Stuarda Maria

1542 - 1587

Stuarda Maria
Settore: Storia

ID: 1522

Quotazioni

A (autografo): S4 (da 1001 a 3000 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S5 (da 3001 € e oltre)

APL (autografo su foto o libro): S4 (da 1001 a 3000 €)

Quotazioni indicative.

Mary Stuart, italianizzata in Maria Stuarda (Linlithgow, 8 dicembre 1542 – Fotheringhay, 8 febbraio 1587), fu regina di Scozia dal 14 dicembre 1542 al 24 luglio 1567, regina consorte di Francia dal 10 luglio 1559 al 5 dicembre 1560 e regina d’Inghilterra per i legittimisti inglesi dell’epoca che non riconoscevano Elisabetta I come legittima erede di Enrico VIII.

Regina a pochi giorni di vita, consacrata per diritto divino a soli nove mesi: quella di Maria Stuarda fu una vita che iniziò e finì tragicamente. Scappata dalle guerre anglo-scozzesi, fu cresciuta nell’ambiente colto e raffinato della corte francese di Caterina de’ Medici ed ebbe un’ottima educazione in ambito culturale, ma non altrettanto approfondita in ambito politico, dal momento che come regina consorte di Francia non avrebbe dovuto avere potere effettivo.

Alla morte del primo marito, il re di Francia Francesco II, Maria Stuarda tornò in Scozia, dove l’attendeva lo scontro con la nuova religione calvinista, istituita durante la sua assenza. Fu una sovrana molto tollerante e questo non fece altro che aumentare il potere dei Lord protestanti, che riuscirono a rivoltarle contro il paese, approfittando della sua turbolenta vita privata. Scappata in Inghilterra, pensava di poter essere aiutata dalla regina protestante Elisabetta I d’Inghilterra, sua cugina, che invece la imprigionò per quasi vent’anni.

In questi due decenni la regina di Scozia divenne il fulcro e l’anima del cattolicesimo inglese e molti complotti furono organizzati in suo nome per assassinare Elisabetta e innalzare Maria al trono. La regina di Scozia si ritrovò dunque a essere il simbolo vivente della Controriforma e finì sacrificata nella lotta tra la Spagna cattolica di Filippo II e l’Inghilterra protestante di Elisabetta I. La sua esecuzione fu un duro colpo all’autorità divina dei sovrani: per la prima volta nella storia una “regina consacrata da Dio” fu giudicata e condannata a morte.

Il suo unico figlio, Giacomo, fu il primo re britannico che riunì i domini inglesi a quelli scozzesi. Da Maria Stuarda discende l’attuale regina d’Inghilterra Elisabetta II.

Biografia

Eredità, nascita ed incoronazione

Durante il XIV secolo, sotto il regno di Roberto II di Scozia, era stato stabilito che la corona scozzese dovesse essere ereditata soltanto dai maschi nella linea di discendenza di Roberto, che erano stati nominati in tale Atto parlamentare. Le donne e la linea femminile avrebbero potuto ereditare la corona solo dopo l’estinzione della linea maschile.

Maria Stuarda con il lutto bianco delle regine di Francia. Ritratto di François Clouet (1560)

Maria Stuarda con il lutto bianco delle regine di Francia. Ritratto di François Clouet (1560)

Maria Stuarda ascese al trono perché, con la morte di suo padre, Giacomo V, non vi erano rimasti eredi diretti maschi di Roberto II di origini indiscutibilmente legittime.

Ella fu il primo membro della casa reale Stuart ad utilizzare la grafia gallicizzata Stuart, piuttosto che il precedente Stewart; adottò questa grafia durante la sua permanenza in Francia, e lei e i suoi discendenti continuarono a usarla.

