promosso ufficiale durante la campagna d’Italia sotto Bonaparte e a Milano incontrò Sophie Victoire Antoinette Delaborde (1773-1837), la quale aveva a sua volta avuto da poco una figlia naturale, Caroline. Da allora i due vissero insieme, sposandosi il 5 giugno 1804, un mese prima che Aurore nascesse.

Maurice, aiutante di campo di Murat, quando fu impegnato dalla primavera del 1808 nella difficile campagna di Spagna, fu seguito dalla moglie che portò con sé la piccola Aurore: alloggiarono a Madrid, nel lussuoso palazzo del principe delle Asturie, che era poi lo stesso re di Spagna Ferdinando VII, appena spodestato da Napoleone. Qui la madre Sophie Victoire, il 12 giugno 1808, partorì un bambino cieco e di delicata salute, che chiamarono Auguste. L’8 settembre, quando la famiglia Dupin era al seguito delle truppe di Murat in ritirata verso la Francia, il piccolo Auguste morì: quattro giorni dopo, a Nohant, per una banale caduta da cavallo, morì anche Maurice Dupin.

La morte del marito fu un grave colpo per Sophie Victoire, che cadde in una profonda depressione, e fu probabilmente per questo motivo, oltre che per la reciproca gelosia che divideva sua madre dalla nonna, che Aurore fu trasferita nella grande proprietà posseduta da Marie-Aurore a Nohant, la quale si prese cura dell’educazione di Aurore e dove visse insieme al fratellastro Hyppolite. La madre rimase a Parigi con la figlia Caroline, vivendo con la rendita assegnatale da Madame Dupin: «Ne risultò per me un grande disprezzo per il denaro, prima ancora di sapere che cosa fosse il denaro, e una specie di vago terrore della ricchezza da cui mi sentivo come minacciata».

La villa di George Sand a Nohant

Il suo istruttore fu Jean-François Deschartes (1761-1828), già precettore di suo padre e amministratore della tenuta di Nohant. Oltre a insegnarle a leggere, a scrivere, l’aritmetica e la storia, le mise a disposizione la biblioteca e l’abituò a vestirsi da ragazzo, abiti più pratici per le corse nei prati, le passeggiate nei boschi e per la caccia. La nonna, che suonava bene il clavicembalo e sapeva cantare, le insegnò la musica. Con la nonna, Aurore passava anche alcuni mesi a Parigi, andando a trovare la madre e apprendendo la danza e il disegno, ma i difficili rapporti tra suocera e nuora fecero sì che questi incontri si diradassero con il tempo: «Io mi dicevo che mia madre non mi amava quanto io amavo lei; ero ingiusta in questa circostanza, ma in fondo era la rivelazione di una verità che ogni giorno che passava doveva confermare. Mia madre provava per me, come per tutti gli esseri che ella aveva amato, più passione che tenerezza».

Nel 1816 Hippolyte fu arruolato tra gli ussari: rimasta sola nel castello di Nohant, la malinconia prese Aurore che sentendo nostalgia della madre, entrò in conflitto con la nonna, la quale pensò allora che fosse venuto il momento di mettere la nipote a pensione nel convento parigino delle Agostiniane inglesi. Vi entrò il 12 gennaio 1818, «senza paura, senza rimpianti e senza ripugnanza». Qui Aurore progettò di farsi suora ma i suoi precettori compresero che si trattava soltanto di fantasie di adolescente e la nonna, venuta a conoscenza di quella che sembrava una crisi mistica della nipote, nell’aprile del 1820 decise di riportare Aurore a Nohant: «questa notizia mi cadde addosso come un colpo di fulmine, nel mezzo della più perfetta felicità che io avessi gustata nella mia vita. Il convento era divenuto il mio paradiso in terra».

