Trilussa

1871 - 1950

Trilussa
Nazione: Italia
Settore: Letteratura

ID: 114

Quotazioni

A (autografo): S1 (da 0 a 100 €)

AML (lettera manoscritta firmata): S2 (da 101 a 500 €)

APL (autografo su foto o libro): S1 (da 0 a 100 €)

Quotazioni indicative.

Autografi

Trilussa, pseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

Infanzia e istruzione (1871-1886)

Carlo Alberto Camillo Salustri nacque a Roma il 26 ottobre 1871 da Vincenzo, cameriere originario di Albano Laziale, e Carlotta Poldi, sarta bolognese. Secondogenito dei Salustri, venne battezzato il 31 ottobre nella chiesa di San Giacomo in Augusta, con l’aggiunta di un quarto nome, Mariano. Un anno dopo, nel 1872, la sorella Elisabetta morì all’età di tre anni a causa di una difterite. L’infanzia travagliata del giovane Carlo venne colpita nuovamente due anni dopo, il 1º aprile 1874, a causa della morte del padre Vincenzo. Carlotta Poldi, dopo la morte del marito, decise di trasferirsi con il piccolo Carlo in via Ripetta, dove rimase per soli undici mesi, per poi trasferirsi nuovamente, nel palazzo in piazza di Pietra del marchese Ermenegildo Del Cinque, padrino di Carlo. Probabilmente è alla figura del marchese Del Cinque che Trilussa dovrà la conoscenza di Filippo Chiappini, poeta romanesco seguace del Belli; infatti Chappini, nel sonetto Ar marchese Riminigirdo Der Cinque, indirizzato al padrino di Carlo Alberto, sembra riferirsi a Carlotta Poldi e a suo figlio quando, nella terzina conclusiva, scrive:

(ROMANESCO)
« S’aricordi de me: non facci sciupo
de la salute sua, ch’adesso è bbona,
un zaluto a Ccarlotta e un bacio ar pupo. »

(IT)
« Si ricordi di me: non rovini
la sua salute, adesso che è buona,
un saluto a Carlotta e un bacio al bambino. »

(Filippo Chiappini, Ar marchese Riminigirdo Der Cinque)
Nel 1877 Carlotta iscrisse suo figlio alle scuole municipali San Nicola, dove Carlo frequentò la prima e la seconda elementare. In seguito, nell’ottobre 1880, sostenne l’esame per essere ammesso al Collegio Poli dei Fratelli delle scuole cristiane, ma avendo sbagliato una semplice sottrazione, fu costretto a ripetere il secondo anno. A causa della sua negligenza e dello scarso impegno dovette ripetere anche la terza classe per poi, nel 1886, abbandonare definitivamente gli studi formali, nonostante le pressioni della madre, dello zio Marco Salustri e del professor Chiappini, che insistettero affinché Carlo continuasse a studiare.

Esordi e le Stelle de Roma (1887-1890)

Nel 1887, all’età di sedici anni, presentò a Giggi Zanazzo, poeta dialettale direttore del Rugantino, un suo componimento chiedendone la pubblicazione. Il sonetto di ispirazione belliana, intitolato L’invenzione della stampa, partendo dall’invenzione di Johann Gutenberg sfociava, nelle terzine finali, in una critica alla stampa contemporanea:

(ROMANESCO)
« Cusì successe, caro patron Rocco,
Che quanno annavi ne le libbrerie
Te portavi via n’ libbro c’un baijocco.

Mentre mo ce so’ tante porcherie
De libri e de giornali che pe n’ sordo
Dicono un frego de minchionerie. »

(IT)
« Così succedeva, caro patron Rocco,
che quando andavi nelle librerie
acquistavi un libro con cinque centesimi.

Mentre adesso ci sono tanti libri e giornali
fatti male che per cinque centesimi
dicono moltissime sciocchezze. »

(Trilussa, L’invenzione della stampa)

Il Don Chisciotte e le favole rimodernate (1891-1900)

L’esperienza del lunario venne ripetuta anche l’anno successivo con Er Mago de Bborgo. Lunario pe’ ‘r 1891: questa volta i testi sono tutti di Trilussa, senza la collaborazione di Francesco Sabatini, ma accompagnati nuovamente dai disegni di Silhouette. Nel frattempo il poeta romano collaborò con vari periodici, pubblicando poesie e prose su Il Ficcanaso. Almanacco popolare con caricature per l’anno 1890, Il Cicerone e La Frusta. Ma la collaborazione più importante per Trilussa giunse nel 1891, quando iniziò a scrivere per il Don Chisciotte della Mancia, un quotidiano di diffusione nazionale, alternando articoli satirici che prendevano di mira la politica di Crispi e cronache cittadine. La produzione sul giornale si infittì nel 1893, quando il quotidiano cambiò denominazione diventando Il Don Chisciotte di Roma, e Trilussa, a ventidue anni, entrò a far parte del comitato redazionale del giornale.

