Toscanini Arturo

1867 - 1957

Toscanini Arturo
Nazione: Italia
Settore: Musica

ID: 129

Quotazioni

A (autografo): S2 (da 101 a 500 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S4 (da 1001 a 3000 €)

APL (autografo su foto o libro): S3 (da 501 a 1000 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Arturo Toscanini (Parma, 25 marzo 1867 – New York, 16 gennaio 1957) è stato un direttore d’orchestra italiano.

Considerato uno dei più grandi direttori di ogni epoca per l’omogeneità e la brillante intensità del suono, la fenomenale cura dei dettagli, l’instancabile perfezionismo e la memoria visiva prodigiosa, viene ritenuto in particolare uno dei più autorevoli interpreti di Verdi, Beethoven, Brahms e Wagner.

Fu uno dei più acclamati musicisti della fine del XIX e della prima metà del XX secolo, acquisendo fama internazionale anche grazie alle trasmissioni radiofoniche e televisive e alle numerose incisioni come direttore musicale della NBC Symphony Orchestra.

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Biografia

Gli inizi e il successo

Nato da Claudio Toscanini e Paola Montani, vinse una borsa di studio al Conservatorio di Parma, dove studiò dall’età di nove anni violoncello e composizione, diplomandosi nel 1885 con lode distinta. Nel 1880 divenne violoncellista del Teatro Regio.

Nel 1886 si unì come violoncellista e secondo maestro del coro a una compagnia operistica con la quale girò il Sudamerica. In Brasile il direttore Leopoldo Miguez abbandonò l’orchestra e dichiarò ai giornali che la sua decisione era stata causata dal comportamento degli orchestrali italiani. Il suo sostituto, Carlo Superti, doveva dirigere l’Aida a Rio de Janeiro, ma fu pesantemente contestato dal pubblico, non riuscendo neanche a dare l’attacco all’orchestra. Toscanini, incitato da alcuni colleghi strumentisti, prese la bacchetta, chiuse lo spartito e incominciò a dirigere l’opera a memoria. Ottenne un grandissimo successo, iniziando così la carriera di direttore a soli 19 anni, continuando a dirigere nella tournée e ottenendo al ritorno in Italia la scrittura al Teatro Carignano di Torino per l’Edmea di Catalani.

Prima di intraprendere a pieno ritmo la carriera di direttore d’orchestra, tra il 1884 e il 1888, Toscanini si dedicò alla composizione di alcune liriche per voce e pianoforte. Si ricordano: Spes ultima dea, Son gelosa, Fior di siepe, Desolazione, Nevrosi, Canto di Mignon, Autunno, V’amo, Berceuse per pianoforte.

Nel 1895, nel nome di Wagner, avvenne l’esordio al Teatro Regio di Torino, con il quale collaborò fino al 1898 e di cui, il 26 dicembre 1905, inaugurò la nuova sala con il Sigfrido. Nel giugno 1898 iniziò a collaborare con il Teatro alla Scala (fino al 1903 e nel 1906/1907), col duca Guido Visconti di Modrone come direttore stabile, il compositore Arrigo Boito vice-direttore e Giulio Gatti Casazza amministratore. Alla Scala si adoperò per riformare il modo di rappresentare l’opera, ottenendo nel 1901 quello che ai tempi era il sistema di illuminazione scenica più moderno e nel 1907 la fossa per l’orchestra. Insistette inoltre per abbassare le luci durante la rappresentazione, proibì l’ingresso ai ritardatari e tolse di mezzo i bis. Come scrisse il suo biografo Harvey Sachs: “egli credeva che una rappresentazione non potesse essere artisticamente riuscita finché non si fosse stabilita una unità di intenti tra tutti i componenti: cantanti, orchestra, coro, messa in scena, ambientazione e costumi”. Il 26 febbraio 1901, in occasione della traslazione delle salme di Verdi e di Giuseppina Strepponi, diresse 120 strumentisti e circa 900 voci nel Va pensiero, che non compariva alla Scala da vent’anni. Nel 1908 si dimise dalla Scala e dal 7 febbraio fu invitato a dirigere presso il teatro Metropolitan di New York, venendo molto contestato per la sua decisione di abbandonare l’Italia. Proprio durante tale esperienza Toscanini comincerà a considerare gli Stati Uniti come la sua seconda patria.