Provetta cavallerizza, Aurore trascorreva a Nohant lunghe ore in sella di Colette, la sua cavalla: «Dovevamo vivere e galoppare insieme per quattordici anni». Facevano puntate nel vicino paese di La Châtre, dove ormai Aurore era guardata, tranne che alcuni amici d’infanzia, come una signorina nobile con la quale tenere rapporti di formale rispetto, con qualche mormorio di disapprovazione per la libertà, giudicata eccessiva, di cui Aurore godeva: si vestiva da uomo, fumava e si permetteva di dare del tu anche a personaggi illustri. La nonna, con l’avanzare degli anni, si stava spegnendo lentamente e un ictus la rese quasi incosciente. Madame Dupin morì il 26 dicembre 1821 e le sue ultime parole, a dire di George Sand, furono per lei: «Tu perdi la tua migliore amica».

Il matrimonio

Il figlio Maurice Dudevant

Aurore era così divenuta erede della proprietà di Nohant. La madre riportò Aurore a Parigi, nella casa di rue Neuve-des-Mathurins. L’estrema malinconia in cui era caduta la figlia convinse la madre, nella primavera del 1822, a condurre Aurore a passare alcuni mesi di vacanza nel castello di Plessis-Picard, presso Melun, tenuto da una coppia di amici, i coniugi Roëttiers. Qui Aurore fece conoscenza con il giovane barone Casimir Dudevant (1795–1871), il quale un giorno le chiese direttamente la mano, gesto non conforme alle regole stabilite, che tuttavia piacque ad Aurore: «Trovai sincerità nelle sue parole e nel suo modo di essere. Non mi parlava mai d’amore e confessò di essere poco disposto alla passione improvvisa, all’entusiasmo, e in ogni caso, era incapace di esprimerlo in maniera seducente. Parlava di amicizia a tutta prova»

Malgrado i dubbi della madre, il matrimonio fu celebrato il 17 settembre 1822 e gli sposi si trasferirono a Nohant, dove Dudevant divenne formalmente l’amministratore della tenuta. Il barone Casimir era in realtà una persona semplice, con interessi molto diversi da quelli della giovane moglie: egli amava la caccia, disprezzava i libri e la musica lo annoiava profondamente. Aurore finì con il sentirsi sola con il figlio Maurice, nato il 30 giugno 1823.

Nonostante dicesse di adorare il marito, Aurore si mostrava felice solo con gli amici Roëttiers, a Plessis; questa situazione venne notata anche dal barone Casimir. La ragazza volle poi passare qualche settimana anche nel suo vecchio convento delle Agostiniane. In cerca di distrazioni dalla monotonia della loro vita in comune, nel 1825 i due coniugi passarono mesi in una proprietà della famiglia Dudevant in Gascogne, poi soggiornarono nei Pirenei, a Cauterets, dove Aurore conobbe Zoé Leroy, che le presentò un giovane magistrato di Bordeaux, Aurélien de Sèze (1799-1870): questi fu il primo amante di Aurore, con il quale ebbe un’avventura breve ma decisiva per le sorti del suo matrimonio. Aurore gli scriveva: «Nessuno parla come voi, nessuno ha il vostro accento, la vostra voce, il vostro sorriso, il vostro spirito, il vostro modo di guardare le cose e di esprimere le idee. Nessuno tranne me, Aurélien».

Tornati a Nohant, stabilirono di vivere in stanze separate, ignorandosi a vicenda. Mentre Aurore riprese a frequentare i suoi vecchi amici di La Châtre, Casimir preferì la compagnia delle bottiglie di vino, dividendole con Hyppolite, il fratellastro di Aurore. Il barone passò poi a rapidi amori con le serve del castello, mentre il 13 settembre 1828 ad Aurore nasceva la seconda figlia Solange (1828-1899), quasi certamente dall’amico di La Châtre Stéphane Ajasson de Grandsagne (1802-1845). Tuttavia Aurore desiderava cambiare vita, andando a Parigi per impegnarsi, lavorare e dare libero sfogo alla sua passione per la letteratura: la ragazza aveva già scritto, nel 1829, un romanzo, La marraine, che sconfessò e fu pubblicato soltanto postumo. Si accordò con il marito, lasciandogli la gestione e l’usufrutto dei beni di Nohant in cambio di una rendita di 3.000 franchi, riservandosi di trascorrere metà dell’anno a Nohant con i figli Maurice e Solange.