Fu in questo periodo che Trilussa preparò la pubblicazione del suo secondo volume di poesie, Quaranta sonetti romaneschi, una raccolta che a dispetto del nome contiene quarantuno sonetti, selezionati prevalentemente dalle recenti pubblicazioni su Il Don Chisciotte di Roma e in parte dalle poesie più datate pubblicate sul Rugantino; la raccolta, pubblicata nel 1894, segnò l’inizio della collaborazione tra Trilussa e l’editore romano Voghera, rapporto che si prolungherà per i successivi venticinque anni.

È sul giornale di Luigi Arnaldo Vassallo che nasce, tra il 1885 e il 1899, il Trilussa favolista: sono dodici le favole del poeta che comparvero sul Don Chisciotte; la prima tra queste fu La Cecala e la Formica, pubblicata il 29 novembre 1895, che oltre ad essere la prima favola scritta e da Trilussa, è anche la prima delle cosiddette favole rimodernate, che Diego De Miranda, il redattore della rubrica Tra piume e strascichi, in cui la favola fu pubblicata, annunciò così:

« Favole antiche colla morale nuova. Trilussa, da qualche tempo, non pubblica sonetti: non li pubblica perché li studia. Si direbbe che, acquistando la coscienza della sua maturità intellettuale, il giovane scrittore romanesco senta il dovere di dare la giusta misura di sé, di ciò che può, della originalità del suo concepimento. E osserva e tenta di fare diversamente da quanto ha fatto finora. E ha avuto un’idea, fra l’altro, arguta e geniale: quella di rifare le favole antiche di Esopo per metterci la morale corrente. »
(Diego De Miranda)

Il poeta in romanesco

Trilussa fu il terzo grande poeta dialettale romano comparso sulla scena dall’Ottocento in poi: se Belli con il suo realismo espressivo prese a piene mani la lingua degli strati più popolari per farla confluire in brevi icastici sonetti, invece Pascarella propose la lingua del popolano dell’Italia Unita, che aspira alla cultura e al ceto borghese, inserita in un respiro narrativo più ampio. Infine Trilussa ideò un linguaggio ancora più prossimo all’italiano, nel tentativo di portare il vernacolo del Belli verso l’alto. Trilussa alla Roma popolana sostituì quella borghese, alla satira storica l’umorismo della cronaca quotidiana.

TRILUSSA

Opere

Tra il 1887 e il 1950 Trilussa ha pubblicato le sue poesie inizialmente sui giornali per poi raccoglierle in un secondo momento in volumi. Questo gli permetteva di cogliere immediatamente i giudizi dei lettori, oltre a mostragli la resa artistica dei suoi componimenti ad una prima stesura. Solo successivamente avveniva un lavoro di selezione e di perfezionamento delle sue poesie, scartando quelle meno attuali, adoperando interventi stilistici, metrici e linguistici. Questo seconda fase rendeva le raccolte del poeta romano non una semplice collezione e riproposizione di poesie disseminate sulle pagine dei quotidiani, ma veri e propri libri di poesie, perfezionati e, all’occorrenza, rinnovati in relazione al contesto sociale.

Stelle de Roma. Versi romaneschi (1889)
Er Mago de Bborgo. Lunario pe’ ‘r 1890 (1890)
Er Mago de Bborgo. Lunario pe’ ‘r 1891 (1891)
Quaranta sonetti romaneschi (1894)
Altri sonetti. Preceduti da una lettera di Isacco di David Spizzichino, strozzino (1898)
Favole romanesche, Roma, Enrico Voghera, 1901.
Caffè-concerto, Roma, Enrico Voghera, 1901.
Er serrajo, Roma, Enrico Voghera, 1903.
Sonetti romaneschi, Roma, Enrico Voghera, 1909.
Nove poesie, Roma, Enrico Voghera, 1910 (online)
Roma nel 1911: l’Esposizione vista a volo di cornacchia: sestine umoristiche, Roma, Tip. V. Ferri e C., 1911.
Le storie, Roma, Enrico Voghera, 1913.
Ommini e bestie, Roma, Enrico Voghera, 1914.
La vispa Teresa, Roma, Casa editrice M. Carra e C., di L. Bellini, 1917.
… A tozzi e bocconi: Poesie giovanili e disperse, Roma, Carra, 1918.
Lupi e agnelli, Roma, Enrico Voghera, 1919.
Le cose, Roma-Milano, A. Mondadori, 1922.
I sonetti, Milano, A. Mondadori, 1922.
La Gente, Milano, A. Mondadori, 1927.
Picchiabbò, ossia La moje der ciambellano: spupazzata dall’autore stesso, Roma, Edizioni d’arte Fauno, 1927.
Libro n. 9, Milano, A. Mondadori, 1930.
Evviva Trastevere: poesie, bozzetti, storia della festa de nojantri, varietà, Trilussa ed altri, Roma, Casa edit. Autocultura, 1930.
La porchetta bianca, Milano, A. Mondadori, 1930.
Giove e le bestie, Milano, A. Mondadori, 1932.
Cento favole, Milano, A. Mondadori, 1934.
Libro muto, Milano, A. Mondadori, 1935.
Le favole, Milano: A. Mondadori, 1935.
Duecento sonetti, A. Milano, Mondadori, 1936.
Sei favole di Trilussa: commentate da Guglielmo Guasta Veglia (Guasta), Bari, Tip. Laterza e Polo, 1937.
Mamma primavera: favole di Trilussa: con commento di Guglielmo Guasta Veglia: disegni di Giobbe, Bari, Tip. Laterza e Polo, 1937.
Lo specchio e altre poesie, Milano, A. Mondadori, 1938.
La sincerità e altre fiabe nove e antiche, Milano, A. Mondadori, 1939.
Acqua e vino, Roma, A. Mondadori (Tip. Operaia Romana), 1945.
Le prose del Rugantino e del Don Chisciotte e altre prose, a cura di Anne-Christine Faitrop Porta, 2 voll., Roma, Salerno, 1992. ISBN 88-8402-105-7.
Citazioni e influenze