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Rientrato nel 1915, all’ingresso dell’Italia in guerra, si esibì esclusivamente in concerti di beneficenza e nel 1916, per allietare gli animi dei combattenti, diresse una banda sul Monte Santo appena conquistato durante la battaglia dell’Isonzo; per tale atto venne decorato con una medaglia d’argento al valor civile. Subito dopo la fine della guerra, nel giro di pochissimi anni si impegnò nella riorganizzazione dell’orchestra scaligera (con la quale era tornato a collaborare), che trasformò in ente autonomo.

Ancora per spirito patriottico, nel 1920 si recò a Fiume per dirigere un concerto e incontrare l’amico Gabriele d’Annunzio, che con i suoi legionari aveva occupato la città contesa dagli slavi e dal governo italiano.

Diresse anche la New York Philharmonic (1928-1936) e fu presente a Bayreuth (1930-1931, dove fu il primo direttore non tedesco e dove si esibì gratuitamente, considerandolo un grande onore) e al Festival di Salisburgo (1934-1937).

Il regime e l’esilio

Di idee socialiste, dopo un’iniziale condivisione del programma fascista (nel novembre 1919 si era candidato alle elezioni politiche nel collegio di Milano nella lista dei fasci di combattimento con Mussolini e Marinetti, ma non fu eletto), se ne allontananò a causa del progressivo scivolamento a destra di Mussolini, divenendone un forte oppositore già prima della marcia su Roma. Fu una voce critica e stonata nella cultura omologata al regime, riuscendo, grazie all’enorme prestigio internazionale, a mantenere l’orchestra della Scala sostanzialmente autonoma nel periodo 1921-1929. Al riguardo si rifiutò di dirigere la prima di Turandot dell’amico Giacomo Puccini, se Mussolini fosse stato presente in sala.

Il 14 maggio 1931, al teatro Comunale di Bologna, dove doveva dirigere un concerto in memoria di Giuseppe Martucci, si rifiutò di eseguire Giovinezza e la Marcia Reale al cospetto di Costanzo Ciano e Leandro Arpinati e venne perciò aggredito e schiaffeggiato dalla “camicia nera” Guglielmo Montani nei pressi di un ingresso laterale del teatro, venendo poi spintonato a terra. Per questi atteggiamenti di aperta ostilità al regime subì una campagna di stampa ostile sul piano artistico e personale, mentre le autorità disposero provvedimenti come lo spionaggio delle telefonate e della corrispondenza e il ritiro del passaporto, che ne misero in pericolo la carriera e la stessa vita[senza fonte]. L’aggressione subita fu alla base della rinuncia a dirigere orchestre in Italia fin quando il fascismo e la monarchia fossero stati al potere.

Nel 1933 infranse i rapporti anche con la Germania nazista, contestando e rifiutando in malo modo un invito di Hitler ed abbandonando il festival wagneriano di Bayreuth. Nel 1938, dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania, abbandonò anche il festival di Salisburgo, nonostante fosse caldamente invitato a rimanere. Nello stesso anno inaugurò il festival di Lucerna (per l’occasione molti, soprattutto antifascisti, andarono dall’Italia per seguire i suoi concerti) e l’anno successivo, anche a seguito della sempre più dilagante persecuzione razziale, abbandonò l’Europa per gli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti, l’università di Georgetown gli conferì la Laurea honoris causa e fu creata appositamente per lui la NBC Symphony Orchestra, formata dai più virtuosi musicisti americani, che diresse regolarmente dal 1937 al 1954 su radio e televisioni nazionali, divenendo il primo direttore ad assurgere al ruolo di stella dei mass media.

Continuò dagli Stati Uniti a servirsi della musica per lottare contro il fascismo. Le sue idee lo portarono fino in Palestina, dove nel 1936 fu chiamato a Tel Aviv per il concerto inaugurale della Palestine Symphony Orchestra (ora Orchestra filarmonica d’Israele), destinata ad accogliere e a dare lavoro ai musicisti ebrei in fuga dal nazismo, e che diresse gratuitamente. Nel frattempo anche il governo italiano aveva adottato una politica antisemita con la promulgazione delle leggi razziali del 1938, in linea con quelle degli alleati tedeschi. Toscanini mandò su tutte le furie Mussolini quando le definì “roba da medioevo”, ribadendo più volte: “maledetti siano l’asse Roma-Berlino e la pestilenziale atmosfera mussoliniana”. Si adoperò anche per cercare casa e lavoro agli ebrei perseguitati e ai politici fuoriusciti dal regime hitleriano.