La principessa Maria Stuarda nacque nel palazzo di Linlithgow, nel Lothian dell’ovest, l’8 dicembre 1542 dal re Giacomo V di Scozia e dalla sua seconda moglie, la duchessa francese, Maria di Guisa, che alcuni anni prima era stata proposta in moglie al sovrano inglese Enrico VIII, zio da parte di madre di re Giacomo. Nel palazzo di Falkland a Fife, suo padre, dopo aver sentito della nascita, profetizzò: «Adieu, addio, tutto è incominciato con una ragazza, con una ragazza passerà». Giacomo credette che la nascita di Maria avesse segnato la fine del regno degli Stuart in Scozia, ma al contrario, attraverso il figlio di Maria iniziò il loro dominio sia sul Regno di Scozia sia sul Regno d’Inghilterra.

Sei giorni dopo la sua nascita, il 14 dicembre del 1542, divenne regina di Scozia, poiché suo padre era morto all’età di trent’anni, probabilmente di colera, anche se i suoi contemporanei ritenevano che la sua morte fosse stata causata dal dolore per la sconfitta scozzese contro gli inglesi, nella battaglia di Solway Moss. James Hamilton, conte di Arran, secondo a Maria nella linea di successione al trono, fu reggente in suo nome fino al 1554, quando venne sostituito dalla regina madre, che continuò la reggenza fino alla propria morte, avvenuta nel 1560.

Nel luglio del 1543, quando Maria aveva sei mesi di età, i trattati di Greenwich dichiararono che ella dovesse sposare Edoardo, figlio del re Enrico VIII d’Inghilterra, nel 1552, e i loro eredi avrebbero ereditato i regni di Scozia e d’Inghilterra. Sua madre, fortemente contraria alla proposta, due mesi più tardi si nascose con Maria nel castello di Stirling, dove vennero compiuti i preparativi per l’incoronazione di sua figlia.

Il 9 settembre 1543, a soli nove mesi, Maria fu incoronata regina di Scozia nella cappella reale del castello di Stirling. La bambina, riccamente vestita, fu portata da lord Livingston in una solenne processione verso la cappella reale, dove fu unta dal cardinale David Beaton con l’olio consacrato. Il conte di Lennox (il cui figlio Enrico Stuart, molti anni dopo, sarebbe diventato il secondo marito di Maria) portò avanti lo scettro, donato alla Scozia nel 1494 da papa Alessandro VI; invece la spada di Stato, regalata a Giacomo IV nel 1507 da Giulio II, fu presentata dal conte di Argyll e il cardinale procedette con la cerimonia dei tre tocchi di spada sul corpo della bambina. Infine, il conte di Arran offrì la corona, che il cardinale tenne sul capo di Maria, mentre i conti di Arran e di Lennox le baciavano la guancia, seguiti dal resto dei prelati e dei pari che si inginocchiarono davanti a lei e le giurarono fedeltà, ponendo la mano sulla corona.

Rivendicazione del trono inglese

Il 17 novembre 1558 morì Maria Tudor, l’ultima regina d’Inghilterra di fede cattolica. Secondo la discendenza genealogica Maria Stuarda era seconda nella linea di successione al trono inglese dopo la cugina Elisabetta, sorellastra di Maria Tudor. I diritti vantati dalla regina di Scozia risalivano alla parentela tra Enrico VIII e Margherita Tudor, la quale aveva sposato Giacomo IV di Scozia: di fatto la nonna paterna di Maria e il padre di Elisabetta erano fratelli. Dal momento che, però, Elisabetta era considerata illegittima da molti cattolici in Europa – e, di fatto, il suo stesso padre l’aveva proclamata tale, annullando le proprie nozze con la madre di Elisabetta, Anna Bolena – Enrico II reclamò il trono d’Inghilterra per la nuora, da allora considerata anche regina d’Inghilterra.