Da Aurore Dupin a George Sand

Aurore si stabilì nel gennaio 1831 a Parigi, andando a vivere insieme con il ventenne giornalista Jules Sandeau al Quai Saint-Michel 25. Entrambi collaborarono al giornale Le Figaro, scrivendo romanzi in collaborazione e firmandoli con lo pseudonimo «J. Sand»: i primi furono Le Commissionnaire e la Rose et Blanche, uscito nel dicembre 1831. Le prime considerazioni della critica le ebbe grazie alla pubblicazione, nel maggio dell’anno seguente, del romanzo Indiana, scritto dalla sola Aurore utilizzando lo pseudonimo «G. Sand»: il successo fu notevole e a Parigi s’incominciò a parlare con interesse e curiosità di questo nuovo «scrittore».

L’uso di uno pseudonimo maschile per una scrittrice non era affatto una scelta originale; ciò era dovuto alla diffidenza che il pubblico medio provava nei confronti di una donna, pregiudizialmente ritenuta, proprio in quanto tale, artista di qualità inferiore. Quanto al vestirsi da uomo, oltre a essere più economico, come ella stessa confessa nelle sue Memorie era anche un modo per poter frequentare luoghi interdetti alle donne. Non si trattava di un fenomeno di travestitismo sessuale e di un’aperta dichiarazione di lesbismo; piuttosto, rimanendo la sua identità sessuale generalmente riconosciuta, era anche un modo di manifestare la propria volontà di indipendenza da ogni pregiudizio e il rifiuto del conformismo in nome della libertà dello spirito. «Presi subito, senza tante ricerche, il nome di George […] che cos’è un nome nel nostro mondo rivoluzionato e rivoluzionario? Un numero per coloro che non fanno niente, un’insegna o una divisa per coloro che lavorano o combattono. Io me lo sono fatto da sola, con la mia fatica».

Del lesbismo di George Sand si parlò, ma senza alcuna prova decisiva, a proposito della sua frequentazione con Marie Dorval (1798-1849), un’attrice di grande temperamento drammatico, tra le più apprezzate all’epoca. Di essa George Sand scriveva a un’amica: «Posso dirti che ne sono folle, senza togliere nulla alla mia tenerezza per te». Le affidò nel 1840 il ruolo da protagonista nel suo dramma Cosima ou la haine dans l’amour. La Dorval, già amante di Alfred de Vigny, si legò poi con Jules Sandeau.

Nell’aprile del 1832 George Sand, che divenne suo nome anche nella vita, portò con sé da Nohant a Parigi la figlioletta Solange. Nello stesso tempo, il rapporto con Jules Sandeau si era raffreddato: in ottobre, la Sand si trasferì in Quai Malaquais, nella cosiddetta “mansarda blu”, e nel marzo 1833 formalizzò la rottura sentimentale e letteraria con Jules. Lo stesso anno uscì Lélia, che divenne il romanzo dello “scandalo”, definito “abominevole” dallo scrittore Jules Janin nel Journal des Débats, in quanto tratta di una donna che si dichiara apertamente inappagata dai suoi amanti.

Gli ultimi anni: la Comune

Nel suo ritiro di Nohant, George Sand passò il Natale del 1849 con l’incisore Alexandre Manceau (1817-1865), invitato dal figlio Maurice: contro i desideri dello stesso Maurice, Manceau fu l’ultimo amante e compagno di vita della scrittrice, oltre che suo segretario. Da una sua incisione, Thomas Couture trasse il ritratto della Sand e fu anche illustratore del libro di Maurice Dudevant Masques et bouffons. Egli tenne anche, dal gennaio 1852, un diario della sua vita in comune con la Sand, che questa continuò dopo la morte del suo compagno.

