Thiry D’Holbach Paul Henri

1723 - 1789

Thiry D’Holbach Paul Henri
Nazione: Francia
Settore: Letteratura

ID: 3444

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S2 (da 101 a 500 €)

Quotazioni indicative.

 

Il barone Paul Henri Thiry d’Holbach, nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, barone di (von) Holbach (Edesheim, 8 dicembre 1723 – Parigi, 21 febbraio 1789), è stato un filosofo ed enciclopedista tedesco naturalizzato francese, autore, sotto lo pseudonimo di Jean-Baptiste Mirabaud (ripreso dal nome di uno scrittore e traduttore precedente), del Sistema della natura e di altre opere filosofiche; usò anche lo pseudonimo diBoulanger (da Nicolas-Antoine Boulanger) e altri nomi fra cui Nicolas Fréret, mentre fino al secolo seguente Il buon senso sarà attribuito dalla critica a Jean Meslier, in quanto ne riprende alcune argomentazioni. Solo il Tableau des Saints sarà noto con la sua vera firma. D’Holbach scrisse le sue opere con la collaborazione di Jacques-André Naigeon e degli enciclopedisti  Denis Diderot e Louis de Jaucourt.

Materialista ed ateo, collaboratore dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, è stato una figura di spicco dell’Illuminismo radicale europeo Massone, fu membro della Loge des Neuf Sœurs del Grande Oriente di Francia a Parigi (la stessa a cui si affiliò Voltaire nell’ultimo mese della sua vita, e frequentata anche da Benjamin Franklin).

Nelle sue opere filosofiche, in particolare nel Système de la Nature e nel Bon sens, che ne è un’elaborazione semplificata, d’Holbach sviluppa una metafisica materialistica e deterministica, base teorica della sua costante e, a partire dalla seconda metà degli anni sessanta, virulenta polemica anticristiana e non solo anticlericale. Nelle sue ultime opere, La politique naturelle e il Système social, d’Holbach propone un’etica sociale che nel suo radicale immanentismo, ovvero escludendo ogni remunerazione ultraterrena, si fonda su basi prettamente utilitaristiche.

D’Holbach nell’ambito dell’illuminismo radicale francese svolse un ruolo importante anche come divulgatore sia di opere di carattere scientifico, concernenti in particolare i suoi campi di specializzazione, la geologia e la chimica, sia di carattere anticlericale e antireligioso. Riunì intorno a sé, accogliendola sia nella sua dimora parigina in rue Saint-Roch, sia nella sua dimora di campagna al Grandval, un’ampia cerchia di intellettuali tra cui figuravano non solo i principali collaboratori dell’Encyclopédie e begli spiriti parigini, ma anche alcune tra le personalità più spiccate della cultura europea settecentesca, tra cui David Hume, Condorcet, il citato Diderot e per un periodo anche Rousseau e Cesare Beccaria.

Biografia

La formazione olandese

Nato ad Edesheim nel Palatinato, piccolo stato tedesco ubicato sulla riva sinistra del Reno, da una famiglia di modesti borghesi, Paul Heinrich Dietrich vi ricevette il battesimo l’8 dicembre 1723, probabilmente a pochi giorni dalla nascita, la cui data esatta resta comunque inacclarata.

Più che i genitori, dei quali non si hanno che scarse notizie, per l’educazione e l’avvenire del futuro philosophe fu decisivo lo zio materno, Franciscus “Franz” Adam von Holbach. Costui, emigrato in Francia, si era notevolmente arricchito con fortunate speculazioni finanziarie, riuscendo ad entrare nei ranghi della nobiltà nel 1720 (sotto la Reggenza di Filippo II di Borbone-Orléans, dopo la morte di Luigi XIV) e a divenire, otto anni più tardi, barone dell’Impero. Non avendo figli, alla sua morte, avvenuta nel 1753, Franz Adam Holbach lasciò gran parte della sua fortuna e anche il titolo nobiliare al nipote, a cui da tempo aveva preparato un avvenire in terra di Francia. Lo aveva infatti condotto una prima volta a Parigi già a dodici anni, successivamente ne aveva favorito la formazione iscrivendolo alla Facoltà di Diritto dell’Università di Leida.

L’ambiente olandese, protestante ma, all’epoca, dopo gli accesi contrasti tra arminiani e gomaristi del secolo precedente, più tollerante di quello francese e tedesco, influenzò il futuro illuminista e materialista, favorendone un approccio non provincializzante e anticonformistico. A Leida Paul Heinrich, madrelingua tedesco, insieme alle pandette e al diritto romano apprese l’inglese e perfezionò la conoscenza del francese, lingua quest’ultima che finì col divenire in seguito la sua abituale. La conoscenza dell’inglese, oltreché facilitargli importanti contatti personali, gli servì per ampliare il raggio delle sue letture e per le traduzioni di Thomas Hobbes e dei deisti inglesi. Alcune amicizie con inglesi (tra cui bisogna annoverare il poeta Mark Akenside e il futuro uomo politico John Wilkes) risalgono agli anni universitari trascorsi a Leida.

Dopo gli studi presso l’Università di Leida, trascorse il resto della sua vita in Francia. Divenne amico di Denis Diderot e fu uno dei maggiori collaboratori dell’Encyclopédie, alla quale contribuì, per lo più in modo anonimo, con centinaia di voci in diversi campi e discipline (la prevalente segretezza della sua partecipazione all’Encyclopédie è però soprattutto dovuta al suo contributo su molte voci riguardanti la politica e la religione). Il suo salotto sarebbe presto stato tra i più vivaci dell’epoca e gli incontri che vi si svolgevano attiravano molti tra gli uomini di cultura più in vista del tempo. Si trattava inoltre dell’unico salotto parigino diretto da un uomo.