Dopo la sua ascesa al trono Francesco II, in quanto marito della presuntiva regina d’Inghilterra, reclamò il titolo di re di quella nazione e iniziò a utilizzare anche le insegne inglesi insieme a quelle francesi e scozzesi. Nel frattempo in Scozia continuavano gli scontri con le truppe inglesi e in questo contesto la Francia si impegnò ad aiutare gli scozzesi. Tuttavia, l’incremento

Stemma di Maria come Regina degli Scozzesi e Regina vedova di Francia

Stemma di Maria come Regina degli Scozzesi e Regina vedova di Francia

ugonotto in Francia, sovvenzionato da Elisabetta e sfociato nel tumulto d’Amboise (6 marzo – 17 marzo 1560), rese impossibile per la Francia aiutare i sostenitori di Maria in Scozia. In seguito i cinquantadue congiurati di Amboise vennero pubblicamente giustiziati alla presenza del popolo, del re Francesco, di sua madre Caterina de’ Medici, del fratello Carlo e di Maria; quest’ultima fu l’unica tra i presenti a mostrare segni di orrore, ma fu ripresa da Caterina, la quale riteneva che una regina non dovesse provare emozioni. Il 10 giugno 1560 morì Maria di Guisa e poco dopo, il 6 luglio, i rappresentanti di Maria Stuarda firmarono il trattato di Edimburgo, in base ai termini del quale la Francia si impegnava a ritirare le truppe dalla Scozia e a riconoscere ad Elisabetta il diritto di regnare sull’Inghilterra. La delicata situazione politica e religiosa che si stava verificando in Francia non permetteva altre soluzioni, ma Francesco e Maria rifiutarono di ratificare ufficialmente il trattato.

Dopo appena due anni di matrimonio, il 5 dicembre 1560, Francesco II morì a causa di una grave infezione ad un orecchio che gli aveva procurato un ascesso cerebrale. Maria, indossato il lutto bianco, visse in solitudine i quaranta giorni rituali del lutto regale, poi si trasferì in Lorena presso i suoi zii. La suocera di Maria, Caterina de’ Medici, divenuta reggente per il figlio minorenne Carlo IX, riteneva che due regine vedove fossero di troppo e quando la Stuarda tornò a corte le ordinò di ritornare in Scozia per sistemare la grave crisi che si stava verificando nel suo paese. Infatti, il Parlamento scozzese, senza l’assenso della sovrana, aveva ratificato la modifica della religione di Stato passando da quella cattolica a quella protestante.

Il ritorno in Scozia: divisione religiosa

Maria Stuarda sbarcò a Leith il 19 agosto 1561. L’educazione ricevuta in Francia le aveva fornito molti talenti e virtù, ma non le capacità per far fronte alla pericolosa e complessa situazione politica della Scozia del tempo: senza l’appoggio di Elisabetta, ella sarebbe rapidamente capitolata.

In quanto devota cattolica romana, la regina fu guardata con sospetto da molti dei suoi sudditi, nonché dalla protestante Elisabetta. La Scozia era divisa tra le fazioni cattoliche e quelle protestanti, e il fratellastro illegittimo di Maria, Giacomo Stewart, I conte di Moray, era un leader della fazione protestante. Inoltre, anche il riformatore calvinista John Knox, che aveva fatto molti proseliti fra la popolazione, predicò contro Maria, condannandola per l’ascolto della messa, la pratica della danza, gli abiti troppo elaborati, e per molti altri “reati”, reali o immaginari che fossero. La sovrana, dal canto suo, non ebbe la capacità o la fermezza per affrontare con piglio deciso il problema.

Con la conseguente delusione della parte cattolica, Maria tollerò la supremazia protestante recentemente istituita e nominò il fratellastro Giacomo Stewart come suo principale consulente. In questo, ella palesò la sua penuria di un effettivo potere militare rispetto ai lord protestanti. Infatti, si unì a Giacomo nella distruzione del capo della fazione cattolica, Lord Huntly, nel 1562.