Albert Einstein gli scrisse: …Sento la necessità di dirle quanto l’ammiri e la onori. Lei non è soltanto un impareggiabile interprete della letteratura musicale mondiale… Anche nella lotta contro i criminali fascisti lei ha mostrato di essere un uomo di grandissima dignità’. Sento pure la più’ profonda gratitudine per quanto avete fatto sperare con la vostra opera di promozione, di valori inestimabile, per la nuova Orchestra di Palestina di prossima costituzione. Il fatto che esista un simile uomo nel mio tempo compensa molte delle delusioni che si è continuamente costretti a subire.

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Durante la seconda guerra mondiale diresse esclusivamente concerti di beneficenza a favore delle forze armate statunitensi e della Croce Rossa, riuscendo a raccogliere ingenti somme di danaro. Si adoperò anche alla realizzazione di un filmato propagandistico nel quale dirigeva due composizioni di Giuseppe Verdi dall’alto valore simbolico: l’ouverture della Forza del destino e l’Inno delle Nazioni, da lui modificato variando in chiave antifascista l’Inno di Garibaldi e inserendovi l’inno nazionale statunitense e l’Internazionale. Nel 1943 il teatro alla Scala, sui cui muri esterni figuravano scritte quali “lunga vita a Toscanini” e “ritorni Toscanini”, venne parzialmente distrutto durante un violento bombardamento da parte degli alleati. La ricostruzione avvenne in tempi rapidi, grazie anche alle ingenti donazioni versate dal maestro.

 

Il ritorno

Nel 1946 Toscanini ritornò in Italia per votare a favore della Repubblica e per dirigere lo storico concerto di riapertura della Scala, ricordato come il concerto della liberazione, dedicato in gran parte all’opera italiana. Quella sera dell’11 maggio il teatro si riempì fino all’impossibile; il programma vide l’ouverture de La gazza ladra, il coro dell’Imeneo, il Pas de six e la Marcia dei Soldati dal Guglielmo Tell, la preghiera dal Mosè in Egitto, l’ouverture e il coro degli ebrei dal Nabucco, l’ouverture de I vespri siciliani, il Te Deum di Verdi, l’intermezzo ed estratti dall’atto III di Manon Lescaut, il prologo ed alcune arie dal Mefistofele. In quell’occasione esordì alla Scala Renata Tebaldi, definita da Toscanini “voce d’angelo”.

Diresse ancora nel massimo teatro italiano il concerto commemorativo di Arrigo Boito, comprendente la Nona sinfonia di Beethoven, nel 1948, la Messa di requiem di Verdi nel 1950 e, per l’ultima volta, un concerto dedicato a Wagner nel settembre 1952.

Il 5 dicembre 1949 venne nominato senatore a vita per alti meriti artistici, ma decise di rinunciare alla carica il giorno successivo. Mandò, da New York, un telegramma di rinuncia all’allora presidente della Repubblica Luigi Einaudi:

« È un vecchio artista italiano, turbatissimo dal suo inaspettato telegramma che si rivolge a Lei e la prega di comprendere come questa annunciata nomina a senatore a vita sia in profondo contrasto con il suo sentire e come egli sia costretto con grande rammarico a rifiutare questo onore. Schivo da ogni accaparramento di onorificenze, titoli accademici e decorazioni, desidererei finire la mia esistenza nella stessa semplicità in cui l`ho sempre percorsa. Grato e lieto della riconoscenza espressami a nome del mio paese pronto a servirlo ancora qualunque sia l’evenienza, la prego di non voler interpretare questo mio desiderio come atto scortese o superbo, ma bensì nello spirito di semplicità e modestia che lo ispira… accolga il mio deferente saluto e rispettoso omaggio »
Il ritiro

Si ritirò a 87 anni dopo una straordinaria carriera duratane 67; il suo ultimo concerto, interamente dedicato a Wagner, compositore sempre molto amato, fu con la NBC Symphony Orchestra il 4 aprile 1954 alla Carnegie Hall di New York. Proprio in occasione di quell’ultimo concerto il maestro, celebre anche per la sua straordinaria memoria, per la prima volta perse la concentrazione e smise di battere il tempo. Vi furono ben 14 secondi di silenzio, dopo i quali riprese la direzione del brano di Tannhäuser. Alla fine del concerto raggiunse rapidamente il camerino, mentre in teatro gli applausi sembravano non smettere più.