Matrimonio e morte precoce della moglie

Stabilitosi a Parigi nel 1749, dopo la fine della guerra di successione austriaca, vi ottenne la naturalizzazione francese il 10 settembre di quell’anno. Pochi mesi dopo, il 2 febbraio 1750, sposò la figlia di una cugina, anch’essa beneficata dallo zio Franz Adam Holbach e appartenente a una famiglia di ricca borghesia francese anch’essa nobilitata di recente. Il matrimonio con Basile-Geneviève d’Aine, questo il nome della sposa, contribuì a radicare ulteriormente in Francia d’Holbach. Nel 1753, come detto, aveva ufficialmente assunto il titolo di barone d’Holbach.

Per concorde testimonianza degli amici si trattò di un matrimonio d’amore, fatalmente funestato dalla morte precoce (avvenuta a soli 25 anni, il 27 agosto 1754) di Basile-Geneviève, che l’anno precedente aveva partorito al neo-barone un figlio, François-Pierre-Nicolas. Alessandro Verri, in una lettera da Parigi al fratello, raccolse voci che collegavano l’ateismo filosofico di d’Holbach a quest’esperienza luttuosa. «Mi vien detto che l’origine del sistema filosofico del Barone e del suo calore in sostenerlo venga originalmente dall’aver veduto morire la prima sua moglie […] fra gli orrori di un’eternità di tormenti… D’allora in poi è divenuto ateista furiosissimo…». Anche se un sistema filosofico non traduce mai soltanto il vissuto soggettivo del suo autore, indubbiamente l’esperienza della precoce e tribolata scomparsa della consorte può aver contribuito ad accrescere e ad alimentare i dubbi di d’Holbach circa la bontà divina e il significato del suo provvidenziale intervento nelle vicende umane, anche se pare che d’Holbach avesse manifestato scetticismo, se non ateismo, già precedentemente.

Holbach convolerà a seconde nozze già nell’ottobre del 1756, unendosi con la sorella minore di Basile-Geneviève, Charlotte-Suzanne d’Aine, forse non solo per sfuggire alla solitudine e reagire al dolore, ma anche nell’intento, rivelatosi presto vano, di trovare una nuova compagna il più possibile simile alla moglie defunta. Dalla seconda moglie Holbach ebbe un figlio (nato nel 1757) e due figlie (nate entrambe nel 1759, l’una all’inizio e l’altra alla fine dell’anno). Pur senza mai giungere a una definitiva rottura, dalle notizie desumibili dai «pettegolezzi» di Diderot nella sua corrispondenza con Sophie Volland, il secondo matrimonio del barone conobbe momenti di gelosia, di freddezza e noncuranza.

Il viaggio in Inghilterra

Dal luglio al settembre del 1765 d’Holbach compì un viaggio in Inghilterra da cui trasse spunti critici che riversò nelle sue riflessioni politiche ulteriori. L’osservazione on field [sul campo] della vita politica inglese sarà ancora alla base delle «Riflessioni sul governo britannico» contenute nel Système social, una sua opera redatta otto anni più tardi. A fronte della diffusa anglomania, propagata già dal Voltaire delle Lettere inglesi, a fronte dell’esaltazione della «libera Inghilterra», paradigma di una forma equilibrata di governo contrapposto all’oppressione tipica dei regimi assolutistici prevalenti all’epoca nell’Europa continentale, d’Holbach notava che l’equilibrio politico che avrebbe dovuto garantire un’effettiva libertà era in gran parte fittizio: monarchia, nobili e clero costituivano de facto un’unica santa alleanza e i deputati della Camera bassa, non revocabili dai loro rappresentati, finivano di norma col farsi comprare o lasciarsi asservire dal blocco reazionario.

Gli ultimi anni e le esequie religiose

Paul Henri Thiry d’Holbach, ritratto di Louis Carmontelle (1717-1806)

Gli ultimi anni di d’Holbach coincisero con un progressivo deterioramento delle sue condizioni di salute e con la scomparsa di coloro che, accanto a lui, erano stati i protagonisti dell’illuminismo francese. Già nel 1777 un grave attacco di gotta e di nefrite lo aveva condotto ad un passo dalla morte. Ce lo rivela Diderot che al comune amico Grimm scriveva: «A questo pericolo aggiungete la sua mezza cultura in fatto di chimica, medicina e farmacologia e un’impazienza di carattere che gli fa provare dieci farmaci in una sola mattinata». Nel 1771 era morto Helvétius, nel 1778 il patriarca Voltaire, nel 1783 D’Alembert. Nel 1784 morì anche Diderot, l’amico più caro e fedele.

D’Holbach si spense, come detto, il 21 febbraio 1789, all’età di 66 anni. La clandestinità dei suoi scritti antireligiosi fece sì che non emersero obiezioni ed ostacoli ad esequie religiose: la sua sepoltura avvenne così nella chiesa parrocchiale di Saint-Roch (dove venne sepolto anche Diderot), costituendo l’ultimo atto del suo diuturno anonimato, quasi una forma di nicodemismo del XVIII secolo. Negli stessi giorni in Francia si stavano svolgendo le elezioni dei «rappresentanti» agli Stati generali. D’Holbach non vide il 1789 che avrebbe trasformato la Francia e l’Europa. Ma, per quanto anonimamente, il suo contributo alla causa della rivoluzione e alla proclamazione dei diritti dell’uomo, Paul Henri Thiry, barone d’Holbach, non aveva certo mancato di recarlo.

Translate