Maria ebbe anche dei ripensamenti circa l’oltraggio fatto ad Elisabetta, e tentò di ricomporre la rottura, inviando William Maitland di Lethington in veste di ambasciatore alla corte inglese per sostenere la propria causa come potenziale erede al trono. Elisabetta rifiutò di nominare ufficialmente un erede presuntivo, temendo che questo avrebbe scatenato dei complotti per assassinarla e sostituirla con il successore designato: «Io conosco l’incostanza del popolo d’Inghilterra, so come gli dispiaccia sempre il governo presente e abbia gli occhi fissi sulla persona prossima in ordine di successione».

D’altro canto la regina Elisabetta assicurò all’ambasciatore che, tra i possibili eredi, Maria era la sua preferita nonché quella dotata dei diritti più legittimi.

Nel dicembre del 1561 furono presi degli accordi per far incontrare le due regine in Inghilterra, a York o Nottingham nell’agosto o settembre 1562, ma Elisabetta inviò Sir Henry Sidney a luglio per cancellare l’incontro a causa della guerra civile scoppiata in Francia. Nel 1563 la regina d’Inghilterra tentò un’altra via per neutralizzare Maria, suggerendole di sposare Robert Dudley, conte di Leicester, del quale Elisabetta si fidava essendo un suo grande favorito – e secondo alcune fonti, suo amante – e che poteva controllare; inoltre, essendo Dudley un protestante, una simile unione avrebbe risolto in maniera soddisfacente il doppio problema della regina. La sovrana inviò un ambasciatore per riferire a Maria la proposta: se lei avesse voluto sposare qualcuno (ancora non nominato) scelto da Elisabetta, ella avrebbe proceduto «all’inquisizione sul suo diritto e titolo per essere la nostra prossima cugina e erede». Maria, nondimeno, rifiutò la proposta.

Matrimonio con Lord Darnley

Una delle primarie necessità della giovane regina fu quella di trovare un nuovo marito, in grado di garantirle un’utile alleanza politica. Senza chiedere il suo assenso, il cardinale di Lorena, suo zio, iniziò delle trattative matrimoniali con l’arciduca Carlo d’Austria, figlio dell’imperatore Ferdinando I. Tuttavia, Maria non vedeva vantaggi in quell’unione ed ebbe un alterco con lo zio, colpevole di averla coinvolta suo malgrado in quei negoziati. Personalmente Maria intavolò delle trattative con la Spagna per sposarne l’erede al trono, il mentalmente instabile Don Carlos, ma l’offerta fu rifiutata da Filippo II.

Il 29 luglio 1565 a Holyrood Palace convolò a nozze con Enrico Stuart, Lord Darnley, suo cugino di primo grado. L’unione fece infuriare Elisabetta, la quale riteneva che si sarebbe dovuto chiedere il suo permesso, poiché l’uomo era un suddito inglese. Inoltre, Elisabetta si sentiva minacciata dal loro matrimonio, perché sia Maria sia Enrico erano pretendenti al trono, in quanto discendenti diretti di Margherita Tudor, la sorella maggiore di suo padre, Enrico VIII. Gli eventuali discendenti della coppia avrebbero ereditato entrambe le rivendicazioni e, di conseguenza, sarebbero stati prossimi al trono d’Inghilterra.

Maria con il suo secondo marito, Lord Darnley.

Maria con il suo secondo marito, Lord Darnley.

Questo matrimonio con un leader cattolico incitò il fratellastro di Maria, il conte di Moray, ad unirsi con gli altri lord protestanti in una ribellione aperta, fomentati da Elisabetta. Maria organizzò un incontro a Stirling il 26 agosto 1565 per confrontarsi, e ritornò a Edimburgo il mese seguente per aumentare il numero delle truppe. Moray e i lord ribelli furono messi in fuga ed esiliati, una decisiva azione militare divenuta nota come “l’incursione di Chaseabout”.

Non molto tempo dopo, Maria rimase incinta. Darnley, fisicamente prestante ma ottuso e violento, divenne arrogante e domandò un potere commisurato al suo titolo di re.