Si spense alle soglie dei 90 anni nella sua casa newyorkese di Riverdale e fu sepolto al Cimitero Monumentale di Milano, nella tomba di famiglia precedentemente edificata alla morte del figlioletto Giorgio dallo scultore Leonardo Bistolfi.

Vita privata

Toscanini e la moglie Carla De Martini ebbero quattro figli: Walter, nato il 19 marzo 1898, Wally, nata il 16 gennaio del 1900 (nel corso della seconda guerra mondiale elemento importante della Resistenza italiana), Giorgio, nato nel settembre 1901 e morto di difterite il 10 giugno 1906 e Wanda, nata nel 1906, diventata celebre per avere sposato il pianista russo-ucraino e amico di famiglia Vladimir Horowitz.

Toscanini ebbe varie relazioni extraconiugali: con il soprano Rosina Storchio, dalla quale nel 1903 ebbe un figlio nato cerebroleso e morto sedicenne; con il soprano Geraldine Farrar, che gli impose di lasciare la moglie e i figli per sposarla. Non gradendo l’ultimatum Toscanini si dimise da direttore d’orchestra principale del Metropolitan nel 1915 e ritornò in Italia. Infine ebbe una relazione durata 7 anni (dal 1933 al 1940) con la pianista Ada Mainardi; tra i due, nonostante vi fossero 30 anni di differenza, nacque un profondo legame, come risulta da una raccolta di 600 lettere e 300 telegrammi che il maestro le inviò.

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Prime esecuzioni

Toscanini diresse le prime mondiali di molte opere, incluse quattro che sono entrate a far parte del repertorio operistico classico: Pagliacci, La bohème, La fanciulla del West e Turandot. Diresse inoltre le prime rappresentazioni italiane di Siegfried, Götterdammerung, Salomè, Pelléas et Mélisande, quelle sudamericane di Tristan und Isolde e Madama Butterfly e la nord americana di Boris Godunov. Si elencano di seguito le prime assolute:

Edmea (versione riveduta) di Alfredo Catalani – Torino, 4 novembre 1886
Pagliacci di Ruggero Leoncavallo – Milano, 21 maggio 1892
Guglielmo Swarten di Andrea Gnaga – Roma, 15 novembre 1892
Savitri di Natale Canti – Bologna, 1º dicembre 1894
Emma Liona di Antonio Lozzi – Venezia, 24 maggio 1895
La bohème di Giacomo Puccini – Torino, 1º febbraio 1896
Forza d’Amore di Arturo Buzzi-Peccia – Torino, 6 marzo 1897
La Camargo di Enrico De Leva – Torino, 2 marzo 1898
Anton di Cesare Galeotti – Milano, 7 dicembre 1900
Zazà di Ruggero Leoncavallo – Milano, 10 novembre 1900
Le maschere di Pietro Mascagni – Milano, 17 gennaio 1901
Mosè di Lorenzo Perosi – Milano, 16 novembre 1901
Germania di Alberto Franchetti – Milano, 11 marzo 1902
Oceana di Antonio Smareglia – Milano, 22 gennaio 1903
Cassandra di Vittorio Gnecchi – Bologna, 5 dicembre 1905
Gloria di Francesco Cilea – Milano, 15 aprile 1907
La fanciulla del West di Giacomo Puccini – New York, 10 dicembre 1910
Madame Sans-Gêne di Umberto Giordano – New York, 25 gennaio 1915
Debora e Jaele di Ildebrando Pizzetti – Milano, 16 dicembre 1922
Nerone di Arrigo Boito (completata da Vincenzo Tommasini e da Toscanini stesso) – Milano, 1º maggio 1924
La cena delle beffe di Umberto Giordano – Milano, 20 dicembre 1924
I cavalieri di Ekebù di Riccardo Zandonai – Milano, 7 marzo 1925
Turandot di Giacomo Puccini – Milano, 25 aprile 1926
Fra Gherardo di Ildebrando Pizzetti – Milano, 6 maggio 1928
Il re di Umberto Giordano – Milano, 12 gennaio 1929

 

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