Molte delle composizioni di Trilussa sono state a più riprese utilizzate da altri artisti come testi per le proprie canzoni, talvolta reinterpretandole. Alcuni esempi:

Ninna nanna della guerra, rivisitata da Maria Monti, su musica popolare;
Ninna nanna della guerra, cavallo di battaglia per molti anni di Claudio Baglioni col titolo di Ninna nanna nanna ninna, specialmente nelle registrazioni dal vivo (vedi la sua discografia).
Una citazione della satira sui “polli” si ritrova nella canzone Penelope di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, nel verso “Se io mangio due polli e tu nessuno, statisticamente noi ne abbiamo mangiato uno per uno”.

Esempi di utilizzo dei suoi versi si trovano anche nella musica cólta. Alfredo Casella, ad esempio, musicò alcune favole romanesche (Er coccodrillo, La carità, Er gatto e er cane, L’elezzione der presidente).

La poesia La fede è stata ripresa e riutilizzata da Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, per sviluppare una delle lettere contenute nel libro Illustrissimi. Luciani, come nella poesia, si interroga sulla fede: su che cosa essa sia e sul perché alcuni la sentano ardentemente, mentre altri non l’abbiano affatto. Luciani aggiunge poi alcuni riferimenti a Manzoni. Papa Giovanni Paolo I (Albino Luciani) ha recitato una sua poesia, La Fede, in un’udienza del mercoledì durante il suo breve pontificato nel 1978.

Opere musicali su testi di Trilussa

Alipio Calzelli, Il balbuziente: versi di Trilussa, Napoli, Bideri, 190?
Angelo Vagnetti, Un cameriere filosofo: versi di Trilussa: musica di A. Vagnetti, Napoli, Bideri, 1903.
Virgilio Brancali, La ninna nanna della guerra: canto e piano: versi di Trilussa, Roma, Casa Musicale Italiana, 1917.
Costantino Lombardo, Voci lontane: Poemetto per voci e orchestra: versi di Trilussa, Roma, Tip. Danesi, 1917.
Alfredo Casella, Quattro favole romanesche di Trilussa musicate per canto e pianoforte, Milano, G. Ricordi, 1924.
Cesare Franco, Bolla de sapone: lirica per soprano o tenore con accompagnamento di pianoforte od orchestra: op. 46: versi di Trilussa, Bari, Raffaello Leo, 1930.
Agostino Zanchetta, Er chirichetto: per canto e pianoforte: parole di Trilussa, Bologna, U. Pizzi Edit. Tip., 1931.
E. Sc. Skeletti, La felicità: per canto e pianoforte: versi di Trilussa, Milano, G. Ricordi, 1937.
E. Sc. Skeletti, La quercia: per canto e pianoforte: versi di Trilussa, Milano, G. Ricordi, 1937.
E. Sc. Skeletti, La bocca: per canto e pianoforte: versi di Trilussa, Milano, G. Ricordi, 1938.
Mario Pilati, La tartaruga: per canto e pianoforte: poesia di Trilussa (da Le favole), Milano, G. Ricordi, 1940.
Giuseppe Micheli, Trilussa aroma de Roma: testi di Trilussa: musiche originali di G. Micheli, Milano, Usignolo, 1976.
Celestino Eccher, Sette canzoncine per bambini: su testi di Trilussa, Trento, Federazione cori del Trentino, 2000.
La miniserie televisiva

RaiUno ha presentato nelle serate dell’11 e 12 marzo 2013 la miniserie in due puntate, con protagonista Michele Placido, Trilussa – Storia d’amore e di poesia.

 

 

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