In una occasione aggredì fisicamente Maria nel tentativo, infruttuoso, di provocarle un aborto. L’intelligente ed ambizioso musico di origine piemontese Davide Rizzio (o Davide Riccio) divenne il più intimo confidente di Maria, nonché segretario particolare: i rapporti fra i due erano così stretti che si iniziò a mormorare che fossero amanti. Lo strano legame cominciò a destare l’accesa ostilità dei nobili protestanti sconfitti da Maria e nel marzo del 1566, sebbene cattolico, Darnley si unì a loro in una cospirazione. Il 9 marzo un gruppo di nobiluomini, accompagnati da Darnley, uccisero Rizzio davanti agli occhi di Maria, mentre i due si trovavano a colloquio a Holyrood Palace.

Darnley in seguito cambiò fazione e tradì i lord, ma l’omicidio del musico fu la causa della rottura del loro matrimonio. Enrico si era rivelato incapace come marito e come regnante, al punto da costringere Maria ad esautorarlo gradualmente di ogni carica regale e coniugale.

In seguito alla nascita del loro figlio, Giacomo, il 19 giugno 1566, fu organizzato un piano per eliminare Darnley, che era già malato (ufficialmente di vaiolo, ma è possibile che fosse affetto da sifilide).Darnley si stava curando in una casa di Edimburgo, dove Maria lo andava a trovare spesso, in modo tale che sembrasse possibile una riappacificazione. Nel febbraio del 1567, si verificò un’esplosione nella casa di Kirk o’ Field e Darnley fu trovato morto in giardino. Questo evento, che avrebbe dovuto essere la salvezza di Maria, danneggiò invece la sua reputazione, benché ancora sia dubbio se Maria fosse o meno a conoscenza del piano per assassinare il marito. James Hepburn, IV conte di Bothwell, un avventuriero che sarebbe diventato il suo terzo marito, fu accusato di essere colpevole dell’omicidio e fu portato davanti a un processo farsa, dal quale fu comunque assolto. Maria cercò di riconquistare il sostegno dei suoi lord, mentre Bothwell spinse molti di loro a firmare l’Ainslie Taverna Bond, nel quale si accordarono per sostenere le sue pretese di sposare Maria.

Il processo

Una volta scoperti, i congiurati vennero torturati, processati sommariamente e squartati. Nel settembre del 1586, Maria fu condotta nel castello di Fotheringhay, sempre sotto la custodia di Amyas Paulet. I giuristi si trovarono in difficoltà nell’organizzare il processo a Maria, poiché un sovrano straniero non poteva essere giudicato e in un caso simile avrebbe dovuto essere esiliato dal paese. Per evitare di andare contro le leggi ricercarono esempi di altri sovrani giudicati da un tribunale, ma i risultati furono piuttosto inconcludenti: lo sconosciuto Caietano, tetrarca dei tempi di Giulio Cesare, Licinio, cognato di Costantino, Corradino di Svevia e Giovanna di Napoli. La legge era contro di loro: infatti, a quel tempo, prevedeva che un accusato venisse giudicato da persone sue pari e ovviamente nessuno dei più alti lord inglesi era al pari della regina scozzese e la stessa Elisabetta non avrebbe potuto giudicarla. I giuristi fecero leva sul fatto che il “crimine” fosse avvenuto in Inghilterra e, utilizzando questa scusante, poterono procedere e istituire un tribunale formato dai più importanti nobili d’Inghilterra.

Maria, tuttavia, non volle categoricamente sottostare a una simile condizione e contro gli ambasciatori che le fecero visita l’11 ottobre, tuonò queste parole: «Come, la vostra signora non sa che sono nata regina? Crede che umilierò la mia posizione, il mio stato, la famiglia da cui provengo, il figlio che mi succederà, i re e i principi stranieri i cui diritti vengono calpestati nella mia persona, accettando un simile invito? No! Mai! Per quanto possa sembrare piegata, il mio cuore è saldo e non si sottoporrà a nessuna umiliazione». Il giorno seguente Maria fu visitata da una deputazione di commissari, tra i quali Sir Thomas Bromley, che le intimò che, per quanto protestasse, ella era suddita inglese e soggetta alle leggi dell’Inghilterra e quindi avrebbe dovuto presenziare al processo; qualora non lo avesse fatto, sarebbe stata ugualmente condannata in absentia. Maria rimase scossa, pianse e affermò che non era una suddita e avrebbe preferito «morire mille volte» piuttosto che riconoscersi tale, poiché avrebbe negato il diritto divino dei sovrani e avrebbe ammesso di essere soggetta alle leggi inglesi anche sotto un punto di vista religioso. Alla fine disse loro: «Guardate nelle vostre coscienze e ricordate che il teatro del mondo è più vasto del regno d’Inghilterra».