Nel 1864, dopo quattordici anni di convivenza a Nohant, Maurice gli chiese di lasciare la villa per far posto a sua moglie Lina Calamatta. George Sand volle allora seguire il suo compagno, lasciando Nohant per stabilirsi con Manceau nella sua casa di Palaiseau: qui l’incisore, malato di tubercolosi, morì il 21 agosto 1865. Tornò poi a Nohant, da dove non si mosse che raramente per qualche viaggio a Parigi o per visitare Gustave Flaubert nella sua residenza di Croisset.

Nel 1870, l’incoscienza di Napoleone III portò la Francia in guerra con la Prussia, fra l’apparente entusiasmo di molti francesi; George Sand era tuttavia piuttosto scettica: «Se questo bell’entusiasmo fosse sincero, Parigi è pazza. Capisco lo sciovinismo, quando si tratti di liberare un popolo, come la Polonia o l’Italia, ma tra Francia e Prussia, in questo momento c’è solo una questione di amor proprio, cioè chi abbia i fucili migliori». Alla sconfitta di Sedan, il 4 settembre 1870 Parigi proclamava la Repubblica: George Sand criticò il radicale Léon Gambetta, che intendeva proseguire a ogni costo la guerra contro i prussiani, che continuavano l’avanzata verso Parigi, appoggiando l’anti-giacobino e conservatore Adolphe Thiers.

Firmato un armistizio che salvava Parigi dall’occupazione prussiana, i francesi andarono alle urne per eleggere la nuova Assemblea nazionale, che diede al paese una maggioranza conservatrice, formata da monarchici e repubblicani moderati, mentre Parigi si confermava giacobina e socialista. Capo del governo, che si costituiva a Versailles, per timore dei parigini, diventava Thiers, con soddisfazione della Sand, che sperava che questi evitasse tanto il ritorno dei monarchici quanto il trionfo della sinistra. Il primo provvedimento di Thiers fu quello di disarmare la capitale, dove la Guardia nazionale era schierata a favore dei radicali. Al tentativo di Thiers, Parigi insorse e il 28 marzo 1871 proclamò la Comune. I giorni del 1848 erano ormai lontani per la Sand, che allora aveva ammesso il diritto di Parigi di difendere la sua rivoluzione contro il voto della Francia contadina e tradizionalista: condannò l’uccisione dei cinquanta ostaggi della Comune, e giustificò il massacro di 30.000 parigini ordinato da Thiers ed eseguito da MacMahon.

La morte

Tornò a collaborare con la Revue des Deux Mondes, pubblicandovi nel 1871 Le Journal d’un voyageur pendant la guerre e iniziò a pubblicare articoli nella rivista protestante Le Temps. La tragedia di Parigi aveva lasciato un segno profondo; infatti i suoi amici di un tempo in parte si erano distaccati, altri erano morti, e Sand s’isolò nel confortevole rifugio di Nohant: «È il momento di raccogliersi, di obbedire al proprio sentimento individuale, di sfuggire all’ebbrezza collettiva e di esprimere ciò che si ha dentro isolandosi da ogni influenza esterna del momento».

Era consapevole che la sua ispirazione si era inaridita e che ormai scriveva di tecnica e di esperienza: «La facilità aumenta con l’età, perciò io non mi permetto di lavorare più di due o tre mesi all’anno, altrimenti diventerei meccanica e credo che i miei prodotti mancherebbero della necessaria consapevolezza». Dedicò alle nipoti le Novelle di una nonna (Contes d’une grand-mère).

La sua salute, superati i settant’anni, si mantenne comunque buona; soltanto negli ultimi mesi cominciò a soffrire di violenti dolori intestinali: «mi domando dove sto andando e se non bisogna aspettarsi una rapida partenza una di queste mattine». Un’occlusione intestinale le fu fatale e George Sand, dopo una lunga agonia, si spense l’8 giugno 1876. Per volontà della figlia Solange ebbe funerali religiosi, che le furono concessi con qualche perplessità dall’arcivescovo di Bourges, e fu sepolta nel piccolo cimitero di Nohant.

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