La condanna a morte di Maria firmata da Elisabetta.

La condanna a morte di Maria firmata da Elisabetta.

La regina, resasi conto della sua condizione di futura condannata a morte senza speranza, capitolò il 14 ottobre e improntò ogni suo atto ad una singolare imitatio Christi. Maria fu processata il 15 ottobre 1586, con l’accusa di alto tradimento, da una corte di quaranta uomini, tra i quali vi erano anche dei cattolici; si difese da ogni accusa con dignità, sottolineando il fatto di essere una “regina consacrata da Dio” e quindi immune alle leggi d’Inghilterra. Dopo la prima giornata del processo, Maria, stanca e afflitta, confidò ai suoi servitori di essersi sentita come Gesù Cristo davanti ai farisei che urlavano «Tolle, tolle, crucifige!». Alla fine del processo pronunciò queste parole davanti ai suoi giudici: «Miei signori e gentiluomini, io pongo la mia causa nelle mani di Dio».

Elisabetta I, terrorizzata dall’idea di mandare a morire una regina consacrata, rimandò di mese in mese la firma del mandato di esecuzione. Maria divenne una responsabilità che Elisabetta non poteva più sopportare, così chiese a Amyas Paulet se volesse pianificare un qualche incidente per eliminare la regina di Scozia senza lo sconvolgimento che un’esecuzione formale avrebbe inevitabilmente provocato, ma egli rifiutò sulla base del fatto che non avrebbe lasciato una tale macchia sulla sua discendenza. Infine Elisabetta si risolse a firmare il 1º febbraio 1587.

L’esecuzione

L’8 febbraio 1587, il giorno fissato per l’esecuzione, presso il castello di Fotheringhay, Maria, come riferiscono le fonti, entrò nel salone con aria tranquilla, indossando un abito scuro e un lungo velo bianco, simile a quello di una sposa. Quando il boia le presentò le sue scuse, ella gli disse: «Vi perdono con tutto il mio cuore, perché spero che ora porrete fine a tutte le mie angustie».

Sul patibolo le sue dame, Elizabeth Curle e Jane Kennedy, l’aiutarono a spogliarsi, rivelando un sottabito rosso cremisi, il colore della passione dei martiri cattolici, appositamente scelto dalla regina, che davanti ai protestanti inglesi voleva morire da martire cattolica. Una volta bendata e posizionata la testa sul ceppo pronunciò le parole: «In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum» ovvero: «Signore, nelle tue mani affido il mio spirito».

La decapitazione fu, stando ai testimoni, particolarmente brutale: la testa della regina si staccò dal corpo solo con un secondo colpo di scure. Dopo la morte, la sovrana subì l’umiliazione della ostensio davanti alla folla; Inoltre, quando gli esecutori si avvicinarono al corpo senza vita per prendere gli ultimi ornamenti rimasti, prima che venisse imbalsamato, la gonna di Maria iniziò a muoversi e dal di sotto uscì il piccolo cane della regina, che ella era riuscita a nascondere sotto le lunghe vesti.

La regina di Scozia moriva all’età di quarantaquattro anni. Elisabetta, morta nubile, non ebbe figli ed il figlio di Maria, Giacomo Stuart di religione protestante, divenne re d’Inghilterra, designato da Elisabetta sul letto di morte.

 

 

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